Jan 17, 2021 Last Updated 10:02 AM, Jan 16, 2021

Vilson Jochem: missione che promuove la vita

Letto 204 volte
Vota questo articolo
(1 Vota)

Ci sono persone che segnano impronte indelebili sulla loro strada. Uno di questi è padre Vilson Jochem, missionario della Consolata brasiliano, che ha trascorso quasi 13 anni a Nabasanuka, camminando e navigando con il popolo Warao attraverso i canali del Delta Amacuro in Venezuela.

Il morbillo, debellato dal paese nel 1980, era tornato. Lo condivido perché si capisca quali sono le tragedie della popolazione di Nabasanuka. Sembra incredibile, ma in Venezuela non riesci a trovare benzina. Trasportare i malati a Tucupita, in questi giorni diventa impossibile o estremamente complicato, giacché per comperare benzina è necessaria l’autorizzazione del Vice Ammiraglioe della Governatrice, e ciò significa aspettare fra almeno tre settimane e un mese, abbandonare i lavori in missione e dover trovare un rimorchio per portare la barca fino alla casa della Consolata e sede della Vicariato Indigena nella città di Tucupita. Per ottenere il permesso dalle autorità per il rimorchio, bisogna pagare, niente è gratis, fra l’altro. Molti muoiono a causa della mancanza di benzina per trasportarli in città. 

Le comunità della parrocchia civile, Manuel Renaud, sono in attesa della consegna di un'ambulanza del Governo. Si spera che con quella si possa facilitare il trasporto dei pazienti a Tucupita quando sia necessario e ci sia benzina per farlo, che ben sappiamo al momento è problematico.

02 INMD2 01 Vista del obispo del Vicariato de Tucupita a la comunidad IMC Foto Archivio IMC 1024x604

Visita del Vescovo del Vicariato di Tucupita alla Comunità IMC - Foto: Archivio IMC

 Oggi, il parroco che lavora con me a Nabasanuka, padre Andrés García Fernández, missionario spagnolo, ha pensato a un progetto che in parte eviterebbe il problema dei trasporti almeno per la cura pastorale e la promozione umana. Si tratta di istallare in una barca, ciò che sarebbe nuovo da queste parti, un motore elettrico che sarebbe poi ricaricato con pannelli solari. Ciò permetterebbe muoversi tra le comunità più vicine senza contrattempi. Per le più lontane sarebbe possibile farlo con uno scalo per lasciare che le batterie si ricarichino utilizzando i pannelli solari 

Se qualcuno vuole e può collaborare nel progetto del motore elettrico e i suoi attrezzi può comunicare con padre Vilson, attuale amministratore della Delegazione, servizio che ha assunto lasciando Nabasanuka, che amava  tanto e continua ad amare. 

Storia

Una mattina di marzo, nel porto di Nabasanuka, è stato sentito il grido di una donna. Tutti hanno iniziato ad affacciarsi dalle loro case di legno. Quasi nessuno riusciva a vedere cosa stava succedendo nelle vicinanze dell'unico piccolo Centro Sanitario di questo angolo di Delta Amacuro, accecati dalla foschia della stagione e dal ronzio che usciva dai fornelli con cui gli Warao di solito preparano, dall'alba, il morocoto (pesce locale) bollito con ocumo (specie di tubercolo).

02 INMD2 02 El pueblo warao en el Delta del Orinoco Venezuela Foto Jan Costa

Il popolo Warao nel delta dell'Orinoco Venezuela - Foto: Jan Costa

Padre Vilson si trovava a soli 20 metri del dispensario quando vide un uomo a piedi nudi provenire dal porto, indossando una camicia rotta e pantaloni da lavoro mezzo logorati, come quelli che di solito indossano gli Warao dopo averli presi alla discarica di Cambalache, nella vicina città Guayana dello stato di Bolivar. L'uomo portava con sé un bambino di chi si riusciva chiaramente a vedere il petto, la pelle tesa e un sorriso scuro. Aveva delle piccole macchie su varie parti del suo corpo. Ero con lui quel momento.

Un'offerta al cielo...

Padre Vilson Jochem è arrivato a Delta Amacuro da Santa Catarina, Brasile. Dal 2005 vive con gli indigeni, un clima lontano dalle tre stagioni climatiche del suo paese e dai piatti europei con cui è cresciuto. Ora mangia vermi e beve “carato de Moriche” (bevanda tipica fatta con bacche di palma).

