Dec 01, 2021 Last Updated 1:57 PM, Nov 30, 2021

L’impegno di mantenere la speranza e costruire il futuro

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“L’Etiopia oggi si trova ad un bivio cruciale e non sappiamo quale direzione prenderà”. L’affirmazione è del Vescovo di Meki, Mons. Abraham Desta, che si trova a Roma per alcuni impegni ed ospite nella Casa Generalizia IMC. In intervistato il Vescovo ci parla della situazione del suo paese, martoriato da un conflitto che dura da più di un anno e del ruolo che la chiesa potrebbe avere per restituire speranza e futuro alla popolazione. 

Lavorare e pregare insieme per la pace

Preoccupato, il Papa Francesco, dopo l'Angelus di Domenica 7 novembre, ha nuovamente ricordato le sofferenze dell'Etiopia e ha pregato “per quelle popolazioni così duramente provate” e per la pace, “affinché prevalgano la concordia fraterna e la via pacifica del dialogo”.

In questo senso, Mons. Abraham valuta che “l’Etiopia oggi si trova ad un bivio cruciale e non sappiamo quale direzione prenderà. È un momento molto delicato in cui dobbiamo pregare molto, per la gente, per coloro che soffrono, per chi sta morendo. Non voglio puntare il dito contro nessuno, ma in questo momento, non stiamo andando nella giusta direzione. La gente ha bisogno di sedersi e dialogare, nessuno dovrebbe essere lasciato fuori in questo processo, nessuno dovrebbe essere perseguitato. “Non andiamo da nessuna parte accusandoci a vicenda”, osserva il responsabile della Chiesa local di Meki dal 2003.

Etiopia è un paese di 115 milioni di abitanti con un grande patrimonio culturale che si esprime in più di 80 lingue. Il Vescovo sottolinea questa ricchezza e la capacità che hanno di vivere in armonia. “Ora, non saprei spiegare cosa è andato storto, ma c'è qualcosa di sbagliato nel nostro paese e in tutto quello che sta succedendo attualmente. Le persone che sono implicate devono sapersi fermare per analizzare il passato, vedere il presente e pensare al futuro: per arrivare alla pace  e alla concordia che chiede il Papa dobbiamo impegnarci in questo cammino. Non dobbiamo accusare più nessuno. Faccio fatica a capire completamente tutto quel che succede, ma è un fatto che il popolo sta soffrendo in tutti gli angoli del paese”.

Per questo Mons. Abraham insiste sul dialogo e sulla preghiera perché “la gente abbia buon senso e fede in Dio, sia capace di dire basta a tanta sofferenza e si senta disposta a sedersi e dialogare, si impegni nella ricostruzione del paese convinta che per farlo dobbiamo prenderci cura gli uni degli altri”, spiega il vescovo etiope e avverte: “Se non siamo disposti a fermarci e a pensare prima di parlare o intraprendere qualsiasi azione potremmo correre il rischio di prendere la strada sbagliata in questo bivio così fondamentale della nostra storia”. 

Mons. Abraham ricorda che oggi, più che prima, la Chiesa Cattolica ha il dovere e la responsabilità di proclamare il Vangelo della pace, deve essere un segno profetico e impegnarsi ad unire le parti in conflitto. “Come Conferenza Episcopale, ricordiamo a noi stessi che siamo a favore della giustizia e la pace, e come leader spirituali non possiamo implicarci in affari politici, e invece dobbiamo essere neutrali per poter dialogare con tutti e fare del nostro meglio per avvicinare le parti in conflitto”.

Nato nel 1951 a Sebeya, regione del Tigrè, nel nord dell'Etiopia, Mons. Abraham si è formato nel seminario di Adigrat con i Missionari di Africa (Padri Bianchi), è stato ordinato sacerdote nel 1980 e ha continuato gli studi prima in Irlanda e poi a Londra con i Gesuiti. Ha ottenuto la licenza in teologia dogmatica e diplomi in sviluppo comunitario e teologia pastorale. Quando tornò in Etiopia nel 1985 erano anni di grande carestia e guerra civile. Fu rettore del seminario minore di Adigrat, segretario del Vescovo e responsabile della pastorale, poi cancelliere e direttore del Segretariato della diocesi. Nel 2003 viene nominato Vescovo di Meki. 

Rimanere sempre vicini alla gente

Questo è il suo primo viaggio all'estero da quando è scoppiata la pandemia di Covid-19. “In questo tempo abbiamo perso molti amici e missionari che ci erano molto cari, in particolare voglio ricordare il Padre Paolo Angheben, che era un grande missionario della Consolata, un uomo di fede e di preghiera che ha lavorato con noi per molti anni specialmente nel Vicariato di Meki ed è stato una delle vittime di Covid-19. Sicuramente sta pregando per noi in cielo”, dice Mons. Abraham. 

“Durante la pandemia - continua il Vescovo - siamo stati collegati con i nostri partner internazionali e il governo e abbiamo distribuito cibo e materiale sanitario ai bisognosi,  diffuso informazioni a tutte le comunità, le parrocchie e le scuole cercando di avvertire dei pericoli della malattia. Abbiamo cercato di essere molto vicini alla gente così come abbiamo sempre cercato di fare quando abbiamo dovuto affrontare inondazioni, siccità e carestie”. 

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L'azione della Chiesa include a tutti

Il paese di Meki è situato circa 130 km a sud di Addis Abeba. La Chiesa Cattolica in Etiopia utilizza due riti, quello latino e quello etiope, e lavora in armonia. Nel Vicariato la metà della popolazione è cristiana, e i cattolici sono circa 37.000. “Ma l'evangelizzazione, che include la pastorale e il lavoro sociale, si rivolge a tutta la popolazione”, sottolinea Mons. Abraham.

