Feb 20, 2020 Last Updated 6:03 PM, Feb 17, 2020

La crisi nella vita dei profeti

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Riassunto della presentazione fatta dalla Dottoressa Donatella Scaiola ai missionari del Corso per i 25 anni di Ordinazione o Professione perpetua.

Elia. da Sarepta al Oreb per scoprire un Dio altro

Il profeta Elia vive nel regno del nord, attorno al IX secolo aC, e si scontra con la tentazione del popolo di Israele di servire il dio Baal, la divinità cananea vincolata alla fertilità della terra (rappresentata da una tormenta) e dell’umanità (rappresentata da un toro). Vale la pena sottolineare che tanto una immagine come l’altra hanno un valore ambiguo perché tanto la tormenta come un toro infuriato possono essere segni di morte. Questo culto arriva fino al popolo ebraico per mezzo di Gezabele che il re Acab aveva sposato.

Tutta la vicenda di Elia, narrata dai libro dei Re (1 Re 17-19), è costruita attorno alla purificazione dell’immagine del Dio del primo testamento. Nel pensiero originale di Elia Yahveh è l’antagonista di Baal ma allo stesso tempo è del tutto analogo a Baal anche se più potente e quindi più vero. In realtà Dio tratta di portare Elia, per mezzo di alcune esperienze personali, a una nuova immagine di Dio con caratteristiche significativamente nuove. Le tappe di questa “conversione” sono narrate in ciascuno dei tre capitoli che ci interessano.

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1. La purificazione di Elia (1 Re 17)

Elia, il Tisbita, uno di quelli che si erano stabiliti in Gàlaad, disse ad Acab: «Per la vita del Signore, Dio d’Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo comanderò io» (17,1). Non é affatto chiaro che questa minaccia sia effettivamente stata fatta conoscere al profeta da Dio, sembrerebbe piuttosto vero il contrario. Elia cerca un confronto diretto con i sacerdoti di Baal per smascherali ed annientarli, per lasciare del tutto chiaro che il dio più forte è Yahveh e non Baal.

Quando Dio vede che le cose stanno in questo modo pone in movimento il profeta con la finalità implicita di correggerlo, il testo utilizza il verbo Kerit (tagliare). Elia deve tagliare con la sua esperienza profetica per scoprire qualcosa che non conosce di Dio: deve fare una nuova esperienza spirituale.

·         Prima esperienza. I corvi e l’acqua del torrente (17,2-6). Elia deve allontanarsi e la sua sopravvivenza dipenderà dalla generosità della natura. Il pane che porteranno dei corvi e l’acqua che potrà bere da un torrente.

·         Seconda esperienza. la vedova di Sarepta di Sidone (17,7-16) A questo punto la vita di Elia è affidata a una vedova, una persona povera come ogni vedova era normalmente. Di fatto questa generosamente comparte con Elia il poco cibo che ha per non morire. Il nome di Sarepta significa “fondere” è lo stesso verbo che si usa per dire purificare perché in questa esperienza Elia sarà purificato.

·         Terza esperienza. La morte del figlio della vedova (17,17-24). Per restituirlo alla madre vedova riasorto Elia lo tocca, si sporca le mani, viene in contatto fisico con la morte. Si sa che il contatto con un morto rende impuri ma in questo caso restituisce la vita (lo stesso fanno Eliseo e Gesù).

Le tre esperienze trasmettono a Elia una nuova immagine di Dio. Dio difende la vita, non la combatte, e la difende con strumenti poveri e quindi docili al suo volere. Solo dopo che Elia ha imparato la lezione, o sembra averla imparata, lo rimanda con una nuova missione: «Va a presentarti ad Acab e io manderò la pioggia sulla faccia della terra» (18,1)

2. La prima missione di Elia con il popolo di Israele. (1 Re 18)

In questa prima missione Elia dimostra non aver capito molto l’insegnamento del Signore, di fatto la sua immagine di Dio non sembra per niente purificata. Non si presenta, se non in un secondo momento a Acab, e non dice che la pioggia sarebbe arrivata sulla terra, così come il Signore aveva comandato, e al suo posto promuove uno scontro diretto e violento con i sacerdoti di Baal. In quanto profeta si sente autorizzato a una simile proposta. Al centro di questo capitolo lo scontro violento sul monte Carmelo con i sacerdoti di Baal e in questo scontro in qualche modo costringe Dio a sostenere il suo profeta e anche il popolo di Israele a purificare la sua fede in Yahveh dopo aver visto gli effetti delle minacce del profeta.

