Apr 20, 2019 Last Updated 2:06 PM, Apr 20, 2019

Migranti in Roraima: Indigeni Warao senza alloggio (IT-PT-ES)

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“Non c’era posto per loro nell’albergo” (Lc 2,7). Gli abitanti di Betleme si rifiutarono di ricevere Maria e Giuseppe. Maria stava per dare alla luce il Bambino Gesù e con Giuseppe ha dovuto alloggiarsi in una stalla fuori dalla città.

La situazione vissuta dalla Famiglia di Nazarè è già stata molte volte associata ai migranti e rifugiati, e oggi è realtà concreta nella vita di Chila Gómez, una mamma indigena Warao venezuelana, incinta di nove mesi, che é arrivata a Boa Vista, capitale dello Stato di Roraima in Brasile, con suo marito Elvis Antonio e tre figli piccoli. Come tanti migranti venezuelani, anche loro non sono stati ricevuti nell’ abrigo (rifugio) destinato specialmente agli indigeni, nel quartiere Pintolândia.

18 INMD3 01 Chila com seu esposo Elvis e as criancas acampados em terreno baldiu no bairro Pintolandia em Boa Vista

Un terreno incolto è stato il destino di questa famiglia, che ha impiegato sei giorni per percorrere a piedi, 215 km, tra Pacaraima e Boa Vista. “Vivo su una strada che non so come si chiama. Sono incinta e sto soffrendo con i miei figli sotto il sole e al freddo. Io voglio un aiuto per la mia famiglia”, chiede Chila.

All’ombra di alcune piante di “cajú”, sullo stesso terreno ci sono altre sei famiglie. Sono, in totale, 15 bambini al di sotto degli otto anni, due adolescenti e 13 adulti. Il numero di immigrati senzatetto cambia molto rapidamente ogni settimana. Un telone e alcuni stracci legati agli alberi servono di protezione. Di notte dormono male per paura di essere mandati via dal padrone del terreno (una imobiliaria) e dalla polizia.

18 INMD3 02 Criancas warao fora do abrigo buscam protecao em uma arvore

Jonny Martines Rodriguez e sua moglie Edelmira del Carmen sono venuti da Tucupita. “Abbiamo tre figli e non vogliono accoglierci nell’alloggio degli indigeni Warao. Qui non facciamo il bagno, passiamo fame, non abbiamo dove prendere acqua. Sono spaventato, è pericoloso stare qui, e di notte è più pericoso ancora perché possono venire e uccidere i miei figli, mia moglie, o io posso uccidere loro...”, lamenta Jonny.

18 INMD3 03 Jonny Martinez Cortez y Edilmira del Carmen com os filhos em baixo de um cajueiro

Gli indigeni Warao che sono in Roraima, dicono che il principale motivo per cui hanno abbandonato Venezuela è la fame. In questo gruppo le donne sono le principali responsabili  per il reddito nella famiglia e, quindi, arrivano in gran numero, portando con loro tanti bambini. Erick Gonzalez con sua figlia di un’anno in braccio, racconta ció che sta vivendo: “Sono nella Piazza da un mese. Abbiamo sofferto umiliazioni. Ci hanno maltrattati soltanto perché siamo indigeni. Dalla Piazza ci mandano via, arriviamo all’alba senza dormire (...). Noi meritiamo rispetto. Non é perché siamo migranti che ci possono umiliare.  Siamo qui con bambini malati con raffredore, con febbre per motivo del clima. Non abbiamo dove poter fare un doccia. Vogliamo soltanto entrare nel rifugio”.

18 INMD3 04 Erika Carolina Gonzalez com o o filho Erikrily Brito

Ermínia Ratti, la mamma di Jean Luiz Jimenez, ragazzo che è rimasto ricoverato per 40 giorni nell’ospedale – “Hospital Geral” – di Roraima, ringrazia il sostegno dei brasiliani, ma si sfoga cosí: “Mio figlio (Jean Luiz) era malato qui in Piazza. Ma Dio mai ci abbandona. Ci ha inviato i Padri Luiz e Jaime, missionari della Consolata che l’hanno portato in ospedale” (...). “Vogliamo che ci aiutino, vogliamo entrare nel rifugio come gli altri. Trascorriamo tutta la giornata qui, dormendo nella strada..., non è facile! Tanto più con un figlio malato... sono una madre di sacrificio. Chiediamo che abbiano considerazione con noi”.

