Categoria: I Nostri Dicono
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PUBBLICAZIONI DEL MESSAGGIO

 Il messaggio apparve contemporaneamente in diversi giornali e riviste il 15 agosto 1967, in diverse lingue: francese, inglese ... “Questo messaggio estende e adatta l’enciclica sullo sviluppo dei popoli”, così si diceva nel prologo ... e con 23 punti, ben chiari ed enfatici!”

 Il 26 agosto P. Gauthier scrisse a Mons. Angelo: "come ha potuto osservare il testo è stato arricchito con le sue osservazioni. Glielo mando perchè eventualmente lo diffonda nel suo paese e nella sua lingua. Il progetto è stato comunicato a una cinquantina di Vescovi. Di questi solo 19 hanno risposto ... e tre si sono scusati di non poterlo firmare!”

 Padre Javier Dario Restrepo, direttore della rivista "La Hora" gli scrisse subito "Ho visto con piacere l’informazione che la sua firma è l'unica dei Vescovi colombiani. Le chiedo rispettosamente mi faciliti il testo completo per poterlo pubblicare.” Mons. Angelo lo tradusse immediatamente in spagnolo e glielo invia.

 

"Ecco il testo del messaggio. Le posso assicurare che, anche se non è in puro “castigliano”, la traduzione" è comunque molto fedele e non è un "tradimento" del testo originale francese. E’ superfluo dirle che non tutti i 23 punti si riferiscono direttamente alla nostra problematica latino-americana e colombiana. Penso sia anche inutile dirle che ciò che conta sono gli approcci fondamentali che si presentano… le cose che si affermano… non tanto coloro che le hanno dette o coloro che le hanno firmate. Piuttosto ciò che conta è il fatto che diciassette vescovi del Terzo Mondo simpatizzano, sostengono, appoggiano queste idee, e ciò è bene! Il fatto dei nomi è secondario. Che si dia importanza all’essenziale!"

Oltre la rivista "La Hora" anche "El Catolicismo" pubblica il messaggio copiandolo de “La Hora” (Novembre n.55), ma con un errore di stampa. Mons. Angelo scrive al P. Rodrigo Escobar (Caritas-Spec), il 25 novembre 1967, "… dica al Padre Javier Darío che corregga il paragrafo 2 ‘... si attribuiscono il diritto di essere i poliziotti dei paesi materialmente meno ricchi.’ Il linotipista ha perso la paroletta ‘meno’. ‘El Catolicismo’ ripete lo stesso testo e lo stesso errore... "

 

Padre Javier Dario Restrepo scrive: "... Mi dispiace davvero l'errore che ha tolto senso a uno dei paragrafi. Spero di rimediare a questa svista la prossima occasione. Voglio approfittare per ringraziarla dell’invio molto tempestivo dell’importante messaggio. Ci ha permesso la soddisfazione di essere i primi a pubblicarlo completo in Colombia. Non c'è una cronaca o dei dati sull'origine e lo sviluppo di questo documento? Giornalisticamente sarebbero di grande valore e mi piacerebbe approfittarne."

Mons. Angelo si incontrerà poco dopo con il Padre Javier Darío e gli riferirà: "Ci sono molte vicissitudini dietro le quinte con tutto ciò che è successo riguardo la Chiesa dei poveri, ma per il momento non è opportuno aggiungere altro."

 

Il Messaggio fu pubblicato un po’ ovunque: “Témoignage Chrétien” (31.8.1967), cento mila copie ("Da poveri a poveri" contro la guerra del denaro"); ICI (Information Catholiques Intern., 15.9.1967); La Croix (19.9.1967); DC (Documentation Catholique, 5.11.1967); The Tablet (Londra, 30.09.1967); Visao (Brasile, 5.10.1967); Ultima Hora (Brasile 30.10.1967) (?), uno dei più importanti giornali brasiliani: "Non dare onore al denaro". Testimonianze (n.97, p.622); New Blackfirars (dic. 1967); Mundo social (dic. 1967); Ecclesia (25-11-67) p. 1769; L’ Uniòn (25-10-67); Criterio (26-1O-67); Hechos y dichos (novembre 67); Herder Korrespondenz (novembre 67) p.511: "Il messaggio evita circonlocuzioni ed espressioni complicate”; Christianisme Social n.11, (2-1967), p. 693,  testo integrale.