In questo capitolo appare anche una figura interessante, quella di Abdia (il nome significa servo del Signore) che aveva difeso i profeti del signore, correndo non pochi rischi personali per farlo, un giusto e un timoroso di Dio in mezzo a un popolo che Elia non riesce quasi a vedere dal momento che considerava il popolo profondamente corrotto.

Ma qualcosa va storto: Acab riferì a Gezabele tutto quello che Elia aveva fatto e che aveva ucciso di spada tutti i profeti. Gezabele inviò un messaggero a Elia per dirgli: «Gli dèi mi facciano questo e anche di peggio, se domani a quest’ora non avrò reso la tua vita come la vita di uno di loro». Elia, impaurito, si alzò e se ne andò per salvarsi. (19,1-3). Lui si spaventa e decide di scappare.

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3 L’esodo di elia al monte oreb (1 Re 19)

In questa tappa dolorosa nella vita di Elia in più di una occasione dice che é rimasto solo, che la sua vita corre pericolo, invoca perfino la morte. Dio interviene per mezzo dell’azione di un angelo che lo fa camminare 40 giorni e 40 notti fino al monte Oreb. Incomincia il nuovo esodo del profeta sconfitto che si dirige verso la montagna più sacra del primo testamento dove Dio lo aspetta con una domanda sconcertante, almeno secondo i criteri di Elia “Che cosa fai qui, Elia?” (19,9).

Nell’Oreb si manifestano tutti i segni tipici della presenza del Dio nel libro dell’Esodo (Vento impetuoso, terremoto e fuoco) eppure Dio si scopre in una brezza leggera. (19,11-12). Si tratta dell’epifania di un Dio nuovo e sorprendente: che resiste alla logica della potenza e del dominio, come pretendeva Elia, e che invece è discreto, altro e diverso da quanto la tradizione giudaica aveva trasmesso fino al tempo di Elia. Un Dio diverso che ha bisogno anche di un profeta diverso, ben diverso dall’Elia che sconfigge violentemente i sacerdoti di Baal. Solo questo nuovo Elia sarà capace di chiamare Eliseo (l’unico profeta non chiamato direttamente da Dio) e indirizzare Eliseo su un cammino di maggiore libertà.

Elia per noi oggi:

·         Un profeta che ci invita a pensare nel Dio che annunciamo o serviamo, che può anche essere nuovo e diverso da quello che sempre abbiamo annunciato o pretendiamo aver conosciuto.

·         Ci presenta la fragilità come un cammino opportuno per trovare il Dio cristiano. Una fragilità che deve anche interpellare il nostro ministero.

Giona. Una relazione burrascosa con Dio

Il libro di Giona é un libro didattico, una parabola spesso ironica nelle sue espressioni ma che ha la pretesa di toccare un tema teologico fondamentale: il significato della relazione dell’uomo con il Dio giusto ma allo stesso tempo misericordioso e che ha bisogno della mediazione dell’uomo ferito e reso vittima per regalare misericordia agli ingiusti e peccatori.

Giona significa colomba –un simbolo abbastanza comune di Israele– ed era figlio di Amittai che significa mia verità. In qualche modo il protagonista è lo stesso popolo di Israele che ha una verità su Dio qualche volta diversa ed altra con rispetto alla verità che Dio ha su se stesso.

Ninive, la città capitale degli Assiri che sono gli autori della distruzione del Regno del Nord, è la destinataria del lavoro profetico di Giona... è la capitale nemica, violenta e odiata dal popolo di Israele. Quando Dio chiede a Giona di alzarsi per andare verso Ninive (“Àlzati, va’ a Ninive, la grande città, e in essa proclama che la loro malvagità è salita fino a me. Cf, 1,2) questi, per niente entusiasta della missione, invece di alrzasi preferisce scendere e si allontanarsi in senso opposto: abbandona il servizio che il signore gli stava chiedendo. Il verbo scendere si usa frequentemente e Giona... invece di salire a Ninive scende... fino alle radici delle montagne (in fondo al mare).

