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MESSAGGIO DEL SUPERIORE GENERALE NATALE 2013

Categoria: I Nostri Dicono
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Carissimi missionari,

In questo anno dedicato all’Allamano, voglio condividere un augurio “speciale”, voglio chiedere al Fondatore di essere lui stesso a farci gli auguri di Natale entrando nelle nostre case e comunità, incontrando ognuno di noi e tutta la nostra gente.

Per l’Allarmano vive bene il Natale chi vive nella gioia, perché Gesù è vivo e presente anche oggi in mezzo a noi.

Il 13 dicembre 1908, la seconda domenica di Avvento, ha valorizzato il testo di Paolo ai Filippesi, che la liturgia proponeva nella prima lettura, per invitare i suoi giovani alla gioia: «Siamo alla Novena di Natale e bisogna che ci prepariamo più prossimamente; a questo serve l’Epistola di oggi: “Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino!. Godete pure, godete, state allegri, ma nel Signore. E ai Filippesi (4,4-5): rallegratevi sì, ma con moderazione; sempre secondo la santa modestia».

L’invito alla gioia natalizia è ricorrente nell’insegnamento dell’Allamano: «Domani sarà Natale, la festa del cuore. Sì, godetela questa festa che specialmente c’ispira due cose: la confidenza e la semplicità. [ ... ]. Bisogna stare di buon umore». Addirittura anche durante i giorni difficili della prima guerra mondiale, mentre si sentiva l’effetto delle privazioni e molti confratelli erano stati chiamati sotto le armi, l’Allamano non voleva vedere missionari e missionarie tristi. Così concludeva la conferenza sulla preparazione al Natale del 1915: «Dunque, santo gaudio».

Nel Natale Gesù è modello. Il coinvolgimento nella solennità del Natale per l’Allamano doveva essere attivo. Non solo essere coscienti del mistero; non solo far partecipare il cuore, ma rendersi conto che il Bambino, proprio in questo mistero, ha qualcosa di concreto da insegnarci. Gesù Bambino diventa, quindi, modello di vita e, in particolare, di alcune virtù caratteristiche, quali la povertà, l’umiltà, la semplicità, ecc. Propongo di seguito alcuni interventi dell’Allamano su questo punto.

Anzitutto il Gesù del Natale è modello di povertà: «Gesù fu povero nella nascita: Egli nacque non quando Davide e Salomone erano in trono, ma aspettò

a nascere quando i loro discendenti erano divenuti artigiani e nacque a Betlemme, neppur in casa propria, bensì in una spelonca e fu deposto in una mangiatoia sprovvisto di tutto o quasi tutto. Insomma ha scelto quello che vi era di più povero».

Ed ecco un consiglio ai missionari, dopo avere illustrato come il Bambino sia modello di povertà: «Non dobbiamo vergognarci del nostro stato qualunque sia: amare la povertà; amare di essere povero di quel che non posso avere - e di quel che non voglio avere».

Poi, anche modello di umiltà e semplicità: «Dunque in questa novena imiterete Nostro Signore nell’umiltà. Domandiamo, perciò, a Nostro Signore di essere umili, togliamo la radice della superbia dal nostro cuore». E alle missionarie spiegava addirittura meglio lo stesso concetto: «S. Paolo dice che l’Eterno Padre ha dato un Nome al suo Divin Figlio al quale terra, Cielo, abisso s’inchinano e che ogni lingua deve proclamare il bel nome di Gesù. Chi si umilia sarà esaltato. Il Signore dopo 33 anni di umiliazioni sedette alla destra di Dio Padre. Domandate al Signore di farvi conoscere la preziosità dell’umiltà».

Ancora: «Nel presepio si vede l’umiltà e la semplicità che si deve prendere, e se uno non gode di questa festa, è segno che è ben superbo. Se il Signore si è fatto piccolo, perché non dobbiamo noi farci piccoli?». «Non crediamo di umiliarci per riconoscere il Bambino. S. Bernardo diceva: “Nostro Signore si è fatto piccolo per essere molto amato: «Tre lezioni dà il Bambino nella sua nascita. Come tre sono le concupiscenze che ci tribolano in questo mondo, così il Signore ha 

voluto vincerle tutte e tre ed ha mostrato anche a noi a vincerle. Le concupiscenze sono: i piaceri, le ricchezze, gli onori. Il Signore ci ha dato l’esempio coi patimenti, colla povertà e coll’umiltà. Egli mancava di tutto; aveva una spelonca, una mangiatoia, pochi pannolini, un bue ed un asino che soffiavano nella stalla e basta».