America (Gesuiti) 28.10.67: "Il mondo non può continuare con un altro secolo di ingiustizia. La rivoluzione di cui parlano i Vescovi sarà pacifica e cristiana, o al contrario sarà la più violenta tra tutte quelle che il mondo abbia mai visto"

 

A.C.0. (Francia, ottobre 1967): "Non è sufficiente una semplice lettura. Si deve rileggere e meditarlo..."; Marcha (Montevideo) (in-9-1968); e altre pubblicazioni complete, tra cui "Esperienze pastorali" di Fossano (Italia).

 

RIPERCUSSIONI AL MESSAGGIO. ADESIONI

 Anche se tutte le precedenti pubblicazioni indicano di per sé stesse che aderiscono, si segnalano inoltre:

Dr. Alceu Amoroso Lima: "Questo messaggio si colloca nella linea della Populorum Progressio, ma va oltre. L'enciclica è a un livello generale. I vescovi iniziano dal principio enunciato nell'Enciclica e avanzano."

 P. Piot (Direttore della Scuola Superiore di Teologia di Lione (Francia, 7 ottobre 1967) "Non resisto alla tentazione di dirle ‘grazie’ anche se lei potrebbe pensare che la mia reazione è un po' infantile e molto inutile.

Che allegria vedere che la chiesa finalmente ha il coraggio di affrontare i veri problemi del nostro tempo, con spirito evangelico, senza ‘addolcirli’”.

Le assicuro che farò tutto lo sforzo possibile e pregherò che questo richiamo non rimanga senza eco. Speriamo che i nostri contemporanei possano scoprire l'amore del Padre nella vita di coloro che si definiscono di Gesù Cristo.”

 270 sacerdoti argentini. "Aderiamo pienamente a questo messaggio e ci impegniamo a metterlo in pratica. Si tratta di una esplicitazione e una applicazione del Concilio e dell’Enciclica "Populorum Progressio" alla realtà del Terzo Mondo e dell’America Latina. Ci sostiene la testimonianza di Voi che avete lanciato questo documento, anche se è una piccola minoranza tra i vescovi del Terzo Mondo (31 dicembre 1967, Miguel Ramondetti).

 270 Sacerdotes Argentinos “Adherimos plenamente a este mensaje y nos comprometemos a ponerlo en práctica. Es una expicitacién y aplicación del Concilio y de la Enclclica "Populorum Progressio" a la realidad del Tercer mundo y de América latina. Nos ayuda el testimonio de Uds. quo han lanzado ese documento, a pesar do ser una ínfima minoría entre los obispos del terceer mondo (31-dic-1967 Miguel Ramondetti).

 Elkim Moreno (Medellin) "... Pensiero ammirevole e singolare nel nostro paese dove la gente onesta e franca non abbonda. Lei riunisce queste qualità. Con quel poco che so di lei, è nato in me una sincera ammirazione per il suo pensiero e il coraggio di manifestarlo (marzo 24, 1968).

 Dr. Jaime Jaramillo Panesso (Università Autonoma L.A. Medellin, 1 aprile 1968): "Come colombiano mi rallegro sapere che c'è fra noi un gerarca della Chiesa Cattolica che è in grado di presentare i problemi del suo tempo con la chiarezza che appare in questo documento. Ho dedicato parte dell’ora di classe della materia accademica a mio carico in questa Università, per fare un'analisi delle dichiarazioni. Credo che i miei studenti stanno considerando le cose da un angolo che sembrava impossibile fino ad ora da parte della Chiesa, per un mondo migliore ... "

Gli risponde Mons. Angelo "I ‘Paisas’ (gli abitanti della regione del Dipartimento di Antiochia) sono come i ‘milanesi’: dinamici, attivi, intraprendenti, frizzanti. Il messaggio trasmette ai giovani-‘paisas’, idee ‘scintille’, in seguito si vedrà, ‘parva favilla gran fiamma seconda’, dice Dante. Mi dispiace di non poter accettare l'invito: mi trovo troppo implicato, impegolato, … ‘enmanigüanado’ (una persona immersa e cattivata dalla selva amazzonica)....