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Dio fa di tutto per correggere il percorso di Giona e predispone (un verbo molto utilizzato nel libro) ogni cosa per rimettere in pista il suo profeta: predispone una tormenta, predispone una barca, predispone un pesce che lo rigetta sulla spiaggia (questo pesce si nomina tre volte e nella terza occasione, quando Giona è nel suo ventre, cambia al genere femminile... perché il ventre è come un utero predisposto per una nuova nascita). Quando si trova con i marinai preoccupati della sorte della nave nella tempesta... Giona dorme (non invoca il suo Dio) e sono precisamente i marinai che lo invitano ad alzarsi (lo stesso verbo che Giona aveva disobbedito) per invocarlo. Quando scoprono che il motivo della tempesta é la disobbedienza di Giona fanno  molte domandi e cercano di salvarlo in tutti i modi ma alla fine lui stesso chiede di essere buttato in mare e risponde solo all’ultima delle domande “Sono Ebreo e venero il Signore, Dio del cielo, che ha fatto il mare e la terra” (1,9) Il mare é simbolo della morte e del male... è significativo che non usa la espressione più tradizione di cieli e terra (totalmente positiva). Giona teme il suo dio in entrambi i sensi... ha fede in lui ma allo stesso tempo ha paura.

Nel capitolo secondo si ricorda la preghiera di Giona nel ventre del pesce... è una preghiera composta da testi poetici della bibbia. Sembra che Giona abbia finalmente compreso che, dopo aver toccato il fondo nella disubbidienza al progetto di Dio, Dio stesso è in condizione di riportarlo a galla e di rimandarlo ancora una volta a Ninive. È la seconda chiamata di Giona. Avrà forse capito la lezione?

Nei fatti narrati nel capitolo tre vediamo che Giona di fatto non ha ancora capito... o meglio, aveva capito bene il progetto di Dio ma non lo voleva compiere. Non era d’accordo con la misericordia di Dio, voleva profondamente la distruzione di Ninive che lui odiava.

·         Si avvicina a Ninive minacciando (in 40 giorni sarà rovesciata... lo stesso verbo che si usa para Sodoma e Gomorra).

·         Si preoccupa quando vede che la sua missione ha successo e gli abitanti di Ninive si pentono e sono disposti al digiuno.

·         Si offende quando scopre che Dio si pente delle minacce proferite. Un dio che si pente è abbastanza frequente nel primo testamento!

·         Giustifica le decisioni precedenti: Signore, non era forse questo che dicevo quand’ero nel mio paese? Per questo motivo mi affrettai a fuggire a Tarsis; perché so che tu sei un Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore e che ti ravvedi riguardo al male minacciato. Dimostra quindi di aver capito il cuore profondo di Dio... ma di non condividerlo. Come profeta invece di assumere la parola di Dio la contrappone con la sua “non era forse questa la mia parola?”.

·         Abbandona la città e anche questo è un gesto poco consono alla mentalità profetica. I profeti si associano alla comunità peccatrice per diventare intercessori presso Dio a favore della stessa comunità e Giona si guarda bene dal fare questo per la città di Ninive.

·         Non risponde sprezzante alla domanda di Dio: Ti sembra giusto essere sdegnato così? (4,4)

A questo punto Dio non si arrende e ancora una volta predispone strumenti per correggere Giona: il ricino, il verme che secca il ricino, il sole, il vento caldo... per obbligare a Giona a rispondere alla domanda ti sembra giusto essere così sdegnato per questa pianta di ricino (4,9), analoga a quella fatta cinque versetti prima.

Non dovrei avere pietà di Ninive, quella grande città, nella quale vi sono più di centoventimila persone, che non sanno distinguere fra la mano destra e la sinistra, e una grande quantità di animali? Questa è la domanda che conclude il libro di Giona e che resta senza risposta... in qualche modo provocando la risposta non solo di Giona ma di tutte le persone che leggeranno questo libro.

·         Nel libro di Giona Dio è giusto e allo stesso tempo misericordioso. La giustizia e la misericordia formano parte della identità di Dio tanto nel primo come nel secondo testamento. La giustizia è una necessità perché il peccato e gli effetti che produce nelle vittime hanno bisogno di questa qualità di Dio, ma la misericordia è anche una caratteristica di Dio e si può manifestare quando il perdono della vittima rende evidente il peccato e l’ingiustizia... e fa diventare non necessario il castigo divino.

