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Cronaca del Corso IMC 25 (10)

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Lunedì, 17 febbraio 2020.

P. Carlo Biela ha presieduto l'Eucaristia e ci ha invitato ad essere attenti ai segni dei tempi per leggerli in profondità. Ha esortato la comunità a vivere le difficoltà nella fede e ad ottenere così una pazienza positiva che non sia solo un atteggiamento passivo e riduzionista. In questo modo il missionario raggiungerà la speranza che la saggezza dà. Questa è la gioia perfetta di cui San Francesco è stato il più grande esponente.

Durante tutta la giornata, p. Alberto Trevisiol ha condiviso in un clima familiare la sua lettura del nostro Istituto dal 28 giugno 1933, termine della Visita Apostolica all'Istituto, al 7 ottobre 1990, giorno della beatificazione del nostro Fondatore. In questo modo ha fatto un percorso dei diversi momenti vissuti dall'Istituto, mettendoli in relazione con le vicende della storia e della Chiesa. La sua condivisione profonda, fraterna e confidenziale ha suscitato l'interesse e l'attenzione di tutto il gruppo.

     

Martedì, 18 febbraio 2020.

P. Arbey de Jesús Llanos Franco ha presieduto la celebrazione eucaristica e ha condiviso la situazione che la Colombia sta vivendo con l'arrivo di tanti immigrati venezuelani in una situazione molto precaria. Ha sensibilizzato l'intera comunità a questa drammatica situazione e al grido dei poveri venezuelani in fuga da un regime che non dà loro né presente né futuro. Ha sottolineato che il servizio concreto ai poveri disturba alla comunità perché i poveri disturbano, chiamano le nostre case quando non è il momento e interrompono i nostri ritmi.

Per tutta la giornata, p. Stefano Camerlengo ha ascoltato i commenti e le reazioni del gruppo sia alla presentazione di p. Alberto Trevisiol che all'intervento del Padre Generale a Torino. È stato un momento molto fraterno in cui ognuno si è espresso liberamente dalla propria esperienza personale e dalla visione che ha di ciò che l'Istituto vive attualmente.

Alla fine della mattinata e del pomeriggio p. Stefano ha arricchito questa condivisione con altri aspetti della missione, della vita del missionario, della formazione di base e de ciò che aveva condiviso sui continenti dov'è l'IMC.

La sera, la Commissione Animazione ha proiettato il film "Quasi amici" che ha commosso i missionari a causa della sua naturalità e amicizia chi è raccontata nella storia basata in fatti reali.

Mercoledì, 19 febbraio 2020.

P. Lino Tagliani ha presieduto l'Eucaristia e ha spiegato che si possono avere gli occhi ma senza vedere in profondità. Sulla scia di questa riflessione, lui chiese alla comunità: "Tu che vedi, cosa fait dei tuoi occhi?”

P. Efrem Baldasso ha spiegato i numeri 30-35 delle nostre Costituzioni. Il n. 30 indica alcuni atteggiamenti che favoriscono l'autentica vita comunitaria. Si tratta di un processo che richiede l'impegno di tutti i membri; non deve essere dato per scontato. Gli atteggiamenti citati provengono dal Fondatore. L'amicizia è importante per non chiudersi al rispetto di ciò che è privato e personale, perché chi non ha amici in casa li cerca all'esterno. Sincerità e comprensione possono trasformare le nostre case in famiglie di perdono e riconciliazione. Questi atteggiamenti dimostreranno che "le persone sono il primo bene dell'Istituto" e che lo spirito di famiglia sta crescendo.

N. 31: evidenzia l'identità consolare della nostra vocazione missionaria ad gentes. Questo stile va notato nelle case dei missionari e nel loro modo di vestire secondo la povertà evangelica e le indicazioni della Conferenza Episcopale del luogo in cui vivono. È importante identificare che la comunità è "la mia casa", non solo dove si habita.

