Categoria: I Nostri Dicono
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9.- ALTRI APPUNTI E COMMENTI

 Tutta la chiesa di oggi, fedele allo spirito del Vangelo e del Vaticano II, vuole essere la "Chiesa dei poveri", senza escludere nessuno, aperta a tutti ... Chiesa dei poveri significa che essa in questo mondo assume impegni diversi in favore dell’uomo, secondo le diverse situazioni, d’accordo all’Evangelii Nuntiandi 29-31 (evangelizzazione,  promozione), Giovanni Paolo II in Jazna Gora, (19 giugno 1983, Osservatore Romano)

"A volte si è usato il termine "chiesa dei poveri"... oggi questo termine è carico di ambiguità"… Mai come oggi il pensiero cattolico dispose di un numero così ingente di pubblicazioni, beni culturali ... Ma quale è l'uso di questa ricchezza? Sono troppo pochi coloro che sono completamente staccati dall’affanno di servirsi di questa ricchezza per il proprio prestigio, piuttosto che per il servizio dei fratelli ... Il problema è quello di essere poveri in spirito" (card. Muñoz Vega-Quito, Osservatore Romano, 1 maggio 1983) 

"La Chiesa cilena non pretende di essere una chiesa per i poveri, è piuttosto una chiesa dei poveri: sappiamo che, mentre il destino eterno di ognuno non dipendente fatalmente dalle circostanze sociali, comunque è in gran parte condizionata da esse …

Contro il mondo consumista-permissivista-classista si contrappongono sobrietà-austerità-semplicità. Verso gli zoppi-anziani-alcolici! Per annunciare il Vangelo si deve viverlo! Prima di denunciare il male altrui si deve rinunciare al proprio male! e proclamare il bene! Evangelizzare per liberare-liberarci, per entrare in comunione con gli uomini e con Dio"( Vescovi cileni sulla Rerum Novarum!) 2 Cor 7; Mat 6,3.

"Meglio che dare un’elemosina, oltre quella di vivere in una società in cui nessuno ne abbia bisogno è  fare che tutti i miei ‘prossimi’ (vicini di casa) abbiano, come me, l’importante per vivere e amarli come fratelli, ma senza che debbano dipendere dalle mie generosità, di cui potrei abusare fino a trattarli con orgoglio e obbligarli a una dipendenza di servi legati alle mie elemosine ... "(S. Agostino).

“Non temiamo’ la povertà che potrebbe derivare da questa nostra generosità, già che la bontà stessa è una grande ricchezza e mai ci può mancare ciò che possiamo dare, pertanto, Cristo stesso è chi dà il cibo e chi lo riceve ... In tutto questo aspetto interviene la mano di colui che nella frazione del pane la aumenta e nella sua distribuzione lo moltiplica ... Colui che distribuisce elemosine lo faccia senza preoccupazione e con gioia, già che quanto meno si riserva a se stesso, maggiore sarà il guadagno”(S. Leone Magno).

"Le organizzazioni caritative devono andare oltre la semplice funzione di calmante, senza lasciare di tenere conto le esigenze urgenti, affrontino le cause stesse dei mali" (Giovanni Paolo II, Osservatore Romano, 6 dicembre l981).

La carità è fare uomini ... non mendicanti!

"Non si può aiutare l’uomo permanentemente facendo per lui ciò che potrebbe e dovrebbe fare per se stesso" (Abraham Lincoln - 1848)

"La Chiesa non è padrona né serva dello Stato: è la sua coscienza!" Martin Luther King.

"Problemi peggiori che la guerra minacciano il mondo: chi insegnerà ai ricchi a rinunciare alle loro ricchezze? ... Chi restituirà la libertà, se non colui che si è fatto povero, Redentore?" Card. Lustiger / 8.

 

FONDO POPULORUM  PROGRESSIO

Durante il Congresso Eucaristico a Bogotà (CEI), 23 agosto 1968, si realizzò  un grande incontro di Paolo VI con 300.000 ‘campesinos’ (contadini) latinoamericani nella Sabana de Bogotá (Campo di San Giuseppe).

Il Papa molto impressionato afferma: "... Noi stessi abbiamo sostenuto la vostra causa nell'enciclica ‘Populorum Progressio’.... Cercheremo, nei limiti delle nostre possibilità, di dare esempio".

In novembre 1968 Mons. Botero (Arcivescovo di Medellín) di ritorno da Roma informa che il Papa affermò: "... La Colombia è un paese bellissimo, accogliente ... Noi non ci limiteremo all’aiuto spirituale ai ‘campesinos’ ... Noi faremo sacrifici ed economie per concedere un aiuto anche di ordine materiale che dimostri il nostro desiderio ... e serva di esempio"(cfr. El Campesino, 17 novembre 1968).