18 INMD3 05 Erminia Ratti veio de Tucupita para assistir o filho Jean Luiz internado em Boa Vista

Wilson Vlademir Cortez è arrivato da tre mesi per cure mediche. È venuto con cinque figli e altri familiari. Anche loro sono sotto la pianta di “cajú”, fuori dal rifugio. “Io sto migliorando e qui stiamo aspettando che un giorno ci diano l’opportunità di entrare nel rifugio”.

18 INMD3 06 Wilson Vlademir Cortez conversa com P Jaime C Patias Ele chegou com cinco filhos para tratamento medico e ha tres meses esta na rua

Secondo i responsabili del rifugio destinato agli indigeni Warao e E’ñepá a Boa Vista, il locale è pieno. Gli indigeni contestano dicendo che tanti sono usciti lasciando posti liberi.

Le informazioni sul numero esatto di rifugiati nel quartiere Pintolândia non sono sicure. Un’equipe dell’Alto Comissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (ACNUR), il 01 febbraio, ha fatto un ri-catastramento e ha sentito anche più di 60 Warao che sono fuori del rifugio, ma fino alla chiusura di questo articolo non ci avevano dato nessuna risposta. Le mamme e i bambini che dovevano avere la priorità nell’accoglienza, continuano sulla strada.

18 INMD3 07 Criancas warao na praca Germano Sampaio em Boa Vista acompanhadas pela Equipe Itinerante IMC

Con l’inizio dell’anno scolastico, questi bambini rimarrano senza scuola. Loro non possono entrare nel rifugio neanche per studiare. La situazione di vulnerabilità aumenta i rischi di sfruttamento, uso di droghe, fame, malattie in una popolazione già minacciata per il fatto di essere indigena e migrante.

Il governo brasiliano concede rifugio ai venezuelani, ma arrivati nel territorio nazionale, un buon numero di loro non trovano un’accoglienza degna. Soltanto 6 mila sono contemplati per gli alloggi. Quelli che rimangono fuori si trovano in balia di tanti disagi. Non possono dormire nelle piazze, nei parchi,  nei terreni vuoti o in qualche strada. C’è sempre qualcuno che li scaccia via.

18 INMD3 08 Mulher warao lava roupa em abrigo improvisado em um terreno baldiu em Boa Vista

Il bimbo di Chila deve nascere in questi giorni. La famiglia, come abbiamo scritto all’ inizio, continua sotto l’albero perché “non c’è posto per loro nell’albergo”.

Equipe Missionaria Itinerante

L’Equipe Missionaria Itinerante dei  Missionari della Consolata, sta dando prioritá agli indigeni Warao che sono fuori dal rifugio. L’Equipe é una iniziativa continentale dei Missionari, per rispondere alle emergenze umanitarie riferenti ai migranti e rifugiati. Padre Luiz Carlos Emer, IMC, sottolinea l’attenzione e la cura per il popolo Warao. “Per la sua storia di discriminazione, il Warao preferisce vivere con il suo gruppo e si adatta meglio all’ambiente fuori della città, sotto un albero, in un parco dove si sente in casa. La città è un ambiente ostile per i Warao, perché perdono molto della loro identità, però, in questa situazione, cercano di sopravvivere. L’interrogativo è come meglio aiutare gli indigeni. Una soluzione sarebbe trovare un terreno con più spazio.  

18 INMD3 09 Maes warao com criancas conversam com P Luiz C Emer no Parque ao lado do Abrigo Pintolandia em Boa Vista RR

Storico

Le difficoltate affrontate dal popolo Warao, la seconda etnia indigena più grande in Venezuela, sono antiche. Fin dal 1920, sia lo Stato come le imprese stanno condizionando il loro modo tradizionale di vivere. Il processo di salinizzazione del fiume Orinoco, li ha tolti dalle loro terre. Vivendo vicini a villaggi e città, diventarono mano d’opera a basso prezzo per l’industria del legno. Con l’ascensione al potere del chavismo cominciarono a ricevere aiuti dal governo. Quando l’economia della Venezuela è entrata in collasso, l’aiuto è finito e i Warao passarono a dipendere dalle “cestas básicas” (kit di alimenti). Per un popolo che era abituato a migrare, la situazione di precarietá intensificò il movimento da una cittá all’altra, incluso verso il Brasile. Con la povertà, giunse la fame. Oggi i Warao e anche quelli dell’etnia E’ñepá arrivano a Roraima in cerca di cibo e di cure mediche. Essi hanno il diritto di essere trattati in quanto migranti, ma soprattutto in quanto indigeni.