La Chiesa di Meki si è sempre impegnata pastoralmente ma anche socialmente “nell'area sociale -precisa Mons. Abraham- abbiamo progetti di educazione, di salute per bambini e donne, di sviluppo dell’agricoltura, sicurezza alimentare e banche di cereali”. Per sostenere tutti i progetti il Vicariato ha l'appoggio di Caritas Internazionale, e quelle nazionali dell'Austria, della Germania, dell’Italia e della Spagna. Altre fondazioni che sostengono il nostro impegno sono Manos Unidas e Catholic Relief Services.

“Evidentemente la pastorale è comunque la nostra priorità perché attraverso di essa noi realizziamo il lavoro sociale che è sempre integrato nell'evangelizzazione, come ci insegna il Vangelo: ‘Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza’” (Gv 10,10), chiarisce Mons. Abraham e sottolinea: “Questo che si propone è un progetto di sviluppo umano integrale: ogni persona ha bisogno, sia nel campo spirituale come nel campo materiale, sono cose che non possiamo separare”. Per quello nella diocesi l’Ufficio di Sviluppo e l’Ufficio di Pastorale lavorano insieme. 

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100 anni di presenza di IMC in Etiopia nel 2016. Messa presieduta dal Cardinale di Addis Abeba, Mons. Souraphiel Berhaneyesus e da Mons. Abraham Desta, Vescovo di Meki. Foto: Archivio IMC

Il personale disponibile

Per quanto riguarda il personale, il Vicariato di Meki conta con 21 sacerdoti diocesani, accompagnati da  missionari e missionarie di 8 congregazioni tra le quali anche i Missionari della Consolata. I seminaristi in teologia e filosofia sono 6, e altri 16 sono nel liceo. Nel campo pastorale il Vicariato è organizzato in quattro zone con i loro rispettivi coordinatori.

Il Vicariato ha 35 scuole elementari e quattro superiori. Nelle diverse parrocchie ci sono 78 catechisti a tempo pieno e centinaia di volontari. Il loro lavoro di evangelizzazione e promozione umana è sostenuto da un Centro di Formazione per catechisti e animatori. Accompagnano i progetti un migliaio di lavoratori assunti secondo le leggi del paese. Quando il progetto finisce, finisce anche il contratto.

“Nel corso degli anni, i sacerdoti, i missionari e i religiosi della Consolata che hanno lavorato nel Vicariato hanno seminato molto ed anche irrigato le piante che sono cresciute - ci ricorda Mons. Abraham - e noi continuiamo a curare ciò che è stato seminato”. Anche oggi continuano a lavorare in zone difficili come per esempio nella missione di Weragu e Gambo e “voglio approfittare dell’occasione per ringraziare per il lavoro che hanno fatto e continuano a fare”.

Il Vescovo ricorda con molto affetto e stima, il P. Giovanni Monti, IMC (1933-2018). Abba Monti, come era conosciuto, ha lavorato nel Vicariato di Meki per molti anni e in varie servizi come, Segretario Generale dell'Ufficio di Sviluppo, Amministratore (2002) e Vicario Generale. “Abba Monti è ricordato da tutti come un uomo di Dio che ha dedicato la sua vita alla preghiera, all’amore per la Chiesa e per il popolo”, sottolinea. “Era un missionario umile e dedicato che anche in tempo di malattia e di sofferenza, perseverava e sopportava senza lamentarsi. Dopo quasi quattro anni della sua morte, i ricordi della sua vita santa e del suo entusiasmo missionario nel difficile contesto di Meki sono una costante ispirazione per molti che si sentono sicuri del suo amore e delle sue preghiere dal cielo”, testimonia il Vescovo.

Oggi lavorano in Etiopia otto missionarie ed una ventina di missionari della Consolata e sono ad Addis Abeba, nel Vicariato di Meki e nel Vicariato di Nekemte.

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Padres Giovanni Monti, Mons. Abraham Desta e Padre Ugo Pozzoli. Foto: Archivio IMC

Le sfide nell'evangelizzazione

Mons. Abraham indica le tre maggiori sfide per l’evangelizzazione: la mancanza di personale missionario, le risorse materiali per i progetti e le tensioni nella società. “Noi cerchiamo di mantenere il dialogo con la gente anche con chi pensa diversamente. Abbiamo un ufficio di Giustizia e Pace dove organizziamo riunioni dei leader religiosi per dialogare e promuovere la pace”. 

Il Vescovo fa notare un altro criterio nel lavoro di riconciliazione: “nessuno deve essere escluso. Tutta la società e i gruppi etnici, cristiani e non cristiani, dovrebbero essere presenti per un dialogo di pace. Prendiamo questa responsabilità molto seriamente assicurandoci di non stare solo al lato dei cattolici ma con tutta la popolazione. Questo è molto apprezzato dalla gente”. 

Ci sarà sempre speranza

Il Vescovo di Meki manifesta la sua profonda speranza cristiana: “siamo gente di speranza e non possiamo chiudere la porta alla speranza. Se collaboriamo ci sarà speranza; se invece rimaniamo sordi e ciechi possiamo perderla. Teniamo allora gli occhi e le orecchie bene aperti e apriamo la bocca solo per dire con verità ciò che è necessario dire. Sono convinto che Dio ci guiderà in modo provvidenziale ma per questo dobbiamo pregare, credere e fidarci di Lui ed Egli guiderà la sua chiesa e i responsabili politici”, conclude Mons. Abraham. 

* Padre Jaime C. Patias, IMC, è Consigliere Generale per America.

In inglese

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Foto Achivio IMC

Ultima modifica il Giovedì, 25 Novembre 2021 13:05
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