Jul 02, 2020 Last Updated 10:37 PM, Jun 29, 2020

RIFLESSIONE SUI MISSIONARI UCCISI 24 MARZO: “ PERCHE LORO SÌ ED IO NO? CHI PRENDERÀ IL LORO POSTO?”

Categoria: I Nostri Dicono
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Ho sempre desiderato di partecipare il 24 Marzo alla così chiamata: La Via Crucis dei martiri, chiamata anche “La Via  Crucis dei testimoni o anche degli operatori pastorali, uccisi dell’anno precedente. La mia presenza e qualche volta anche  come organizzatore, sia in Sud Africa e da tre anni in Italia, mi ha sempre commosso, suscitando in me una domanda ed una preghiera: “Signore, perché loro si ed io no? Signore, chi prenderà il loro posto?”

 

Dal 1982, anno in cui il Beato e presto Santo papa Giovanni Paolo II istituì la giornata di preghiera per i missionari martiri  da celebrarsi il 24 Marzo, giorno in cui fu trucidato nel 1980 a San Salvador  Guatemala Mons. Oscar A. Romero mentre celebrava la santa Messa.

Da allora sono circa mille i missionari martiri. Quest’anno sono 22 i martiri ricordati uccisi nel 2013. Ma la mia riflessione si ferma e vuole far memoria anche degli innumerevoli altri missionari, sacerdoti, religiosi e catechisti e laici impegnati nelle comunità portano sul loro corpo e soprattutto nel loro spirito il marchio di un … “martirio mancato di sangue” vivendo, servendo ed amando le loro comunità. Essi portano in silenzio i segni e la ferita di soprusi, di bastonate, di latrocini di proprietà e risparmi messi da parte per i poveri.

 

Tra questo stuolo che chiamo “lista di martiri mancati”, in silenzio, mi permetto di inserire anche il mio nome. Il mio è semplicemente un esempio di quello che può essere capitato a tantissimi altri missionari.

Che cosa mi successe? Mi trovavo solo nelle missione di Piet Retief, la prima stazione di missione dei missionari della Consolata in Sud Africa, servita dal 1972 nel parte del Nord Est della Provincia dell’allora Trans Vaal a pochi Kilometri dallo Swaziland.

Mentre il  confratello era in vacanze in Italia, il venerdì del 17 Agosto, dopo d’aver visitato delle famiglie di ammalati, consumata una frugale cena e recitate le preghiere della sera, mi carico. Il sonno non mancò ad arrivare. Improvvisamente venni svegliato da insistenti colpi di bussare alla porta. Mi alzai e dopo d’aver acceso la luce, avvicinato alla porta da dove proveniva l’insistente bussare, chiesi: “Chi siete? che cosa volete?”  Rispose oltre la porta una voce di uomo:” Par favore padre,  abbiamo un bambino ammalato. Ci aiuti a portalo all’ospedale”. Richiesi: Ma, chi siete?” La risposta fu sempre uguale: “Per favore, padre, abbiamo un bambino molto ammalato. Ci aiuti a portarlo all’ospedale”.

All’insistenza, aprì la porta. Davanti si stagliarono due uomini incappucciati ed armati con pistola e coltello Dissi loro:”Che volete?” Capite le loro losche intenzioni, cercai di richiudere la porta. Uno dei due bloccò la porta con il piede e uno con uno spintone mi fece retrocedere. Colui che stringeva in mano la pistola mi apostrofò: “Siamo venuti ad ucciderti,  però prima dacci i soldi! Risposi: “Di me potete fare tutto quello che volete, siete in due contro uno, ma se cercate dei soldi, state cercando di notte quello che io non riesco a trovare di giorno! Se avete bisogno, venite di giorno. Per quanto possiamo, vi potremo dare un aiuto.”

Non intesero ragioni e mi obbligarono ad entrare nella saletta usata come ufficio. Volevano i soldi. Indicai, gli unici soldi presenti in casa, la casettina dove tenevo i centesimi raccolti durante le celebrazioni liturgiche.

