Jul 02, 2020 Last Updated 10:37 PM, Jun 29, 2020

GIUSEPPE GIROTTI, MORTO MARTIRE A DACHAU, SARÀ BEATIFICATO IL 26 APRILE

Categoria: I Nostri Dicono
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«Santa passione per la Parola di Dio»

 

Il Beato Giuseppe Allamano, parlando ai suoi allievi missionari, li esortava a studiare ed amare la Sacra Scrittura perché diceva loro: “Lì c’è tutto; è parola di Dio, parola viva e calda; più si legge, più si studia e più uno la ama e vi si diletta”. Usava citare le esortazioni dei Padri della Chiesa che riconoscevano nella S. Scrittura il loro libro: “Nella Bibbia dobbiamo riconoscere il cuore di Dio” (S. Leone Magno); “non c’è malattia dell’anima che non abbia il rimedio nella S. Scrittura” (S. Agostino); “ignorare la Scrittura è ignorare Cristo” (S. Girolamo). Asseriva poi con convinzione: «Nell’Istituto la S. Scrittura ha sempre avuto il primo posto e sarà sempre così. Vi dico questo perché continuiate a leggere attentamente la S. Scrittura, perché vi prendiate affetto. È il nostro libro. Chi legge la S. Scrittura si riempie di buon spirito».

Alcuni anni dopo la morte di Giuseppe Allamano, il domenicano Giuseppe Girotti, studioso di Sacra Scrittura e insegnante presso lo studentato dei Missionari della Consolata, nella presentazione di una sua opera: “Commento al Libro di Isaia” (1942), così si esprimeva: «Non possiamo mai dimenticare la soddisfazione immensa che alla scuola di Sacra Scrittura ci procurarono i nostri cari studenti dell’Istituto Missioni della Consolata: benedicono quest’ora, l’attendono con ansiosa impazienza e, durante la lezione, bevono avidamente ed assaporano gaudiosamente quanto ammannisce loro l’insegnante…». Qualificava poi come “santa passione per la Parola di Dio” l’interesse dei suoi studenti missionari per la Bibbia.

Le stesse parole indirizzate agli studenti dovevano essere applicate innanzitutto all’insegnante che, con passione e zelo, apriva le menti dei giovani alla conoscenza e all’amore della Parola di Dio. Vale la pena ascoltare la testimonianza di un suo allievo missionario che senza esitazione affermava del professore Giuseppe Girotti: «Un pozzo di scienza, al servizio della S. Scrittura di cui si presentava come divulgatore di uno spirito nuovo…. Il suo dire era piano, la sua scienza agguerrita e quando si lasciava prendere dall’ebraico e dal greco era troppo alto… Ma scendeva tosto, quasi se ne scusava, diceva: “Queste cose non fanno per voi che dovete andare in Africa ad annunciare il Vangelo”. E riprendeva la Parola di Dio come cibo, amore, vita».

Ma chi era questo giovane e brillante insegnante di S. Scrittura, capace non solo di impartire nozioni intellettuali ma di scaldare il cuore dei suoi allievi di “santa passione per la Parola di Dio”? Il suo nome era Giuseppe Girotti, nato nel 1905 ad Alba (Cuneo), in un’umile famiglia. Bambino vivace ma anche attento alle cose di chiesa, fattosi adolescente, desidera entrare in Seminario per diventare sacerdote. Lo disse al parroco il quale gli promise un posto in Seminario, ma il posto non c’era mai. Giuseppe era solito frequentare anche la cappella delle Monache Domenicane di Alba e da loro aveva sentito parlare con devozione di san Domenico di Guzman. Un giorno capitò ad Alba un Padre Domenicano a predicare in duomo. Giuseppe ascoltò con interesse il bianco frate e volle parlargli. Gli aprì il cuore e gli disse il suo desiderio di diventare sacerdote. Il Padre gli propose chiaro: "Ma perché non vieni da noi?”.

Nel 1919 Giuseppe entrò felice nel Collegio dei Dominicani di Chieri, passò poi al noviziato di Viterbo, e ritornò ancora a Chieri per gli studi filosofici e teologici. Dopo l’ordinazione sacerdotale ricevuta nel 1930, i Superiori, in considerazione della sua brillante intelligenza, lo inviarono a Roma per approfondire gli studi in teologia e poi alla famosa “École Biblique” di Gerusalemme per gli studi biblici. Nel 1934 iniziò l’insegnamento della Sacra Scrittura nello “Studium” domenicano di Torino, unendo all’insegnamento l’approfondimento scientifico della Bibbia, con la pubblicazione di alcune opere. In questo periodo, tuttavia, ebbe molto da soffrire, particolarmente quando nel 1938 venne allontanato dall’insegnamento nello Studium domenicano. Ma non rimase a lungo lontano dalla cattedra. L’anno seguente i Missionari della Consolata lo chiamarono a insegnare Sacra Scrittura, con tanta gioia sua e degli allievi missionari.

Scoppiò intanto la 2ª guerra mondiale. I sacerdoti cattolici, mobilitati dal Papa Pio XII, si fecero apostoli di amore fino all’eroismo per salvare più persone possibili tra coloro che l’ideologia fascista e nazista dichiarava “nemici”. Padre Giuseppe Girotti, come moltissimi altri preti, si buttò nella carità ad aiutare gli ebrei, che per lui erano «i portatori della Parola di Dio». La sua opera eroica venne scoperta nel 1944. Arrestato, fu rinchiuso dapprima nelle prigioni di Torino, Milano, Bolzano e infine a Dachau (Germania). Nei registri del nefasto campo di concentramento nazista venne annotata la motivazione dell’arresto e della condanna: “aiuto agli ebrei”. Anche qui Padre Giuseppe non mancò di proclamare la Parola di Dio che diveniva forza e consolazione per le migliaia di reclusi. I lavori forzati minarono ben presto la sua salute e il giorno di Pasqua 1945 morì all’età di 39 anni, “aiutato” forse da una iniezione di benzina, come era abitudine fare.

Padre Girotti chiamava gli ebrei i suoi fratelli “maggiori”. Per essi sacrificò la propria vita. Il suo nome nel 1995, 50° anniversario della sua morte, venne dichiarato a Gerusalemme “Giusto fra le genti” e un albero fu piantato in suo onore nel viale dei giusti a Yad Vashem (Gerusalemme).

Nell’Osservatore Romano del 29 Marzo 2013 si può leggere: «Il 27 marzo 2013, il Santo Padre Francesco ha autorizzato la Congregazione a promulgare il Decreto riguardanti il martirio del Servo di Dio Giuseppe Girotti, Sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Predicatori; nato ad Alba (Italia) il 19 luglio 1905 e ucciso in odio alla Fede a Dachau (Germania) nel 1945». È il primo decreto firmato dal nuovo Papa.

Possa la Beatificazione di questo zelante figlio di S. Domenico offrire alla cristianità la testimonianza viva di come la passione per la Parola di Dio porti un credente ad amare i propri fratelli e sorelle fino a dare loro la propria stessa vita.

 

 

 


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