May 24, 2022 Last Updated 10:39 AM, May 23, 2022

Costruire comunità per rendere visibile il Vangelo!

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20220509 MissioneOggi 01

Il fuoco della Veglia Pasquale a San Francesco di Sales, acceso da P. Lou e P. Moonjung, ha aperto la Visita Canonica alla nostra comunità in California.

Alcune riflessioni tratte dalla lettera di Padre Stefano Camerlengo, Superiore Generale dei Missionari della Consolata ai missionari della Delegazione Canada, Messico e Stati Uniti sulla missione dell'Istituto nel contesto della Chiesa e della società.

Missionari carissimi, prima di tutto vogliamo ringraziarvi per l’accoglienza, la simpatia e la fraternità che hanno caratterizzato la nostra visita canonica alla Delegazione. Insieme abbiamo percorso i tre paesi che formano la Delegazione visitando le comunità ed incontrando tutti voi in dialoghi ed incontri con un forte sapore fraterno. Alla fine di questo cammino voglio offrirvi alcune riflessioni che la visita con i suoi incontri ha suscitato e che meritano approfondimento per arrivare a percorsi condivisi. che traggo del testo dei discepoli di Emmaus (Lc 24, 13-35)

Una suggestiva icona biblica

Questa pagina dei due discepoli di Emmaus parla di noi. In effetti noi, come missionari, siamo per strada, in viaggio. In compagnia di questa umanità irrequieta che con innegabile coraggio continua a cercare sé stessa. Una folla di persone e di culture fatta di esseri umani in frenetico movimento verso qualcosa di cui non si intravedono ancora le luci, trascina anche noi come ai tempi di Emmaus.

Non è finito il tempo della testimonianza

Dovremmo ormai aver capito per esperienza come l’“estraneo” che si accosta ogni volta al nostro cammino, mettendoci sulla strada dell’autocritica, è il modo con il quale lo Spirito ci parla, sospingendoci, talvolta con la forza, a percorrere i sentieri del dubbio e delle domande. La storia è il modo con cui Gesù ci parla e si accosta a noi. Senza che noi possiamo riconoscerlo. Arriva con passo felpato, anonimo, apparentemente indecifrabile, per non abbandonare mai il cammino. Alcuni sarebbero tentati di disfarsi al più presto di questa interferenza della storia, di questo “estraneo” che vuol mettere il naso nelle nostre cose. Altri invece decidono di fidarsi. Capiscono che bisogna restare in compagnia dello “straniero”. Congedarlo significherebbe condannarsi per sempre. Bisogna restare fraterni commensali del presente, del proprio tempo, dell'umanità di oggi, perché quello è il volto con cui Gesù sceglie ogni volta per rivolgersi alla nostra stanca inquietudine. Cominciamo a ritrovare noi stessi quando accettiamo ancora una volta di stare a tavola col mondo e con gli uomini che sono i nostri compagni di viaggio. E quando ritroviamo questa capacità di dividere con tutti il pane dell’umanità, improvvisamente si aprono i nostri occhi, cominciamo a vedere le cose in modo nuovo. Questo tempo è capace di aprire i nostri occhi. Anche adesso Lui è già sempre in azione ogni volta che il criterio del dono alimenta le vicende umane. Quando lo capiamo, subito si impadronisce di noi una prepotente voglia di precipitarci al suo fianco. Tornare là fuori, in mezzo agli uomini, nel mondo, per le strade, anche quelle avvolte nella penombra, anche dai più arrabbiati e inquieti, quelli che hanno sbarrato le porte per paura, dicendo che il tempo della testimonianza non è finito con i secoli della forza, ma ricomincia proprio adesso in questo momento in cui tutti cercano qualcosa.