 Mons. Valencia "Voglio congratularmi con te per aver firmato la splendida lettera dei 17: io l’avrei firmata venti volte. Quando avremo la felicità di aggiungere a questi 17 almeno due zeri alla destra?” (Lo ripeterà al Catolismo/68)

 Henrique D. Dussel (Storia della Chiesa in A.L): "Il Concilio fu un luogo di incontro. Senza di questo non si sarebbero riunite, incontrate, conosciute e coordinate le volontà dei diciassette vescovi di tre continenti sottosviluppati (Asia, Africa, America Latina). Il Terzo Mondo che firma un documento assieme manifesta uno dei maggiori insegnamenti del Concilio ... avevano firmato nove vescovi del Brasile e uno della Colombia "(cfr. p. 223; 293-303-405.)

 P.Gauthier scrive da Montpellier (3 Marzo 1968): "Ho ricevuto le pubblicazioni “La Hora” e "El Catolicismo".

 Jorge Montarén, Directeur Témoignage Chrétien (49-Foubourg- Poissoniere-Paris-IX) ....

 Mons. Gérard Huyghe pubblica il messaggio nella sua rivista diocesana "L'église d'Arras" con una presentazione molto buona.

 P.Cardonnel O.P. (in T.C. 26-10-1967): "L'importanza di questo documento è nel suo contenuto e perché fa eco ai Padri della Chiesa nel grido dei poveri di tutte le età e di oggi".

 "Le Monde" (editoriale 13-12-1967) “Il Concilio e la Populorum Progressio hanno contribuito ad accelerare il movimento di rinnovazione come lo dimostra il messaggio di alcuni vescovi del Terzo Mondo.”

 Mons. Darmancier (Oceania) "Mi sembra che Paolo VI nel suo messaggio per l'Africa “Africae terrarum” (29 ottobre 1967) al n. 17 si riferisce al nostro messaggio, ‘nell'episcopato c’è stato qualcuno che ha alzato la voce, dove era necessario, per difendere i diritti degli oppressi’”

 

REAZIONIDELNUNZIO APOSTOLICO

 Già "La Croix" (19 settembre 1967) pur elogiando il messaggio, per  la sua forza di espressione e interpellanza alla coscienza dei cristiani aveva dichiarato: "... sarà sicuramente un documento molto controverso e sarà oggetto di interpretazioni molto diverse".

 Mons. Angelo dava tutto questo per scontato.

 Tra gli ecclesiastici e i laici cattolici della Colombia, galleggiava una domanda che alla fine uscì allo scoperto come fu riferito da una rivista. “Perché il Messaggio dei Vescovi del Terzo Mondo, invitando all'azione militante dei cattolici contro l'imperialismo, è stato sottoscritto solo da un illustre prelato straniero, Missionario del Caquetá, e non da qualche altro membro della nostra alta gerarchia?” (cfr. Apuntes Economicos, 1968).

 Inaspettatamente  giunge a Mons. Angelo una notificazione dalla Nunziatura Apostolica (n. 14.384) datata 25 Gennaio 1968. "Le chiedo informazioni sull’incontro latino americano (Camilo Torres) in cui appare il nome di V.E. in alcuni documenti. + Giuseppe Paupini".

 Quali erano questi “documenti”? Alcuni materiali che erano stati pubblicati a Montevideo (Uruguay), e in uno essi si presentava integralmente il messaggio di alcuni vescovi del Terzo Mondo con le relative firme. Lì c'era il nome di Mons. Angelo.

 Mons. Angelo risponde al Nunzio in data 2 febrero 1968. "Lo faccio in ‘italiano’ perché così l’ha fatto anche V.E. Non c'è stata e non vi è alcuna connessione del sottoscritto con queste iniziative (incontro Camilo Torres). Hanno pubblicato quel messaggio: questo è tutto! A viva voce le potrò spiegare quanto riguarda alla mia firma, però le posso anticipare qualcosa qui.

Dopo l’angustiato appello del Papa nella Populorum Progressio ‘Noi vi invitiamo a rispondere al nostro grido’ ... Vedendo e sperimentando ogni giorno la tragedia di questa mia gente così povera ho creduto che fosse un dovere di sollecitudine pastorale firmare questo messaggio che vuole essere uno sviluppo e una adattazione dell’Enciclica per queste situazioni del Terzo Mondo.

Il messaggio, nato in seno del movimento ‘chiesa dei poveri’ che sempre mi ha interessato per lo studio e la documentazione sulla povertà, è stato esaminato e approvato da vari teologi, tra i quali uno è citato anche nella suddetta enciclica.