Il Papa ratificò  queste parole il 26 Marzo 1969. Proprio in tale data, secondo anniversario della celebre Enciclica, Papa Paolo VI annuncia la costituzione di un Fondo dal nome ‘Populorum Progressio’.

In francese si riferì all’intenzione dell'enciclica "… per risvegliare le coscienze di fronte al dramma di milioni di fratelli che soffrono la fame, malattie, analfabetismo e la miseria ... per fare un appello a tutti i paesi affinché distribuiscano meglio le risorse e partecipino alla ristrutturazione dell'ordine economico...". Parlando invece in inglese ricordò il 2° anniversario dell'Enciclica e, come una continuazione della sua visita in America Latina, che aveva deciso di istituire il Fondo. Ringraziava il Dr. Felipe Barrera (direttore del BID), che si sarebbe responsabilizzato della gestione del Fondo destinato principalmente ai ‘campesinos’ della Colombia. "Possa questo modesto contributo essere considerato un simbolo concreto del richiamo che Cristo estende a tutti per aiutare coloro che soffrono ..." (cfr. 0sservatore Romano. 27 marzo 1969). La somma iniziale di un milione di dollari proveniva dalla vendita di un edificio che la Chiesa aveva a Parigi.

Mons. Angelo si era recato a Roma, in visita ‘ad limina’, nel giugno 1969 e in un colloquio con il card. Agagianian (con la sorpresa di un vescovo del Biafra che aveva chiarito le implicazioni della guerra tra la Nigeria e il Biafra) manifestò al Cardinale che benché la costituzione del Fondo ‘Populorum Progressio’ avesse causato molto entusiasmo tra i ‘campesinos’ della Colombia, era subentrata posteriormente qualche perplessità... al sapere che il Fondo sarebbe stato gestito da una entità che non godeva di molta fiducia.

Infatti tra il BID (Banco Interamericano de Desarrollo) e INCORA (Instituto Colombiano de Reforma Agraria) era stato stipolato un contratto per mezzo del quale l'istituzione internazionale cedeva all’Incora come prestito il milione di dollari del ‘Fondo Populorum Progressio’ per realizzare un progetto nel Dipartimento del Cauca.

Il tal progetto ebbe difficoltà e il 21 Giugno 1972 Incora chiese al BID di spostare metà del Fondo a un altro progetto nel Dipartimento di Sucre ecc. ecc. ecc. ... (cfr. Osservatore Romano,  luglio 1978).

I ‘campesinos’ del Caquetá pressavano Mons. Angelo perchè fossero informati di questo Fondo. Mons Angelo continuava a chiedere all'Arcivescovo di Popayán (Mons. Arce), al signor Nunzio (Mons. Palmas) e alla Conferenza Episcopale ... ma nessuno sapeva niente!!! In varie riunioni richiese informazioni su questo argomento e ottenne sempre risposte evasive ... "chiariremo e riferiremo" ...

Il 19 Dicembre 1972 con il Nunzio Mons. Palmas volle definitivamente conoscere dove erano andati a finire quei soldi e chi li stesse amministrando; purtroppo non si giunse ad alcuna chiarificazione del tema. Tutto questo nonostante che si trattasse di un fondo del Papa e che nel Documento "La Chiesa di fronte al cambiamento" era stato introdotto il n. 119 che diceva "... si assegna a questa  Commissione ‘Justitia et Pax’ il compito di incrementare il Fondo ‘Populorum Progressio’ e di monitorare il suo uso secondo i fini stabiliti dal S. Padre".

Nel settembre 1975 Mons. Angelo ritornò a Rona per la visita ad ‘limina’. Si presentò al Segretariato ‘Justitia et Pax’ (palazzo S. Callisto) e poté parlare a lungo con Mons. Cordero di Montezemolo, il quale, molto attento e molto formale, non sapeva nulla del Fondo ‘Populorum Progressio’.

Si scusò, spiegando che aveva trascorso gli ultimi anni in Messico e che stava soltanto cominciando a conoscere i diversi problemi.

Mons. Angelo gli fece un dettagliato resoconto di tutta la ‘vicenda’ e Mons. Cordero concluse che la Commissione ‘Justitia et Pax’ avrebbe studiato e riferito. Erano presenti con Mons. Angelo la sorella Maria e la nipote Maria Teresa le quali poterono seguire con un crescente interesse tutto questo dialogo. 

