May 24, 2022 Last Updated 10:39 AM, May 23, 2022

Il sale della terra

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Un cristiano ovunque si trova non può lasciare le cose uguali, le cambia, le insaporisce, le rende significative. Un cristiano valorizza i dettagli, dà dignità a ciò che il mondo scarta, rende visibili gli invisibili della storia. (lettera di un missionario)

“Come padre vi tenni sempre presenti e tutte le sere senza eccezione vi mandai la mia speciale benedizione.  Il Signore vi ha sostenuti nel copro e nell’anima, e avrà scritto in oro il vostro sacrificio. Non fu certamente inutile ogni vostra fatica, ed a suo tempo i semi gettati faranno frutto”. (Beato Giuseppe Allamano a padre Dal Canton e Coadiutore Anselmo, di ritorno a Nyeri dopo la prigionia di guerra, lettera del 27 settembre 1918) 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli». (Mt 5,13-16)

Sale e luce. Due potenti immagini che rendono l’idea di cosa dovremmo essere nel mondo: “Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa”. La caratteristica principale del sale e della luce consiste nella loro invisibilità. Il sale dà sapore alle cose, ma per farlo scompare alla vista. Ci si accorge della sua presenza solo quando si mangia una pietanza. Finché è riconoscibile come sale non è utile. Per esserlo deve scomparire nella sua consistenza propria e per questo cambia le cose nel loro sapore. La fede, e la testimonianza della fede, allo stesso modo sono significative non solo quando si pongono come riconoscibili agli occhi del mondo, ma quando silenziosamente cambiano il sapore del mondo, il suo senso più profondo. Così un medico è riconoscibile come cristiano, dalla qualità del suo essere medico. Un giardiniere, dalla cura con cui coltiva le sue piante. Una madre, dalla tenerezza con cui esercita la sua maternità. Un cristiano, un missionario, una comunità missionaria, ovunque si trova non può lasciare le cose uguali, le cambia, le insaporisce, le rende significative. In questo senso il cristianesimo non pianta tanto bandierine di conquista, ma ha la pazienza di trasformare le cose da dentro. Ha ragione papa Benedetto XVI quando dice che il cristianesimo si propaga non per proselitismo ma per attrazione. Allo stesso modo la luce in sé è invisibile, diventa visibile solo quando si scontra con un oggetto e lo rivela. Noi dovremmo essere quella luce che rivela le cose, i volti soprattutto della gente, la loro unicità, diversità, bellezza nascosta. Un cristiano, un missionario, una comunità missionaria, valorizza i dettagli, dà dignità a ciò che il mondo scarta, rende visibili gli invisibili della storia.

Il sale dà sapore, condisce, ma non riusciamo a individuarlo come un qualcosa di concreto, ben visibile; avvertiamo la presenza dal fatto che, sciogliendosi, si è diffuso: è presente ma non lo vediamo. La luce cui fa riferimento Gesù è quella della candela che illumina e si consuma fino a terminare il suo ciclo, per essere sostituita da un’altra candela. Due elementi indispensabili, il sale e la luce, che si manifestano in una apparente debolezza; così il credente chiamato a essere testimone senza inutili protagonismi. Presenti per essere riconoscibili e portare il valore della testimonianza; non nascosti, confusi tra le tante cose del mondo, ma pronti a mettersi in gioco per portare il messaggio di speranza. Nell’oggi – “siete” dice Gesù ai discepoli, usando il verbo all’indicativo presente – per essere accanto ai piccoli e ai poveri, per evitare di far perdere sapore al sale e di nascondere la luce sotto il moggio.

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Cinque proposte per essere "sale della terra"

PRIMA PROPOSTA: TRASMETTERE INTORNO A NOI IL GUSTO DI VIVERE

“Voi siete il sale della terra. Ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato?” (Matteo 5,13)

Essere sale della terra è un dono di Dio che vorremmo accogliere con gioia. Se siamo sale della terra, possiamo trasmettere il gusto di vivere. E quando rendiamo bella la vita a coloro che ci sono stati affidati, la nostra esistenza acquista un senso. Se, di fronte ai molti di ostacoli, ci domandiamo: “A che serve continuare a lottare?”, ricordiamoci che basta poco sale per dare il sapore.

Attraverso la preghiera, impariamo a guardare noi stessi nel modo in cui Dio ci guarda: lui vede i nostri doni, le nostre capacità.

Non essere insipidi significa impegnarsi anima e corpo e dare fiducia ai doni di Dio che sono in noi.

Cerchiamo per noi stessi e per gli altri ciò che permette in noi una crescita e favorisce una fioritura.

SECONDA PROPOSTA: IMPEGNARSI PER LA RICONCILIAZIONE E LA SOLIDARIETÀ

 “Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con tuo fratello.” (Matteo 5,23-24)

In tutti noi si trova l’aspirazione di vivere insieme come in un’unica famiglia umana, ma questo non avviene automaticamente, né in famiglia, né fra amici, né all’interno di città e villaggi, né fra le nazioni.

Quando i cristiani si riconciliano, diventano un segno all’interno di una umanità che è in ricerca della sua unità.

Ci sono situazioni dove la riconciliazione è urgente. Per impegnarci in questo, sta a noi capire le paure che rinchiudono l’altro nei suoi pregiudizi, sta a noi anche renderci conto che altri possono avere delle critiche da farci.

Il Vangelo ci chiede di non trasmettere il risentimento del passato, né intorno a noi né alle future generazioni.

Osiamo suscitare degli incontri fra coloro che non condividono le stesse idee, lo stesso stile di vita o la stessa religione, che non provengono dalla medesima cultura o dal medesimo ambiente sociale. Impariamo a conoscerci reciprocamente, ad invitarci vicendevolmente. Abbiamo il coraggio di chiedere perdono e di perdonare.

