Sep 22, 2018 Last Updated 10:01 PM, Sep 19, 2018

I vescovi del Vietnam: la Chiesa impegnata per l’istruzione e la società

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Dopo l’improvvisa scomparsa del vescovo Bui Van Doc, colpito da arresto cardiaco, domani 10 marzo, in San Pietro, il cardinale Parolin presiede le esequie con i prelati in visita ad limina.

 

È una visita che si divide fra sentimenti di gioia e tristezza quella compiuta dai 33 vescovi del Vietnam in questi giorni in Vaticano. I presuli del piccolo paese del Sudest asiatico, dove vivono ben 8 milioni di cattolici, giunti a Roma per in visita ad limina apostolorum, hanno subito un lutto. L’arcivescovo vietnamita Paolo Bui Van Doc, alla giuda della diocesi di Ho Chi Minh, è scomparso, vittima di un arresto cardiaco rivelatosi fatale, dopo la messa celebrata nella Basilica di San Paolo. «Le ultime parole impresse nel suo animo sono state quelle di Papa Francesco» ricordano i vescovi che lo accompagnavano, usciti incoraggiati dall’incontro con Francesco.  

Il proverbiale sorriso di Bui Van Doc, segno di quella «gioia del Vangelo», che caratterizzava anche il suo motto episcopale “ad Deum meae laetitiae”, restano nel cuore dei confratelli, colpiti dall'improvvisa perdita. La comunità cattolica vietnamita avrà modo di dedicare al vescovo una speciale preghiera durante una messa di suffragio che si tiene in San Pietro domani, sabato 10 marzo, celebrata dal Segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin

  

Studente con lui al Collegio urbano di Propaganda Fide, Giuseppe Dinh Duc Dao, vescovo alla guida della diocesi di Xuan Loc, lo ricorda come «uomo e un sacerdote pacificato». «La sua volontà e la sua missione – ha spiegato dopo aver incontrato i rappresentanti della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli – era condurre il popolo di Dio a lui affidato a vivere la gioia del Vangelo. Oggi è in Paradiso a godere di questa gioia». 

È quella «gioia del Vangelo» che Papa Francesco ha raccomandato ai presuli – con i quali ieri mattina ha anche celebrato la messa a Santa Marta – di portare in un paese in cui la Chiesa cattolica sta attraversando una fase positiva nelle relazioni con al Repubblica socialista del Vietnam. La comunità dei battezzati è fiorente e conta 26 diocesi per complessivi 8 milioni di fedeli su una popolazione di 92 milioni di abitanti. E anche se tuttora Vietnam e Vaticano non hanno relazioni diplomatiche – situazione ereditata dal periodo del regime comunista – da ormai un decennio è in corso un costante avvicinamento: nel 2007 si registrò la prima visita di un membro del governo vietnamita al Papa e passi avanti si sono compiuti costantemente fino a quando, nel 2011, Benedetto XVI ha nominato un rappresentante pontificio non-residente per il Vietnam. 

Come riferito a Vatican Insider, i vescovi locali (la gerarchia fu istituita ufficialmente nel 1960) hanno registrato con favore la progressiva apertura da parte del governo verso la fede cristiana e verso la Chiesa. Dopo il 1975, i seminari furono chiusi ma nel 1986 furono riaperti, restando sotto sorveglianza delle autorità, e solo ogni sei anni era consentito l’ingresso di nuovi seminaristi. Dal 2008 il governo non impone più un numero limitato, sicchè oggi i candidati al sacerdozio continuano a crescere, tanto che oggi, rilevano i vescovi, sono oltre tremila, fra diocesani e religiosi. Inoltra, in una popolazione composta per circa il 30% da giovani sotto il 35 anni, la comunità cattolica si giova dell'opera di oltre 80mila catechisti, in maggioranza giovani: una forza evangelizzatrice che dona grandi speranze. 

Sono, questi, tutti passi avanti rilevati dalla recente visita in Vietnam di monsignor Antoine Camilleri, sottosegretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, che ha spiegato come la Santa Sede sia oggi «impegnata nella promozione di relazioni con il governo del Vietnam per contribuire ulteriormente alla vita sociale del Paese, in particolare nei campi dell’educazione, della salute e della carità». 

Qui si tocca un altro campo determinante: la comunità cattolica auspica di poter avere presto la possibilità di profondere un maggiore impegno nel settore educativo, istituendo scuole e università, per dare un contributo significativo allo sviluppo del paese. La Chiesa riconosce tra le priorità sociali in Vietnam l’istruzione, l’occupazione, la vita dei gruppi etnici minoritari, l’immigrazione, chiedendo la libertà religiosa necessaria per poter dare il suo contributo: «Lo chiediamo – specifica a Vatican Insider il vescovo Dao – nello spirito di essere buoni cattolici e buoni cittadini», esplicitando quel motto che i cattolici in Vietnam usano da anni per fa comprender al governo che la Chiesa cattolica intende essere una presenza costruttiva, che contribuisce, con il Vangelo, al bene comune del paese. 

Forti di questo approccio, proprio durante l’Anno giubilare della misericordia, la Chiesa vietnamita ha computo un passo storico: l’apertura ufficiale del primo istituto universitario cattolico, avviato a Ho Chi Minh Ville con la facoltà di teologia che oggi conta circa 80 studenti. «La sua creazione – spiega il vescovo Dao, a capo della Commissione episcopale per l’istruzione – rispondeva al bisogno di approfondire la conoscenza e la riflessione sulla fede». I passi successivi, per completare la proposta formativa dell’Ateneo cattolico, sono ora quelli di aprire nuove facoltà per lo studio delle materie filosofiche e antropologiche ma anche sociali, economiche e scientifiche. E di tornare, poi, a gestire, com’era in passato, scuole di ogni ordine e grado. 

 

Senza dimenticare altre questioni che interpellano la missione della Chiesa in Vietnam, come la lotta alla corruzione, la presenza dei migranti, le riforme legislative e la tutela delle libertà dei cittadini, la difesa dell’ambiente: tutti temi che da anni sono inclusi nei messaggi che l'episcopato vietnamita presenta ai fedeli e alla società, nell’impegno di «testimoniare l’amore di Cristo verso ogni vietnamita e verso l’intera nazione», come amava ribadire il vescovo Paolo Bui Van Doc. I battezzati in Vietnam sono ben intenzionati a raccogliere questa sua eredità. 


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