18 INMD3 10 Um cajueiro se tornou a morada de indigenas Warao Cartaz anuncia pedido de ajuda para comer

 

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Imigrantes em Roraima: Indígenas Warao sem abrigo

Pe. Jaime C. Patias, IMC, Conselheiro Geral para América.  

“Não havia lugar para eles na hospedaria” (Lc 2, 7).  Os habitantes de Belém, se recusaram receber Maria e José. Maria estava prestes a dar à luz ao Menino Jesus e com José teve que se abrigar em um estábulo fora da cidade. A situação vivida pela Família de Nazaré já foi muitas vezes associada aos migrantes e refugiados, e é hoje a realidade na vida de Chila Gómez, uma mãe indígena Warao da Venezuela, grávida de nove meses que chegou em Boa Vista, capital de Roraima, com seu esposo Elvis Antônio e três filhos pequenos.

18 INMD3 01 Chila com seu esposo Elvis e as criancas acampados em terreno baldiu no bairro Pintolandia em Boa Vista

A exemplo de tantos imigrantes venezuelanos, eles não foram recebidos no abrigo especialmente destinado aos indígenas no bairro Pintolândia. Um terreno baldio foi o destino do casal que levou seis dias para percorreu a pé 215 quilômetros entre Pacaraima e Boa Vista. “Estou morando na rua, nem sei o nome. Estou grávida e sofrendo com meus filhos, pegando sol e frio. Eu quero uma ajuda para minha família”, implora Chila.

 À sombra de alguns cajueiros, no mesmo terreno se encontram outras seis famílias. Ao todo são 15 crianças menor de 8 anos, dois adolescentes e 13 adultos. O número muda muito rápido. Uma lona e alguns panos amarrados nas árvores servem de proteção. As noites são mal dormidas por causa do medo de serem despejados pelo dono do terreno (uma Imobiliária) e pela polícia.

18 INMD3 02 Criancas warao fora do abrigo buscam protecao em uma arvore

Jonny Martines Rodriguez e sua esposa Edelmira del Carmen vieram de Tucupita. “Tenho três filhos e com a minha mulher não querem nos receber no abrigo dos indígenas Warao. Aqui não tomamos banho, passamos fome, não temos onde pegar água.  Me sinto assustado, é perigoso, à noite é mais perigoso por que podem vir e matar meus filhos, minha mulher ou eu matar a eles...”, lamenta Jonny.

18 INMD3 03 Jonny Martinez Cortez y Edilmira del Carmen com os filhos em baixo de um cajueiro

Os Warao que estão em Roraima dizem que o principal motivo para abandonar Venezuela é a fome. Neste grupo, as mulheres são as principais responsáveis pela renda e por isso elas chegam em grande número trazendo muitas crianças. Erick Gonzalez com sua filha de um ano ao colo, relata o que está passando.

“Estou na Praça há um mês. Temos sofrido humilhações, somente por sermos indígenas. Na Praça nos correm, amanhecemos sem dormir (...). Nós merecemos respeito. Não é por que somos imigrantes que podem nos humilhar. Estamos aqui com crianças doentes com gripe, com febre por causa do clima. Não temos onde tomar banho. Estamos somente querendo entrar no abrigo”.

18 INMD3 04 Erika Carolina Gonzalez com o o filho Erikrily Brito

Ermínia Ratti, a mãe de Jean Luiz Jimenez, rapaz que ficou internado por 40 dias no Hospital Geral de Roraima, agradece o apoio dos brasileiros, mas faz um desabafo.

“Meu filho (Jean Luiz) estava doente aqui na Praça. Mas Deus nunca nos abandona. Nos enviou os padres Luiz e Jaime que o levaram ao hospital”. “Queremos que nos ajudem, queremos entrar nesse abrigo como os outros. Passamos todo o dia aqui, dormindo na rua não é fácil, ainda mais com um filho enfermo... sou uma mãe de sacrifício. Pedimos que tenham consideração para conosco...”

