Feb 20, 2020 Last Updated 6:03 PM, Feb 17, 2020

Mater Amazonia: coinvolgere i visitatori, una visita che cattura e cambia la vita

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Alla fine della cerimonia di apertura al pubblico dell’esposizione Mater Amazonia, P. Stefano Camerlengo ha inviato un messaggio a tutti i Missionari della Consolata, condividendo con loro lo spirito e la sfida che sottostanno a la medesima esposizione.

Di seguito riportiamo il testo base dell’intervento di P. Stefano Camerlengo, Superiore Generale dei Missionari della Consolata, pronunciato il 25 ottobre 2019, in occasione dell’apertura dell’Esposizione Temporanea “Mater Amazonia” presso il Museo Etnologico “Anima Mundi” dei Musei Vaticani.

Il Sinodo sull'Amazzonia è un dono grande che papa Francesco ha fatto alla Chiesa e a ciascuno di noi. E noi che, come missionari, ben conosciamo la realtà dell'Amazzonia, per la nostra presenza in quella terra sin dal 1948, siamo stati molto emozionati e desiderosi di ricambiare questo dono raccontando quanto quei luoghi e quelle persone abbiano dato a noi missionari e alla Chiesa tutta.

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Nasce così la Mostra Mater Amazonia, con il desiderio di dare voce e volto all'Amazzonia, alla sua bellezza sconfinata e alle sue culture sapienti, per cercare di far continuare le riflessioni e le azioni del Sinodo, per stare accanto all'Amazzonia e ai suoi popoli, per presentare anche i suoi problemi e i suoi drammi.

Lo facciamo con impegno, con passione, con energia... illuminati dagli insegnamenti del nostro fondatore, il beato Giuseppe Allamano: “Ci vuole fuoco per essere apostoli. Essendo né caldi né freddi, cioè tiepidi, non si riuscirà mai a niente. Non sarà mai missionario chi non arde di questo fuoco divino”.

In questa avventura, abbiamo subito coinvolto gli amici di Mediacor, per trovare insieme il modo di comunicare questa nostra intuizione, ed è nato così questo allestimento che tiene insieme la potenza espressiva degli oggetti -che i nostri missionari hanno portato da quei luoghi e che sono conservati nel nostro Museo Etnografico e di Scienze Naturali che si trova nella nostra Casa Madre di Torino- e la necessità di far vedere quello che avviene in Amazzonia oggi, con l'efficacia che solamente le immagini possono avere.

Abbiamo trovato dei compagni di viaggio altrettanto appassionati, che hanno permesso a questo progetto di prendere la forma così coinvolgente che ora potrete visitare e che ora, semplicemente, vorrei ringraziare.

Vorrei ringraziare, prima di tutto, il Cardinale Giuseppe Bertello, nostro fratello e amico, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, che ha accolto questo sogno e ha permesso che diventi realtà.

Vorrei ringraziare I Musei Vaticani, che, sia attraverso le figure istituzionali, primo fra tutti il direttore Barbara Jatta, il direttore del Museo Etnologico padre Nicola Mapelli e Mons. Paolo Nicolini, sia attraverso il suo personale, ci sono stati accanto per realizzare il percorso allestitivo.

Vorrei ringraziare I Religiosi Salesiani, che hanno prestato un numero significativo di oggetti del Museo Etnografico Missionario (MEM) di Colle Don Bosco, permettendoci di offrire uno sguardo più ampio e dettagliato sulle tradizioni delle popolazioni indigene.

I Religiosi Cappuccini del MUMA (Museo Missionario Indios – Frati Cappuccini in Amazzonia di Assisi) e i Missionari Saveriani (Museo d'Arte Cinese ed Etnografico di Parma), che ci hanno prestato alcuni oggetti molto rari, impreziosendo la sezione sull'inculturazione.

Queste relazioni tra le congregazioni missionarie, che anche il Papa ha ricordato durante la sua visita in anteprima, sono espressione di una collaborazione scientifica significativa ma anche un segno della fraternità missionaria che è inviata ad annunciare e ad amare tutti senza appartenenze esagerate.

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La linea guida del nostro cammino sono state le parole di papa Francesco, particolarmente quelle dell'Enciclica Laudato Si'. Perfino il nome che abbiamo scelto – Mater Amazonia - risente dell'eco del cantico delle creature del poverello di Assisi che il Papa ha voluto ricordare sin dall'incipit come punto di riferimento del suo pensiero.

Il Magistero di papa Francesco è stata l'ispirazione per offrire ai visitatori un itinerario conoscitivo, emozionante e per molti aspetti anche spiazzante, come è l’Amazzonia stessa. Una terra infinita che racchiude al suo interno tutta la ricchezza, ma anche tutte le contraddizioni che l’intero mondo contiene. Esempio plastico degli altri “biomi essenziali” del pianeta, dal corridoio biologico mesoamericano al bacino pluviale della foresta congolese, alle foreste tropicali asiatiche. L'Amazzonia diventa così l'emblema della “casa comune” che Dio ci ha affidato, alla cui cura è chiamata tutta l'umanità: “La sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare” (LS n. 13).

Abbiamo presentato l'Amazzonia nella sua realtà e, al contempo, come metafora per arrivare alle coscienze e mettere in atto quelle azioni virtuose che si rifanno al principio di ecologia integrale, tanto caro sia a Papa Francesco sia ai leader dei popoli indigeni. Ecologia integrale significa concretamente che molti concetti travalicano i propri confini per compenetrarsi l’un l’altro: preoccupazione per la natura, giustizia verso i poveri, impegno nella società, pace interiore (cfr. LS nn. 137-162).