TERZA PROPOSTA: METTERSI AL SERVIZIO DELLA PACE E DELLA GIUSTIZIA

“Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.” (Matteo 5,9)

La pace è qualcosa di più della sola assenza di conflitti, essa è felicità, essa dona a ciascuno il posto giusto, è pienezza di vita. Quando la accogliamo in noi, la pace di Dio si diffonde a coloro che abbiamo intorno e a tutte le creature. Il desiderio della pace allarga il nostro cuore e lo riempie di compassione per tutti. Esso si traduce in un atteggiamento di accoglienza e di comprensione nelle nostre famiglie, nei nostri quartieri, nelle nostre attività quotidiane. La pace è anche alla radice della giustizia su una scala più ampia. Nelle società dove si fronteggiano lusso e povertà, dobbiamo stupirci se sorgono violenze? La condivisione delle ricchezze è un fattore di pacificazione ed un contributo maggiore al bene comune.

Alcune persone prendono l’impegno di promuovere la pace assumendosi responsabilità nella vita pubblica del loro paese, in una associazione, nella loro impresa, al servizio di persone che hanno particolari necessità.

Andiamo verso qualcuno che non ha pace. Vegliamo soprattutto sui migranti. Cerchiamo di discernere le situazioni di ingiustizia e diamo la nostra protezione a coloro che sono vulnerabili. Identifichiamo le moderne schiavitù. Insieme ad altri, preghiamo per la pace. Per questo motivo, per esempio, restiamo una mezz’ora in silenzio ogni domenica.

QUARTA PROPOSTA: AVER CURA DELLA NOSTRA TERRA

“Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.” (Matteo 5,5)

I miti sono coloro che non si impongono. Lasciano dello spazio per gli altri. Non si accaparrano la terra. La mitezza non è rassegnazione, ma controllo degli impulsi violenti che ci sono in noi.

La terra non ci appartiene, essa ci è stata affidata e noi siamo chiamati a vegliare su di essa. Le risorse del nostro pianeta non sono illimitate. Abbiamo un dovere di solidarietà fra persone e popoli, e con le generazioni che verranno.

Nel nostro modo di consumare ed utilizzare le risorse naturali, bisogna trovare un buon equilibrio fra i bisogni vitali e il desiderio di avere sempre di più.

Per trovare uno stile di vita che permetta uno sviluppo durevole, abbiamo bisogno di tutte le nostre capacità d’immaginazione e di creatività. Esse devono trovare spazio nella nostra vita quotidiana ed anche stimolare la ricerca scientifica, lo slancio artistico, ed inventare nuovi progetti di società.

Guardiamo il nostro modo di vita e cerchiamo di semplificare ciò che troviamo di artificiale e di superfluo. Semplificare la nostra vita può essere fonte di felicità. Apriamo spazi di condivisione: cosa possiamo dare, cosa ricevere? Non dimentichiamo di lodare Dio per la creazione. Per fare questo prendiamoci del tempo per il riposo e la contemplazione.

 

QUINTA PROPOSTA: CONSOLATORI PERCHÉ CONSOLATI!

“Sia benedetto Dio, padre di misericordia e di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra tribolazione perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con al consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio.” (2 Cor. 1, 3-7)

Come missionari dobbiamo saper individuare le povertà, i cuori spezzati, gli schiavi da liberare, i prigionieri da scarcerare, gli afflitti da consolare.

Il ministero della consolazione deve esercitarsi nei confronti di tutto l’uomo. Gesù ha salvato l’uomo nella sua totalità; per cui certi passi del Vangelo sulla fame, sui carcerati, su tutti coloro che in un modo o nell’altro sono ai margini della vita sociale, per propria o altrui colpa, non sono figure simboliche. Lo straniero da accogliere non è una metafora, così come l’affamato e il carcerato. È soprattutto con questa umanità che va condivisa la Consolazione.

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Le Sette virtù del discepolo-missionario per oggi

La sequela di Gesù che cerchiamo di realizzare come vita consacrata nel nostro tempo, suscita in noi atteggiamenti che simbolicamente vogliamo chiamare “sette virtù per oggi”. Esse ci renderanno capaci di saziare la sete, fasciare le ferite, essere balsamo per le piaghe, soddisfare i desideri di amore, di libertà e di pace delle nostre sorelle e dei nostri fratelli. Con esse assumiamo il volto nuovo di una vita consacrata per la missione “sacramento e parabola del Regno di Dio”.

1. Profondità: discernimento evangelico, autenticità (verità)
2. Ospitalità e gratuità
3. Non violenza e mitezza
4. Libertà di spirito
5. Audacia e capacità creativa
6. Tolleranza e dialogo
7. Semplicità: dar valore alle risorse povere e piccole.

«Siamo pochi e non abbiamo prestigio. Che cosa possiamo fare per consolidare le colonne della Chiesa? Contro i Saraceni non possiamo lottare perché non possediamo armi. E poi, che cosa si ottiene combattendo? Non possiamo lottare contro gli eretici, perché ci mancano argomenti dialettici e preparazione intellettuale. Noi possiamo offrire solo le armi dei piccoli, cioè: amore, povertà, pace. Che cosa possiamo mettere a servizio della Chiesa? Solo questo: vivere alla lettera il Vangelo del Signore». (S. Francesco, citato in Ignacio Larrañaga, Nostro Fratello di Assisi, Padova 1986, p. 158)

* P. Stefano Camerlengo è Superiore Generale dei Missionari della Consolata. Questa riflessione è stata fatta con i Missionari in una sua recente visita al Venezuela

Ultima modifica il Sabato, 16 Aprile 2022 18:39
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