Feb 18, 2019 Last Updated 11:01 PM, Feb 17, 2019

Migranti venezuelani: accogliere, proteggere, promuovere e integrare

P. Jaime Patias visita una famiglia che vive in una tenda improvvisata nel quartiere di Pintolândia. P. Jaime Patias visita una famiglia che vive in una tenda improvvisata nel quartiere di Pintolândia.
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"Vogliamo aiuto per darci ragione di andare avanti perché sappiamo che un giorno le cose cambieranno"

L’aggravarsi della crisi in Venezuela costringe la popolazione a lasciare il paese in cerca di sopravvivenza. Sono oltre 3 milioni i venezuelani che sono fuggite all'estero. Nel Stato di Roraima, nord di Brasile, nelle città di Pacaraima e Boa Vista, migliaia di migranti si trovano in condizioni estremamente precarie. La mancanza di infrastrutture per i fuggitivi in cerca di una sistemazione crea una preoccupante tensione sociale.

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Una famiglia si prepara ad un altra giornata di lavoro. 10  persone condividono uno spazio affitato per 600 reais.

Juan Carlo Olivero è arrivato con tre cugini e due amici. Hanno camminato per 215 chilometri tra Pacaraima e Boa Vista, ma non sono riusciti a trovare un rifugio. Di notte dormono lungo il viale vicino alla stazione degli autobus dove si contendono un pezzo di pane e uno spazio sul marciapiede con centinaia di connazionali, nelle stesse condizioni. "Spezza il cuore chiamare i nostri figli che sono rimasti con la mamma in Venezuela e sentire che oggi non hanno mangiato nulla", dice Juan Carlo. "Vogliamo aiuto per darci una ragione per andare avanti perché sappiamo che un giorno le cose cambieranno", dice speranzoso.

William Hernandez ha lasciato moglie e cinque figli, come migliaia di altri venezuelani, nella speranza di trovare lavoro e cibo. Sono passati 15 giorni dal suo arrivo, ma senza successo. "Volevo che qualcuno mi aiutasse perché siamo in difficoltà".

Tra gli immigrati si trovano muratori, meccanici, poliziotti, panettieri ma anche insegnanti, avvocati, e molti professionisti qualificati, come la dottoressa Fiorella Blanco.

L'Istituto Brasiliano di Geografia e Statistica (IBGE) stima che più di 30.000 venezuelani sono in Roraima, ma solo circa 6.000 hanno trovato posto nelle 13 strutture di accoglienza sostenute con i fondi del governo federale e costruite dall'Esercito con l’appoggio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). Un buon numero si trova in case o stanze affittate che sono destinate al sovraffollamento. Senza aiuto, è difficile pagare l'affitto che costa tra R$ 300 e 500 Reais (moneta brasiliana: 1 Euro = 4.20 Reais). Ma ciò che colpisce è la quantità di persone che dormono nelle viali e piazze. Durante il giorno agli incroci e ai semafori si posizionano molti venditori ambulanti che cercano di vendere qualche cosa o semplicemente guadagnare una moneta.

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Kene Rios vende articoli ai semafori di Boa Vista

Il governo brasiliano concede asilo, ma l’accoglienza dovrebbe anche garantire un minimo di protezione sociale, di accesso al sistema sanitario, all’istruzione al cibo e sicurezza per tutti. Una delle azioni per sollevare Boa Vista dalla catastrofe umanitaria è la distribuzione dei profughi venezuelani in altri stati del Brasile. Come è successo il 2 febbraio scorso quando un gruppo di 99 sono stati trasferiti a Dourados, una città nel Stato di Mato Grosso del Sud, in un volo pagato dalla Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM). Lì lavoreranno in un'industria alimentare.

