Nov 13, 2019 Last Updated 7:43 AM, Nov 11, 2019

“Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”. Gv 2,13-25

Tutto il brano evangelico di questa terza Domenica di Quaresima ruota attorno al tema del Tempio.

Gesù, durante la prima delle tre Pasque della sua vita pubblica, compie al Tempio di Gerusalemme, un gesto drammatico, solenne, simbolico e profetico. Il gesto di Gesù che scaccia dal Tempio i venditori di buoi, di pecore e di colombe, e rovescia i tavoli dei cambiavalute, assume un valore simbolico molto significativo, soprattutto se si tiene presente la profezia di Malachia, che parlava della venuta del Signore nel suo Tempio, per purificarlo, perché possa essere offerta al Signore “un’oblazione secondo giustizia”(Mal.3,3).

/ Gesù fa una sferza di cordicelle, evidentemente per scacciare gli animali. Solo Giovanni parla degli animali, per uno scopo preciso: basta con gli animali e con le vittime sostitutive; è Lui la “vittima” d’ora innanzi!

Il gesto di Gesù provoca la reazione dei giudei che chiedono un segno della sua autorità. Gesù allora preannuncia il più grande dei segni che si possa compiere, quello della sua morte-risurrezione:Distruggete questo Tempio e in tre giorni lo farò risorgere”. Era il Tempio del suo corpo. Gesù afferma che il Santuario in cui si incontra Dio, non è più il Tempio di Gerusalemme, ma il suo “corpo” risuscitato; è Gesù il vero Tempio di Dio. L’incomprensione tra i giudei e Gesù è totale. Gesù intende parlare del suo corpo che sarà distrutto, messo in croce dai suoi avversari, e i giudei invece si riferiscono al Tempio di pietra che si ergeva davanti ai loro occhi. Il “culto nuovo” non sarà più legato ad una costruzione di pietra, ma alla sua stessa persona.

/ Il Tempio era nell’AT. il luogo della presenza di Dio, il luogo ove Dio si rivelava ai figli d’Israele, riceveva la loro adorazione e ascoltava le loro suppliche. Era il luogo ove si sperimentava il perdono di Dio. Era così grande il valore simbolico del Tempio, che il profeta Ezechiele, nella sua visione della Gerusalemme rinnovata, descrive la salvezza ponendone il centro nel Tempio stesso. Dall’altare scaturiva una sorgente che usciva dal Tempio e si dirigeva verso il mar Morto, crescendo lungo il cammino, diventando un fiume e portando ovunque essa giungeva, la vita

(Ez.47,1-12).

/ Gesù è in tutta la sua realtà, il vero e l’unico Tempio di Dio. In Lui abita corporalmente tutta la pienezza della divinità(Col.2,9). Egli è la vera sorgente d’acqua viva che dona a quanti vanno da lui, lo Spirito Santo. Sulla Croce, morendo, Gesù dona il suo Spirito. Gesù si sostituisce così al Tempio di pietra fino all’obbedienza totale a Dio Padre, nel dono di sé.

Nel NT., il segno dell’Alleanza è il sangue di Cristo, non più degli agnelli. Per questo al centro dell’annuncio cristiano non sta più la liberazione dall’Egitto, ma il Cristo crocifisso. “Noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio”.(II Lettura).

Qui si tratta non solo dello scandalo di Dio che si fa uomo, ma addirittura lo scandalo di Dio che si fa uomo ucciso dagli uomini. Cristo scacciando i mercanti dal tempio, si presenta come nuova proposta di Dio per l’uomo, come il nuovo “Tempio” fondato sul suo “Corpo”. Gesù si presenta come il costruttore del Tempio nuovo e non come il distruttore del Tempio antico. L’opera di distruzione è dei giudei. Gli uomini disfano ciò che Dio ha fatto e Dio ricostruisce definitivamente.

/ Mentre si fa Quaresima è importante ricordare che Dio non fa mai la parte del distruttore. La sua parte è sempre la ricostruzione. Egli per cambiare, ricostruisce, solo gli uomini pensano che per cambiare si debba distruggere, senza chiedersi che cosa si debba poi costruire. Una follia distruggitrice che arriva all’autodistruzione.

/ S. Giovanni vuol dirci che Gesù è ora il nuovo Tempio di Dio: Dio si rivela nella carne di Cristo.

Il Tempio di Gesù è fatto non di pietre morte, ma vive. Il Tempio di Gesù è vivo quando un’assemblea cristiana è viva; il Tempio di Gesù vive quando uomini e donne lasciano che il fermento del Vangelo diventi operante nella loro vita, tramite la persona stessa del Risorto.

Ora questo Tempio va continuamente costruito attraverso l’incontro, la condivisione, la Parola di Dio e i gesti di carità. Prima di essere un edificio di pietre, è fatto di persone, e non è mai costruito una volta per sempre, perché Dio che lo abita non si lascia rinchiudere in esso. Amiamo il “corpo di Cristo”, sia eucaristico che ecclesiale.

/ Come l’episodio evangelico ci insegna, Gesù contesta anche gli uomini del nostro tempo, le nuove forme del mercanteggiare nel Tempio: il formalismo religioso e l’appartenenza anagrafica alla Chiesa che limita il rapporto con Dio di tanti cristiani(anonimi), in certe occasioni: Battesimi, Cresime, Prime Comunioni, Matrimoni, funerali, Natale e Pasqua.., cioè una pratica religiosa totalmente staccata dalla vita, una parentesi festiva, una maschera. E che dire poi del nome “cristiano” e l’incoerenza di una vita anti-cristiana che accetta l’aborto, il divorzio, la convivenza, la droga, i sistemi politici ed economici che opprimono i poveri, la libertà di fare ciò che si vuole, a dispetto dei Comandamenti di Dio e le Leggi della Chiesa, costruendosi una morale a nostro uso e consumo!Dovunque Dio muore nella coscienza della persona umana, lì segue inevitabilmente la morte dell’uomo stesso, che è immagine di Dio”(Giovanni Paolo II).