·         La misericordia ha però bisogno del perdono della vittima... che è esattamente quello che Giona, come vittima della violenza di Ninive contro il regno del nord, non sembra disposto a concedere. La vittima può intercedere... e la domanda aperta che chiude questo scritto in qualche modo gira a noi lo stesso interrogante. Si avvicina molto questo scritto alla parabola del padre misericordioso che resta ugualmente aperta... non sappiamo se il fratello maggiore sarà entrato nell’ottica della misericordia o avrà abbandonato la casa paterna.

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È interessante sottolineare che nella traduzione dei LXX il libro di Giona, che propone il perdono per la città di Ninive é associato e messo nei pressi del libro di Naum dove si celebra in tutto il testo la distruzione della città come giusta vendetta del Signore. Oracolo su Ninive. Libro della visione di Naum da Elkos. Un Dio geloso e vendicatore è il Signore, vendicatore è il Signore, pieno di collera. Il Signore si vendica degli avversari e serba rancore verso i nemici. (1,1-2). Sappiamo bene che nella riflessione biblica spesso ci sono contraddizione insormontabili che dobbiamo cercare di capire in una lettura globale del testo e d’accordo alla comprensione che abbiamo del progetto di salvezza incarnato nella persona di Gesù.

DONATELLA SCAIOLA

Nata ad Abbiategrasso (Mi) il 23 giugno 1958 e sposata con Marco Bonarini dal 1990. Nominata il 1 ottobre 2002 professore consociato nell’Istituto Superiore di Catechesi e Spiritualità Missionaria della Pontificia Università Urbaniana. Trasferita il 5 febbraio 2008 dall’Istituto Superiore di Catechesi e Spiritualità Missionaria alla Facoltà di Missiologia della Pontificia Università Urbaniana dove insegna Bibbia e Missione. Nominata il 3 settembre 2008 Professore straordinario nella Facoltà di Missiologia della Pontificia Università Urbaniana.Nominata il 28 luglio 2012 Professore ordinario nella Facoltà di Missiologia della Pontificia Università Urbaniana. Dal 2003 fa parte della redazione della rivista Parole di Vita, di cui è diventata Direttore nel 2009. Dal 2005 al 2014 fa parte della redazione di Euntes Docete. È membro di presidenza della Associazione Biblica Italiana, e membro del Coordinamento Teologhe Italiane, dell’European Association of Biblical Studies e dell’Ufficio Catechistico Nazionale – Settore Apostolato Biblico della Conferenza Episcopale Italiana. Dall’anno accademico 2009-2010 è professore invitato presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale.

Libri pubblicati

— Donne e violenza nella Scrittura, Edizioni Messaggero Padova, Padova 2016

— Salmi in cammino, Edizioni Messaggero Padova, Padova 2015

— La donna perfetta. Interpretazioni di un poema biblico, EDB, Bologna 2014

— Naum, Abacuc, Sofonia, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2013

— Abdia, Giona, Michea, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2012

— Attorno alla profezia. Alcune sorprendenti figure, Cittadella, Assisi 2012

— I Dodici Profeti: perché «Minori?». Esegesi e teologia, EDB, Bologna 2011

Rut (I Libri Biblici 23), Paoline Editoriale Libri, Milano 2009

— “Servire il Signore”. Linee di una teologia biblica della missione nell’Antico Testamento, Urbaniana University Press, Roma 2008

— Rut, Giuditta, Ester,Edizioni Messaggero Padova, Padova 2006

— "Una cosa ha detto Dio, due ne ho udite". Fenomeni di composizione all'interno del Salterio Masoretico, Urbaniana Press, Roma 2002

  

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La crisis en la vida de los profetas

Donatella Scaiola, jueves 6 de febrero de 2020. Encuentro con misioneros con 25 años de ordenación o profesión.

Elías de Sarepta al Horeb para descubrir otro Dios

El profeta Elías vive en el reino del norte, alrededor del siglo IX a.C., y se enfrenta a la tentación del pueblo de Israel de servir al dios Baal, la deidad cananea ligada a la fertilidad de la tierra (representada por una tormenta) y a la humanidad (representada por un toro). Vale la pena señalar que tanto una imagen como la otra tienen un valor ambiguo porque tanto la tormenta como el toro furioso pueden ser signos de muerte. Este culto llega al pueblo judío a través de Jezabel con quien el rey Acab se había casado.