18 INMD3 05 Erminia Ratti veio de Tucupita para assistir o filho Jean Luiz internado em Boa Vista

Wilson Vlademir Cortez chegou há três meses para tratamento médico. Veio com cinco filhos e outros familiares. Eles também estão em baixo de um cajueiro fora do abrigo. “Estou melhorando e aqui estamos esperando que algum dia nos deem a oportunidade de entrar no abrigo”.

18 INMD3 06 Wilson Vlademir Cortez conversa com P Jaime C Patias Ele chegou com cinco filhos para tratamento medico e ha tres meses esta na rua

Segundo os responsáveis pelo abrigo destinado aos indígenas Warao e E’ñepá em Boa Vista, o local está lotado. Os indígenas contestam dizendo que muitos deles saíram abrindo vagas. As informações sobre o número exato de abrigados no bairro Pintolândia são duvidosas. Uma Equipe do Alto Comissariado das Nações Unidas para os Refugiados (ACNUR), no dia 1 de fevereiro, fez um recadastramento e ouviu também mais de 60 Warao que estão fora do abrigo, mas até o fechamento desta matéria não deu nenhuma resposta. As mães e crianças que deveriam ter prioridade no acolhimento, continuam na rua.

18 INMD3 07 Criancas warao na praca Germano Sampaio em Boa Vista acompanhadas pela Equipe Itinerante IMC

Com o início do ano letivo, essas crianças ficarão sem aulas. Elas não podem entrar no abrigo nem para estudar. A situação de vulnerabilidade aumenta os riscos de exploração, uso de drogas, fome e doenças em uma população já ameaçada pelo fato de ser indígena e migrante.

O governo brasileiro concede refúgio aos venezuelanos, mas uma vez no território nacional um bom número deles não encontra acolhida digna. Apenas 6 mil são contemplados com abrigos. Os que ficam de fora estão sujeitos a serem disturbados. Não podem dormir nas praças, parques, em terrenos baldios e em algumas ruas. Sempre tem alguém correndo com eles.

18 INMD3 08 Mulher warao lava roupa em abrigo improvisado em um terreno baldiu em Boa Vista

O bebê de Chila deverá nascer nestes dias. A família, conforme relatamos no início desta matéria, continua em baixo do cajueiro por que “não há lugar para eles na hospedaria”.

Equipe Missionária Itinerante

A Equipe Missionária Itinerante dos Missionários da Consolata está dando prioridade a esses indígenas Warao fora do abrigo. A Equipe é uma iniciativa Continental para responder às emergências humanitárias referentes aos migrantes e refugiados. Padre Luiz Carlos Emer, IMC, destaca o cuidado com o povo Warao. “Pela sua história de discriminação, eles preferem viver com o seu grupo e se adaptam melhor ao ambiente fora da cidade, em baixo de uma árvore, no parque onde se sentem mais em casa. A cidade é um ambiente hostil para eles pois perdem muito da sua identidade, mas tentam sobreviver. A questão é como melhor ajudar os indígenas. Uma solução seria conseguir um terreno com maior espaço”, sugere padre Emer. 

18 INMD3 09 Maes warao com criancas conversam com P Luiz C Emer no Parque ao lado do Abrigo Pintolandia em Boa Vista RR

Histórico

As dificuldades enfrentadas pelo povo Warao, segunda maior etnia indígena da Venezuela, são antigas. Desde 1920, ações do Estado e de empresas vem impactando seu modo tradicional de viver. O processo de salinização do rio Orinoco tirou-os de suas terras. Vivendo próximos a vilas e cidades, se tornaram mão de obra barata para a indústria madeireira. Com a ascensão do chavismo passaram a receber auxílios do governo. Quando a economia da Venezuela entrou em colapso, a ajuda cessou e os Warao passaram a depender de cestas básicas. Para um povo que está habituado a migrar a situação de precariedade intensificou o movimento de cidade em cidade inclusive no Brasil. Com a pobreza, a fome apertou. Hoje os Warao e também os da etnia e E’ñepá chegam a Roraima em busca de comida e tratamento de saúde. Eles têm o direito de serem atendidos enquanto imigrantes, mas sobretudo enquanto indígenas.