/ Dopo la morte di Gesù, quel ricordo di Gesù al Tempio, si trascolora e diventa la scoperta di Cristo, Tempio perfetto, in cui si adora il Padre in spirito e verità, senza più ormai aver bisogno della mediazione di quelle meravigliose pietre con le quali Erode aveva costruito il suo Tempio.

/ Rischiamo anche noi di essere “cacciati dal Tempio”, quando, per es. diciamo a Dio: io vengo a Messa la domenica, ma Tu assicurami un pezzo di paradiso! Compravendita in piena regola! Oppure ci ricordiamo di Dio solo nella malattia o quando vogliamo che un affare ci riesca bene! Una mentalità del genere, merita le “frustate” di Cristo.! Facciamo un po’ di pulizia nel nostro tempio; abbiamo bisogno di maggior coerenza cristiana.

Coerenza è quella virtù per cui “uno agisce come pensa e pensa come agisce”. La nostra fede va vissuta con maggior coraggio.

Ci aiuti la Vergine Santa, ad essere pure noi templi del Dio vivente.

In croce con Gesù nei poveri e i lontani crocifissi di oggi

 La quaresima è tempo di grazia e di conversione dinanzi al cammino di Gesù verso Gerusalemme. Anche noi come Istituti missionari in Italia e quindi come Chiesa tutta, unita a Papa Francesco, ci mettiamo in cammino verso Gerusalemme.

Nel nostro cammino incontriamo la samaritana, una donna semplice, certo malfamata, canzonata, però semplice e cosciente del suo ruolo di "impura" dinanzi ai compaesani, ma una persona in ricerca! (GV 4). Di samaritani ce ne sono tanti tra noi: " non cristiani" ufficialmente o di fatto, spesso poveri, come quella donna che va ad attingere al pozzo con la brocca e da sola ( è la sua condizione), esposta alla derisione dei passanti e compaesani.

Gesù si ferma al pozzo di Sicar, si siede senza preconcetti, e, come deve essere la Chiesa in uscita, si mette a chiacchierare con questa persona di cui ci dispiace non conoscerne il nome, ma che forse rappresenta le tante persone e la maggioranza sofferente dell'umanità. Il fatto che sia di un'altra religione, piena di sincretismo non interessa a  Gesù: a lui non crea nessun problema! Ciò che conta per primo è la vita, la felicità di questa sorella, con la quale si stabilisce un tenero e cordiale rapporto. Si parla di acqua che Gesù chiede un po' audacemente e che lei non rifiuta, ma si meraviglia. Si parla della promessa che Gesù le fa dell'acqua per la vita eterna, cioè del cambiamento totale e definitivo personale e sociale  che anche noi dovremmo offrire, la donna è contenta.

Dinanzi ai drammi personali e sociali di siccità spirituale, materiale, personale, comunitaria,  mondiale, siccità di giustizia, amore, pace, vita di sette miliardi di esseri umani, chi e cosa offriamo concretamente all’umanità crocifissa? Qual’è il nostro compito missionario?

 L'acqua del nostro battesimo è la vita che Gesù è venuto a portare, ed in abbondanza, per tutto il mondo ... Questa donna è aperta e disposta alla verità, ed è questo che conta.

Quanta gente che ci circonda cerca la verità, il senso e il diritto alla dignità e alla vita! Riconosce la profezia di Gesù e  domanda dove si deve adorare Dio, dov’è Dio? In  quale tempio?, Il Figlio dell'uomo e della donna risponde : “verrà un tempo in cui adorerete Dio... in spirito e verità”(GV 4, 23), non più nei templi, ma empaticamente nell'uomo e nella donna sofferenti, nell’esistenza e nella storia stessa! Allora le religioni tutte, compresa la nostra che ha la grande notizia dell'Emanuele Redentore, adoreranno Dio in spirito e verità, con lo stesso atteggiamento di ascolto e attenzione di Gesù alla "povera" con estrema semplicità. Lei intanto lascia la brocca e le sue sicurezze, e corre dai suoi compaesani per dire loro che ha trovato il Messia. È ricolma di gioia, finalmente qualcuno l’accoglie,  la conosce, la  libera, qualcuno che ama ogni persona senza distinzione di genere, qualcuno che predilige gli oppressi, le minoranze, gli immigrati, i piccoli e i poveri, come lei.

Ci mettiamo noi come la samaritana, disposti a denudare le nostre idolatrie del consumo, dell'economia del mercato, della speculazione finanziaria, della complicità col sistema, a cominciare e far scoppiare intorno la Vita Nuova? Di più: “ una Chiesa in uscita”: ci interessano i “compaesani”, i residenti di oggi, siano essi nati in Italia o da un'altra parte?

 Anche noi siamo missionarie/i peccatrici( tori), graziati da Gesù. Ci buttiamo a servire, ascoltare e annunciare con la testimonianza, la Parola e le opere, Gesù Cristo e il suo Regno?

