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Messaggio del Superiore Generale: “QUESTA È PASQUA!”

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“Cristo, mia speranza, è risorto! Sì, ne siamo certi: Cristo davvero è risorto!”

“Cristo risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui” (Rom.6,9).

Noi dobbiamo risorgere al fervore; non solo dal peccato, ma da tutte le debolezze. Conserviamo sempre il fervore che sentiamo in questa festa. Non si muore più! Tutti dicano a sé stessi: “siamo risorti non vogliamo più morire, vogliamo essere veri missionari”. Non abbiate paura di diventare troppo fervorosi!” (Beato Giuseppe Allamano)

 

Carissimi Missionari, Amici, Parenti, Benefattori;

La nostra fede cristiana celebra la Pasqua non solo nel ricordo della risurrezione di Gesù, ma anche nel segno della riscoperta dell’impegno pasquale che investe ogni battezzato. 

La domanda che dovrebbe accompagnarci per vivere bene la Pasqua è questa: Che Pasqua siamo? Che Pasqua sono? Che Pasqua voglio essere?

Tale impegno comporta il cambiamento di ogni struttura o condizione negativa: dal male al bene, dalla morte alla vita, dalla sofferenza al benessere, dalla lotta alla pace, dall’oppressione alla liberazione. Tutto questo in ogni realtà, dove in un modo o nell’altro noi ci troviamo a vivere o ad agire. Siamo testimoni del risorto e perciò testimoni di vita e di speranza. La Pasqua è una missione di liberazione.

Pasqua è prima di tutto uno stile di vita, un impegno quotidiano a vivere da risorti, a sperimentare fino in fondo la nostra e l’altrui umanità!

Pasqua non può essere solo un rito, una funzione, una bella celebrazione, una liturgia ben organizzata senza alcun legame con la vita concreta. La Pasqua è lo stile di vita cui ci chiama la nostra fede. La Pasqua è l’impegno ordinario a sentirci dei risorti, e non dei morti viventi.

L’uomo ha bisogno di Dio, ma questo non basta per animare una vita credente; occorre la decisione e la consapevolezza di dare un senso di bene alla propria vita. Il Risorto è il Volto di Dio che si rivela pienamente all’uomo e ne soddisfa la sete di infinito, ma allo stesso tempo è un impegnativo progetto di vita che interpella i gesti quotidiani.

Ci sono dei segni concreti che mostrano come la Pasqua abbia invaso la nostra vita. Non sono segni eclatanti. Non sono atti eroici né che finiranno sulle pagine dei giornali o sui libri di storia. Sono segni che, semplicemente, esprimono fino in fondo la nostra più profonda umanità.

Quando al nostro quotidiano mancano i gesti concreti, vuol dire che la Speranza non si è impossessata di noi. Senza scelte quotidiane positive e rivolte all’altro, ci consegniamo ad un grigiore che è quasi peggio delle tenebre.

Abbiamo bisogno dei segni perché altrimenti la Croce resta solo un pezzo di legno cui aggrapparsi più per superstizione che per fede. Abbiamo bisogno dei segni, altrimenti la dirompente forza di un Dio che ha vinto la morte resta imbrigliata dalla mediocrità delle nostre vite.

Gesù ci chiede di orientare la nostra vita alla ricerca del bene, del giusto, del vero, del bello, di accompagnare con una profonda compassione le persone che ci circondano e di vivere questa scelta di fondo nelle azioni più comuni della vita quotidiana.

È un segno pasquale riconciliarsi con le persone che ci hanno ferito, chiedere perdono per gli errori fatti a danno degli altri, impegnarsi per riconoscere dignità ai deboli, agli oppressi, agli emarginati.

È un segno pasquale rinunciare all’orgoglio per favorire la comunione, lavorare con onestà, coscienza e professionalità, studiare con passione, offrire i propri talenti a servizio del bene comune.

È un segno pasquale rispettare il Creato; la sobrietà nei consumi e nei gesti.

È un segno pasquale mettere al centro della propria vita le relazioni con gli altri.

È un segno pasquale essere veri uomini e vere donne tutti i santi giorni.

È un segno pasquale…

Assumiamo impegni semplici ma seri per umanizzare la nostra vita, le nostre relazioni, gli ambienti in cui ci troviamo. Cerchiamo di non essere compiacenti verso noi stessi, non troviamo facili alibi nel contesto culturale, sociale ed economico. Mettiamoci in discussione. Confrontiamoci con i segni di libertà che Cristo Risorto reclama da noi per non lasciar inaridire i nostri cuori e i cuori di chi ci è a fianco.

Chi crede nella resurrezione vive guardando oltre il tempo e lo spazio. Vive realtà tanto più divine, quanto più umane. Vive aspettando grandi cose, «cieli nuovi e terra nuova». La sua fede l’aiuta a vedere la storia umana e l’umano soffrire con gli occhi stessi di Dio che ci è accanto per trasformare il limite in una nuova possibilità di crescita.

La fede non permette che ci attardiamo al cimitero, cercando il Risorto tra i morti. Ma «lasciato il sepolcro in fretta», come le donne la mattina di Pasqua, noi incontriamo il Signore, appunto perché corriamo verso i vivi, a portare loro speranza.

Vivere da risorti. La fede nella resurrezione di Cristo è il fondamento della nostra gioia di vivere. Se Lui è risorto, anche noi risorgeremo. E questa fede nella resurrezione, mentre è il fondamento del nostro agire, è già un anticipo di paradiso in terra:

«Se è vero che Gesù ci resusciterà alla fine dei tempi, è anche vero che, per un certo aspetto, con Lui già siamo resuscitati. La vita eterna incomincia già in questo momento, comincia durante tutta la vita terrena, verso quel momento della resurrezione finale. Già siamo resuscitati e mediante il battesimo siamo inseriti nella morte e nella resurrezione di Cristo e partecipiamo alla vita nuova. In attesa dell’ultimo giorno, abbiamo in noi stessi un seme di resurrezione, quale anticipo della resurrezione piena che riceveremo in eredità». (Papa Francesco, udienza generale del 4 dicembre 2013)

“Buona Pasqua”, dunque, vuol dire “illuminate il mondo con i vostri segni di bene”. È questo l’augurio che faccio a ciascuno e a tutti: non abbiate paura di accogliere fino in fondo la novità della Resurrezione.

A tutti e ad ognuno: coraggio e avanti in Domino!

Roma, 14 aprile 2019, Domenica delle Palme.

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Ultima modifica il Lunedì, 15 Aprile 2019 16:56
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