Il 2 aprile 1978 l’Osservatore Romano rapportava che P. Henry de Riedmatten OP, Segretario del Consiglio ‘Cor Unum’, si era recato in Panama per un incontro del CIDSE (Coop.Int.Dosarr.Socio-Ec.) e che inoltre era stato commissionato di occuparsi del Fondo ‘Populorum Progrossio’. “Il progetto finanziato dal Fondo era appena terminato... ed era di interesse valutare il cammino percorso e studiare nuove prospettive per il futuro” !!!!!

Infine lo stesso Osservatore Romano del 2 luglio 1978 presentava due pagine complete di spiegazioni in merito del Fondo ‘Populorum Progressio’ affermando: "Il progetto è stato felicemente portato a termine" (!!). Incora ha presentato un dettagliato resoconto dei risultati ottenuti...

L'Osservatore Romano presentava due relazioni ricevute da parte di ‘Cor Unum’, una di Mons. Dario Castrillon e l’altra del P. Francisco Paz Medina (Popayan). "Si sono ottenuti risultati così sorprendenti da poter affermare che la creazione del Fondo, presso il BID da parte della Santa Sede, è stata una operazione di successo (nonostante le riserve sollevate da qualcuno a quel tempo...). Detto questo, sarebbe inutile nascondere che ci sono lacune e aspetti negativi che richiederanno uno studio dettagliato e anche a prevedere meglio in futuro."!!! 

Gli aspetti sociali risultano parzialmente inferiori a quanto si aspettava. Non è possibile affermare che si sia raggiunto uno sviluppo integrale di tutta la persona secondo le aspettative della ‘Populorum Progressio’! .... Al contrario si può affermare che si sono creati dei privilegiati tra una popolazione disattesa piuttosto che responsabili e in grado di assumere l’elevazione globale di tutta una zona. ‘L’avere più’ ha lasciato un poco in penombra ‘l’essere più’.

“L'esecuzione del progetto ‘Cauca’ non è stata accompagnata da un corrispondente sforzo pastorale della Chiesa locale (1). Non si pensò in questo né all'inizio, né durante l'esecuzione ... (!!) (2).

Sarà indispensabile che quando nel futuro si introdurranno dei progetti al Fondo ‘Populorum Progressio’ la Chiesa locale sia avvertita” (Osservatore Romano, 2 Luglio 1978).

(1 Nota. Il povero arcivescovo di Popayán, Mons. Arce, non sapeva nulla del progetto...)

(2 Nota. Era precisamente quanto era stato fatto osservare fin dall'inizio (1969) ... che essendo denaro della Santa Sede, della Chiesa, non si sarebbe dovuto consegnare, semplicemente, ad altre entità (come accadde) senza che la "chiesa locale" non sapesse nulla ecc. ecc. ...) 

 

J U S T I T I A   ET   P A X

Negli appunti riguardanti le sessioni del Concilio commentai in merito alla creazione di un segretariato o commissione che rispondesse praticamente, dopo il Concilio, alle numerose questioni sollevate con il documento ‘La Chiesa e il mondo.

Uno dei suoi membri, il dottor Alceo Amoroso Lima, si manifestò nel 1967 in questa maniera: "Il Messaggio dei 17 vescovi del Terzo Mondo, non ha avuto alcun eco in questa commissione ... anche se questa stessa Commissione avrebbe dovuto appropriarsene, purtroppo, per ora, è impossibile. Si commenta a fatica e si dice che questo non è un nostro problema, si deve rimanere fuori da questa lotta"… Siamo ancora molto verdi (immaturi). Non sappiamo ancora che cosa possiamo o dobbiamo fare. Questa Commissione fu creata per volontà del Concilio, ma dobbiamo definirci. E’ ancora molto timida nonostante che il Papa abbia affermato: ‘Voi siete come il gallo per accelerare il passo di tutti nel pollaio’... O la Commissione si trasforma per diventare più profetica o sarà una delle tante commissioni che rischia di perdersi nella burocrazia dell’istituzionalizzazione. Sono deluso ... C'è un proverbio che dice: "Quando non si vuole prendere una decisione si nomina una commissione per studiare la questione" (Alceo Amoroso Lima, 1967).

 

Più tardi, I971, Mons. Torrella in un rapporto pubblicato dalla Commissione ‘Justitia et Pax’, afferma che la "commissione nacque nel gennaio 1967... e anteriormente non esisteva nulla en relazione a questi problemi”(?? !!!).

