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“CI VUOLE FUOCO PER ESSERE MISSIONARI”. (BEATO GIUSEPPE ALLAMANO)

Categoria: I Nostri Dicono
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Martina Franca (Ta) 16 Febbraio 2014 -  Celebrata la festa del Beato Giuseppe Allamano.

           La  retroguardia  della  missione  chiama  giovani  leve!

 

A Martina Franca (Ta) nella chiesa parrocchia di San Francesco il 16 Febbraio 2014 abbiamo celebrato la festa del Beato Giuseppe Allamano, fondatore dei Padri Missionari e Suore missionarie della  Consolata. In una chiesa affollata, quasi incapace di contenere tutti i simpatizzanti della missione, si è respirato quello  spirito  vissuto e testimoniato per lunghi anni dagli stessi missionari della Consolata che hanno servito questa comunità parrocchiale fino al 1992. Fu P. Mario Monegat, il primo parroco dei missionari della Consolata che, nel lontano 1946  ha iniziato la ricostruzione di questa chiesa dalle macerie lasciate dalla seconda guerra mondiale.  Nel presbiterio,  oltre allo scritto sul marmo che ricorda il padre, il primo di una lunga lista, vicino all’immagine del Beato Allamano, si può contemplare la gloriosa bandiera del Gruppo Dame Missionarie della Consolata che riporta pure la data  dell’anno 1946. Oggi, questo gruppo di missionarie, sempre attivo lungo gli anni, ha partecipato, al completo, anche a questo solenne triduo, guidando il rosario missionario. Alla celebrazione di domenica, seduti accanto a loro nei primi banchi della chiesa, si sono distinti i tanti famigliari delle varie suore missionarie della Consolata,  native di Taranto e di Crispiano, ora sparse nel mondo. Al completo erano pure presenti i membri  del Centro Diocesano Missionario e della Migrantes. E con loro pure le rappresentanti degli Istituti delle Religiose di Martina Franca e i responsabili dei gruppo giovani ed anziani di Monopoli.

Nelle due ali anteriori della chiesa si sentiva un brusio tra i numerosi ragazzi e giovani presenti. Sono,  tutti insieme, l’anima e il soggetto delle speranze del Centro Animazione Missionaria della Consolata in Martina Franca e mie personali. Il brusio veniva dai tre gruppi che formano l’attività del Centro: Equipe dei Formatori, GeM: giovani e  ragazzi che compongono i gruppi Arco1 e Arco2.

Essi, provenienti da diverse comunità parrocchiali, sotto la guida dei formatori,  frequentano ogni mese il Centro Missionario per un giorno di ritiro spirituale. Gli argomenti e i temi della formazione alla missione sono ispirati alla luce dello spirito missionario vissuto e proposto dall’Allamano. Anche quest’anno il tema è: “Ci vuole fuoco per essere missionari”.

 E’ bello sentire le preghiere di questi giovani dire: “Come dice il nostro fondatore, il Beato Giuseppe Allamano ….” Ecco brevemente i titoli dei loro incontri spirituali: il gruppo Arco1 è invitato a prendersi un GPS ALLA … MANO: e il tema si sussegue nei seguenti termini:  Obbligo di scelta, Divieto di isolamento, Velocità consigliata, Dare la precedenza, Ri … concilia, Contro … corrente, Lavori in corso. Invece i temi di Arco2:  “Un mondo Alla … mano” : Mani … chino, Contro mano, Mano…  vale, Mani … bucate, Mano morta, Piro … mani, Menare le mani.

Il programma per i giovani GeM prevede un pre-incontro in cui si determina la modalità e il tema dell’incontro successivo stesso, lasciando per ognuno un compito da svolgere a  … casa. Questi gruppi sono seguiti con entusiasmo e competenza da un equipe di adulti  che periodicamente sotto la guida di Sr Mariangela e mia personale preparano il tutto.

Sono tutti loro, questi ragazzi, giovani ed equipe che, con canti, danze e testimonianze, hanno reso la celebrazione di domenica 16 febbraio vibrante e speciale con una prorompente gioia, con un fuoco della missione che contaminerà abbondantemente tutta l’assemblea che risponderà con applausi spontanei.

Questa festa  è stata preceduta da un solenne triduo molto partecipato. Nel primo giorno P. Angelo Baruffi, già reduce di un lungo servizio missionario nella Repubblica del Congo, ha voluto presentare le sfide della missione. Sapere annunciare il vangelo a culture diverse obbliga il missionario a dimenticare la propria casa e le cose di casa per assumersi uno stile di vita, di mente e di scelte comprensibili alle nuove comunità a cui è stato inviato. Nel secondo giorno del triduo P. Francesco D’Acquarica ha testimoniato la disponibilità d’obbedienza completa che ha bisogno del fuoco della missione per viverla con serenità e gioia. “Il missionario ha sempre la valigia pronta a partire e ogni realtà è una realtà dove il missionaria porta la missione” dice P. Francesco nella sua riflessione. Egli, dopo cinque anni in Canada, ha servito le varie case in Italia. Ora è la seconda volta che è a Martina Franca. Alle parole del Padre segue la toccante testimonianza di una ragazza ventenne, uruguaiana, arrivata a Martina Franca nove anni fa, orfana di mamma: Mariana Sersale. “Papà, dice Mariana,  impegnato a salvare me e mia sorella, rifugiandosi in Italia ha dimenticato persino di farmi battezzare e di  insegnarmi le più basilari nozioni della fede cristiana. Sei anni fa ho incontrato qualche membro dell’ equipe del CAM dei missionari della Consolata e  dietro l’invito di partecipare al loro Campo Scuola ho iniziato a trovare quanto desideravo: serenità, gioia , fede. Perciò sono rimasta nel gruppo. Da semplice membro dei gruppi, crescendo, ho accettato di essere anche parte dell’equipe. Sono contenta e felice di questa scelta. Frequentando il Centro ho incontrato Sr. Mariangela, suora della Consolata, che mi sta accompagnando alla meta del battesimo. Mi sono accordata con il parroco Don Luigi e con gioia posso annunciare che sarò battezzata in questa chiesa ai primi di Maggio”.

