Sep 19, 2021 Last Updated 5:13 PM, Sep 14, 2021

RIPENSARE LA MIGRAZIONE - IL CASO MEDITERRANEO ALL’INIZIO DEL XXI SECOLO

Categoria: I Nostri Dicono
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Il tema della migrazione, oggi sta diventando uno dei campi di discussione. La storia dell’umanità ci mostra che da quando è apparso l’uomo sulla terra c’è stata la migrazione.  Ricordiamo i primi spostamenti per tutto il pianeta, le migrazione dei popoli barbari che provocarono la caduta dell’Impero Romano di Occidente nel 476, quest’impero grande che ha avuto come espansione dall’occidente all’oriente, i grandi movimenti del secolo XV,  legati con l’espansione europea e le migrazioni del secolo XIX dall’Europa alle Americhe. Oggi si parla dell’emigrazione nel mediterraneo e di altri spostamenti. Nel secolo XXI del tema della migrazione si parla di piùper la sua complessità e soprattutto per l’indifferenza del paese dell’arrivo come per il paese di uscita. Il caso più drammatico è quello del mediterraneo, dove la traversata su navi clandestine provoca sempre vittime per causa dei naufragi causato dall’affollamento, come è successo nel naufragio dell’11 ottobre scorso. Il fenomeno della globalizzazione e la facilità della comunicazione ha fatto si che lo spostamento delle persone sia veloce. Il fatto di avere facilmente informazioni del paese d’arrivo e l’avanzata dei mezzi di trasporto fa che le persone si dislochino con maggior facilità.  Dall’inizio, la ricerca di buone condizione di vita sono state la causa principale delle migrazioni soprattutto quando si tratta della migrazione in massa. È quello che sta succedendo nel mar Mediterraneo, che dal Mare nostrum passò  ad essere “mare bellicum” nel tempo dell’espansione islamica. Oggi possiamo dire che il mediterraneo è diventato il “mare mortis” dobbiamo cambiare che non sia il mare mortis ma il “mare pacis”. La necessita del governo internazionale che la Pacem in terris di Giovanni XXIII e la Caritas in veritate di Benedetto XVI sempre hanno parlato per dare risposta  alle dinamiche internazionali,  alle questione mondiale in questa epoca della  globalizzazione,  in questo caso per rispondere alla questione delle migrazioni, che è una dinamica naturale dell’uomo. Visto che la migrazione è una dinamica naturale degli uomini, la soluzione non è di cercare di impedire o di aumentare gli spostamenti ma che ci siano politiche che possano rispondere alla dignità dell’uomo. Questa è una responsabilità di tutti noi, nessuno può dire che ne è esente, tutti siamo diretta o indirettamente implicati. Oggi dobbiamo pensare alla migrazione con il principio dell’amore. L’incontro con l’altro deve partire dalla categoria dell’alterità.  I pensatori dell’alterità ci avevano avvisato che nel secolo XX e XXI la categoria del pensiero sarebbero l’alterità, infatti questi pensatori, chiamati anche della relazionalità, come Martin Buber, Huns Jonas e il lituano Emmanuel Lévinas[1], solo per dire alcuni rappresentanti, parlano che il volto dell’altro mi chiama mi reclama, mi domanda all’amore.  Per questo non bisogna dimenticare l’altro, bisogna andare agli ultimi, bisogna andare alle periferie esistenziale direbbe Papa Francesco.  Il pensare all’altro sarebbe la categoria del pensare sulla migrazione come problematica di oggi. Il lituano Emmanuel Lévinas, nel suo libro “Tra noi saggi sul pensare all’altro”, afferma: “La morte dell’altro uomo mi chiama in causa, mi mette in questione come se di questa morte, invisibile all’altro che vi è esposto, io divenissi, per la mia eventuale indifferenza, il complice; come se, e prima ancora di essere votato io stesso, dovessi rispondere di questa  morte dell’altro e non lasciare altri solo alla sua solitudine mortale”[2] . Lévinas con questa affermazione richiama a non avere l’indifferenza, perante l’altro, richiama alla responsabilità per l’altro, non abbandonare l’altro.[3] Max Weber arriverà dentro della stessa tematica della responsabilità a affermare che l’altro mi definisce. Infatti la catastrofe che è accaduta l’11 ottobre 2013 ci definisce come pensiamo sulle politiche migratorie, ci mostra come noi siamo davanti agli altri, perchè a  livello delle notizie non fa già novità, ma bisogna che tutti noi riflettiamo sulle nostre politiche migratorie. Il cambiamento dei paradigmi già dal XV-XVI secolo fino ai nostri giorni mostrano che già bisogna essere responsabili dell’altro. L’indifferenza sarebbe il peggio che possiamo fare come uomini, bisogna agire nell’alterità. E per noi Cristiani cerchiamo sempre vivere nella relazionalità seguendo l’icona della Trinità.

 “Pensare è stare in cammino in verità esistono  fatti e interpretazioni”



[1]  Questi autori partono dal principio che l’uomo è un essere di relazione, come lo definisce Martin Buber ( pensatore di origine ebrea),  il principio aristotelico della natura sociale dell’uomo.

[2] E. LEVINAS; Tra Noi saggi sul Pensare- all’altro; Jaca Book, Milano, 1998, p. 183

[3]  Per morte Lévinas intende come è non abbandonare l’altro alla sua solitudine e il divieto a me rivolto per stesso abbandono. 

 

 

 


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