 Mentre colui che stringeva in mano la rivoltella e raccoglieva i pochi spiccioli, il secondo con l’arma coltello  mi colpì al viso alla cui mossa avendo visto davanti a me questa mano armata, istintivamente volendo difendermi, alzai le mani verso l’arma. Come risultato la lama  mi colpì il naso asportandomi la punta e la lama mi tagliò l’interno delle mani. Non contento di questo primo colpo all’ordine perentorio mi girai con le mani alzate verso il muro. Mi sentii la schiena colpita e subito sangue caldo iniziò a colare sulla pelle della schiena. La mia reazione fu:”Carissimo, io non ti ho fatto niente di male. Perché mi hai colpito?”

In quel  momento provai due sentimenti profondissimi che ancor oggi sento e rivivo: Al secondo colpo di coltello fui invaso da una gioia di paradiso che lasciò subito la visione di trovarmi morto in una pozza di sangue  attorniato dai  famigliari in pianto.

Questa gioia profonda nel mio intimo ebbe come frutto il perdono offerto ai due “fratelli” prima che mi lasciassero.

Questa profonda gioia sarà la serenità di rioffrire il perdono quando la polizia, ritrovati i due attentatori, mi aiuterà a non indicarli  e ricevere il commento del capo della polizia: “ E’ un prete cattolico!”

 

Questi sentimenti li ho rivissuti Lunedì 24 Marzo scorso a Taranto nel quartiere Paolo VI nella Parrocchia del Corpus Domini durante la Via Crucis organizzata dal Centro Diocesano Missionario per ricordare i martiri dell’anno 2013. Ad ogni stazione prima della proclamazione dei passi del vangelo una voce ha ricordato i nomi dei testimoni uccisi: “Don Josè Francisco Velez, Don Luis Alfredo Suarez, … Don Josè Flores Preciado, … Sr. Marie Emmanuel, … Don Michele Di Stefano ,… Durante le quindici stazioni sono stati ricordati tutti i 22 operatori pastorali, testimoni, martiri uccisi in terra di missione nel 2013 . Ho avuto l’occasione di stringere tra le mani la croce  adornata con drappo rosso, simbolo del sangue versato.

Ad ogni nome proclamato una domanda ed una preghiera: “Signore, perché loro sì ed io no? Signore, chi prenderà il loro posto?”

Incoraggianti le parole dell’Arcivescovo Mons. Santoro al termine della Via Crucis perché la vita cristiana sia veritiera.

Commuoventi queste celebrazioni. I commenti sono sempre ammirevoli e ripieni di ammirazione. Ma ora mi chiedo: E poi? Che cosa rimane nei partecipanti? In qualche parrocchia rimane la locandina è pronta a lasciare il posto alla prossima celebrazione. Il 24 marzo è sparito e … dimenticato. Loro, i 22 martiri, sono morti, abbiamo commentato il loro sacrificio con parole toccanti e commuoventi.. Ma in pratica attendiamo di ricordare i nuovi di quest’anno fra cui già alcuno ha bagnato le varie terre di missione con il loro sangue.

Terminata la celebrazione faccio ritorno a Martina Franca in macchina con Sr. Mariangela, animatrice del Centro Animazione Missionaria .

Mentre percorro i 25 Km solo un forte sentimento ed una preghiera mi invade e che di notte non mi lascia riposare. Bella commozione belle parole dell’arcivescovo con l’applauso generale finale, ma la preghiera e la questione è unica: “Perche loro sì e  … io no? Signore chi prenderà il loro posto? Signore, chi prenderà il loro posto?”

 Rendo grazie al Signore che per ben tre volte mi è stato dato l’onore ed il privilegio di aver la croce tra le mani. Benché di legno leggero quella croce per me fu una croce pesante da rendermi presente con tutta la sua tragicità la sofferenza di tanti altri missionari che assaliti, picchiati, derubati e anche pugnalati continuano la loro vita nella vita della missione. Preghiamo perché il padrone della messe mandi operai nella sua messe! Ma a chi si sente chiamato dico: “Non aver paura, fratello, sorella! La vita spesa in missione è la più  meraviglio vita che una creatura può realizzare, anche se lo spargimento di sangue può essere il suo culmine!

 

 

 


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