N.32: Chiede ai missionari di prendersi cura della loro salute senza andare agli estremi dell'ipocondriaco o senza darne nessuna importanza. L'Istituto si impegna a prendersi cura di ogni missionario quando è anziano o malato. È importante essere missionari anche nella sofferenza. Attraversare questa esperienza aiuta a ridimensionare la vita.

N.33: sottolinea l'importanza di accettare il momento della morte con fede e di prepararsi a questo incontro con Dio Padre.

N. 34-35: chiedono che i missionari si occupino delle tombe dei confratelli. Il Beato Fondatore ha detto: "Noi non dimentichiamo i nostri confratelli defunti. Preghiamo per loro ogni giorno. La comunità sarà sempre fatta di vivi e di morti. Che consolazione appartenere a un istituto che durerà fino alla fine del mondo!".

Poi c'è stato il tempo di lavorare per continenti "la persona del missionario" indicando due aspetti essenziali su cui lavorare dopo quello che abbiamo vissuto in questi giorni; trovare un'icona biblica che ispiri questo percorso, oltre che un'illuminazione dai documenti dell'IMC; per finire con l'individuare i passi e le tappe che possono essere valutati per raggiungere i due aspetti che sono stati proposti.

Nel pomeriggio, ogni continente e il gruppo che è a Torino (e che tornerà a Roma domani) hanno condiviso ciò su cui hanno lavorato. In seguito, c'è stato un momento di fraternità con la comunità della Casa Generalizia, durante il quale alcuni missionari hanno condiviso la loro vita missionaria con video e foto delle situazioni missionarie in cui vivono.

  

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Lunes, 17 de febrero de 2020.

El p. Carlo Biela ha presidido la eucaristía y ha invitado a estar atentos a los signos de los tiempos para leerlos en profundidad. Ha exhortado la comunidad a vivir las dificultades desde la fe y así obtener una paciencia positiva que no sea sólo un simple soportar pasivo y reduccionista. Así, el misionero alcanzará la esperanza que otorga la sabiduría. He aquí la perfecta alegría de la que San Francisco ha sido el máximo exponente.

Durante todo el día, el p. Alberto Trevisiol ha compartido en un ambiente de familia su lectura de nuestro Instituto desde el 28 de junio de 1933, fin de la Visita Apostólica al Instituto, hasta el 7 de octubre de 1990, día de la beatificación de nuestro Fundador. Así, ha hecho un recorrido de los diferentes momentos que ha vivido el Instituto poniéndolos en relación con los acontecimientos de la historia y de la Iglesia. Su compartir profundo, fraterno y confidencial ha suscitado el interés y la atención de todo el grupo.

Martes, 18 de febrero de 2020.

El p. Arbey de Jesús Llanos Franco ha presidido la celebración eucarística y ha compartido la situación que está viviendo Colombia con la llegada de tantas personas inmigrantes venezolanas en situación de mucha precariedad. Ha sensibilizado a toda la comunidad a tener presente esta situación dramática y a escuchar el clamor de los pobres venezolanos que huyen de un régimen que no les aporta ni presente ni futuro. Ha enfatizado que el servicio concreto a los pobres molesta en comunidad porque los pobres son molestos, llaman a nuestras casas cuando no es el momento y trastocan nuestros ritmos.

Durante todo el día, el p. Stefano Camerlengo ha escuchado los comentarios y reacciones del grupo tanto a la exposición de p. Alberto Trevisiol como a la intervención del Padre General en Turín. Ha sido un momento muy fraterno donde cada uno se ha expresado con mucha libertad desde la propia experiencia personal y desde la visión que tiene de lo que está viviendo el Instituto en la actualidad.

Al final de la mañana y por la tarde, el p. Stefano ha enriquecido este compartir con otros aspectos sobre la misión, la vida del misionero, la formación de base y con lo que había compartido por continentes IMC.

Por la noche, la Comisión de Animación ha propuesto la película “Quasi amici” (“Intouchables” en francés) que ha conmovido a los presentes por la frescura y amistad que se narra en el largometraje.

Miércoles, 19 de febrero de 2020.