Quella Carità di cui il Vangelo del mercoledì delle ceneri ci parla significa essenzialmente la discreta opera di liberazione degli oppressi, di amore politico, di costruzione della giustizia nella tenerezza verso gli immigrati, gli ultimi, i poveri, i feriti, i diseredati, senza discriminazioni di nessun genere. Il terrorismo, che ripudiamo veementemente, non ci esime dal perdono dei fanatici violenti e ci fa denunciare l’altro terrorismo, quello dei quindici bambini, che muoiono di fame in media al minuto; questo secondo infanticidio è a opera dei plurimiliardarii di dollari, che - forse - sono anche all’origine degli attentati stessi! Le violenze di piccole falangi estremiste non possono essere un pretesto per fare degli immigrasti il “capro espiatorio, come già sta avvenendo: gli immigrati sono “l’assetata del pozzo”, non il sinedrio uccisore!  La samaritana riparte dal pozzo lasciando la sua brocca ricolma della sua povertà e della vergogna che portava su di sé, ma anche delle tante ricchezze e capacità nascoste in lei nel profondo del suo cuore e correndo va, annuncia ed evangelizza! Da qui nasce il cambiamento.

Noi, in Italia, ricevuta l’acqua di Cristo, a chi la portiamo specificamente?  Evangelizziamo  da soli o insieme, come Chiesa, i samaritani di oggi?

Poi i “ samaritani” stessi crederanno ed diventeranno loro stessi artefici di evangelizzazione: la malfamata, ma sorprendente donna ha seminato! Ora le piantine crescono, è il Regno che cresce.

A volte non ci crediamo che tanti ultimi e lontani ci aspettano, vogliono incontrarci, parlarci...

Se abbiamo qualche successo missionario, accettiamo di scomparire come quest’amica o cerchiamo gli applausi, siamo autoreferenziali, personalisti, mediatici?

          Gesù dal canto suo ha a che fare con i discepoli. Pensiamo “ i discepoli”..., che son disturbati dal fatto che lui, il rabbi, stia parlando da solo con una donna,... E’ il verme dell’ ipocrisia, delle regole convenzionali  a cui Gesù ha anteposto la vita della persona!

Francesco, vescovo di Roma ci dice ciò che conta realmente per Gesù e per la Pace vera nel suo discorso del 1° gennaio : “ Non più schiavi ma fratelli”. Riguardo a questa icona della quaresima, ci ritornano in mente come conferma e deposito ispiratore tre eventi fondanti della chiesa missionaria italiana: il Convegno Missionario di Sacrofano (Rm) celebrato in novembre 2014, al quale tanti di noi erano presenti, il Convegno Missionario dei Giovani che si svolgera dal 30 aprile al 3 maggio di quest'anno ad Assisi e il Convegno Nazionale della Chiesa Italiana che celebreremo dal 9 al 13 novembre di quest'anno a Firenze.

 Il convegno di Sacrofano, “Va a Ninive, la grande città”  sancisce per "MISSIO" e per tutti noi che dovremmo avere le mani in pasta, l'urgenza di uscire e andare verso i  lontani, gli immigrati, i poveri, anzi stare tra i poveri, essere empatici, imparare da loro, imparare anche dalle altre religioni.

 Al convegno dei giovani (COMIGI), “Tre personaggi in cerca di amore” si rifletterà su tre figure giovannee che rispondono alla missione oltre i loro limiti, i nostri tanti limiti, sempre nell'ottica del cambiamento che Gesù viene a portare. Tommaso, che non crede in Gesù risorto se non quando vede, tocca e soprattutto accetta di mettersi in cordata con tutta la sua comunità; Maria Maddalena che ama perdutamente Gesù, lo cerca anche dopo la sua morte, dopo la scomparsa del suo Corpo e che, incontratolo risorto, con coraggio lo annuncia ai discepoli, ai fratelli e sorelle; e infine il discepolo amato, Giovanni stesso, che si lascia amare fino in fondo e diventa il testimone per l’Umanità intera! Da questo Convegno per i giovani chiaro è l’invito che ci viene fatto: andare alla gioventù che fa parte dei poveri di oggi e andare ai poveri tutti, come la samaritana per rifare con loro la società, trasformare le vecchie istituzioni, l'economia, il sociale, le culture, la vecchia politica, verso la fraternità universale.  

 Infine a novembre avremo il convegno della Chiesa italiana “In Cristo Gesù il Nuovo Umanesimo”. Ci auspichiamo che sia fedele a questo suo titolo e ci impegniamo perché in questo Convegno non si parli solo di sacramentalismo, ritualismo, dottrina, ma si vada al cuore del kerigma da annunciare e alle due leggi dell’Amore che lo riassumono: “l'amore di Dio e l'amore del prossimo". La preparazione a questo Convegno e la sua attuazione ci aiutino a guardare con più attenzione all’umanità di Gesù per farla diventare la nostra umanità; ci donino di mettere al centro Gesù Cristo, presente in ogni persona senza nessuna distinzione: in noi tutti, nei poveri, esclusi, oppressi … ma che si nasconde anche in fondo al cuore dei tanti che operano violenza e aspetta che siano aiutati a prenderne coscienza. Non dimentichiamo che anche in ognuno di noi c’è amore e violenza, mettiamoci davanti al Signore e supplicandolo di riconciliarci con noi stessi chiediamogli di essere Testimoni di un’umanità rinnovata e impregnata di Vangelo affinché nella nostra sequela di Cristo nasca una Cultura nuova capace di umanizzare ogni dimensione della nostra società e del mondo intero! Diamoci da fare perché questo nuovo umanesimo che ridona dignità raggiunga tutti, veramente tutti e in particolari i poveri che ne sono spogliati e privati … basti pensare alla “bomba della miseria provocata dall’Occidente ricco” che, per l’accumulo di pochi, uccide 15 bambini al minuto … anche a danno dei mussulmani! Non meravigliamoci quindi se aumentano le frange terroristiche e l’odio anche verso l’Occidente cristiano.