Si dichiara enfaticamente che nel messaggio non vi è alcuna ispirazione politica (n.17). I punti più delicati seguono le linee guida dei documenti pontifici con citazioni appropriate. Alla domanda più critica ‘Quale deve essere l'atteggiamento dei cristiani?’, risponde: ‘il cammino segnalato dal Papa nella Populorum Progressio’, 30-31-32). Il Papa ha continuato a parlare di ‘riforme coraggiose, rinnovatrici che non possono essere ulteriormente rinviate’ nell’Enciclica, e recentemente di nuovo nel messaggio alla riunione dei rappresentanti del Terzo Mondo a Nuova Dehli (Osservatore Rpmano, gennaio, 22/68).

Ciò che urge il Papa (e certamente non con una retorica vuota) è la sana rivoluzione che desideriamo, proprio per evitare qualsiasi altro

tipo di rivoluzione peggiore. Ci sono cose che possono e devono essere risolte immediatamente! Questa povera gente non esige lusso o comodità, ma lavoro, cibo, medicine, un tetto. Quando V.E. mi ha accompagnato a prendere possesso, vedendo tanti tuguri ha esclamato ‘ci vorrebbe una bomba per eliminare tutto questo poiché sono cose indegne per l’umanità’. Sono ormai passati sette anni ... non so quanti ne sono passati prima di quella data. In ogni caso lì rimangono sono ancora quei tuguri. Naturalmente che il problema è molto più ampio ... ma non voglio mettere alla prova la sua pazienza ... "

 

E ... DEI VESCOVI

 Il Nunzio Mons. Paupini non ritornò mai più a toccare questo argomento! Ma altri vescovi cominciarono ad attaccare direttamente o indirettamente.

Mons. Angelo approfittò dell'Assemblea Episcopale del maggio 1968 per intervenire riguardo al tema, per rispondere ad alcune domande e chiarire alcune perplessità.

a) L'essenziale del messaggio è conosciuto?

Alla base di tutto vi è una difesa dei valori nazionali e, per questo, tutti dovrebbero essere disposti a firmare. E quando la nostra gente chiede istruzione, sanità, strade, ponti (per non rischiare la vita agganciati ad un cavo, come a volte devo fare anch’io), non chiede lusso, ma appena il necessario!

I vescovi durante il Concilio, quando hanno inviato il primo messaggio al mondo (21 ottobre 1962), dicevano "Dobbiamo avere compassione delle moltitudini oppresse dalla fame e dalla miseria." Il Papa Paolo VI nel novembre 1965 ci ha detto a tutti i Vescovi di A.L. "La dolorosa supplica di molti che vivono in condizioni indegne di esseri umani non può lasciarvi inattivi”.

“Vi sembra questo retorica?”.

 b) La migliore risposta al Papa (cfr. Pop. Prog. n.87).

"Invitiamo tutti voi, venerabili fratelli, perchè  rispondiate al nostro angoscioso grido, in nome del Signore" Inoltre in un'altra enciclica ‘Ecclesiam Suam’, aveva detto: "… vi chiediamo, venerabili fratelli, l’incoraggiamento del vostro consenso, consigli, esempio" (n.33) "Dovrete indicarci le misure da adottare per abbellire e ringiovanire il volto della Chiesa"(n.26).

Non dobbiamo lasciare passare come lettera morta, documenti così importanti come la Mater et Magistra – la Pacem in Terris - la Ecelesiam Suam. Che no succeda la stessa sorte di altri documenti pontifici come la "Fidei donum" di cui il Papa ha soggiunto: "a 10 anni della ‘Fidei donum’ l'Africa continua a richiedere aiuto! (maggio 1967). (Nota: lo stesso Pio XII si era lamentato del limitato impatto dell’Enciclica).

 c) La Populorum Progressio è un grido formidabile.

E' come un colpo di cannone per svegliare tutti, come a dire una autentica crociata, (quando Pio V chiamava i principi per la crociata, sapeva di poter contare con risposte sicure). Paolo VI ha ripetuto nel primo anniversario dell'Enciclica, "Possiamo rimanere in silenzio?" (marzo 1968).

Se coloro che devono parlare, non parlano, … e chi doveva rispondere immediatamente al richiamo del Papa? Naturalmente, i vescovi ... ogni vescovo (ogni membro del tal Collegio Episcopale, in cui non è sufficiente un ‘vago affetto’...