Toda la historia de Elías, narrada en el Libro de los Reyes (1 Reyes 17-19), se construye alrededor de la purificación de la imagen del Dios del Primer Testamento. En el pensamiento original de Elías, Yahvé es el antagonista de Baal, pero al mismo tiempo es bastante similar a Baal, aunque más poderoso y por lo tanto más verdadero. En realidad, Dios trata de llevar a Elías, a través de algunas experiencias personales, a una nueva imagen de Dios con características significativamente nuevas. Las etapas de esta "conversión" se narran en cada uno de los tres capítulos que nos interesan.

1. La purificación de Elías (1 Reyes 17)

Elías el Tesbita, uno de los que se habían establecido en Galaad, dijo a Ajab: "Por la vida del Señor Dios de Israel, en cuya presencia estoy, no habrá ni rocío ni lluvia en estos años, excepto cuando yo lo ordene". (17,1). No está del todo claro que esta amenaza haya sido realmente dada a conocer al profeta por Dios, parece más bien lo contrario. Elías busca una confrontación directa con los sacerdotes de Baal para desenmascararlos y aniquilarlos, para dejar completamente claro que el dios más fuerte es Yahvé y no Baal.

Cuando Dios ve que las cosas son así, pone en marcha al profeta con el propósito implícito de corregirlo, el texto utiliza el verbo KERIT (cortar). Elías tiene que cortar con su experiencia profética para descubrir algo que no conoce de Dios: tiene que hacer una nueva experiencia espiritual.

·         Primera experiencia. Los cuervos y el agua del arroyo (17,2-6). Elías tiene que irse y su supervivencia dependerá de la generosidad de la naturaleza. El pan que los cuervos traerán y el agua que podrá beber de un arroyo.

·         Segunda experiencia. la viuda de Sarepta de Sidón (17,7-16) En este momento la vida de Elías se confía a una viuda, una persona pobre como todas las viudas normalmente. De hecho, esta comparte generosamente con Elías la poca comida que tiene para no morir. El nombre Sarepta que significa "fusionar" es el mismo verbo que se utiliza para decir purificar porque en esta experiencia Elías será purificado.

·         Tercera experiencia. La muerte del hijo de la viuda (17,17-24). Para devolverlo a su madre viuda renacida, Elías lo toca, se ensucia las manos, entra en contacto físico con la muerte. Se sabe que el contacto con un muerto le hace impuro, pero en este caso devuelve la vida (lo mismo hacen Eliseo y Jesús).

Las tres experiencias transmiten a Elías una nueva imagen de Dios. Dios defiende la vida, no lucha contra ella, y la defiende con pobres instrumentos y por lo tanto dóciles a su voluntad. Sólo después de que Elías ha aprendido la lección, o parece haberla aprendido, lo envía de vuelta con una nueva misión: "Ve a Ajab y enviaré lluvia sobre la faz de la tierra" (18,1).

2. La primera misión de Elia con el pueblo de Israel. (1 reyes 18)

En esta primera misión Elías muestra que no ha entendido mucho de la enseñanza del Señor. De hecho, su imagen de Dios no parece en absoluto purificada. No aparece, excepto más tarde en Ajab, y no dice que la lluvia vendría a la tierra, como el Señor había ordenado, y en su lugar promueve un enfrentamiento directo y violento con los sacerdotes de Baal. Como profeta se siente autorizado para tal propuesta. En el centro de este capítulo está el violento enfrentamiento en el Monte Carmelo con los sacerdotes de Baal y en este enfrentamiento de alguna manera obliga a Dios a apoyar a su profeta y también al pueblo de Israel a purificar su fe en Yahvé después de ver los efectos de las amenazas del profeta.

En este capítulo también aparece una figura interesante, la de Abdías (el nombre significa siervo del Señor) que había defendido a los profetas del Señor, corriendo muchos riesgos personales para hacerlo, un hombre justo y temeroso de Dios en medio de un pueblo que Elías apenas podía ver ya que consideraba que el pueblo estaba profundamente corrompido.

