Sep 19, 2021 Last Updated 5:13 PM, Sep 14, 2021

ISTITUTO MISSIONI CONSOLATA

Categoria: I Nostri Dicono
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ROMA

Auguri del Superiore Generale: Buona Pasqua

 

Carissimi Missionari,

«Cristo nostra Pasqua è immolato. Rallegriamoci e esultiamo!». È l’augurio che desidero rivolgere a tutti voi, sottolineando, in questo anno dedicato al Padre Fondatore, alcune delle caratteristiche della Pasqua da lui evidenziate Pasqua è gioia. Fin dagli inizi della vita cristiana la celebrazione della Pasqua è stata presentata come la «festa delle feste», «la festa più grande di tutte le altre», «la principale solennità», «a cui convergono tutti i misteri della nostra religione» (S. Leone Magno). Festa che «fa della nostra vita una festa» (S. Giovanni Damasceno).  È l’evento che porta a compimento il disegno salvifico di Dio, che «ha tanto amato il mondo da mandare il suo Figlio unigenito», e Gesù l’ha realizzato quando «avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine». La pasqua di Cristo è l’evento interpretativo di tutta la storia della salvezza.

Per questo la liturgia canta che quella della Pasqua è una “notte beata!”, “veramente beata”, nella quale “esultano gli angeli e l’assemblea celeste”, gioisce la terra inondata da così grande splendore”, “gioisce la madre Chiesa”, e nel tempio della celebrazione “risuonano le acclamazione di un popolo in festa”.

Gregorio di Nissa, commenta: «Tutta la notte abbiamo udito risuonare inni e cantici spirituali. Era come un fiume di gioia che scendeva dalle orecchie alle nostre anime »; e conclude: «celebriamo felici questa festa e diamoci il bacio di pace».  Agostino da parte sua attesta che: «I fedeli uscivano dalla celebrazione della Pasqua esclamando “Abbiamo visto il Signore! Gesù è vivo e noi l’abbiamo incontrato”». E la gente ignara si stupiva e non si rendeva conto del perché “all’alba ognuno tornava a casa con gli occhi risplendenti di gioia pasquale”. Avevano veramente incontrato Cristo che, dice Basilio: «con la sua risurrezione ha fatto della vita umana una festa». 

 

È quello che anche il nostro Beato Padre Fondatore mette in risalto e lo raccomanda.

Riferisco soltanto alcune sue espressioni:

«In questa settimana avete ripetuto gli “Alleluja”. Oh quanti ce ne fa dire la Chiesa!

Certe volte anche quattro… Per tutta la settimana abbiamo ripetuto “Questo è il giorno fatto dal Signore: rallegriamoci ed esultiamo”. Continueremo a salutare la Madonna col “Regina coeli” così bello, con cui si invita la Madonna a stare allegra…

Si dice: “gaude et laetare! Alleluia” [Gioisci, Vergine Maria, alleluia. Perché il Signore è veramente risorto, alleluia”] … Bisogna imparare ad essere sempre allegri, non solo ogni tanto, ma tutti i giorni, tutto l’anno. Il Signore ama e predilige gli allegri. E poi si fa anche buona impressione agli altri. Quindi bisogna star sempre allegri anche per amor del prossimo. Bisogna che gli altri dicano di noi: quei Missionari lì hanno abbandonato casa, parenti e tutti, eppure son sempre allegri lo stesso… Vedete: se si vuol far del bene bisogna esser allegri. Ecco, perché S. Francesco di Sales faceva tanto del bene? Perché era sempre dolce, affabile, allegro! E perché N. Signore attirava a sé tutti i bambini che le madri gli portavano da tutte le parti? perché era affabile e non severo… Non voglio che questa sia la casa della malinconia, ma dell’allegrezza» (cf. Le Conferenze, III, pp. 556-558; VS, 587-592).

Pasqua è rinnovamento. La Pasqua fa passare anche noi da morte a vita, dalla sofferenza alla gioia, dalla schiavitù alla libertà, dal peccato alla grazia, dall’odio all’amore, come sinteticamente si esprime l’antica preghiera della veglia pasquale: «tutto il mondo veda e riconosca che ciò che è distrutto si ricostruisce, ciò che è invecchiato si rinnova, e tutto ritorna alla sua integrità, per mezzo del Cristo, che è principio di tutte le cose».