Chiude il terzo giorno del triduo la testimonianza di Sr Mariangela Mesina, corresponsabile con me del CAM. La sua testimonianza è una toccante lettera di grazie allo stesso Beato Giuseppe Allamano che l’ha aiutata a capire la sua vocazione che l’ha  portata in seguito all’assistenza senza limiti nei lunghi anni di formazione e di missione: 10 anni in Liberia, 16 in Kenya. Ella testimonia :“il fuoco della missione dell’Allamano, mi è stato sempre presente per sentirmi realizzata come donna, cristiana e missionaria”.

 Domenica 16 si è  celebrato il culmine della festa in onore del Beato Giuseppe Allamano,  con la così detta  Messa dei popoli. La chiesa di San Francesco era   tutta variopinta e decorata da bandieredelle varie nazioni del mondo. Un grande mappamondo è stato posto davanti all’altare. Una grandefiamma di fuoco è stata portata all’offertorio  accompagnando il pane ed il vino, alimentofondamentale per alimentare il fuoco della missione. Anch’io, missionario della Consolata, ho così testimoniato:

“Proclamato il Vangelo del mandato di Gesù risorto agli apostoli, confermo che il fuoco dello Spirito Santo, riversato abbondantemente nella prima pentecoste sugli Apostoli, è presente nella chiesa universale di oggi. Il  Concilio Vaticano II ha affermato con gioia ed entusiasmo chiaramente che “…la chiesa per sua natura è missionaria”. E noi missionari, per vocazione, siamo tanto felici  ed incoraggiamo tutte le diocesi, con tutte le loro comunità parrocchiali e con tutte le loro organizzazioni ed iniziative  di solidarietà,  a “buttarsi” senza paura nell’avventura meravigliosa della missione e dare i migliori valori che possiedono al mondo missionario. Io stesso, dopo aver trascorso trent’anni  in prima linea, nella missione in Sud Africa, come si suol dire “in trincea”,  ora che per obbedienza vivo nelle retroguardie, noto che purtroppo le vocazioni missionarie “ad vitam” stanno diventando sempre più rare. Solo conoscendo il cammino di fede di questi giovani e ragazzi del C.A.M. (centro Animazione Missionaria), il mio “mal d’Africa” ha una sosta e si apre ad una speranza quasi sicura. A questi giovani di Martina, così come a quelli della nostra diocesi e di tutte le altre diocesi, faccio un accorato appello: la missione di trincea ha bisogno di leve giovani che brucino col fuoco della missione e obbediscano senza indugio e risparmi ad andare, sostituendo anche chi ormai ha le forze che si affievoliscono.

Infatti, carissimi tutti, giovani e meno giovani, mi piace ricordare le parole che Papa Francesco a Rio durante le GMG disse ai tre milioni di giovani che lo acclamavano: “ Cari giovani, la fede è una fiamma che si fa sempre più viva quanto più si condivide, si trasmette, perché tutti possano conoscere, amare e professare Gesù Cristo che è il Signore della vita e della storia. Attenzione, però, Gesù ha detto: “Andate” e non ha detto: se volete, se avete tempo, andate, ma ha detto: Andate e fate discepoli tutti i popoli … non solo ci invia, ma ci accompagna. Cristo è sempre accanto a noi in questa missione d’amore”. Alla scuola di Papa Francesco possiamo pure noi pregare ogni giorno così come lui stesso incoraggiò, a S. Valentino,  i 20 mila fidanzati  presenti in piazza san Pietro: “Padre Nostro, dacci ogni giorno il nostro AMORE quotidiano”. E non dobbiamo neppure aver paura di sostituire le parole del “pane quotidiano” con la richiesta : “dacci ogni giorno il fuoco della MISSIONE”. La Madonna Consolata e il Beato Allamano faranno il resto”.

E’ l’ora dell’offertorio. Un gruppo di giovani hanno portato all’altare i doni. Non abbiamo tante cose da offrire. Si portano pane e vino, alimenti fondamentali per alimentare quel fuoco che in un’ampolla ardente li accompagna. E’ il fuoco per essere missionari. E’ lo stesso fuoco che ha vissuto e ci ha comunicato il Beato Giuseppe Allamano che, essendo di salute cagionevole e non potendo andare in missione,  ha dato in dote a tutti i suoi figli e figlie. L’impegno di tutta l’assemblea  è di pregare e pregare perché il Padrone della messe mandi abbondanti operai che continuino a comunicare la gioia del Vangelo a tutti i popoli.

Chiudiamo la celebrazione benedicendo l’assemblea con la reliquia del Beato Allamano, consegnando a tutti la gioia e il fuoco della missione.

 

Il Beato Giuseppe Allamano:

E’ Lui la roccia da cui siamo stati tagliati;

   E’ Lui la radice di questo grande albero

che offre frutti di vita.

   E’ Lui il monte santo delle nostre fondamenta,

la nostra “Sion”

perché  tutti là siamo nati.

   E’ Lui il pozzo da cui zampilla fresca e pura l’acqua

   e consolazione.

   E’ Lui il fuoco della missione che arde senza consumarsi,

   che spinge ad amare ogni persona più che la propria vita,

   che ci fa rimanere con gioia sulla breccia delle situazioni

   a rischio per testimoniare che Dio è presente

   col suo amore che salva.

 

 

 


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