È il tempo in cui o la Chiesa esce e quindi "cresce" o si svuota sempre di più di senso e di gente, e soprattutto  di giovani. È arrivato il momento di lasciare le poche pecore che sono nell'ovile per soccorrere delicatamente e discretamente le tante che sono fuori e che con i nostri  tanti “ismi”  non convinciamo più.

I malcapitati e crocifissi per le strade italiane e del mondo sono tanti, troppi, come ai tempi di Gesù: quale in nostro atteggiamento? fuggiamo o li soccorriamo, gratuitamente, senza chiedere nulla in cambio, dando di più di ciò che  non osano neppure chiedere? Gesù Crocifisso lo troviamo e celebriamo in loro!

Ne abbiamo di cammino da fare in questa quaresima! Coraggio, sorelle e fratelli missionari in Italia, diamoci da fare: questa quaresima sia realmente il passaggio di e con Gesù Cristo e con la samaritana dalla Croce  alla Resurrezione. Buon cammino verso la Pasqua!

Noi crediamo in te, Signore Gesù,
presente nel Sacramento del tuo amore e,
davanti al tuo altare, ti ringraziamo e ti adoriamo.
Tu sei il nostro Salvatore e Maestro,
crocifisso per i nostri peccati e risuscitato per la potenza del Padre.
O Signore misericordioso, vieni e rimani in noi,
perdona i nostri peccati e donaci la pace.
Allontana dai nostri cuori ogni dubbio e ogni timore
e rinvigorisci in noi la fede nella tua passione e nella tua risurrezione,
così che, per la tua grazia, possiamo vivere intensamente il nostro impegno battesimale e
meritiamo di conseguire la vita eterna nel tuo regno.

 Dal Libro dell’Esodo (Es 16)

Tutta la comunità degli Israeliti arrivò al deserto di Sin, che si trova tra Elim e il Sinai, il quindici del secondo mese dopo la loro uscita dal paese d`Egitto. Nel deserto tutta la comunità degli Israeliti mormorò contro Mosè e contro Aronne. Gli Israeliti dissero loro: «Fossimo morti per mano del Signore nel paese d`Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne, mangiando pane a sazietà! Invece ci avete fatti uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine». Allora il Signore disse a Mosè: «Ecco, io sto per far piovere pane dal cielo per voi: il popolo uscirà a raccoglierne ogni giorno la razione di un giorno, perché io lo metta alla prova, per vedere se cammina secondo la mia legge o no. Ma il sesto giorno, quando prepareranno quello che dovranno portare a casa, sarà il doppio di ciò che raccoglieranno ogni altro giorno». Mosè e Aronne dissero a tutti gli Israeliti: «Questa sera saprete che il Signore vi ha fatti uscire dal paese d`Egitto; domani mattina vedrete la Gloria del Signore; poiché egli ha inteso le vostre mormorazioni contro di lui. Noi infatti che cosa siamo, perché mormoriate contro di noi?». Mosè disse: «Quando il Signore vi darà alla sera la carne da mangiare e alla mattina il pane a sazietà, sarà perché il Signore ha inteso le mormorazioni, con le quali mormorate contro di lui. Noi infatti che cosa siamo? Non contro di noi vanno le vostre mormorazioni, ma contro il Signore». Mosè disse ad Aronne: «Dà questo comando a tutta la  comunità degli Israeliti: Avvicinatevialla presenza del Signore, perché egli ha inteso le vostre mormorazioni!». Ora mentre Aronne parlava a tutta la comunità degli Israeliti, essi si voltarono verso il deserto: ed ecco la Gloria del Signore apparve nella nube. Il Signore disse a Mosè: «Ho inteso la mormorazione degli Israeliti. Parla loro così: Al tramonto mangerete carne e alla mattina vi sazierete di pane; saprete che io sono il Signore vostro Dio». Ora alla sera le quaglie salirono e coprirono l`accampamento; al mattino vi era uno strato di rugiada intorno all`accampamento. Poi lo strato di rugiada svanì ed ecco sulla superficie del deserto vi era una cosa minuta e granulosa, minuta come è la brina sulla terra. Gli Israeliti la videro e si dissero l`un l`altro: « Man hu: che cos`è?», perché non sapevano che cosa fosse. Mosè disse loro: «E' il pane che il Signore vi ha dato in cibo. Ecco che cosa comanda il Signore:!Raccoglietene quanto ciascuno può mangiarne, un omer a testa, secondo il numero delle persone con voi. Ne prenderete ciascuno per quelli della propria tenda».

 ll poema della Quaresima (D.M. Turoldo: il mistero del tempo)

