Oct 24, 2019 Last Updated 8:56 PM, Oct 23, 2019

Guinea Bissau, cristiani e musulmani uniti per il bene delle bambine

Categoria: Notizie
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Storie di convivenza tra i fedeli delle due religioni. Viaggio in Guinea Bissau dove nelle “scuole di villaggio” si lavora insieme per garantire un futuro buono alle giovani generazioni

Questa è la storia di felici alleanze tra esseri umani – diversi per etnia, cultura, religione – che hanno deciso di unire le forze e le loro qualità migliori per assicurare un futuro buono alle giovani generazioni. Siamo in Guinea Bissau, stato africano di 1.800.000 abitanti appartenenti a diverse etnie, il 46% dei quali è di fede islamica, il 15% di fede cristiana mentre il rimanente è seguace della religione tradizionale. Le felici alleanze sono quelle nate tra lo stato e le dodici suore Missionarie dell’Immacolata, tra gli abitanti dei villaggi e tra gli insegnanti: grazie a queste alleanze centinaia di bambine e bambini possono studiare. 

Le scuole di villaggio

Nel corso degli anni, intorno alle città di Bissora e di Mansoa, sono sorte 16 “scuole di villaggio”, scuole statali nate su richiesta degli abitanti, appartenenti a etnie e religioni diverse. Sono stati gli abitanti a costruirle dopo aver reperito almeno una parte del materiale necessario: le suore Missionarie dell’Immacolata hanno fornito il materiale mancante e le gestiscono occupandosi della formazione degli insegnanti, che ricevono lo stipendio dallo Stato. Attualmente queste 16 scuole sono frequentate da oltre 5.000 alunni: la metà sono bambine e ragazze. «Siamo molto fiere della presenza di un così elevato numero di giovani studentesse che si fanno onore negli studi: alcune nostre alunne hanno scelto di diventare insegnanti e oggi lavorano nelle scuole dei loro villaggi. In questo Paese il tasso di analfabetismo è ancora elevato, soprattutto tra la popolazione femminile, ma l’opera di sensibilizzazione da noi avviata nei villaggi sta portando frutto e un numero sempre maggiore di genitori decide di mandare anche le figlie a scuola», racconta suor Alessandra Bonfanti, 63 anni (dei quali 28 trascorsi in Guinea Bissau), coordinatrice della commissione diocesana per la catechesi e responsabile delle tre comunità di suore Missionarie dell’Immacolata presenti nel Paese.

L’insegnante musulmano

Tra gli insegnanti, che sono cristiani, musulmani e seguaci della religione tradizionale, i rapporti sono molto sereni: «La cooperazione e il sostegno reciproco sono costanti: si lavora in un clima di rispetto e amicizia che, ad esempio, porta a festeggiare insieme le rispettive ricorrenze religiose», sottolinea suor Alessandra. «Si lavora con dedizione nella consapevolezza di avere una missione comune: quella di educare le giovani generazioni e prepararle ad affrontare la vita nel modo migliore». A queste parole fanno eco quelle di Sadjo Balde: musulmano, 38 anni, sposato e padre di 6 figli, abita a Bissora e presta servizio nella scuola del villaggio di Kambeju dove insegna portoghese, scienze sociali ed educazione morale. «Mi piace molto lavorare in questa scuola sia perché noi insegnanti abbiamo un buon rapporto con gli abitanti del villaggio, sia perché sto acquisendo nuove conoscenze grazie alla formazione assicurata dalle suore. La convivenza con loro, al pari di quella con gli altri insegnanti, è davvero molto buona: ci legano stima e rispetto reciproci. A scuola non c’è decisione che non venga presa insieme».  

