Dec 05, 2021 Last Updated 8:38 PM, Dec 1, 2021

Italia: "Uscì il seminatore a seminare la semente..."

Categoria: I Nostri Dicono
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{mosimage}Credo sia questo il volto più autentico del formatore: quello di colui che sparge la semente nei solchi delle nuove generazioni. Ci vuole fede, fiducia. Sulla terra battuta non crescerà niente; se i teneri germogli saranno esposti al sole cocente, non tarderanno a morire; se poi arrivassero a prendere forma di pianticella rallegrerebbero il cuore del contadino, ma sarebbe sufficiente una distrazione e piante selvagge, impietose si accanirebbero contro e soffocherebbero ciò che sembrava a portata di frutto. In quel caso che cosa farebbe l’agricoltore? Riprenderebbe a seminare. Pazientemente. Fiduciosamente. Ché il contadino è certo: la terra, amandola, non cessa di sorprendere; e qua produce il trenta, là il sessanta, più in là il cento per cento.

Quanto ha prodotto la semina di questo Noviziato 2005-2006? Chi è curioso e chi ha fretta non avrà risposte. Chi vuole collaborare con le pianticelle perché diventino alberi fruttiferi, deve ringraziare Dio e rimboccarsi le maniche. I formatori sono in prima fila, ma non sono dei battitori liberi. Il Noviziato è solo un anno; è solo l’inizio. Non vi si applicano vaccini di perseveranza; non si consegnano formule immunizzanti. La vita è il cantiere dove si gioca la tenuta dei valori nella fatica e nell’audacia del quotidiano che è il più affidabile test della semina, della crescita, della maturazione.

A noi tutti, quindi, Confratelli Missionari della Consolata dei diversi continenti, la grande capacità di accoglienza di questi fratelli più giovani che escono dalle Case di formazione IMC; la magnanimità della “tolleranza”; la testimonianza gioiosa che “è bello vivere in famiglia”, è bello ritornarvi stanchi e profumati di lavoro per “riposarsi un po’ ”, è bellissimo ripartire dalla famiglia per predicare l’amore di famiglia, dove il Padre ti manda, dove il Figlio ti precede, dove lo Spirito ha soffiato forte ancora prima che tu giungessi.

{mosimage} Da parte mia, non mi vergogno a comunicarvi una esperienza che, sempre, mi ha segnato, dopo ogni anno di formazione, con ragazzi del liceo, con i giovani della filosofia, con i novizi, ho imparato ad essere più buono, meno esigente, più longanime. La mansuetudine di cui parlava il Fondatore non l’avverto come un gene di nascita, ma quanto la sperimento importante! E come vera mi suona sempre la frase di don Bosco: chi non ha pazienza con i giovani non è fatto per stare con i giovani. Ed eccomi di fronte a un altro anno di noviziato: altri quattro giovani. Adesso è tutto in partenza per loro e per me, ma, è certo, ce la faremo! Con un pizzico di buon umore per non incappare nelle sabbie mobili delle illusioni che, prima o poi, paralizzano l’entusiasmo vero: è Cristo, non tu, “povero untorello”, che semina la sua semente nel cuore dei giovani che gli appartengono!

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