18 INMD3 10 Um cajueiro se tornou a morada de indigenas Warao Cartaz anuncia pedido de ajuda para comer

 

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Inmigrantes en Roraima: Indígenas Warao sin refugio

P. Jaime C. Patias, IMC, Consejero General para América.

"No había lugar para ellos en el albergue" (Lc 2, 7). Los habitantes de Belén se negaron a recibir a María y José. María estaba para dar a luz al Niño Jesús y con José tuvo que refugiarse en un establo fuera de la ciudad. La situación vivida por la Familia de Nazaret muchas veces ha sido asociada a los migrantes y refugiados, y es hoy realidad en la vida de Chila Gómez, una madre indígena Warao de Venezuela, embarazada de nueve meses que llegó en Boa Vista, capital de Roraima, Brasil con su esposo Elvis Antonio y tres hijos pequeños.

18 INMD3 01 Chila com seu esposo Elvis e as criancas acampados em terreno baldiu no bairro Pintolandia em Boa Vista

A ejemplo de tantos inmigrantes venezolanos, ellos no fueron recibidos en el refugio especialmente destinado a los indígenas en el barrio Pintolandia. Un terreno baldío fue el destino de la pareja que llevó seis días para hacer a pie el trecho de 215 km entre Pacaraima y Boa Vista. "Estoy viviendo en la calle, ni sé el nombre. Estoy embarazada y sufriendo con mis hijos, tomando el sol y el frío. Quiero una ayuda para mi familia", implora Chila.

 Bajo algunos árboles, en el mismo terreno se encuentran otras seis familias. En total son 15 niños menores de 8 años, dos adolescentes y 13 adultos. El número cambia muy rápido. Una lona y algunos paños atados en los árboles sirven de protección. Las noches son mal dormidas debido al miedo de ser expulsadas por el dueño del terreno (una Inmobiliaria) y por la policía.

18 INMD3 02 Criancas warao fora do abrigo buscam protecao em uma arvore

Jonny Martines Rodríguez y su esposa Edelmira del Carmen vinieron de Tucupita. "Tengo tres hijos y con mi mujer no quieren recibirnos en el abrigo de los indígenas Warao. Aquí no tomamos baño, pasamos hambre, no tenemos donde coger agua. Me siento asustado, es peligroso, por la noche es más peligroso por qué pueden venir y matar a mis hijos, mi mujer o yo matar a ellos a... ", lamenta Jonny.

18 INMD3 03 Jonny Martinez Cortez y Edilmira del Carmen com os filhos em baixo de um cajueiro

Los indígenas Warao que están en Roraima dicen que el principal motivo para abandonar Venezuela es el hambre. En este grupo, las mujeres son las principales responsables de la renta y por eso ellas llegan en gran número trayendo muchos niños. Erick González con su hija de un año, relata lo que está pasando.

"Estoy en la Plaza hace un mes. Hemos sufrido humillaciones, sólo por ser indígenas nos han maltratado. En la Plaza nos corren, amanecimos sin dormir (...). Nosotros merecemos respeto. No es por qué somos inmigrantes que nos pueden humillar. Estamos aquí con niños enfermos con gripe, con fiebre debido al clima. No tenemos donde bañarnos. Sólo queremos entrar en el refugio".

18 INMD3 04 Erika Carolina Gonzalez com o o filho Erikrily Brito

Ermínia Ratti, la madre de Jean Luiz Jimenez, muchacho que se quedó internado por 40 días en el Hospital Geral de Roraima, agradece el apoyo de los brasileños, pero hace un desahogo.

"Mi hijo (Jean Luiz) estaba enfermo aquí en la plaza. Pero Dios nunca nos abandona. Nos envió a los padres Luiz y Jaime que lo llevaron al hospital" (...). "Queremos que nos ayuden, queremos entrar en ese refugio como los demás. Pasamos todo el día aquí, durmiendo en la calle no es fácil, aún más con un hijo enfermo... soy una madre de sacrificio. Pedimos que tengan consideración con nosotros... "

18 INMD3 05 Erminia Ratti veio de Tucupita para assistir o filho Jean Luiz internado em Boa Vista

Wilson Vlademir Cortez llegó hace tres meses para tratamiento médico. Vino con cinco hijos y otros familiares. También están en la calle fuera del refugio. "Estoy mejorando y aquí estamos esperando que algún día nos den la oportunidad de entrar en el refugio".