El p. Lino Tagliani ha presidido la eucaristía y ha explicado que podemos tener ojos y no ser capaces de ver en profundidad. Al hilo de esta reflexión ha interpelado la comunidad y le ha preguntado: “tú que ves, ¿cómo usas tus ojos?

El p. Efrem Baldasso ha explicado los números 30 al 35 de nuestras Constituciones. El n.30 indica algunas actitudes que favorecen una auténtica vida comunitaria. Ésta es un proceso que requiere el compromiso de todos los miembros, no hay que darla por descontado. Las actitudes citadas vienen del Fundador. La amistad es importante para no encerrarse en el respeto a lo privado y personal porque quien no tiene amigos dentro de casa, los busca fuera. La sinceridad y la comprensión pueden hacer que nuestras casas sean familias de perdón y reconciliación. Estas actitudes mostrarán que “las personas son el primer bien del Instituto” y que crece el espíritu de familia.

N.31: resalta la identidad Consolata de nuestra vocación misionera ad gentes. Este estilo se debe notar en las casas de los misioneros y en su forma de vestirse siguiendo la pobreza evangélica y las indicaciones de la Conferencia Episcopal del lugar donde se vive. Es importante identificar que la comunidad es “mi casa”, no sólo donde se vive.

N.32: pide a los misioneros que cuiden su salud sin llegar a los extremismos de ser hipocondríacos o de no hacerle ningún caso. El Instituto se compromete a cuidar de cada misionero cuando sea mayor o enfermo. Es importante ser misionero también en el sufrimiento. Pasar por esta experiencia ayuda a redimensionar la vida.

N.33: subraya la importancia de aceptar con fe el momento de la muerte y prepararse a este encuentro con Dios Padre.

N.34-35: solicitan que los misioneros cuiden las tumbas de los hermanos. El Beato Fundador decía: “Nosotros nos olvidamos nuestros hermanos difuntos. Todos los días rezamos por ellos. La comunidad estará siempre formada por los vivos y los muertos. ¡Qué consolación pertenecer a un instituto que durará hasta el fin del mundo”!

A continuación, ha habido un tiempo para trabajar por continentes “la persona del misionero” señalando dos aspectos esenciales a trabajar tras lo vivido estos días; encontrar un icono bíblico que inspire este camino, así como una iluminación desde los documentos IMC; para finalizar identificando pasos y etapas evaluables para alcanzar los dos aspectos que se han propuesto.

Por la tarde, cada continente y el grupo que está en Turín (y que volverá mañana a Roma) ha compartido lo que ha trabajado. Más tarde, ha habido un momento de fraternidad con la comunidad de la Casa General durante el cual algunos misioneros han compartido su vida misionera con videos y fotos de las situaciones misioneras donde viven.

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Segunda-feira, 17 de fevereiro de 2020.

O padre Carlo Biela presidiu à Eucaristia e convidou-nos a estarmos atentos aos sinais dos tempos para os ler em profundidade. Exortou ainda a comunidade a viver as dificuldades da fé e assim obter uma paciência positiva que não seja apenas uma atitude passiva e reducionista. Desta forma, o missionário alcançará a esperança que a sabedoria dá. Esta é a alegria perfeita da qual São Francisco foi o maior expoente.

O dia ficou por conta do padre Alberto Trevisiol que partilhou, num ambiente familiar, a sua análise histórica do nosso Instituto, desde 28 de junho de 1933, ao terminar a Visita Apostólica ao Instituto, até 7 de Outubro de 1990, dia da beatificação do nosso Fundador, o beato Allamano. Deste modo, percorreu os diferentes momentos vividos pelo Instituto, colocando-os em relação com os acontecimentos da história e da Igreja. A sua partilha profunda, fraterna e confidencial despertou o interesse e a atenção de todo o grupo.

Terça-feira, 18 de fevereiro de 2020.

O padre Arbey de Jesús Llanos Franco presidiu à celebração eucarística e partilhou a situação que a Colômbia está a viver, com a chegada de tantos imigrantes venezuelanos numa situação muito precária. Ele sensibilizou a todos para esta dramática situação e para o grito dos pobres venezuelanos que fogem de um regime que não lhes dá a perspetiva nem do presente nem de um futuro. Ele sublinhou que o serviço concreto aos pobres perturba a comunidade, simplesmente porque os pobres perturbam, batem ás nossas portas fora de horas e interrompem os nossos ritmos.