Pero algo va mal: Ajab informó a Jezabel de todo lo que Elías había hecho y que había matado a todos los profetas con la espada. Jezabel envió un mensajero a Elías para decirle: "Que los dioses me hagan esto, y aún peor, si para mañana a esta hora no he hecho tu vida como la de uno de ellos. Elías, temeroso, se levantó y se fue para salvarse.” (19,1-3). Se asustó y decidió huir.

3. El éxodo de Elías al monte Horeb (1 reyes 19)

En esta dolorosa etapa de la vida de Elías, en más de una ocasión dice que se quedó solo, que su vida está en peligro, incluso invoca la muerte. Dios interviene a través de la acción de un ángel que le hace caminar 40 días y 40 noches hasta el Monte Horeb. Comienza el nuevo éxodo del profeta derrotado, dirigiéndose hacia la montaña más sagrada del Primer Testamento donde Dios le espera con una pregunta desconcertante, al menos según el criterio de Elías "¿Qué haces aquí, Elías?". (19,9).

En el Horeb todos los signos típicos de la presencia de Dios se manifiestan en el libro del Éxodo (Viento impetuoso, terremoto y fuego) y sin embargo Dios se descubre en una brisa ligera (19,11-12). Esta es la epifanía de un nuevo y sorprendente Dios: uno que se resiste a la lógica del poder y la dominación, como afirmó Elías, y que en cambio es discreto, otro y diferente de lo que la tradición judía había transmitido hasta la época de Elías. Un Dios diferente que también necesita un profeta diferente, muy diferente del Elías que derrotó violentamente a los sacerdotes de Baal. Sólo este nuevo Elías podrá llamar a Eliseo (el único profeta no llamado directamente por Dios) y dirigir a Eliseo en un camino de mayor libertad.

Elías para nosotros hoy:

·         Un profeta que nos invita a pensar en el Dios que anunciamos o servimos, que también puede ser nuevo y diferente de lo que siempre hemos anunciado o pretendido conocer.

·         Nos presenta la fragilidad como una forma apropiada de encontrar al Dios cristiano. Una fragilidad que también debe cuestionar nuestro ministerio.

Jonás. Una relación tormentosa con Dios.

El libro de Jonás es un libro didáctico, una parábola a menudo irónica en sus expresiones, pero que tiene la pretensión de tocar un tema teológico fundamental: el significado de la relación del hombre con el Dios justo, pero a la vez misericordioso, y que necesita de la mediación del hombre herido y victimizado para dar misericordia a los injustos y pecadores.

Jonás significa paloma -un símbolo bastante común de Israel- y era el hijo de Amittai, lo que significa mi verdad. De alguna manera el protagonista es el mismo pueblo de Israel que tiene una verdad a veces diferente sobre Dios y otra con respecto a la verdad que Dios tiene sobre sí mismo.

Nínive, la capital de los asirios que son los autores de la destrucción del Reino del Norte, es la receptora de la obra profética de Jonás... es la capital enemiga, violenta y odiada por el pueblo de Israel. Cuando Dios le pide a Jonás que se levante para ir a Nínive ("Levántate, ve a Nínive, la gran ciudad, y en ella proclama que su maldad se ha levantado hasta mí” cf. 1,2) éste, nada entusiasmado con la misión, en lugar de levantarse prefiere bajar e ir en dirección contraria: abandona el servicio que el Señor le pedía. El verbo descender se usa con frecuencia y Jonás... en lugar de ascender a Nínive desciende... a las raíces de las montañas (en el fondo del mar).

Dios hace todo para corregir el camino de Jonás y PREDISPONE (un verbo muy usado en el libro) todo para poner a su profeta de nuevo en el camino: prepara una tormenta, prepara un bote, prepara un pescado que lo arroja de vuelta a la playa (este pescado es nombrado tres veces y en la tercera ocasión, cuando Jonás está en su vientre, cambia al género femenino... porque el vientre es como un útero predispuesto para un nuevo nacimiento). Cuando está con los marineros preocupados por el destino del barco en la tormenta... Jonás duerme (no invoca a su Dios) y son precisamente los marineros los que le invitan a levantarse (el mismo verbo que Jonás había desobedecido) para invocarlo. Cuando descubren que la razón de la tormenta es la desobediencia de Jonás, hacen muchas preguntas e intentan salvarlo en todos los sentidos, pero al final él mismo pide ser arrojado al mar y sólo responde a la última de las preguntas "Soy judío y adoro al Señor, el Dios de los cielos, que hizo el mar y la tierra" (1,9). El mar es un símbolo de muerte y maldad... es significativo que no utilice la expresión más tradicional de cielo y tierra (totalmente positiva). Jonás teme a su dios en ambos sentidos... tiene fe en él, pero al mismo tiempo tiene miedo.

