Jan 19, 2020 Last Updated 8:58 AM, Jan 16, 2020

Quando Dio si fa largo nella riserva

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Quando parliamo delle riserve dei nativi americani corriamo il rischio di partire solo dall’arco e dalle frecce che abbiamo visto sul grande schermo. Hollywood ha “dipinto” gli indiani, ma non è riuscito a descrivere in maniera oggettiva la distruzione dell’identità culturale perpetrata dalla società, oggi ancora più accentuata dalla diffusione della droga, dell’alcolismo e del gioco d’azzardo.

Quattro missionarie della Consolata, a circa 50 km a sud-est di Phoenix, sono impegnate nell’accompagnamento delle minoranze nella riserva indiana di Gila River. Prima si occupavano principalmente degli afro-americani e degli ispanici, da questa estate il loro raggio di azione si è allargato alla riserva. «Servire la popolazione nativa è una risposta – racconta suor Riccardina Silvestri, da 36 anni in missione negli Stati Uniti – alle nostre scelte prioritarie. I nativi americani sono l’etnia più dimenticata, sembra quasi che non esistano. La loro è una storia di oppressioni e soprusi nei confronti di una cultura e di un’identità».

La Gila River Community riunisce circa 20mila persone, prevalentemente Pima e Maricopa, che hanno accolto bene le suore arrivate nell’agosto 2014. Concretamente le religiose cercano di «conoscere la cultura e di incontrare la comunità attraverso la catechesi e il contatto personale. Il nostro carisma di consolazione è una sfaccettatura dell’evangelizzazione. E questa costituisce il motivo della nostra presenza». Si inseriscono in un contesto religioso molto ibrido, dove la forte percentuale di assenteismo e di indifferenza si accompagna a «una mistura di pratiche tradizionali e cristiane (presbiteriani, battisti e cattolici)». Non è facile servire una minoranza che si è sempre sentita discriminata e che, oggi, deve fare i conti con i frutti negativi della modernità: l’alcolismo, la droga, lo sgretolamento della famiglia, le gang… senza citare l’altissima percentuale di diabete che è causa dell’alta mortalità a tutte le età. Non dobbiamo, quindi, pensare alla riserva come a uno spazio chiuso e distaccato dal mondo. «Accedono liberamente ai supermercati, alle attività sportive e ai programmi educativi». Ma non sono facilmente accettati. La popolazione «esibisce due attitudini: da un lato li ignora, dall’altro li osserva con circospezione». Non mancano, comunque, gli strumenti di relazione con l’esterno, a partire dal web. «Qui come in qualsiasi altro posto troviamo l’i-phone, il tablet e i giochi elettronici. Sono a portata di mano e incidono sul rilevante calo morale».

L’accesso al mercato del lavoro è, comunque, un problema, anche se il governo tribale offre dei posti nel sistema pubblico (ospedale, casa di riposo, scuole…). È forte anche la presenza delle fattorie, il cui successo è garantito dalla rete di canali che facilitano l’irrigazione. Molti sono impegnati nella gestione di tre casinò-sale da gioco, che «rappresentano una delle principali fonti di impiego e di guadagno». I giovani, forse, vivono la situazione peggiore, stretti tra la morsa della tradizione che non sempre comprendono fino in fondo e il desiderio di uscire. Del resto «le prospettive di lavoro sono scarsissime: solo una bassissima percentuale raggiunge il livello universitario. È allarmante il ricorso al suicidio tra i giovani. Le gang offrono loro un senso di appartenenza e un diversivo» rispetto alla solitudine e alla sensazione di smarrimento.

 In tutto questo, la sfida di suor Riccardina e delle sue sorelle è quella di portare una parola diversa, capace di incidere positivamente nella quotidianità. «La Chiesa può dare la speranza che nasce dal messaggio di Gesù. Come? Ristorando la loro identità così preziosa ma deturpata da secoli di umiliazioni e oppressioni». Un’identità messa a dura prova anche da quei «decreti che avevano come unico scopo la distruzione della loro cultura». E così, nella semplicità, le suore della Consolata offrono la loro presenza, che, da sola, esprime «apprezzamento per la cultura tradizionale, rispetto per la persona e per l’ambiente».

 Fonte: www.vaticaninsider.it

Ultima modifica il Domenica, 01 Marzo 2015 17:04
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