E’ importante ricordare quanto hanno ripetuto in questi ultimi tempi Papa Giovanni XXIII (8 dicembre 1961), Paolo VI (novembre 1963) ai vescovi colombiani e il 23 di novembre del 1965 a tutti i Vescovi di A.L.: "La Chiesa in A.L. non fu unita solo all'inizio della storia di ciascun paese, ma anche oggi deve solidarizzarsi per un nuovo ordine di cose."

 d) Le parole dell'Enciclica al n.32.

"Lo sviluppo esige trasformazioni audaci, profondamente innovatrici che si devono intraprendere, senza ulteriori indugi, riforme urgenti, ciascuno accettando il proprio ruolo”. Tutto ciò suona a rivoluzione, ma pacifica, per evitare l’altra (sanguinosa). Paolo VI ha affermato "E’ sembrato che ci aprissimo al modo di fare una teologia della rivoluzione. Non è così! Però sì, è necessario attivare tutto!” (primo anniversario, 1968).

Aveva detto nel messaggio natalizio del 1967: "Per prevenire la violenza ... precisamente si devono iniziare senza ritardi, le riforme!!" C'è troppa retorica (il cattolicesimo di facciata) in molti incontri, conferenze, settimane sociali; purtroppo quella stessa commissione ‘Justitia et pax’ si riduce a qualcosa come di facciata.

 e) Il testo del messaggio non contiene errori, come qualcuno ha cercato di insinuare.

E' stato esaminato e approvato dal P. Chenu (P.P.), citato dal Papa nell'enciclica, dal P. Abril (superiore dei Domenicani di Parigi), dal P. Tournai, professore della scuola biblica di Gerusalemme, dal Canonico Paul Barran delle ‘masse operaie’, dal Patriarca Massimo, da Moms. Gregorio Haddad vescovo di Beyrout, da Mons. Helder Camara ...

 f) La tale firma non è lì causalmente, e neppure per ingenuità o in cerca di sensazionalismo. Ovviamente il messaggio è stato prodotto nel flusso di idee del tal movimento della "Chiesa dei poveri" in cui diversi vescovi presenti a questa riunione partecipavano.

Perché ci fu una sola firma rappresentante la Colombia? Questo “perché” lo sapranno spiegare altri!

 

ALTRE RIPERCUSSIONI

 Gli scrive un giovane universitario (Calliari da Varallo, Italia) "Il messaggio ha suscitato reazioni contrastanti: entusiasmo in alcuni e in altri diffidenza e perplessità, in altri radicale diversità di punti di vista e soluzioni". "Io non credo che una rivoluzione armata salvi il terzo mondo” (25 aprile 1968).

Gli risponde Mons. Angelo (6 giugno 1968) "Neppure noi pensiamo nella rivoluzione armata, poiché siamo stanchi di vedere tragedie, sangue e morti. Però dobbiamo svegliare la gente che non continui rassegnatamente a ripetere: “che cosa possiamo farci”. Medellín dirà "la chiesa non deve rimanere agganciata con l'ordine stabilito".

Robert Kennedy (la cui morte ho commentato questa mattina ai giovani di qui) ha dichiarato: "In Sud America si sta avvicinando una rivoluzione, che piaccia o no. Siamo ancora in tempo per influenzare perchè  questa sia pacifica e non violenta, ma non possiamo impedirla".

Noi pensiamo in rivoluzioni basiche: riforma dell'istruzione, riforma agraria, riforma bancaria (quel cancro del denaro che corrode le coscienze degli individui, popoli e comunità ..) Affermiamo un socialismo basato su un cristianesimo integrale, equa distribuzione delle risorse, fondamentale uguaglianza di opportunità, ecc ...

Noi seguiamo ciò che afferma Perroux:

1. riduzione di armamenti e ciò che si risparmia distribuirlo al Terzo Mondo;

2. organizzazione di gruppi multinazionali di tecnici e formazione universitaria per tutti i giovani del mondo;

3. reazione contro l’idolatria del comfort, della pubblicità e della ricchezza materiale.

E pregare! Il signor Perroux non crede alle dichiarazioni d'amore da popoli ricchi ai poveri, perché conosce il sottosviluppo morale dei popoli ricchi! Non è un papa né un vescovo o un prete... e comunque dice che "dobbiamo pregare per tutti! Il messaggio afferma che la prima e più radicale rivoluzione è la conversione!"