 

Mons. Joseph Grémillon fu responsabile di ‘Justitia et Pax’ fino al 15 gennaio 1974. Aveva presentato le sue dimissioni a metà del 1973, per i seguenti motivi:

“(a) Dall'inizio, sette anni fa, contribuì a strutturare l’organismo ... e in questo momento non c’è più bisogno della mia collaborazione.

b) Sarebbe facile continuare, nonostante occasionali tensioni e uno spirito di critica che credo costruttiva...

c) Dopo 15 anni di lavoro in questi settori ... considero necessario dedicare del tempo allo studio, alla meditazione e a scrivere ... però ritirandomi dalla vita attiva e responsabile”.

 

Quando Mons. Angelo si recò nuovamente a Roma per la visita ‘ad limina’, seguendo le indicazioni della Nunziatura (24 gennaio 1975) "…si dovranno visitare non solo le Congregazioni ma anche i nuovi Segretariati ..." si presentò anche al Palazzo di S. Callisto, l’8 (?) settembre, ed ebbe un ampio colloquio con Mons. Andrea Cordero Lanza di Montezemolo (vincolato con alcuni componenti della famiglia ben conosciuti e amici di Mons. Angelo, a Mondovi).

Fece riferimento alla ‘Populorum Progressio’ chiedendo che si informasse l’opinione pubblica dell’ ‘iter’ di questo Fondo e che si presentasse qualche ‘accettabile giustificazione’ ai ‘campesinos’ della Colombia ...

Gli fece presente inoltre alcune osservazioni riguardo alcuni commenti di vescovi i quali, visitando le installazioni di questi organismi della Chiesa, affermavano manifestare troppa burocrazia, strutture, dipendenti, stipendi, uffici con una costosa manutenzione e discutibile efficacia. Quest’argomento un po' irritante sottrasse un po' di serenità a Mons. Cordero ... nonostante continuarono la conversazione su altri argomenti.

Il tema del libro ‘Servi di Dio e padroni degli indios’ ... Le ridicole accuse contro i Missionari Cappuccini affermando che nella regione amazzonica del sud della Colombia tenevano in situazione di schiavitù 300.000 indios!!! Sciocchezze che purtroppo erano state accolte a Roma in seno di quella Commissione, accettando ingenuamente, in  certo senso, un rapporto di un sociologo francese di 19 anni.

Lo stesso Card. Doephner in un'intervista aveva lasciato intendere che ‘forse’ quel rapporto corrispondeva a verità ... e lo stesso Mons. Angelo aveva chiesto al card. Muñoz di Bogotá di esigere alla Pontificia Commissione ‘Justitia et Pax’ di mettere le cose al loro posto ...

 

Mons. Cordero, dato che non era ancora a conoscenza del problema, chiamò allora il dottore Jorge Filibeck, esperto della Commissione. L'esperto sapeva ... ma non sapeva, parole che vanno … parole che vengono. Conclusione: la Commissione Episcopale Colombiana per gli affari sociali avrebbe dovuto presentare una ‘denuncia’ ben documentata a ‘Justitia et Pax’ per consentirle di portare avanti il tema!!!

Pochi mesi dopo, dicembre 1975, Mons. Gantin fu trasferito dalla Congregazione de Propaganda Fide alla Presidenza della Commissione Pontificia ‘Justitia et pax’... e ‘Cor Unum’ ...

 

NOTE VARIE

 

"Se gli anni settanta non riescono a modificare lo squilibrio tra ricchi e poveri, a livello mondiale, è difficile pensare che l'umanità possa giungere in pace fino alla fine del secolo". (Commissione ‘Justitia et pax’ all'ONU, 1970).

 

 “E’ urgente che le nazioni ricche raggiungano l'obiettivo di dare almeno l’1% del prodotto nazionale lordo come aiuto ai paesi in via di sviluppo (Vescovi asiatici ...)”. Celam 75-78.

 

“Continua il ciclo della produzione e della fame: sottosviluppati perché affamati: affamati perchè sottosviluppati”. Pedro Gheddo-1979.

 

"I 3/4 di tutti i beni sono nelle mani di un 1/3 degli uomini... Mentre gli uni aumentano lusso e piacere, altri sopportano sempre di più.

La questione sociale, la più drammatica tra i cristiani! A Puebla si è fatto un diagnostico ... ma ora è necessaria un'azione efficace.

Un cristianesimo autentico non inconsistente: la dottrina sociale non assimilata né applicata: ma ora tutto è urgente" Card. M. Vega (Luglio 1981, Lourdes).