Mi sembra di essere entrato in un mare di profondità senza misura, e di bellezza compatta e inesauribile. Mi riferisco al poema della Quaresima che la chiesa comincia a dispiegare quotidianamente nella sua liturgia, straripando poi nel tempo di Passione, per finire con la grande settimana in cui «tutto avrà compimento» e dalla quale uscirà una «nuova creazione». Settimana che sarà emblema per ogni tempo dell'anno: perché dopo, ogni domenica sarà sempre Pasqua; e ogni lunedì sarà un lunedì santo, in cui Dio per mezzo del Verbo continua a creare tutti questi beni e li santifica, dà loro la vita, li benedice per farcene dono; e ogni martedì sarà appunto un martedì santo; così per tutti gli altri giorni. Una settimana e un tempo che sarà il cardine del mondo anche fisico. Perché, secondo la liturgia, non è l'uomo che rotea intorno ai cieli, alle costellazioni; è il sole e sono le costellazioni e i cieli che roteano intorno all'uomo. Del resto, l'Uomo, il protagonista di questo poema, è Cristo, il Verbo per il quale «tutto è stato creato e niente di quanto esiste può esistere senza di lui» (Gv 1,3). La Quaresima si presenta come un poema finito, completo, come un cerchio di perfezione i cui confini sono la morte e la vita del mondo intero, dell'uomo singolo e di tutta l'umanità, della natura e della spannatura, del tempo e dell'eterno. Il ciclo prende l'avvio da una cospersione di cenere che ti cala sul capo ricordando che tu, uomo, chiunque tu sia, sei polvere e che in polvere ritornerai; e finisce con un grido di vittoria, inaudito prima dell'avventura del Cristo: Perché cercate tra i morti Colui che vide? Gesù, l'Uomo-Dio, è risorto e vi precede sulle vostre stesse strade» (cf. Lc –24,5-i); cioè finisce con il trionfo della vita sulla morte, con la frontiera della morte spezzata, spostato oltre la tomba il confine della vita. Nessuno vuole morire; perché siamo nati per la vita e non per la morte.

Preghiera Comune

Sospinti dalla parola di Dio, accosciamoci con cuore sincero al nostro salvatore Gesù Cristo e supplichiamolo che la nostra Quaresima sia un tempo di rinnovamento spirituale e di impegno cristiano. Diciamo insieme Ascoltaci, o Signore.

- Perché accogliamo con animo puro il richiamo divino alla penitenza e alla conversione, preghiamo.

- Perché la Quaresima confermi la nostra scelta fondamentale di adesione alla fede e alla parola di Dio, preghiamo.

- Perché, come Gesù, sappiamo essere fedeli a Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze, preghiamo.

- Perché Gesù, umile e presente nell'Eucaristia, ci insegni il vero spirito della penitenza quaresimale, preghiamo.

 O Dio, nostro Padre, con la celebrazione di questa Quaresima, segno sacramentale della nostra conversione, concedi a noi tuoi fedeli di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo e di testimoniarlo con una degna condotta di vita. Per Cristo nostro Signore.

 Preghiera della Didachè 

Ti ringraziamo, o Padre nostro, per la vita e la conoscenza
che ci hai rivelato
per mezzo di Gesù Cristo tuo servo.
A te la gloria nei secoli. Amen.

Come questo pane spezzato era sparso sui colli
e raccolto è diventato una cosa sola,
così si raccolga la tua Chiesa
dai confini della terra nel tuo regno;
perché tua è la gloria e la potenza
per mezzo di Gesù Cristo nei secoli. Amen.

Tu, Signore onnipotente,
hai creato tutte le cose a gloria del tuo nome
e hai dato ai figli degli uomini
un cibo e una bevanda perché ti lodino;
ma a noi hai fatto dono
di un cibo e di una bevanda spirituale
della vita eterna, per opera del tuo servo Gesù.
Ti ringraziamo perché sei potente.
A te la gloria nei secoli. Amen.

Ricordati, Signore, della tua Chiesa;
liberala da tutti i mali,
rendila perfetta nel tuo amore,
riuniscila dai quattro venti, santificata,
nel tuo regno che per lei hai preparato.
Perché tuo è il potere e la gloria nei secoli.

 

Amen.

 

“Lo Spirito sospinse Gesù nel deserto ed egli vi rimase quaranta giorni, tentato da satana”. Mc 1, 12-15

 Siamo entrati, ”sospinti” dallo Spirito, nel deserto quaresimale, e bisogna mettere in chiaro che si tratta di prepararsi alla Pasqua, che in linguaggio cristiano significa seguire Gesù sulla via della Croce, suprema tentazione e prova decisiva, per seguirlo fino alla gloria. Morte e risurrezione di Gesù sono la nostra “arca” in mezzo al diluvio delle tentazioni del mondo. Le acque del diluvio universale che spazzano via ogni cosa, è simbolo del Battesimo; e l’arca di Noè è simbolo della Chiesa in cui siamo riuniti e salvati. Però anche se siamo stati battezzati da piccoli, “cristiani non si nasce”, ma lo si diventa, mediante una scelta(conversione), libera e consapevole. Essere tentati e provati è necessario per la nostra conversione. Gesù ci ha preceduto in questa tentazione.

/ Pertanto la prima Domenica di Quaresima è sempre contrassegnata dalla tentazione di Gesù.

A differenza di Matteo e di Luca, che hanno una sceneggiatura colossale, con il monte, la città santa, e il pinnacolo del Tempio, Marco ci presenta una narrazione sobria e ridotta all’essenziale, con uno stile secco e semplificato, ma non per questo meno significativa.

/ Ora seguendo i 4 versetti del Vangelo di Marco, guardiamo Gesù: cosa ha fatto (tentato da satana), e che cosa ha detto (la sua prima predica).

Che cosa ha fatto Gesù: tentato da satana.

“Lo Spirito sospinse Gesù nel deserto, tentato da satana”. Tutta la vita di Gesù è sotto l’azione travolgente dello Spirito, come sarà pure la vita della Chiesa. Gesù ha voluto fare l’esperienza del suo popolo, che è l’esperienza di ogni uomo.

