Stampa questa pagina

I frutti delle spiritualità di Giuseppe Allamano

Il santuario della Consolata Il santuario della Consolata
Letto 319 volte
Vota questo articolo
(0 Voti)

Nella sua prima lettera ai Corinzi San Paolo scrive: “vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti” (1 Cor 12,4-6). Questi versetti dalla lettera ai Corinzi sostengono il fatto che si possa parlere di frutti e di spiritualità al plurale, e non al singolare, in Giuseppe Allamano.  San Paolo afferma che ci sono molti doni diversi, ma sempre lo stesso Spirito, quindi una stessa persona animata dallo Spirito può vivere la spiritualità in molti modi, producendo molte spiritualità, che si traducono in frutti diversi. Vediamo alcuni dei frutti che le spiritualità di Giuseppe Allamano hanno prodotto anche oltre i confini della vita religiosa missionaria.

1. La formazione e la direzione spirituale di sacerdoti

Le parole pronunciate dall'arcivescovo Lorenzo durante l'ordinazione sacerdotale di Giuseppe Allamano non solo sono entrate nella sua anima e nella sua mente, ma hanno anche costruito una casa permanente in essa. Nel suo sermone, l'arcivescovo disse: “dedicatevi a Dio, a lavorare e a soffrire per la sua gloria e per la salvezza del vostro prossimo. Vi aspettano grandi sacrifici, ma con l'aiuto di Dio li supererete. E quale consolazione potete aspettarvi? Abbiate fede e siate generosi con il Signore; ora date solo un posto d'onore al duro lavoro; non pensate che questo sia il momento di riposare, il nostro riposo sarà in cielo”. La realtà di queste parole dell'Arcivescovo si riflette perfettamente nella vita del Beato Allamano e spicca come uno dei principali frutti della spiritualità il suo impegno nella formazione e nella direzione spirituale.

Il primo incarico che Giuseppe Allamano ricevette subito dopo la sua ordinazione sacerdotale fu quello di tornare in seminario come primo assistente o prefetto, quindi con il lavoro di seguire individualmente gli studenti di teologia, nei loro studi e nelle loro altre attività, intervenendo anche per correggere errori e negligenze. La seconda nomina arrivò poco dopo la prima, quasi completandola, quando Giuseppe Allamano fu nominato direttore spirituale nel seminario. Igino Tubaldo riassume così la sua personalità: "Era molto dedito a tutto ciò che poteva servire a formare lo spirito degli studenti secondo le regole stabilite da Gesù Cristo e dalla Chiesa per i suoi ministri... per abituarli a giudicare tutto alla luce della fede, per mantenere l'unione con Dio ed essere pieni dello spirito di preghiera".

Queste caratteristiche così spiccate dell’Allamano, che si è distinto come maestro di formazione e direzione spirituale, sono certamente frutti della sua spiritualità, e lui le ha condivise con diversi studenti che sono stati posti sotto la sua cura. 
Domenico Agasso afferma che il suo stile è visibile perfino nella lettura di alcuni degli "avvisi" con cui Giuseppe Allamano richiamava l'attenzione degli studenti, come dovevano prestare attenzione durante le prediche o condividere con fede le preghiere in cappella o a Messa. I sacerdoti che ha formato sono uno dei frutti della spiritualità dell'Allamano e in loro si vede la nobiltà e la responsabilità con cui valutava l'idoneità di ognuno al sacerdozio.

2. L'accompagnamento spirituale dei laici

Nei dialoghi con i suoi missionari (1916), l'Allamano ricordava un fatto accaduto nel 1881: una donna di Loranzè, diocesi di Ivrea, fu inviata alla Consolata dal suo vescovo nella speranza di vederla liberata da una "ossessione diabolica". All'Allamano fu chiesto di andare ad esorcizzarla per ordine dell'arcivescovo Gastaldi. Prendendo la medaglia della Consolata, l'Allamano la mise contro la bocca e disse: "Riconosci il tuo amante!”. Questa signora guarì e ogni anno faceva un pellegrinaggio alla Consolata per ringraziare la Madonna. Anche questa guarigione è un frutto della spiritualità dell'Allamano che cercava l'incontro con persone che erano spiritualmente tormentate in vari modi. Giuseppe Allamano fu anche rettore del Santuario di Sant'Ignazio sulle colline di Lanzo Torinese: con la sua presenza questo santuario divenne una casa di ritiro di "prima classe".  "Non c'era mai una stanza vuota".

3. La causa di beatificazione di Giuseppe Cafasso

Con rispetto a tutto il processo di beatificazione di Giuseppe Cafasso, l'Allamano diceva: “Non avrei mai fatto tutto questo se fosse stato solo perché don Cafasso faceva parte della mia famiglia. Invece posso dire onestamente che ho introdotto questa causa, non per motivi di affetto o di relazione, ma per il bene che può venire dall'esaltazione di questo santo sacerdote".

La Chiesa è immensamente grata all'Allamano, poiché è solo a lui che si deve la beatificazione di don Cafasso. Infatti, questa era l'opinione del cardinale Carlo Salotti, che aveva conosciuto tutto il processo. In risposta a ciò, l'Allamano ha ammesso che, in alcune notti, era sfinito dalla fatica di andare in questi uffici romani. Un altro frutto della spiritualità dell'Allamano è testimoniato dalla beatificazione di San Giuseppe Cafasso.

4. La fondazione dei due Istituti missionari

La fondazione dei due istituti missionari da parte dell'Allamano segna in un certo senso il culmine della sua spiritualità. Come affermano le Costituzioni, "un'intensa vita spirituale e un ardente zelo apostolico permisero al nostro Fondatore di accettare e approfondire il suo carisma". L'enfasi qui è sulla frase "vita spirituale intensa". La fondazione degli Istituti dei Missionari e delle Missionarie della Consolata è un altro frutto della spiritualità dell'Allamano e della centralità che in essa ha la vita apostolica con le sue due finalità: la santificazione dei membri e la cura del popolo di Dio. Da allora un buon numero di missionari della Consolata sono stati sparsi in tutto il mondo portando la buona notizia della consolazione di Dio a tutti i popoli e condividendo così i frutti spirituali dell'Allamano.

Possiamo ricordare particolarmente due Missionarie della Consolata che sono state a loro volta beatificate: Irene Stefani e Leonela Sgorbati. Queste due sorelle portavano in se i frutti spirituali dell'Allamano in modo così speciale che oggi tutta la Chiesa le ricorda come "beate". Anche questo è un frutto molto significativo della spiritualità dell'Allamano. Nel Vangelo di Giovanni, Gesù disse ai suoi discepoli: "Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli". (Gv 15,7-8). I frutti spirituali di Giuseppe Allamano trovano il loro posto in queste parole di Gesù. Come missionari, siamo chiamati a servire e il nostro servizio, secondo il suo insegnamento, deve portare frutto, perché anche noi dobbiamo essere conosciuti dai frutti che produciamo davanti al popolo di Dio.

*P. Charles Orero è missionario della Consolata e studente di spiritualità

 Leggi articolo originale in inglese

Ultima modifica il Mercoledì, 29 Settembre 2021 20:10
Devi effettuare il login per inviare commenti