Dec 01, 2021 Last Updated 1:57 PM, Nov 30, 2021

Mongolia: I missionari della Corea in visita

Categoria: I Nostri Dicono
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{mosimage}Come sapete, il nostro Istituto é presente in due Paesi dell’Asia Orientale: la Corea del Sud (1988) e la Mongolia (2003). Essendo questo un immenso continente, per noi che lavoriamo in Corea l’Istituto è rimasto, per vari anni, una realtà geograficamente “lontana”. Però, adesso che siamo presenti anche in Mongolia, é naturale sentire i nostri confratelli e consorelle vi lavorano come “vicini di casa”.

Proprio per rafforzare i nostri legami familiari, da due anni che abbiamo cominciato a fare sia gli esercizi che le vacanze comunitarie insieme. Cosí, loro sono venuti a trovarci già per due volte; adesso che il loro numero è aumentato sostanzialmente, questo anno siamo andati in 7 a trovarli, anche per conoscere la loro esperienza e la realtà della missione in Mongolia.

È stato un’esperienza veramente favolosa, a tutti i livelli. Un GRAZIE DI CUORE a loro per la loro fraterna ed impeccabile ospitalità.

Ecco il diario del nostro viaggio…


9 agosto

Partiamo dall’aeroporto di Incheon alle 8 di sera. Viaggia con noi padre Gianni Colzani, professore d’Antropologia Teologica e Missiologia all’Urbaniana di Roma, che avevamo invitato per guidare gli Esercizi Spirituali. Dopo tre ore di volo, arriviamo al Chinggis Khaan International Airport, dove ci aspettavano p. Giorgio e p. Charles, più una giovane mongola, Maya, amica dei nostri “mongoli”. Arrivati nell’appartamento dei padri, dove ci hanno ospitati, abbiamo trovato due buonissime torte che le sorelle ci avevano preparato. Dopo una chiacchierata introduttiva, siamo andati a riposare.

10 agosto

{mosimage}Prima visita alla città di Ulaan Baaatar. Cominciamo dal monastero buddista di Cancan, uno dei pochi sopravvissuti alle distruzioni staliniste. Confrontiamo il buddismo mongolo col nostro coreano: quello mongolo è più di ispirazione tibetana tantrica, con molti elementi sciamanisti. La statua del Budda, nel tempio centrale, è alta 25 metri. Ci ha stupito il fatto che alcuni monaci sono sposati e non vivono nel tempio.

Dopo un pranzo tipicamente mongolo (sempre ci dev’essere carne!), siamo andati a visitare il Museo di Storia Nazionale, poi nella piazza centrale davanti alla statua di Ghenggis Khaan e al Parlamento. Alla sera, abbiamo celebrato la messa in una piccola cappella vicino all’aeroporto, la quale alla parrocchia di un sacerdote coreano che ha affidato ai nostri la pastorale in questo quartiere povero. Per cena, le nostre consorelle ci hanno coccolato con una deliziosa pizza. Alla sera tardi è arrivato da Hong Kong il superiore del nostro gruppo della Mongolia, p. Ernesto Viscardi, il quale vi era andato per partecipare con un gruppo di giovani mongoli all’incontro dei giovani dell’Asia 2006.

11 – 16 agosto

Partenza per gli esercizi in un campo di “gher” (tipica tenda mongola). Il tema del ritiro era la Missione, tema che poi è stato trattato sotto diversi aspetti. Anche se a tutti questo ritiro è sembrato più un corso di rinnovamento sulla missione, abbiamo fatto del nostro meglio per incontrare Dio e con Lui riaffermare il nostro ‘Sí’ a Lui e alla missione. A questo ci ha anche aiutato la meravigliosa e particolare natura mongola: grandi spazi vuoti di steppe erbose, animali (cavali, pecore, mucche e il famoso yak) in libertà, le montagne, i tramonti dorati e le notti stellate che in Corea non siamo abituati a vedere. Alla fine degli Esercizi, ci siamo fatti una patita di calcio, con la Mongolia vincitrice (3-2) e poi una cavalcata, la quale è stata molto apprezzata da tutti noi.

17 agosto

Visita al vescovo Wenceslao, che ci ha accolti molto familiarmente; ci ha raccontato la sua esperienza missionaria e quella della giovane chiesa mongola: 345 cattolici, più di 100 catecumeni, 3 parrocchie, 5 cappelle e tante attività di carattere sociale e caritativo. Poi, visita al museo di Storia Naturale, caratterizzato da fossili di dinosauri molto comuni nel deserto dei Gobi. Alla sera, abbiamo assistito ad uno spettacolo di musica e danze tradizionali, che sono molto più “vivaci” delle nostre coreane. In questo teatro abbiamo incontrato 3 bergamaschi arrivati in Mongolia con la Transiberiana.