20220509 MissioneOggi 18

Presso l'ufficio di Animazione Missionaria di Toronto

Animazione e Cooperazione Missionaria

L’animazione mira soprattutto a tenere viva nelle comunità diocesane e parrocchiali la coscienza che la chiesa è universale e missionaria, aperta al mondo e ai popoli, e il suo compito fondamentale è l’evangelizzazione: offrire a ciascuno il Vangelo di Gesù in parole e opere affinché tutti conoscano la salvezza alla quale il mondo è destinato. Essa coinvolge perciò la Liturgia, la Catechesi, la Carità e tutte le articolazioni della comunità (età, gruppi di interesse, ecc.). L’animazione missionaria mira a rendere ogni cristiano soggetto attivo nella missione universale della Chiesa, portando a compimento in ciascuno la vocazione alla missione legata al Battesimo e a tutta l’iniziazione cristiana. Purtroppo, dobbiamo riconoscere che le nostre comunità cristiane non hanno ancora raggiunto questa consapevolezza e maturità. 

Parte integrante dell’animazione oggi è anche la cooperazione missionaria. La cooperazione missionaria è anzitutto la cura della relazione della Chiesa con le Chiese sorelle del mondo. L’Istituto è chiamato a far sentire alla Chiesa locale la preoccupazione per tutte le altre Chiese, mantenendo realmente l’universale corresponsabilità nella missione. Le comunità sono chiamate ad essere educate ad aprirsi e ad appassionarsi al cammino della Chiesa Universale.

La cooperazione avviene sul piano spirituale della preghiera, su quello pastorale dello “scambio di doni” e su quello della solidarietà economica. Una revisione del nostro stile di cooperazione è necessaria per una maggiore qualificazione del nostro servizio e delle nostre proposte e progetti missionari.

Missione e comunicazione

Gesù è il primo “comunicatore”. È lui il modello di riferimento che ci permette cogliere un metodo da cui il discepolo non può prescindere. La sua “comunicazione” ci permette di vivere la nostra “missione”, ci abilita quindi a comprendere come rispondere oggi alla perenne ricerca di Dio da parte degli uomini, senza tralasciare le dinamiche interpersonali e comunitarie della missione. La comunicazione vive la diversità dei tempi, delle culture. È un processo di adattamento continuo e richiede una progettazione, il discernimento attento della comunità che vive il suo tempo. Questo tema ci porta a rivedere la nostra comunicazione, i nostri strumenti comunicativi, le nostre Riviste che richiedono sempre più competenza professionale, creatività e ispirazione per nuove e belle produzioni, quale via privilegiata dell’annuncio.

La persona dell’animatore missionario

Nostro compito è di realizzare, a tutti i livelli, il movimento della missionarietà. È fondamentale cogliere questa collocazione nella Chiesa, che riflette un tipico modo di agire di Dio che attraverso lo Spirito Santo chiama qualcuno a vivere quella dimensione in maniera forte ed evidente, perché serva da richiamo insistente a tutta la comunità. Queste figure hanno una funzione importante. A maggior ragione oggi che scopriamo urgente preparare una nuova fase missionaria nelle nostre chiese. Si tratta di puntare alla vena più profonda della missione, cioè alle sue motivazioni più vere, alla concezione stessa dell’essere cristiani, alla natura della Chiesa, al perché stesso dell’esistere delle comunità cristiane. L’animatore è come la sentinella di Ezechiele 33, 7-9. Ci sono delle volte in cui la sentinella è stanca di avvertire e di non essere presa sul serio. Verrebbe la tentazione di lasciare perdere, di arrendersi… A volte la sentinella si sente addirittura in colpa perché vede che nessuno ascolta. Inizia a pensare che forse è colpa sua, che dovrebbe cambiare metodo, avvertire in una maniera più attraente, più convincente. Ma la sentinella deve ricordare che c’è un solo caso in cui deve sentirsi davvero colpevole: quando non ha svolto il suo compito, quando non ha avvertito. Come missionari siamo sentinelle che non devono mai stancarsi di avvertire, anche se a volte può esserci un po’ di frustrazione nel vedere le nostre grida cadere nel vuoto. Non scoraggiamoci. È un lavoro difficile ma dobbiamo farlo. Anche se i più non ci ascolteranno, ci sarà sempre qualcuno in mezzo al popolo, che presterà ascolto. Anche fosse uno solo in mezzo ad un’intera città, se il nostro grido fosse servito a salvare la vita anche solo di una persona, ne sarà valsa la pena. E a coloro che non credono si potrà solo dire che la sentinella continuerà a stare al suo posto di guardia. Ad avvertire del pericolo che incombe, alle bellezze che vede oltre il muro del castello, avviserà che un’alba nuova sta sorgendo, continuerà a farlo anche quando gli verrà detto che deve stare zitto, anche quando lo prenderanno in giro per questo. Forse arriveranno a disprezzarlo e ad insultarlo. Ma se stesse zitto, che sentinella sarebbe?