Deserto. Il deserto è il luogo della tentazione e della prova, è il luogo ove l’uomo vive in contatto con tanti problemi e difficoltà di tutti i giorni. Gesù ci andò dopo il battesimo: così per il cristiano; la sua vita è una lotta per diventare sempre più cristiano e seguace di Cristo!

/ Ora la prova che Gesù ha affrontato nel deserto, ce lo rende tanto vicino a noi, come il ricordo di un’ora terribile e decisa della sua vita. Tutta la vita di Gesù fu una tentazione continua, dal deserto fino alla passione e morte; e la scelta che Gesù fece nel deserto, è stata sempre coerente fino alla morte di Croce. Confidandosi poi con i suoi discepoli, Gesù ha voluto che la sua Chiesa non ignorasse nulla della sua prova, perché sapesse che in essa dovrà sempre essere coinvolta e nello stesso tempo fosse sicura che là dove “è passato” il Maestro, “passeranno” anche i discepoli.

In questo duplice significato del verbo “passare”, come prova e come vittoria, sta un po’ tutto il significato della Quaresima e della Pasqua cristiana.

Satana. Il deserto è il luogo ove satana attende Gesù. “Satana” è l’avversario di Gesù che lo tenterà per tutta la vita fino alla croce, anche attraverso altre persone: Pietro, Giuda, farisei, ecc.

E’ chiamato anche “diavolo” cioè colui che “divide”. Ora, Israele nel deserto era venuto meno alla prova, anzi aveva persino “tentato” Dio stesso(Es.17,2). Gesù, nuovo Israele, nel deserto affronta le medesime tentazioni; ha portato il peso della nostra carne; ha voluto rivivere alla propria maniera la prova che ogni uomo, iniziando da Adamo, Noè, Mosè, Elia.., hanno dovuto affrontare per entrare nella salvezza. Ma Marco non si sofferma sulle tentazioni di Gesù, a lui interessa soltanto la vittoria di Gesù su satana. Cristo accetta la prova e la vince. Non accetta la via del successo. Adamo cedette alla tentazione di “essere come Dio”, e fu sconfitto. Cristo sceglie di essere “servo di Dio”, obbediente fino alla morte di Croce, e vince.

“Egli vi rimase per quaranta giorni”. Quaranta è un numero simbolico nella Bibbia e vuol dire: tutto il tempo che occorre per fare bene una cosa; è un periodo di tempo di preparazione per un grande evento: fu così per il diluvio; i 40 anni degli israeliti nel deserto; il digiuno di Mosè, di Elia e di Gesù; il periodo quaresimale prima della Pasqua…

Ora questi 40 giorni per Gesù, sono il preludio della sua missione che culminerà nella sua Pasqua di morte e di risurrezione, l’evento salvifico per eccellenza.

“Stava con le fiere”. In Marco c’è un elemento che gli altri evangelisti non posseggono. L’elemento più curioso è quel “stava con le fiere”. Perché Gesù stava con le fiere? Marco vuole creare un volto ben diverso di Gesù, quello del nuovo Adamo nella pace del paradiso terrestre, che è in armonia, in pace con tutte le fiere, inaugurando il nuovo paradiso, il ristabilimento dell’armonia e della pace tra l’uomo e la natura, rotta con il peccato.

Gesù è il vincitore, il nuovo Adamo: ora tutta la creazione è così riconciliata(cfr. Is.11,6).

“E gli angeli lo servivano”. Questi “angeli” sottolineano la Provvidenza del Padre che assiste Gesù mentre si accinge a compiere la sua missione salvifica.

Questa è anche la protezione di Dio per coloro che si affidano al Signore.

Che cosa ha detto Gesù nella sua prima predica?

“Convertitevi e credete al Vangelo”. Questa è la prima predica di Gesù. Se vogliamo seguire Gesù, dobbiamo “convertirci”. Questa è la parola forte che viene scandita più volte durante la Quaresima. La “conversione è una rivoluzione contro se stessi, perché la radice di tutti i mali dell’uomo è la sua “libertà malata.”

La conversione deve sfociare nel riconciliarsi con Dio. Si tratta di cercare Dio, di accettare Dio nella nostra vita, di prendere sul serio il Vangelo di Gesù. Certo il messaggio di conversione urta contro la nostra sufficienza, orgoglio ed egoismo, ma non sarà possibile realizzare un cambiamento nella nostra vita, se non accettiamo di fidarci di Dio e della sua Parola.

/ Per questo la Chiesa ci fa riflettere sulla duplice dimensione della quaresima:

La dimensione penitenziale: cioè la continua conversione e verifica evangelica nella nostra vita.

La dimensione battesimale: cioè rivivere ed approfondire le tappe del cammino di fede che abbiamo intrapreso col Sacramento del Battesimo.

/ La campana che oggi suona per chiamarci alla conversione, domani suonerà per chiamare altri alla nostra dipartita da questo mondo! Non avvenga che il giorno della morte ci sorprenda all’improvviso, perché non avremo più il tempo per fare un’altra Quaresima!..

Cristo viene con noi nel deserto per lottare contro il male che è dentro di noi; è morto per i nostri peccati, per ricondurci a Dio, cioè per rendere possibile la nostra conversione, condizione indispensabile per operare il nostro passaggio dalla morte del peccato alla vita della grazia.