18 agosto

Siamo partiti al mattino verso sudovest, dove i nostri cominceranno una presenza verso la fine di settembre. Purtroppo, le nostre consorelle non hanno potuto prendere parte a questo viaggio. Appena usciti dalla città, ci troviamo immersi nelle grandi steppe disabitate. Pochissimi centri abitati, spesso centri usati dai soldati russi ora abbandonati. Qua e lá una gher, cavalla e pecore a migliaia. Ci fermiamo in una zona dove l’aridità del clima ha creato una fascia di dune sabbiose. La nostra prima tappa è la città di Karkhorim, antica capitale dell’impero mongolo distrutta poi dai cinesi. Ora rimane solo il grande complesso di muraglia e templi di Ertene Zuu (1600). Alla sera, ci fermiamo a dormire in un campo di gher lì vicino.

19 agosto

Al mattino, visita al monumento dedicato a Ghenggis Khaan. Quindi partiamo per visitare un famoso tempio che era rifugio di Zana Bazar, il primo capo del buddismo in Mongolia. Alcuni di noi salgono verso il tempio a cavallo. Sono parecchi i mongoli che visitano questo tempio, soprattutto anziani.

20 agosto

{mosimage}Dopo aver trascorso la notte in un altro campo di gher, visitiamo la cascata di Orkhon, proprio lì di fianco al campo, prima di proseguire il nostro viaggio. Per riuscire a viaggiare in Mongolia ci vuole una 4x4, perché a parte le poche strade asfaltate (piene di buchi), per raggiungere altri posti bisogna viaggiare su piste, guadare fiumi e sempre affidarsi a un’autista mongolo che sappia in che direzione andare.

Da qui facciamo un passo di montagna e ridiscendiamo in una gran vallata dove, improvvisamente, vediamo migliaia di persone: sono cercatori d’oro!!! Uomini, donne, bambini, intere famiglie che scavano, trasportano e setacciano la terra in cerca di polvere d’oro. Alcuni sono lì da due anni e le condizioni di vita e di lavoro sono veramente disumane. I locali li chiamano “i ninja” perché vanno in giro con una bacinella di plastica sulla schiena e assomigliano alle “tartarughe ninja”.  Alla sera, finalmente arriviamo alla città di Harweher, capitale di regione (22 mila abitanti). È in questa piccola città che i nostri confratelli apriranno la nuova missione. La casa in affitto dove abiteranno è quasi pronta, ma purtroppo non possiamo ancora passarci la notte.

21 agosto

Visita alla città, al mercato e al museo. Nel mercato, c’erano prodotti dalla Cina, Corea, Russia e fornisce tutta la regione. Con nostro stupore, constatiamo che addirittura in queste zone remote sono popolari alcuni cantanti e attori coreani. La nostra sarà in assoluto la prima presenza cattolica in questa regione. Auguriamo loro tanta fortuna e fede nei piani di Dio. Riprendiamo la strada verso la capitale, con fermate varia, sia per pranzo, che per un po’ di relax… o di tabacco! Dopo varie ore di viaggio, sia di strada asfaltata sia di pista, impolverati raggiungiamo la capitale.

22 agosto

{mosimage}Ultimo giorno in Mongolia. Stanchi del viaggio, decidiamo di prenderla con calma: così, al mattino facciamo una visita a padre Kim, coreano e parroco della parrocchia a cui appartengono i nostri. La chiesa è ancora in costruzione, per cui la messa si celebra in un grande gher. Facciamo poi un po’ di shopping e nel tardo pomeriggio celebriamo la messa con i pochi fedeli e catecumeni della nostra parrocchia. Ci ha stupito vedere tutti questi giovani fedeli partecipare alla liturgia e ai canti con fervore e attenzione. Siamo stati anche contenti di vedere come padre Giorgio ormai parla con molta scioltezza il mongolo.

Arriva poi il momento di ripartire per la Corea: dalle fresche e secche notti mongole ci rituffiamo nel caldo umido della nostra estate coreana. Siamo molto contenti di questa visita e per il futuro vedremo poi come continuare questi nostri rapporti. Quello che non vi abbiamo raccontato sono i gesti di simpatia, l’accoglienza, lo sforzo e i preparativi dei nostri confratelli perché questo viaggio fossi quello che è stato: sentire la Mongolia come parte di noi! La Consolata è anche in Asia e ci vuole tanto bene.


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