Vista l'importanza dei temi e la ricchezza dell'esposizione dei Musei Vaticani, abbiamo ritenuto necessario trovare un linguaggio che permettesse di interessare ed emozionare i visitatori, aiutandoli a passare dalla contemplazione della bellezza alla riflessione e al coinvolgimento personale. Per questo è stato studiato questo allestimento che alterna oggetti, video, frasi di papa Francesco. Lungo il percorso si può trovare l'esposizione di numerosi oggetti indigeni, frutto di una rigorosa e attenta ricerca antropologica ed etnografica, e la proiezione di diverso materiale video di approfondimento e di denuncia. In particolare, vi è una grande proiezione immersiva, che parte dalla maestosa tranquillità dei paesaggi amazzonici per poi arrivare a raccontare la cruda realtà dei problemi e delle tragedie che avvinghiano l’Amazzonia e, quindi, l’intero pianeta. Abbiamo voluto portare il visitatore a passare dall'ammirazione alla presa di responsabilità personale. La crisi ecologica è, infatti, la manifestazione della crisi etica, culturale e spirituale della società globalizzata e non è pensabile riuscire a risanare la relazione con la natura senza risanare le relazioni umane fondamentali.

Abbiamo, poi, anche cercato di presentare l'umanità dell'Amazzonia: gli indigeni e coloro che hanno vissuto e vivono al loro fianco. Ci sono molte riprese di persone indigene, che se pure coprono solo una piccola parte delle quasi quattrocento popolazioni amazzoniche, ci aiutano a farne intuire la ricchezza e la diversità; ci sono, poi, le fotografie di uomini e donne, consacrati e laici, che hanno dedicato la propria vita all'Amazzonia, sia perché hanno deciso di vivere sino alla fine dei propri giorni, come Fratel Carlo Zacquini che da oltre 54 anni vive con queste popolazioni.

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Sia perché sono stati uccisi per il proprio impegno a difesa dei diritti umani e dell'ambiente, come padre Giovanni Calleri, che ha perso la vita il 1° novembre 1968 a soli 34 anni.

Infine, ci sono due brevi filmati che, attraverso immagini d'epoca e riprese recenti, cercano di raffigurare alcuni momenti dell'impegno missionario di tanti uomini e donne di Congregazioni diverse.

Per lasciarci illuminare e guidare nell’incontro con la Mostra, vorrei riprendere e riproporre, come semplice lettura, alcune frasi che Papa Francesco ha pronunciato in occasione della visita della mostra da parte dei partecipanti al Sinodo per l’Amazzonia, venerdì scorso:

“…Siccome le opere d’arte sono l’espressione dello spirito dei popoli, il messaggio che si riceve è che bisogna sempre guardare ad ogni cultura, all’altro, con apertura di animo e con benevolenza. La bellezza ci unisce. Ci invita a vivere la fratellanza umana, contrastando la cultura del rancore, del razzismo, del nazionalismo, che è sempre in agguato.”

“Quante buone iniziative si possono fare grazie all’arte, riuscendo a superare anche le barriere e le distanze”.

“Chi entra qui dovrebbe sentire che in questa casa c’è spazio anche per lui, per il suo popolo, la sua tradizione, la sua cultura: l’europeo come l’indiano, il cinese come il nativo della foresta amazzonica o congolese, dell’Alaska o dei deserti australiani o delle isole del Pacifico. Tutti i popoli sono qui, all’ombra della cupola di San Pietro, vicini al cuore della Chiesa e del Papa. E questo perché l’arte non è una cosa sradicata: l’arte nasce dal cuore dei popoli, è un messaggio: dal cuore dei popoli, al cuore dei popoli”.

Ecco, carissimi, la mostra Mater Amazzonia, vuole avere la pretesa di coinvolgere i visitatori, vuole proporre una visita che cattura e cambia la vita … non si può uscire da questa Mostra e rimanere gli stessi di come si è entrati.

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La Mostra vorrebbe provocare e spingerci a cambiare stile di vita, a migliorare i rapporti con gli altri e con la natura, nostra casa comune.

La Mostra è una proposta concreta, un cambiare la traiettoria del futuro che sembra già prestabilita. Un mettere al centro la periferia, ascoltare chi non è mai ascoltato, farsi discepoli attenti dei più poveri, fare la scelta degli ultimi.

E, permettetemi concludendo, di sottolineare che i protagonisti di questa mostra oltre alla natura, nostra madre, sono i popoli indigeni con la loro cultura e la loro storia, insieme ai tanti missionari e missionarie che hanno deciso di condividere e dare la vita per l’Amazzonia.

“Io abito qui — dice Mariazinha, una abitante dell’Amazzonia — i miei figli, i miei nipoti e i pronipoti sono molti, per loro difendo la nostra foresta. Abbiamo bisogno di questa terra per coltivare, per mangiare, per vivere”.

Con la preghiera e la speranza che alla fine del Sinodo e anche della visita alla Mostra, anche noi tutti ci possiamo sentire figli e nipoti di questa terra e di queste popolazioni e di sentirne il bisogno…per vivere! Buona visita!

Grazie!

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Ultima modifica il Domenica, 27 Ottobre 2019 16:29
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