Messaggio per la Quaresima 2015

  • Nov 13, 2019
  • Pubblicato in Notizie

Rinfrancate i vostri cuori (Gc 5,8)

Cari fratelli e sorelle,

la Quaresima è un tempo di rinnovamento per la Chiesa, le comunità e i singoli fedeli. Soprattutto però è un “tempo di grazia” (2 Cor 6,2). Dio non ci chiede nulla che prima non ci abbia donato: “Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo” (1 Gv 4,19). Lui non è indifferente a noi. Ognuno di noi gli sta a cuore, ci conosce per nome, ci cura e ci cerca quando lo lasciamo. Ciascuno di noi gli interessa; il suo amore gli impedisce di essere indifferente a quello che ci accade. Però succede che quando noi stiamo bene e ci sentiamo comodi, certamente ci dimentichiamo degli altri (cosa che Dio Padre non fa mai), non ci interessano i loro problemi, le loro sofferenze e le ingiustizie che subiscono… allora il nostro cuore cade nell’indifferenza: mentre io sto relativamente bene e comodo, mi dimentico di quelli che non stanno bene. Questa attitudine egoistica, di indifferenza, ha preso oggi una dimensione mondiale, a tal punto che possiamo parlare di una globalizzazione dell’indifferenza. Si tratta di un disagio che, come cristiani, dobbiamo affrontare.

Quando il popolo di Dio si converte al suo amore, trova le risposte a quelle domande che continuamente la storia gli pone. Una delle sfide più urgenti sulla quale voglio soffermarmi in questo Messaggio è quella della globalizzazione dell’indifferenza.

L’indifferenza verso il prossimo e verso Dio è una reale tentazione anche per noi cristiani. Abbiamo perciò bisogno di sentire in ogni Quaresima il grido dei profeti che alzano la voce e ci svegliano.

Dio non è indifferente al mondo, ma lo ama fino a dare il suo Figlio per la salvezza di ogni uomo. Nell’incarnazione, nella vita terrena, nella morte e risurrezione del Figlio di Dio, si apre definitivamente la porta tra Dio e uomo, tra cielo e terra. E la Chiesa è come la mano che tiene aperta questa porta mediante la proclamazione della Parola, la celebrazione dei Sacramenti, la testimonianza della fede che si rende efficace nella carità (cfr Gal 5,6). Tuttavia, il mondo tende a chiudersi in se stesso e a chiudere quella porta attraverso la quale Dio entra nel mondo e il mondo in Lui. Così la mano, che è la Chiesa, non deve mai sorprendersi se viene respinta, schiacciata e ferita.

Il popolo di Dio ha perciò bisogno di rinnovamento, per non diventare indifferente e per non chiudersi in se stesso. Vorrei proporvi tre passi da meditare per questo rinnovamento.

  1. “Se un membro soffre, tutte le membra soffrono” (1 Cor 12,26) – La Chiesa

La carità di Dio che rompe quella mortale chiusura in se stessi che è l’indifferenza, ci viene offerta dalla Chiesa con il suo insegnamento e, soprattutto, con la sua testimonianza. Si può però testimoniare solo qualcosa che prima abbiamo sperimentato. Il cristiano è colui che permette a Dio di rivestirlo della sua bontà e misericordia, di rivestirlo di Cristo, per diventare come Lui, servo di Dio e degli uomini. Ce lo ricorda bene la liturgia del Giovedì Santo con il rito della lavanda dei piedi. Pietro non voleva che Gesù gli lavasse i piedi, ma poi ha capito che Gesù non vuole essere solo un esempio per come dobbiamo lavarci i piedi gli uni gli altri. Questo servizio può farlo solo chi prima si è lasciato lavare i piedi da Cristo. Solo questi ha “parte” con lui (Gv 13,8) e così può servire l’uomo.

La Quaresima è un tempo propizio per lasciarci servire da Cristo e così diventare come Lui. Ciò avviene quando ascoltiamo la Parola di Dio e quando riceviamo i sacramenti, in particolare l’Eucaristia. In essa diventiamo ciò che riceviamo: il corpo di Cristo. In questo corpo quell’indifferenza che sembra prendere così spesso il potere sui nostri cuori, non trova posto. Poiché chi è di Cristo appartiene ad un solo corpo e in Lui non si è indifferenti l’uno all’altro. “Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui” (1 Cor 12,26).

La Chiesa è communio sanctorum perché vi partecipano i santi, ma anche perché è comunione di cose sante: l’amore di Dio rivelatoci in Cristo e tutti i suoi doni. Tra essi c’è anche la risposta di quanti si lasciano raggiungere da tale amore. In questa comunione dei santi e in questa partecipazione alle cose sante nessuno possiede solo per sé, ma quanto ha è per tutti. E poiché siamo legati in Dio, possiamo fare qualcosa anche per i lontani, per coloro che con le nostre sole forze non potremmo mai raggiungere, perché con loro e per loro preghiamo Dio affinché ci apriamo tutti alla sua opera di salvezza.

  1. “Dov’è tuo fratello?” (Gen 4,9) – Le parrocchie e le comunità

Quanto detto per la Chiesa universale è necessario tradurlo nella vita delle parrocchie e comunità. Si riesce in tali realtà ecclesiali a sperimentare di far parte di un solo corpo? Un corpo che insieme riceve e condivide quanto Dio vuole donare? Un corpo, che conosce e si prende cura dei suoi membri più deboli, poveri e piccoli? O ci rifugiamo in un amore universale che si impegna lontano nel mondo, ma dimentica il Lazzaro seduto davanti alla propria porta chiusa ? (cfr Lc 16,19–31).

Per ricevere e far fruttificare pienamente quanto Dio ci dà vanno superati i confini della Chiesa visibile in due direzioni.