En el segundo capítulo recordamos la oración de Jonás en el vientre del pez... es una oración compuesta de textos poéticos de la Biblia. Parece que Jonás ha comprendido finalmente que, después de haber llegado al fondo desobedienciendo al plan de Dios, Dios mismo está en posición de traerlo de vuelta a la superficie y enviarlo de nuevo a Nínive. Esta es la segunda llamada de Jonah. ¿Ha entendido la lección?

En los hechos narrados en el capítulo tres vemos que Jonás aún no ha entendido... o mejor dicho, había entendido bien el plan de Dios pero no quería cumplirlo. No estaba de acuerdo con la misericordia de Dios, deseaba profundamente la destrucción de Nínive que odiaba.

·         Se acercó amenazadoramente a Nínive (en 40 días sería derrocada... el mismo verbo que se usa para Sodoma y Gomorra).

·         Se preocupa cuando ve que su misión tiene éxito y los habitantes de Nínive se arrepienten y están dispuestos a ayunar.

·         Se ofende cuando descubre que Dios se arrepiente de las amenazas hechas. ¡Un dios que se arrepiente es bastante común en el Primer Testamento!

·         Justifica las decisiones anteriores: Señor, ¿no fue eso lo que dije cuando estuve en mi país? Por eso me apresuré a huir a Tarso; porque sé que eres un Dios misericordioso y lastimero, lento para la ira, de gran amor, y que te arrepientes del mal amenazado. Demuestra que ha comprendido el profundo corazón de Dios... pero que no lo comparte. Como profeta, en lugar de tomar la palabra de Dios, la contrasta con su "¿no era ésta mi palabra?".

·         Abandona la ciudad, e incluso esto es un acto que no se ajusta a la mentalidad profética. Los profetas se asocian con la comunidad pecadora para convertirse en intercesores de Dios en favor de la misma comunidad, y Jonás tiene cuidado de no hacer esto por la ciudad de Nínive.

·         No responde con desprecio a la pregunta de Dios: ¿Crees tú que tienes razón para indignarte de esta manera? (4,4)

En este punto Dios no se rinde, y una vez más PROPORCIONA instrumentos para corregir a Jonás: el ricino, el gusano que seca el ricino, el sol, el viento caliente... para obligar a Jonás a responder a la pregunta, ¿te parece correcto estar tan indignado por esta planta de ricino? (4,9), similar a la que se hizo cinco versículos antes.

¿No debería apiadarme de Nínive, esa gran ciudad, en la que hay más de ciento veinte mil personas, que no pueden distinguir entre la mano derecha y la izquierda, y un gran número de animales? Esta es la pregunta que concluye el libro de Jonás y que permanece sin respuesta... ...provocando de alguna manera la respuesta no sólo de Jonás sino de todas las personas que leerán este libro.

·         En el libro de Jonás, Dios es justo y misericordioso al mismo tiempo. La justicia y la misericordia forman parte de la identidad de Dios tanto en el Primero como en el Segundo Testamento. La justicia es una necesidad porque el pecado y los efectos que produce en las víctimas necesitan esta cualidad de Dios, pero la misericordia es también una característica de Dios y puede manifestarse cuando el perdón de la víctima hace evidente el pecado y la injusticia... y hace innecesario el castigo divino.

·         La misericordia, sin embargo, necesita el perdón de la víctima... ...que es exactamente lo que Jonás, como víctima de la violencia de Nínive contra el reino del norte, no parece dispuesto a conceder. La víctima puede interceder... y la pregunta abierta que cierra este escrito de alguna manera se vuelve hacia nosotros. Este escrito se acerca mucho a la parábola del padre misericordioso que permanece igualmente abierta... no sabemos si el hermano mayor habrá entrado en la perspectiva de la misericordia o habrá abandonado la casa de su padre.