Il Natale mistero di amore. Da come si esprime quando consiglia altri, emerge chiaro che l’Allamano viveva il Natale in un clima non solo di fede, ma anche di intensa sensibilità affettiva. Altrimenti non si spiegherebbero tutte le sue insistenze sulla dimensione di “amore” propria di questo mistero. In preparazione al Natale del 1914 così si esprimeva: «Il Signore vuole amore. Il Padre eterno ce lo ha mandato per amore. “Così Dio ha amato il mondo, da dare il suo Figlio”. Nostro Signore poi, il Santo Bambino, è venuto per amore. “Per noi uomini e per la nostra salvezza è disceso dal cielo. S. Agostino dice: “Ha voluto nascere così (cioè bambino), perché ha voluto essere amato”. E S. Francesco di Assisi vero devoto del Bambino Gesù andava esclamando: “Amiamo il Bambino di Betlemme ”, “Amiamo il bambino di Bethleem !” Dunque, il Paradiso vuole che l’amiamo; la Chiesa vuole che l’amiamo; i Santi dicono che Egli viene per amore; e noi siamo freddi come il ghiaccio? No! Scuotiamoci! Tutti; vogliamo bene al Bambino, per essere da Lui amati.. Se desiderate molto Egli verrà con molta grazia. Nella notte del Santo Natale sarete contenti di esservi preparati. Egli desidera di essere desiderato. Fate così e sarete contenti di esservi preparati bene».

Ancora: «Dobbiamo voler bene al Bambino. Dobbiamo voler bene, sì, a Gesù Crocifisso, ma anche tanto al Bambino. [ ... ]. Il primo mezzo per ottenere di veramente amarlo è di pregare Nostro Signore che ci dia questo amore. S. Agostino diceva sempre: “Che io ti ami, o Signore”. Domandateglielo questo amore. Lui è contento».

Come sintesi del pensiero dell’Allamano al riguardo, si possono rileggere quelle magnifiche parole pronunciate nella conferenza alle missionarie, il 16 dicembre 1917: «Chi non ama il Bambino? In questa festa non deve entrare la testa, ma tutto il cuore».

La Madonna nel Natale. È superfluo affermare che l’Allamano sapeva percepire con spontaneità il coinvolgimento della Madonna nel mistero del Natale di Gesù. Al riguardo c’è da fare un’interessante precisazione, che gli fa onore. Quando parlava della festa dell’Annunciazione, che a lui era molto cara, faceva notare che quella festa era di fatto il vero Natale, perché era la festa dell’Incarnazione. Dopo avere ricordato che l’Annunciazione non era più, come in precedenza, festa di precetto, nella conversazione del 25 marzo 1917. così ha continuato: «E veramente si fa una festona al Natale, ma la festa vera, quando “il Verbo si è fatto carne”, è quest’oggi. Oggi è la vera festa dell’Incarnazione e perciò si dovrebbe fare una festa come si fa nel Natale».

Nella solennità del Natale, poi, non dimenticava di richiamare l’attenzione alla presenza della “mamma” di Gesù. Come sarebbe stato possibile dimenticarla? Ai missionari il 15 dicembre 1914: «Che faremo per prepararci [ ... ] alla venuta spirituale di Gesù nel nostro cuore? Ameremo Gesù Bambino; e come? Con tanti sospiri del cuore, non solo cantando ogni sera le belle profezie, ma ripetendole anche lungo il giorno, come giaculatorie e comunioni spirituali; e ciò nello studio, in ricreazione e dovunque. Così ci prepareremo alla festa. E chi non sente in sé questo amore, lo domandi a Gesù stesso per intercessione della SS. Vergine, che tutta divampava di amore nell’aspettazione del suo Gesù».

Alle missionarie nei giorni susseguenti al Natale del 1918: «Interponete la Madonna. Essa è la Madre del Bell’Amore. La Madonna ci dia la grazia di amar Nostro Signore».

Parlando di auguri natalizi, infine, non posso tralasciare un passaggio di una magnifica lettera che il canonico G. Camisassa ha scritto all’Allamano dal Kenya, ove si trovava in visita alle missioni, per il Natale del 191 1. Anche dal punto di vista puramente umano, ma non solo, le parole del Camisassa aprono uno spiraglio che ci lascia intravedere l’intesa che regnava tra quei due uomini di Dio: «La nostalgia era forse uno degli affetti umani che avevo sentito poco in vita mia; ci voleva questa lontananza perché lo capissi bene, e quanto sia forte in certi momenti il bisogno del cuore di trattenersi e conversare - almeno in spirito - colle persone più care là in patria. [ ... ]. E questo bisogno si fa più vivo all’appressarsi del Santo Natale, la festa della poesia del cuore. Ciò che voglio augurarle si compendia in una parola, che è quella della preghiera che facciamo ogni giorno tutti riuniti per lei: che il Signore ce la conservi per molti anni alla formazione di santi missionari, ripieni di spirito apostolico».

Carissimi, Buon Natale, che L’Emmanuele venga e viva dentro di te e la tua comunità! Coraggio e avanti in Domino!

P. Stefano Camerlengo, IMC

Padre Generale

Roma, 08 dicembre 2013, Solenità dell’Immacolata!

 

 

 


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