Quel bambino avrebbe tra i 3 e i 4 anni. Suo padre lo portò tra le sue braccia come se fosse un'offerta al cielo. Dietro di lui, sua madre piangeva, alzava le braccia, voleva portarlo. Così chiedeva gridando, ma i suoi passi erano lenti. L'uomo stava avanzando rapidamente verso l’ambulatorio, lungo il marciapiede delle palafitte del porto. Percorse circa 30 metri e, entrando, lo ha messo a giacere su una barella fredda e senza lenzuola. Il sole stava appena iniziando a sorgere.

02 INMD2 03 Momento de lazer con los jovenes Foto Kokal 1024x768

Momento di condivisione con i giovani - Foto: Josiah K'okal

“Mawaraotuma, tamatikayarokotaekida, Tucupitayatakonarukitane ja” l’ha detto, in lingua Warao, l'infermiere che stava finendo la sua guardia della notte scorsa. "Fratelli miei, qui non c'è niente, il bambino deve essere portato a Tucupita", ha detto. La capitale del Delta Amacuro si trova a cinque ore di distanza da quei canali. "Ma allora come faremo? Non abbiamo benzina e nemmeno un motore per portarlo su una barca", rispose il padre, cercando di rimanere calmo.

Da dietro si poteva sentire la madre gridare: "Mauka, mauka" (Mio figlio, mio figlio). "Il morbillo è arrivato, Dio ci salvi", disse padre Vilson, e si rese disponibile per accompagnare la famiglia.

Il ritorno del morbillo

Il morbillo era tornato. Questa volta con maggiori conseguenze nelle comunità indigene, che già di per sé hanno enormi difficoltà ad accedere ai servizi basici in questo stato nel nordest del Venezuela.

Un vicino ha acceso il suo generatore elettrico con la poca benzina che aveva per far funzionare l’Internet. Provavano a contattare il 171 o la Protezione Civile di Tucupita per inviare un'ambulanza, un elicottero, qualunque cosa fosse. In questo villaggio non c'è segnale telefonico, solo un router [di Internet] collegato a una parabolica satellitare che funziona a seconda delle nuvole.

02 INMD2 04 Comunidad indigena warao lucha contra el Covid 19 Foto William Urdaneta

La comunità indigena Warao combatte il Covid-19 - Foto: William Urdaneta

Il ragazzo che cercava di inviare il messaggio tremava, stava sudando. Dopo diversi tentativi riuscì ad aprire l'account Facebook di padre Vilson, ma non sapeva chi avvertire, chi chiedere aiuto. Quando ha dato "condivisione" alla chiamata di soccorso, ha visto che l'immagine sullo schermo si è congelata. Il generatore si era spento.

Nel frattempo, padre Vilson stava facendo del suo meglio perché potessero viaggiare su una barca. Andò al capannone dove tenevano un motore, i tamburi del carburante e altre parti, di proprietà della missione. Prese un serbatoio vuoto e iniziò a camminare per la frazione per ordinare benzina tra i vicini. Per un momento ha immaginato di essere alla Messa, quando si raccolgono le offerte.

Nella prima casa dove è andato, non avevano una goccia di carburante. Avanzò sfortunato lungo lo stretto marciapiede deteriorato di Nabasanuka, mentre la gente lo guardava timidamente dalle sue finestre. Alla fine è arrivato tutto sudato in una casa dove si potevano vedere circa 10 tamburi nel cortile. Padre Vilson si avvicinò al suo proprietario, gli disse cosa stava succedendo, ma l'uomo dalla pelle scura con i capelli rossi gli disse: "Ho della benzina, ma è per la pesca".

Sforzo invano

Al suo ritorno mezz'ora dopo, a mani vuote, padre Vilson sentì uno strano silenzio che non durò a lungo. Ancora lontano dall’ambulatorio, le grida della donna cominciarono a rimbombare nelle case su entrambi i lati del canale. Il ragazzo era morto.

L'elicottero non è mai arrivato, né un'ambulanza. Il missionario sentì un colpo sul petto. Entrò con la testa bassa all’ambulatorio, dove il ragazzo giaceva in una stanza: gli occhi erano ancora aperti, anche la bocca, probabilmente pianse per l'ultima volta guardando sua madre. Il sacerdote non ha fatto le condoglianze, questa non è un'usanza tra i Warao. Si fermò solo al fianco della madre e la accompagnò in silenzio, pregando.

