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Sono almeno 17 le vittime di un nuovo massacro all’arma bianca compiuto nella località di Beni, nell’est della Repubblica Democratica del Congo: lo riferiscono fonti di polizia, mentre le ricerche di eventuali vittime sono ancora in corso. Ignoti per ora gli autori della strage.

Al “nuovo massacro” avvenuto “nei pressi di Beni” ha fatto riferimento, in un tweet anche il responsabile della missione Onu nel paese (Monusco), Martin Kobler: è “un attacco che condanno con forza”, ha scritto il funzionario.

L’azione denunciata oggi è l’ultima di una serie compiute con modalità simili: oltre 200 persone sono state uccise dall’inizio di ottobre nella regione di Beni in una serie di attacchi attribuiti alle Adf (o Adf-Nalu, Esercito nazionale per la liberazione dell’Uganda), forza ribelle ugandese d’ispirazione islamica attiva nell’est della Repubblica Democratica del Congo dal 1995.

“La popolazione della zona di Beni è sconvolta, una settimana fa le autorità avevano dichiarato che la guerra era finita, invece ora tutto sembra ricominciare da capo…”. Padre Telesphore Kambere è il parroco di Paida, la località della diocesi di Butembo-Beni, in Repubblica Democratica del Congo, a pochi chilometri dalla quale sono avvenuti gli ultimi attacchi mortali all’arma bianca contro civili: parlando con la MISNA descrive la situazione attuale nella zona.

Il bilancio delle vittime è ancora incerto. Padre Kambere parla di 21 morti “di cui cinque di una stessa famiglia”, ma altre fonti consultate dalla MISNA fissano il numero a 34. Si trattava, prosegue il parroco di Paida “di agricoltori che sono stati assaliti mentre lavoravano nei campi”.

Sepolti i morti, la comunità “ora è in preghiera”, e la polizia resta sul posto, ma non è chiaro quali provvedimenti possa prendere. “Non c’è una dichiarazione ufficiale” a questo proposito, secondo il religioso, mentre – come in altri casi analoghi – le autorità sospettano del massacro il gruppo ribelle Adf-Nalu, formato da ugandesi ostili al governo di Kampala.

Il bisogno di sicurezza è il più sentito nella zona ed è anche l’oggetto dell’appello di padre Kambere. “Spero – dice – che Papa Francesco possa denunciare quello che sta accadendo, in modo che la comunità internazionale e le autorità congolesi facciano qualcosa”.