Es interesante notar que en la traducción de la LXX el libro de Jonás, que propone el perdón para la ciudad de Nínive, se asocia y se coloca cerca del libro de Nahúm donde la destrucción de la ciudad se celebra a lo largo del texto como una justa venganza del Señor. Oráculo sobre Nínive. El libro de la visión de Nahúm de Elkos. Un Dios celoso y vengador es el Señor, vengador es el Señor, lleno de ira. El Señor se venga de los adversarios y guarda rencor a los enemigos. (1,1-2). Sabemos bien que en la reflexión bíblica hay a menudo contradicciones insuperables que debemos tratar de comprender en una lectura global del texto y de acuerdo con la comprensión que tenemos del plan de salvación encarnado en la persona de Jesús.

DONATELLA SCAIOLA

Nacida en Abbiategrasso (Mi) el 23 de junio de 1958 y casada con Marco Bonarini desde 1990. Nombrada el 1º de octubre de 2002 profesora adjunta del Instituto Superior de Catequesis y Espiritualidad Misionera de la Pontificia Universidad Urbaniana. Trasladada el 5 de febrero de 2008 del Instituto Superior de Catequesis y Espiritualidad Misionera a la Facultad de Misionología de la Pontificia Universidad Urbaniana, donde enseña Biblia y Misión. Nombrada el 3 de septiembre de 2008 Profesora Extraordinaria de la Facultad de Misionología de la Pontificia Universidad Urbaniana. Nombrada el 28 de julio de 2012 Profesora Titular de la Facultad de Misionología de la Pontificia Universidad Urbaniana. Desde 2003 forma parte de la redacción de la revista Parole di Vita, de la que fue nombrada directora en 2009. Desde 2005 hasta 2014 formó parte de la redacción de Euntes Docete. Es miembro de la presidencia de la Asociación Bíblica Italiana, y miembro de la Coordinación de Teólogos Italianos, de la Asociación Europea de Estudios Bíblicos y de la Oficina Catequística Nacional - Sector Apostolado Bíblico de la Conferencia Episcopal Italiana. Desde el año académico 2009-2010 es profesora invitada en la Facultad de Teología del Norte de Italia.

Libros publicados

— Donne e violenza nella Scrittura, Edizioni Messaggero Padova, Padova 2016

— Salmi in cammino, Edizioni Messaggero Padova, Padova 2015

— La donna perfetta. Interpretazioni di un poema biblico, EDB, Bologna 2014

— Naum, Abacuc, Sofonia, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2013

— Abdia, Giona, Michea, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2012

— Attorno alla profezia. Alcune sorprendenti figure, Cittadella, Assisi 2012

— I Dodici Profeti: perché «Minori?». Esegesi e teologia, EDB, Bologna 2011

Rut (I Libri Biblici 23), Paoline Editoriale Libri, Milano 2009

— “Servire il Signore”. Linee di una teologia biblica della missione nell’Antico Testamento, Urbaniana University Press, Roma 2008

— Rut, Giuditta, Ester,Edizioni Messaggero Padova, Padova 2006

— "Una cosa ha detto Dio, due ne ho udite". Fenomeni di composizione all'interno del Salterio Masoretico, Urbaniana Press, Roma 2002

 

 

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17 Feb 2020 Finestra sul Mondo

La decisione del Papa: nel 2022 ci sarà il prossimo Sinodo dei Vescovi

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17 Feb 2020 Finestra sul Mondo

Querida Amazonia. Giovenale: il Papa ci ha dato "autostrade" da far vivere

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17 Feb 2020 Missione Oggi

20 febbraio: Giornata Mondiale della Giustizia Sociale

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17 Feb 2020 Preghiere Missionarie

VII Domenica – T. O. - Anno A

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17 Feb 2020 Domenica Missionaria

Gracias Beato José Allamano

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16 Feb 2020 I Nostri Missionari Dicono

Beato Allamano: operoso nel silenzio, gioioso nell’azione

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16 Feb 2020 I Nostri Missionari Dicono

Consolation starts at home: Continental Council of Africa, Kinshasa February 2020

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14 Feb 2020 I Nostri Missionari Dicono

Querida Amazonia, l’Esortazione del Papa per una Chiesa dal volto amazzonico

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12 Feb 2020 Finestra sul Mondo