Quella famiglia era venuta da Morichito in una barchetta per i canali. Ci son volute tre ore a remare nel loro tentativo di salvare il figlio. Ora dovevano tornare con lui morto. Lo avvolsero in lenzuola, pregarono per qualche minuto con il prete, cercarono di mangiare qualche cibo che gli era stato offerto e se ne andarono.

02 INMD2 05 Padre Vilson celebra bautismos en Nabasanuka Foto Kokal 1024x768

Padre Vilson celebra dei battesimi a Nabasanuka - Foto: Josiah K'okal

Sulla curiara (canoa warao), la donna recitava canti mentre piangeva, come fanno gli Warao in una sorta di rituale in cui la madre ricorda i momenti migliori con suo figlio. "Oh, figlio, perché sei morto, se ieri ti tenevo tra le mie braccia, mentre tuo padre stava pescando? Oh, figlio..."

La curiara cominciò a muoversi solcando il fiume mite che sembrava anche lui triste quel pomeriggio. Se ne andò accompagnata dal sole che si nascondeva e il pianto della madre cessò di sentirsi. Questa morte è stata la prima a confermare l'allarme della ricomparsa del morbillo nel Delta Amacuro, denunciato dai religiosi de La Consolata e dai vicini di Nabasanuka.

La morte dei bambini

Secondo rapporti giornalistici e dei missionari, 47 bambini sono morti nei prossimi tre mesi. La malattia è tornata in tre dei quattro comuni della regione infettando, per la maggior parte, i bambini indigeni che vivevano in isolamento nella giungla. Sebbene sia il loro habitat naturale, il loro mondo, le malattie creole raggiungono le loro comunità con i loro compaesani migrati nelle città.

02 INMD2 06 EnTucupita hay que salvar a los ninos y al pueblo warao Foto Minerva Vitti

A Tucupita si deve salvare i bambini e il popolo Warao - Foto: Minerva Vitti

Nelle comunità più tradizionali credono che le sofferenze siano spiriti maligni. E anche se un infermiere individua di quale malattia si tratti, c'è poco da fare a causa della mancanza di medicine e ambulanze. Nel frattempo, le autorità sostengono che non ci sono prove riguardo ai morti. Difficilmente ci possono essere: i bambini non vengono mai registrati quando nascono, quindi muoiono senza nemmeno essere esistiti legalmente.

L'accompagnamento di padre Vilson ai malati era appena iniziato quella mattina di marzo 2018. La sua barca diventerebbe nei giorni successivi la barca della morte, perché lì ha portato cadaveri nei cimiteri nella vastità di una giungla che pochi conoscono oltre i suoi confini.

* P. Juan Carlos Greco, IMC, è missionario della Consolata argentino e lavora a Nabasanuka, Venezuela.

Devi effettuare il login per inviare commenti

Recenti

Apertura dei 50 anni di presenza della Consolata in Venezuela

Apertura dei 50 anni di presen…

16 Gen 2021 I Nostri Missionari Dicono

Mission experience and a message of hope for the new year

Mission experience and a messa…

16 Gen 2021 I Nostri Missionari Dicono

Il Papa: il mondo ha bisogno di unità e fratellanza per superare la crisi

Il Papa: il mondo ha bisogno d…

11 Gen 2021 Finestra sul Mondo

Clima: a Parigi il One Planet Summit sulla biodiversità

Clima: a Parigi il One Planet …

11 Gen 2021 Finestra sul Mondo

Papa Francesco nella Festa dell’Epifania: non c’è missione senza stupore

Papa Francesco nella Festa del…

11 Gen 2021 Missione Oggi

L’incontro con te

L’incontro con te

11 Gen 2021 Preghiere Missionarie

II Domenica - T. O. - Anno B: “Abbiamo trovato il Messia”

II Domenica - T. O. - Anno B: …

11 Gen 2021 Domenica Missionaria

P. Rivas Duran: “In missione alla guida del Collegio San Paolo”

P. Rivas Duran: “In missione…

11 Gen 2021 I Nostri Missionari Dicono

Sono cominciati i lavori del nuovo “Centro di Documentazione Indigena” di Roraima!

Sono cominciati i lavori del n…

11 Gen 2021 I Nostri Missionari Dicono

Battesimo del Signore: “Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento”

Battesimo del Signore: “Tu s…

08 Gen 2021 Domenica Missionaria