Progetto Percorsi di Solidarietà

La Diocesi di Roraima attraverso la Caritas Diocesana e con l’appoggio della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile (CNBB), la Caritas brasiliana, Servizio Pastorale per i Migranti (SPM), Istituto di Migrazione e Diritti e Umani (IMDH), Servizio dei Gesuiti per i Migranti e Rifugiati (SJMR) e altre entità partner, guidano il Progetto “Percorsi di Solidarietà: Brasile e Venezuela”.

Le Diocesi disponibili ad accogliere gli immigrati attraverso questo Progetto possono registrarsi su il Sito www.caminhosdesolidariedade.org.br

Il sito contiene informazioni dettagliate ed è stato creato per aiutare l'accoglienza degli immigrati nelle diocesi di tutto il Brasile. Il vescovo di Roraima, Dom Mario Antonio, sottolinea l'importanza dell'integrazione degli immigrati. "Molti arrivano affamati e hanno bisogno di cure mediche". "Sono nuovi fratelli che vivono in mezzo a noi".

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Dom Mário Antônio,  Vescovo di Roraima

Lanciato nell'ottobre 2018, il progetto “Percorsi di solidarietà: Brasile e Venezuela” ha già coinvolto oltre 60 persone. Il 31 gennaio un gruppo di 17 venezuelani ha lasciato Boa Vista per Paraíba. Nella città di João Pessoa, sono stati accolti dell'Arcidiocesi di Paraíba e il Servizio Pastorale dei Migranti e saranno eventualmente inseriti al lavoro.

La coordinatrice di Progetti nella Caritas Diocesana, Gilmara Fernandes, vede la necessità di dare visibilità all'azione.

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Gilmara Fernandes - centro - coordinatrice dei Progetti della Caritas Diocesana di Roraima

La mancanza di occupazione, la fame, l'insicurezza e la malattia sono per i migranti un test di sopravvivenza. E in una città di 500.000 abitanti, con poche opportunità nel mercato di lavoro e accesso ai servizi sanitari pubblici, trasporti e educazione, i migranti sono molto facilmente considerati un problema. Sfortunatamente, di fronte a questa crisi umanitaria, risorgono preoccupanti atteggiamenti di xenofobia. Questo scenario non permette di vedere le potenzialità che questo fenomeno porta. E quanta ricchezza portano i migranti quando arrivano nei nostri paesi. Quante abilità, novità e conoscenze!

D'altra parte, ci sono molte persone che aiutano e sono solidali. Famiglie che gli lasciano vivere a favore, altri che abbandonano uno spazio nel cortile, danno lavoro e cibo. La pastorale della Diocesi, le parrocchie e comunità, congregazioni religiose e movimenti con centinaia di volontari, aprono le loro porte e il loro cuore.

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Venezuelani  a Boa Vista

Davanti alla Casa delle Suoere della Consolata ogni mattina si forma una fila che può raggiungere piu di 500 persone per ricevere un pane con il caffè.

Equipe Itinerante IMC

L’Equipe Missionaria Itinerante del’Istituto Missioni Consolata (IMC) composta da P. Luiz Carlos Emer (RB), P. Jaime Carlos Patias (DG) e Manolo Loro (RAM) sta dando priorità alle persone più vulnerabili nella situazione di strada e agli indigeno Warao che sono fuori dal rifugio. Dopo molte pressioni, il  01 febbraio, un gruppo dell'UNHCR si è recato in Piazza Augusto Germano Sampaio e ha registrato più di 60 Warao di tutte le età che sono sensa rifugio. Ma finora non hanno ancora avuto una risposta positiva.

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La situazione di vulnerabilità aumenta i rischi di sfruttamento, uso di droghe, illeciti, fame e malattie in una popolazione già minacciata dal fatto di migrare.

Ecco perché, come Papa Francesco ci invita, è urgente: "Accogliere, proteggere, promuovere e integrare".

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Un albero di anacardi divenne la dimora degli indigeni Warao.  Cartello dice: Ho bisogno di un tuo aiuto per mangiare.

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Ultima modifica il Mercoledì, 06 Febbraio 2019 22:29
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