In primo luogo, unendoci alla Chiesa del cielo nella preghiera. Quando la Chiesa terrena prega, si instaura una comunione di reciproco servizio e di bene che giunge fino al cospetto di Dio. Con i santi che hanno trovato la loro pienezza in Dio, formiamo parte di quella comunione nella quale l’indifferenza è vinta dall’amore. La Chiesa del cielo non è trionfante perché ha voltato le spalle alle sofferenze del mondo e gode da sola. Piuttosto, i santi possono già contemplare e gioire del fatto che, con la morte e la resurrezione di Gesù, hanno vinto definitivamente l’indifferenza, la durezza di cuore e l’odio. Finché questa vittoria dell’amore non compenetra tutto il mondo, i santi camminano con noi ancora pellegrini. Santa Teresa di Lisieux, dottore della Chiesa, scriveva convinta che la gioia nel cielo per la vittoria dell’amore crocifisso non è piena finché anche un solo uomo sulla terra soffre e geme: “Conto molto di non restare inattiva in cielo, il mio desiderio è di lavorare ancora per la Chiesa e per le anime” (Lettera 254 del 14 luglio 1897).

Anche noi partecipiamo dei meriti e della gioia dei santi ed essi partecipano alla nostra lotta e al nostro desiderio di pace e di riconciliazione. La loro gioia per la vittoria di Cristo risorto è per noi motivo di forza per superare tante forme d’indifferenza e di durezza di cuore.

D’altra parte, ogni comunità cristiana è chiamata a varcare la soglia che la pone in relazione con la società che la circonda, con i poveri e i lontani. La Chiesa per sua natura è missionaria, non ripiegata su se stessa, ma mandata a tutti gli uomini.

Questa missione è la paziente testimonianza di Colui che vuole portare al Padre tutta la realtà ed ogni uomo. La missione è ciò che l’amore non può tacere. La Chiesa segue Gesù Cristo sulla strada che la conduce ad ogni uomo, fino ai confini della terra (cfr At1,8). Così possiamo vedere nel nostro prossimo il fratello e la sorella per i quali Cristo è morto ed è risorto. Quanto abbiamo ricevuto, lo abbiamo ricevuto anche per loro. E parimenti, quanto questi fratelli possiedono è un dono per la Chiesa e per l’umanità intera.

Cari fratelli e sorelle, quanto desidero che i luoghi in cui si manifesta la Chiesa, le nostre parrocchie e le nostre comunità in particolare, diventino delle isole di misericordia in mezzo al mare dell’indifferenza!

  1. “Rinfrancate i vostri cuori !” (Gc 5,8) – Il singolo fedele

Anche come singoli abbiamo la tentazione dell’indifferenza. Siamo saturi di notizie e immagini sconvolgenti che ci narrano la sofferenza umana e sentiamo nel medesimo tempo tutta la nostra incapacità ad intervenire. Che cosa fare per non lasciarci assorbire da questa spirale di spavento e di impotenza?

In primo luogo, possiamo pregare nella comunione della Chiesa terrena e celeste. Non trascuriamo la forza della preghiera di tanti! L’iniziativa 24 ore per il Signore, che auspico si celebri in tutta la Chiesa, anche a livello diocesano, nei giorni 13 e 14 marzo, vuole dare espressione a questa necessità della preghiera.

In secondo luogo, possiamo aiutare con gesti di carità, raggiungendo sia i vicini che i lontani, grazie ai tanti organismi di carità della Chiesa. La Quaresima è un tempo propizio per mostrare questo interesse all’altro con un segno, anche piccolo, ma concreto, della nostra partecipazione alla comune umanità.

E in terzo luogo, la sofferenza dell’altro costituisce un richiamo alla conversione, perché il bisogno del fratello mi ricorda la fragilità della mia vita, la mia dipendenza da Dio e dai fratelli. Se umilmente chiediamo la grazia di Dio e accettiamo i limiti delle nostre possibilità, allora confideremo nelle infinite possibilità che ha in serbo l’amore di Dio. E potremo resistere alla tentazione diabolica che ci fa credere di poter salvarci e salvare il mondo da soli.

Per superare l’indifferenza e le nostre pretese di onnipotenza, vorrei chiedere a tutti di vivere questo tempo di Quaresima come un percorso di formazione del cuore, come ebbe a dire Benedetto XVI (Lett. enc. Deus caritas est, 31). Avere un cuore misericordioso non significa avere un cuore debole. Chi vuole essere misericordioso ha bisogno di un cuore forte, saldo, chiuso al tentatore, ma aperto a Dio. Un cuore che si lasci compenetrare dallo Spirito e portare sulle strade dell’amore che conducono ai fratelli e alle sorelle. In fondo, un cuore povero, che conosce cioè le proprie povertà e si spende per l’altro.

Per questo, cari fratelli e sorelle, desidero pregare con voi Cristo in questa Quaresima: “Fac cor nostrum secundum cor tuum”: “Rendi il nostro cuore simile al tuo” (Supplica dalle Litanie al Sacro Cuore di Gesù). Allora avremo un cuore forte e misericordioso, vigile e generoso, che non si lascia chiudere in se stesso e non cade nella vertigine della globalizzazione dell’indifferenza.

Con questo auspicio, assicuro la mia preghiera affinché ogni credente e ogni comunità ecclesiale percorra con frutto l’itinerario quaresimale, e vi chiedo di pregare per me. Che il Signore vi benedica e la Madonna vi custodisca.

Festa di San Francesco d’Assisi

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