 Paolo VI riafferma nuovamente l’8 dicembre 1968: "Volevamo che giammai Dio e la storia ci accusassero, di aver taciuto!" Nelsecondo anniversario della “Populorum progressio” (cfr. Osservatore Romano, 27 marzo 1969) Raimondo Manzini scrive, commentando l'istituzione del ‘Fondo Populorum Progressio’: "alcune espressioni dell'enciclica sono già diventate tipiche, per esempio: "lo sviluppo è il nuovo nome della pace”; "… i popoli ricchi sempre più ricchi e i poveri più poveri"; "… i popoli della fame interpellano drasticamente i popoli dell’opulenza", ma allo stesso tempo si rammaricava che non ci fosse stato un efficace movimento di opere. Forse molti testi, studi, ricerche ... ma senza passare a maggiori iniziative ... Il gesto di Paolo VI è la strada da percorrere!"

 Mons. Angelo il 6  giugno 1969 spiega ai vescovi, ai sacerdoti e laici della sua città (Mondovì) la situazione dell’America Latina chiarendo la portata e l’importanza del famoso messaggio.

 Nel marzo 1970 P. Gheddo scrive su "Nostro Tempo": “Nel terzo anniversario della Populorum progressio c’è silenzio attorno al grido angosciato di Papa Paolo VI!"

 Il 20 luglio 1970 Suor Gian Paola Mina scrive a Mons. Angelo chiedendogli che le segnali certa documentazione per la prossima settimana di studi missionari presso l'Università Cattolica di Milano sul tema “giustizia e pace: difficoltà e  speranze nelle missioni”. "So che se qualcuno può parlare con competenza su questo tema di ‘giustizia e pace’ è precisamente Lei che si trova in una zona di fuoco”.

Le risponde Mons. Angelo (agosto 1970) "... dopo un mese di avventure con il Padre Luigi (De Riz) ritorno a Florencia ... Potrebbe essere interessante per lei sapere che il risultato è stato non solo molti battesimi, cresime, comunioni e matrimoni, ma anche un ‘memorandum’ molto denso per il governo civile (strade, ponti, piste, villaggi da organizzare); per il ministero della pubblica istruzione (scuole e concentrazioni scolari); per il ministero della sanità pubblica (centri di assistenza, promotrici rurali di salute); per il ministero dell'agricoltura (questioni di riforma agraria, prestiti, prezzi, trasporto dei prodotti); per il ministero dell'ordine pubblico (problemi di guerriglia, militari, sistema di sorveglianza,  ecc.)

Se lei ha presente il messaggio di alcuni vescovi del Terzo Mondo, lanciato al mondo prima che si spegnesse l'eco della ‘Populorum progressio’ ha nelle sue mani un insieme di idee e che io adesso sottoscrivo come sottoscrissi tre anni fa ... Penso che probabilmente siano i popoli del Terzo Mondo che devono considerare come potrebbero aiutare quelli del primo e secondo mondo! Sociologi ed economisti che producono diagnosi mentre lasciano morire il paziente. Troppa retorica e propaganda, troppi convegni e settimane di studi... Qualcosa si fa, ma troppo poco!

 Il rappresentante Pedini afferma che l’aiuto ai paesi poveri non ha aumentato, ma che piuttosto è diminuito. Questo  stesso Pedini è il responsabile del ICEPS (Ins.Coop.Econ.Países Subd.). Quando in giugno del 1969 ho visitato questi uffici in  Roma sono rimasto deluso! Senza dubbio si trova maggior serietà nel Terzo Mondo!

 E venne poi il Sinodo dei vescovi del 1971. Mons. Angelo annota quanto afferma l’Osservatore Romano del 12 Dicembre 1971, e scrive ‘a distanza di quattro anni, questo documento del Sinodo afferma gli stessi punti di quel messaggio (ovviamente, senza alcun riferimento ad esso)’ e questa stessa osservazione la scrive a mons. Muñoz Duque, Arcivescovo di Bogotá e Presidente della CEC (nel 1972). Gli anni passano ... e passano anche i Papa ...

 Anno 1983.  Viaggio di Papa Giovanni Paolo II all’America centrale. Quando arriva a Panama realizza un incontro con i contadini e ritorna a ripetere ciò che la Populorum Progressio (n.32) aveva affermato: "Dobbiamo agire tempestivamente e in profondità! Si devono implementare trasformazioni audaci, profonde, innovative.

Dobbiamo intraprendere, senza aspettare, riforme urgenti! … !!!!!!

 

continua