Questo è già avvenuto nel battesimo, che ci ha fatto passare dalla schiavitù del peccato alla gloria di proclamarci stirpe eletta, regale sacerdozio, gente santa, popolo che a lui appartiene (cf. 1Pt 2,9). Ma occorre comportarsi sempre in modo corrispondente al vangelo, in novità di vita, come risorti. Quindi il “passaggio” va sempre rinnovato e la Pasqua è un richiamo a farlo, a “cercare le cose di lassù”, vivere con radicalità l’adesione al vangelo, crescere nella perfezione. Questo vale per ogni cristiano che è “battezzato nella Pasqua di Cristo Signore”. Ma con maggiore intensità lo si richiede dai consacrati: «La vita spirituale dev’essere al primo posto nel programma delle Famiglie di vita consacrata, in modo che ogni Istituto e ogni comunità si presentino come scuole di vera spiritualità evangelica» (Ripartire da Cristo, 20).  Per il Beato Allamano questo vale ancor più per quanti si dedicano alla Missione. La loro perfezione spirituale «deve essere speciale, eroica, straordinaria e, ad occasione, anche straordinaria da fare miracoli … Non basta una santità mediocre, ci vuole grande santità, maggiore di quella dei semplici cristiani, superiore a quella dei religiosi, più distinta di quella dei sacerdoti secolari» (VS, p. 125). E si potrebbe proseguire con analoghe raccomandazioni che ci sono note. Va soltanto ricordato che per il Beato Allamano questo è un principio irrinunciabile: non ci può essere missione senza santità. Per cui ribadisce: «Voglio vedere in voi la volontà costante di vivere una vita più che si può perfetta, senza paura di esagerare. Questa è sempre stata la mia idea» (Conferenze, III, p. 719). È convinto che «la vocazione missionaria è di quanti amano molto il Signore e bramano di farlo conoscere e amare, disposti a ogni sacrificio per conseguire questo nobile fine… Ci vuole fuoco per essere apostoli. Essendo né caldi né freddi, non si riuscirà mai a niente… Noi missionari siamo destinati a dare la vita per la salvezza delle anime. Amare il prossimo più di noi stessi, deve essere il programma di vita del missionario». Altrimenti, «si avrà il nome non la sostanza del missionario» (VS, pp. 460-461).

Pasqua è fedeltà. Un altro aspetto del rinnovamento voluto dal Beato Allamano è la fedeltà. Nel mistero pasquale Gesù mostra la sua ferma intenzione di essere fedele, nonostante tutto, alla volontà del Padre: “non la mia, ma la tua volontà si compia!”. E in questa obbedienza sta la nostra salvezza. Fedeltà che viene richiamata quest’anno nell’ottava di Pasqua, nella quale coincide la memoria di S. Fedele da Sigmaringhen, dato dal Padre Fondatore “come speciale protettore” dell’Istituto, perché missionario, primo martire di Propaganda Fide e soprattutto perché è nel giorno della sua memoria liturgica, il 24 aprile 1900, che spedì la lettera al card. Richelmy per la fondazione dell’Istituto, dopo averla posta sotto il corporale durante la celebrazione della Messa.  Gesto che manifesta la sua fede e il desiderio di conoscere unicamente la volontà di Dio, indipendentemente dalle sue convinzioni, intenzioni e anche ritrosie o paure.  Perciò, l’Allamano raccomanda: «Preghiamolo e prendiamolo a modello nella virtù che formò la sua caratteristica, cioè la fedeltà alla vocazione… Ecco perché questo santo viene proposto a voi come modello di vita consacrata e apostolica. Imitatelo nella fedeltà ai vostri doveri presenti e futuri, fedeltà universale, cordiale e semplice.  Fedeltà nelle cose grandi e nelle cose piccole, fedeltà a corrispondere alle grazie di Dio e a lasciarvi formare; fedeltà alla regola e ai mezzi che Dio vi dà per riuscire degni missionari».

 

Concludendo quindi, questo è l’augurio: la Pasqua ci stimoli e ci aiuti a:

• vivere e operare nella gioia, anche per irradiare la gioia del vangelo;

• crescere nella perfezione e nell’amore per essere missionari come ci vuole il Padre Fondatore;

• essere sempre più fedeli al Signore e alla nostra vocazione missionaria, secondo il carisma e lo spirito del Beato Padre Fondatore.  A tutti e a ognuno coraggio e avanti in Domino!

 

BUONA PASQUA!

Padre Stefano Camerlengo, IMC

padre generale

Roma, aprile 2014

 

 

 


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