Jun 03, 2020 Last Updated 11:00 PM, May 31, 2020

La rassegna "I Teatri del sacro", quando va in scena l'anima

Categoria: Notizie
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E’ stata presentata ieri nella Sala Marconi della nostra emittente la quarta edizione de “I Teatri del Sacro”, l’appuntamento teatrale dedicato ai temi dello spirito in programma a Lucca dall’8 al 14 giugno. Il servizio di Luca Pellegrini

Torna il teatro a interrogarsi sul sacro, un palcoscenico sul quale la parola e il gesto aprono a riflessioni dello spirito e sulla vita, il suo senso. Venti debutti assoluti animano quest’anno la rassegna diretta da Fabrizio Fiaschini. Per lui non è una vetrina di spettacoli. Il significato è altro, e più profondo.

– Sì: perché credo che oggi il teatro sia chiamato a qualcosa di più di un processo estetico, cioè il teatro deve tornare a essere quello che in fondo era: un luogo profondo di incontro, di relazione e di riconoscimento. E il “sacro” credo sia il contenitore ideale per questo riconoscimento che è anzitutto umano e poi ovviamente si apre anche a una sfera spirituale, trascendentale ma che parte sempre dal corpo, dall’esperienza umana. Quello è ciò che abbiamo voluto fare del Festival fin dall’inizio, e credo che sia quello che il Festival è diventato.

– Diversi temi, anche quest’anno, percorrono le visioni del sacro che la parola, il testo e il gesto illuminano sul palcoscenico…

– Come sempre, quando interpelli il mondo degli artisti, ma innanzitutto l’uomo, sul tema del “sacro” si aprono dei sentieri innumerevoli e anche molto eterogenei tra loro. Ma sempre ci sono degli interrogativi che hanno molto a che fare con i temi del presente. Ed ecco, quindi, che anche quest’anno ai “Teatri del Sacro” avremo per esempio il tema della “mistica”, perché la “mistica” viene riletta oggi non tanto come qualcosa che ha a che fare con lo straordinario della vita, ma come qualcosa che è dentro l’ordinario delle cose, perché esiste una mistica della quotidianità, una mistica dell’incarnazione che è quella che spettacoli come “Senza volontà di cattura” su San Francesco, oppure “Sante di scena”, oppure “Per obbedienza” di San Giuseppe da Copertino, tentano di riproporre. Altrettanto presenti i temi legati al “Libro”: il “Libro” che è il Vangelo, che è la Bibbia, che sono alcune figure in particolare del Vangelo e della Bibbia oggi molto attuali anche per la loro forza provocatoria – penso a Caino, a Giuda – che sono protagonisti di due spettacoli presenti al Festival, oppure i Re Magi che sono ormai in qualche modo figure mitiche, forse dei relitti che vagano in quella nostra società post-moderna, ma che vengono ripescati proprio per poter interrogare di nuovo il presente. E poi, la dimensione della ricerca filosofica che è molto presente, quest’anno, con due lavori in particolare: uno di César Brie, che interroga Simone Weil nello spettacolo “La volontà”, e l’altro, Carullo Minasi, con una sorta di capriola un po’ paradossale, vanno a intercettare le “Operette morali” di Leopardi. Non escluderei, anzi, direi che un altro tema centrale è proprio anche quello relativo al miracolo, perché l’esperienza del miracolo oggi chiama in causa molto la società, perché il miracolo non è semplicemente qualcosa che accade di imperscrutabile o di misterioso, ma il miracolo è riuscire a vivere e a ritrovare la speranza nella vita quotidiana. Ecco quindi spettacoli come “Lourdes”, di Andrea Cosentino, “Io, mia moglie e il miracolo” della giovane Compagnia di Punta Corsara, e “Prego” di Giovanna Mori dove, appunto, c’è questa esperienza surreale di una donna che improvvisamente si trova a dialogare con una gallina e questa gallina, che sembra l’essere più povero, più inutile, più ignorante del Creato, diventa invece per questa donna una rivelazione sulla sua vita e, in generale, sull’uomo.

Per Vittorio Sozzi, il responsabile del Servizio nazionale per il progetto culturale della Conferenza episcopale itaIiana (Cei) che partecipa all’organizzazione della rassegna, i “Teatri del Sacro” sono anche una risorsa per l’evangelizzazione.

– Sì, perché ormai è sempre più chiaro che una comunità ecclesiale che voglia uscire e annunciare il Vangelo, debba fare il conto con i diversi linguaggi. E la tradizione e la ricchezza del teatro è frutto anche dell’esperienza della comunità ecclesiale, ma può anche – se vissuta intelligentemente, oggi – rigenerare le forme di comunicazione perché permette un incontro con persone e con circuiti che abitualmente non partecipano alla vita della comunità cristiana. Penso che questa sia una grande opportunità.

– La bellezza anche di riscoprire, attraverso la parola e il gesto, le radici profonde dell’umanità e anche questa dimensione della sacralità che sfugge, forse, attraverso altri tipi di comunicazione…

– Io penso che l’esperienza teatrale ci permetta di aiutare le persone a interrogarsi sulla loro esistenza, proprio nell’incontro personale, incontro personale che avviene tra attori che mettono in scena un testo ma anche l’incontro personale che avviene tra attori e spettatori. Questo incontro personale che si materializza appunto attraverso la parola, il gesto, lo sguardo aiuta la persona a interrogarsi su se stessa, sulla sua natura e anche sui suoi fini, sul suo destino. Questa è apertura al “sacro”.

– Questa iniziativa dei “Teatri del Sacro” ben si situa, poi, all’interno del cammino verso il Convegno ecclesiale di Firenze che proprio all’umanesimo sarà dedicato…

– Io ritengo che il percorso dei “Teatri del Sacro” stia perfettamente dentro a questa riflessione che la Chiesa italiana sta facendo sulla dimensione dell’umano e sull’umanesimo, sulla nuova proposta di dignità e di ricchezza per la persona, oggi. Perché proprio questo percorso ci ha permesso di mettere in campo prospettive diverse, ma tutte centrate sulla ricerca della ricchezza della persona, della dignità della persona, passando anche attraverso i grandi interrogativi e i grandi drammi. I testi che sono stati rappresentati in questi anni dicono questo.

 


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