Dalla parte delle bambine 

Sadjo si dice convinto che l’opera svolta dagli insegnanti e dalle suore stia significativamente contribuendo a costruire una società migliore: «I valori trasmessi nelle nostre scuole – quali ad esempio la pace, la giustizia, il rispetto – sono universali, valgono per ogni essere umano: essi costituiscono le fondamenta di una società sana e armoniosa». E riguardo all’educazione delle bambine afferma: «Noi spesso diciamo che chi educa una bambina educa l’intera società: è una verità nella quale credo fermamente». Aggiunge al riguardo suor Alessandra: «Ricordo che quando giunsi qui, 28 anni fa, le bambine che andavano a scuola, in particolare quelle di fede islamica, erano un numero esiguo. In genere le donne venivano preparate a diventare solo mogli e madri ed erano spesso vittime di ingiustizie e violenze. Nel corso del tempo la condizione femminile è migliorata: un numero sempre crescente di donne studia, partecipa alla vita pubblica, fonda cooperative e associazioni, ad esempio, per lo sviluppo dei villaggi e dell’economia sostenibile. Nonostante questi significativi progressi, occorre tuttavia lavorare ancora molto perché alle donne sia garantito il pieno rispetto della loro dignità».

Le mutilazioni genitali femminili

Sadjo tiene a sottolineare che le suore si impegnano molto per far prendere coscienza alle studentesse di alcuni diritti quali, ad esempio, «quello di non contrarre matrimoni forzati, e di non essere sottoposte a pratiche che mettono a rischio la loro salute». Le pratiche cui si riferisce Sadjo sono le mutilazioni genitali. Suor Alessandra conosce bene il problema e in passato ha promosso diverse iniziative: alcuni anni fa, ad esempio, insieme a un imam e a un’ostetrica musulmana, viaggiò a lungo, di villaggio in villaggio, per incontrare la popolazione e cercare di persuaderla ad abbandonare questa pratica. «La situazione è molto migliorata sia per la legge varata nel 2011 che proibisce le mutilazioni genitali, sia per l’opera di dissuasione condotta da noi suore e da numerose Ong. Il fenomeno non è ancora stato completamente sradicato ma abbiamo constatato che nei villaggi molte donne che praticano le mutilazioni hanno “abbandonato il coltello”, come si usa dire qui». Suor Alessandra tiene a raccontare un episodio: «A scuola proponiamo alle ragazze lezioni sul corpo femminile, spiegandone le caratteristiche e lo sviluppo e, naturalmente, non manchiamo di illustrare i danni delle mutilazioni genitali. Un giorno la mamma musulmana di una nostra allieva è venuta a scuola per ringraziare la mia consorella proprio per queste lezioni. Era visibilmente contenta: per noi è stato un segnale molto incoraggiante».

Un esempio per il mondo

Le convivenza tra gli alunni cristiani, musulmani e seguaci della religione tradizionale, così come quella tra i loro genitori è ottima: «Qui le persone di fede diversa sono abituate a vivere fianco a fianco, ad aiutarsi e sostenersi», dice suor Alessandra. «Allo scopo di rafforzare questi legami noi suore organizziamo per i genitori incontri dedicati a valori universali quali la pace, il perdono, il rispetto, la giustizia». A proposito delle relazioni tra cristiani e musulmani in Guinea Bissau, Sadjo aggiunge: «Ricordo che quando ero bambino andavo in chiesa insieme agli amici: i miei genitori non me lo hanno mai proibito. Penso che il rapporto tra mussulmani e cristiani esistente in Guinea Bissau possa essere di esempio al mondo». Rileva suor Alessandra: «Negli ultimi anni sono giunte, provenienti dai Paesi limitrofi, famiglie che professano un islam più rigido: le donne e le bambine ad esempio indossano il velo. Un imam, di recente, mi faceva osservare con una certa preoccupazione che le giovani generazioni stanno cominciando a conoscere il volto di un islam diverso da quello professato nel Paese sino ad oggi. Non sappiamo quali saranno le conseguenze: un fatto appare certo: la scuola, capace di costruire legami e promuovere valori universali, sarà un’istituzione decisiva per mantenere la società coesa e pacifica».

 


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