Sep 19, 2021 Last Updated 5:13 PM, Sep 14, 2021

IL VESCOVO SAURE: PER I CONTADINI È EMERGENZA SOCIALE

Categoria: I Nostri Dicono
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Le multinazionali non rispettano le leggi, mentre i contadini sono costretti a lasciare i villaggi e sono sempre più poveri: monsignor Inacio Saure, vescovo di Tete, riassume così la situazione paradossale che sta vivendo la popolazione di una delle regioni del Mozambico più ricche di materie prime.

“Il governo sostiene che le difficoltà sono così accentuate solo perché lo sfruttamento dei giacimenti di carbone è cominciato da pochi anni – dice monsignor Saure – ma la verità è che i contadini stanno vivendo un grandissimo malessere e che presto potrebbero esserci nuove rivolte della disperazione”.

Nella provincia di Tete, nell’area dei giacimenti di Moatize, ci sono stati diversi precedenti. L’ultima protesta risale a maggio, quando gli abitanti della zona bloccarono per ore la ferrovia che collega le miniere della multinazionale brasiliana Vale con i terminali per l’export in riva all’Oceano Indiano. A erigere barricate di pneumatici in fiamme sui binari erano state le famiglie di fabbricanti di mattoni che, a causa dell’apertura delle miniere, avevano dovuto trasferirsi nei cosiddetti villaggi di “re-insediamento”.

Anche loro, sulla base di una legge del 2013, devono essere risarciti dalle multinazionali. Ma quei pochi soldi arrivano con il contagocce o per nulla. Vale, Rio Tinto, Jindal e le altre multinazionali di Moatize hanno versato appena sette milioni e 200.000 meticais (circa 162.000 euro) a fronte di un totale dovuto di 22 milioni e 200.000. A denunciarlo non sono stati rappresentanti dei contadini o attivisti per i diritti umani, ma gli amministratori di Tete, in passato accusati di aver appoggiato la repressione delle proteste. 

Le multinazionali del carbone non stanno versando i risarcimenti dovuti per legge alle comunità di contadini costretti a lasciare i loro villaggi a causa delle attività estrattive. La denuncia, formulata da amministratori pubblici, riguarda l’area di alcuni dei giacimenti più ricchi del nord del Mozambico.

Secondo Maria de Lurdes Fonseca, direttrice del dipartimento delle Finanze della provincia di Tete, le multinazionali che sfruttano le miniere a cielo aperto di Moatize hanno versato appena sette milioni e 200.000 meticais (circa 162.000 euro) a fronte di totale dovuto di 22 milioni e 200.000. De Lurdes Fonseca ha sottolineato che “i programmi statali di sostegno alle famiglie e alle comunità sono finanziati tramite le imposte sulle superfici occupate e la produzione delle società minerarie”. A causa dell’inadempienza delle multinazionali, ha aggiunto la dirigente, oggi lo Stato non ha a disposizione i fondi necessari.

I risarcimenti, ricorda il quotidiano O País, sono previsti da una legge approvata lo scorso anno. A doverli versare sono tutte le multinazionali impegnate nell’estrazione di minerali, dalla brasiliana Vale all’anglo-australiana Rio Tinto all’indiana Jindal.

Lo sfruttamento del carbone nel nord del Mozambico si è accompagnato da subito a denunce di violazioni dei diritti delle comunità locali. Costrette spesso a trasferirsi in villaggi di “re-insediamento” sorti dal nulla, dove scarseggia la terra coltivabile e mancano le fonti di sostentamento.

 

 

 

 


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