20220509 MissioneOggi 25

Padres Stefano e Lengarin con la comunità IMC di Montreal e alcuni collaboratori

Pastorale missionaria

Se la stessa natura della Chiesa e la situazione attuale nelle Chiese esigono una forte accentuazione della prospettiva missionaria, la domanda è: cosa comporta tale prospettiva per l’agire pastorale?

Globalmente possiamo dire che la prospettiva missionaria non richiede un’aggiunta alla pastorale esistente; esige invece una revisione di tutta la prassi della Chiesa in riferimento all’intero contesto umano nella società, in modo da superare la tendenza centripeta di chiusura ad intra.

In tale rinnovata visuale, «missione» significa anche partire per annunciare Cristo e il suo Vangelo per la salvezza del mondo. Il partire implica essere pronti ad incontrare nuove situazioni e persone, lasciando dietro di sé la sicurezza della propria casa, del proprio gruppo, del proprio mondo culturale e sociale. La visuale missionaria indica non semplicemente il fatto di partire, ma soprattutto il modo di incontrare nuove situazioni e persone per annunciare loro il Cristo.

Nella lunga storia della Chiesa, a volte il mandato di Gesù venne invocato per giustificare una certa aggressività nell’annuncio che ignorava l’esperienza religiosa e culturale dei popoli. Facendo una semplificazione teologica, si consideravano gli altri popoli come «pagani» e la loro ricca realtà religiosa e culturale come «tabula rasa».

Nell’attuale contesto segnato dal pluralismo religioso e culturale, se non si vuole che la missione sia una conquista oppure una sottile politica di espansione religiosa, occorre che la Chiesa segua la via maestra tracciata dal concilio Vaticano II: il dialogo con il mondo contemporaneo. La missione, più che una proclamazione aggressiva e trionfalistica, è un’umile e gioiosa condivisione della nostra esperienza di Dio in Cristo: proclamare quello che abbiamo visto, sentito, toccato e vissuto. È una premurosa condivisione della nostra esperienza di fede per la vita più piena di tutti.

Il fatto di dover andare verso altri mondi religiosi e culturali, non dà il diritto di calpestare tutto quello che si trova sulla propria strada. Al contrario, proprio il fatto di andare in luoghi diversi e nuovi, come «stranieri» che portano un dono inaudito ma che desiderano essere accolti ed amati, richiede un approccio più rispettoso ed accogliente ei confronti dell’eredità religiosa e culturale dei popoli. Tale atteggiamento deriva anche dalla convinzione che il mistero che annunciamo ci precede e ci attende in ogni contesto e tempo.

Tutto ciò significa che la prospettiva missionaria della pastorale deve concretizzarsi, in termini di un dialogo rispettoso e critico con l’esperienza religiosa delle persone, con le loro sensibilità culturali e con le loro ideologie di sviluppo. La nostra presenza nella pastorale dovrebbe essere come la presenza del sale, discreta, non invadente, in giusta misura, che esalta la natura di ogni sapore e gusto. La presenza del sale è così vitale che la sua assenza renderebbe il cibo insipido; eppure, il cibo non è tutto e solo sale!

La missionarietà, dunque, è una prospettiva fondamentale ed indispensabile della prassi ecclesiale. La sua assenza, da un lato, offusca l’identità della Chiesa e dei cristiani; dall’altro lato, produce una prassi pastorale statica, ripetitiva, chiusa, e senza slancio. A tutti e a ciascuno: Coraggio e avanti in Domino!

* Padre Stefano Camerlengo è superiore generale dei Missionari della Consolata. Questo messaggio è firmato anche dal Vice Superiore Generale, padre James Lengarin, che ha accompagnato padre Stefano; dal Superiore della Direzione, padre Paolo Fedrigoni e dai consiglieri, padri Patrick Waiganjo e Peter Ssekajugo.

Ultima modifica il Martedì, 17 Maggio 2022 10:20
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