Ao longo do dia, o Stefano Camerlengo ouviu os comentários e reações do grupo, tanto à apresentação feita pelo padre Alberto Trevisiol como à intervenção do Superior Geral, em Turim. Foi um momento muito fraterno, no qual cada um se expressou livremente a partir da sua experiência pessoal e da visão que tem do que o Instituto está a viver atualmente.

No final da manhã e da tarde, o padre Stefano enriqueceu esta partilha com outros aspetos da missão, da vida do missionário, da formação de base e do que tinha partilhado nos continentes onde o IMC está presente.

À noite, a Comissão de Animação exibiu o filme "Quasi Amici", que emocionou os missionários por causa da sua naturalidade e amizade, que é narrada numa história que é baseada em fatos reais.

Quarta-feira, 19 de Fevereiro de 2020.

O padre Lino Tagliani presidiu à Eucaristia e explicou que se pode ter olhos, mas sem ver em profundidade. Na esteira desta reflexão, ele perguntou à comunidade: "E vocês, o que veem? O que fazeis com os vossos olhos?".

O padre Efrem Baldasso explicou os números 30-35 das nossas Constituições. O número 30 indica algumas atitudes que favorecem a vida comunitária autêntica. Trata-se de um processo que requer o compromisso de todos os membros; não deve ser dado nada como garantido. As atitudes citadas vêm do próprio Fundador. A amizade é importante para uma pessoa não se fechar ao que é privado e pessoal, porque aqueles que não têm amigos em casa, procuram-nos fora. Sinceridade e compreensão podem transformar as nossas comunidades em famílias de perdão e reconciliação. Estas atitudes mostrarão que "as pessoas são o primeiro bem do Instituto" e que o espírito de família está a crescer.

O número 31 destaca a identidade consoladora da nossa vocação missionária ad gentes. Este estilo deve ser notado nas casas dos missionários e na sua maneira de se vestirem, segundo a pobreza evangélica e as indicações da Conferência Episcopal do lugar onde eles vivem. É importante identificar que a comunidade é "a minha casa", e não apenas onde se vive.

Já o número 32 pede aos missionários que cuidem de sua saúde, mas sem caírem nos extremos: nem ser hipocondríaco nem viver sem dar qualquer importância às questões da saúde. O Instituto está empenhado em cuidar de cada missionário quando ele é idoso ou fica doente. É importante ser missionários, mesmo em sofrimento. Passar por esta experiência ajuda a redimensionar a vida.

O número 33 das Constituições enfatiza a importância de aceitar o momento da morte com fé e de se preparar para este encontro com Deus Pai.

Os números 34 e 35 pedem que os missionários cuidem dos túmulos dos confrades. O Beato Fundador dizia: "Não nos esqueçamos dos nossos confrades falecidos". Nós rezamos por eles todos os dias. A comunidade será sempre constituída por vivos e defuntos. Que consolação pertencer a uma instituição que vai durar até o fim do mundo!".

Em seguida, houve tempo para trabalhar por continentes o tema: "a pessoa do missionário", indicando dois aspetos essenciais a partir dos quais trabalhar, depois do que vivemos nestes dias; encontrar um ícone bíblico que inspire este caminho, assim como um deixar-se iluminar pelos últimos documentos do IMC; terminando com uma definição dos passos e etapas que podem e devem ser avaliados, com vista a alcançar os dois aspetos que foram propostos.

Durante a tarde, cada continente, e o grupo que ainda está em Turim (e voltará a Roma amanhã) partilharam o que trabalharam. Em seguida, houve um momento de fraternidade com a comunidade da Casa Geral, durante o qual alguns missionários partilharam a sua vida missionária, recorrendo a vídeos e fotos das situações missionárias em que vivem.

 

Ultima modifica il Lunedì, 24 Febbraio 2020 12:14
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