18 INMD3 06 Wilson Vlademir Cortez conversa com P Jaime C Patias Ele chegou com cinco filhos para tratamento medico e ha tres meses esta na rua

Según los responsables del refugio destinado a los indígenas Warao y E'ñepá en Boa Vista, el local está lleno. Los indígenas cuestionan diciendo que muchos de ellos salieron abriendo vagas. La información sobre el número exacto de abrigados en el barrio Pintolandia es dudosa. Un equipo del Alto Comisionado de las Naciones Unidas para los Refugiados (ACNUR), el 1 de febrero, hizo un recuento de los refugiados y entrevistó también más de 60 Warao que están fuera del refugio, pero hasta hoy no dio ninguna respuesta. Las madres y niños que deberían tener prioridad en la acogida, continúan en la calle.

18 INMD3 07 Criancas warao na praca Germano Sampaio em Boa Vista acompanhadas pela Equipe Itinerante IMC

Con el inicio del año escolar, estos niños quedarán sin clases. No pueden entrar en el albergue del refugio ni para estudiar. La situación de vulnerabilidad aumenta los riesgos de explotación, uso de drogas, hambre y enfermedades en una población ya amenazada por el hecho de ser indígena y migrante.

El gobierno brasileño concede refugio a los venezolanos, pero una vez que estén en el territorio nacional un buen número de ellos no encuentran acogida digna. Sólo 6 mil son contemplados para ocupar el albergue del refugio. Los que se quedan fuera están sujetos a ser molestados. No pueden dormir en las plazas, parques, en terrenos baldíos y en algunas calles. Siempre hay alguien que los corre del lugar.

18 INMD3 08 Mulher warao lava roupa em abrigo improvisado em um terreno baldiu em Boa Vista

Hasta el momento, el bebé de Chila aún no ha nacido. Aquella familia mencionada al principio de este informe testimonial continúa bajo el árbol porque “no hay lugar para ellos en el albergue”.

Equipo Misionero Itinerante

El Equipo Misionero Itinerante de los Misioneros de la Consolata está dando prioridad a esos indígenas Warao fuera del albergue destinado para refugio. El Equipo se formó a partir de una iniciativa Continental para responder a las emergencias humanitarias referentes a los migrantes y refugiados. Padre Luiz Carlos Emer, IMC, destaca la atención con los Warao. "Por su historia de discriminación, ellos prefieren vivir con su grupo y se adaptan mejor al ambiente fuera de la ciudad, debajo de un árbol, en el Parque donde se sienten mejor. La ciudad es un ambiente hostil para ellos porque pierden mucho de su identidad, pero tratan de sobrevivir. La cuestión es cómo mejor ayudar a los indígenas. Una solución sería conseguir un terreno con mayor espacio", sugiere el padre Emer.

18 INMD3 09 Maes warao com criancas conversam com P Luiz C Emer no Parque ao lado do Abrigo Pintolandia em Boa Vista RR

Historia

Las dificultades enfrentadas por el pueblo Warao, la segunda mayor etnia indígena de Venezuela, son antiguas. Desde 1920, acciones del Estado y de empresas vienen impactando su modo tradicional de vivir. El proceso de salinización del río Orinoco los sacó de sus tierras. Viviendo cerca de pueblos y ciudades, se convirtieron en mano de obra barata para la industria maderera. Con el ascenso del chavismo pasaron a recibir ayudas del gobierno. Cuando la economía de Venezuela colapsó, la ayuda cesó y los Warao pasaron a depender de canastas familiares básicas. Para un pueblo que está habituado a migrar, la situación de precariedad intensificó el movimiento de ciudad en ciudad, incluso en Brasil. Con la pobreza, el hambre apretó. Hoy los Warao y también los de la etnia y E'ñepá llegan a Roraima en busca de comida y tratamiento de salud. Ellos tienen el derecho de ser atendidos como inmigrantes, pero sobre todo, desde su dignidad de indígenas.

18 INMD3 10 Um cajueiro se tornou a morada de indigenas Warao Cartaz anuncia pedido de ajuda para comer

Ultima modifica il Martedì, 19 Febbraio 2019 12:45
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