Stampa questa pagina

Dianra (Costa d’Avorio). Fraternità, annuncio e vicinanza nella frontiera della missione

Pubblicato in Missione Oggi
Letto 228 volte
Vota questo articolo
(0 Voti)

12Dianra 4523698

Per noi missionari che lavorano in questa terra la vera consolazione è l'annuncio quotidiano del Vangelo. Questo annuncio ci obbliga a vivere atteggiamenti personali, comunitari e sociali che vi voglio presentare brevemente.

Dianra è una missione di prima evangelizzazione che si trova nella diocesi di Odienné che è una delle diocesi più grandi della costa d’Avorio ma anche una delle più povere in numero di operatori pastorali. I Missionari della Consolata siamo arrivati qui nel 2001 ed è stato lo Spirito Santo, che come sappiamo è il primo promotore della missione, colui che ci ha preceduto.

La missione copre un'area enorme di quasi tremila chilometri quadrati con una popolazione di circa centomila abitanti, nel mezzo della savana ivoriana. Di questi i musulmani sono la maggioranza della popolazione, circa il 57%, poi il 28% non professa alcuna religione e l’8% vive la religione tradizionale africana. I cristiani sono una minoranza, solo il 7% del totale, e di loro il 4% sono cattolici, quasi tutti loro appartenenti all'etnia Senufo che è la maggioritaria in questo territorio.

Le nostre comunità cristiane sono molto piccole: tra le cinque e venti persone. Queste comunità spesso sono distanti molti chilometri l'una dall'altra e allora una parte importante del nostro lavoro sarà visitare comunità e villaggi. Oltre ad essere piccole sono anche molto recenti, composte per lo più da catecumeni che giustamente hanno bisogno di essere accompagnati nel loro primo incontro con la persona di Gesù. 

Essere missionario a Dianra è un privilegio e non abbiamo altro modo di operare, come missionari, che quello di Gesù di Nazareth: sempre disponibili all'incontro personale, alla comunità, a camminare insieme, a condividere la vita, la fede, i dolori e le speranze. 

In questa frontiera della missione evangelizzatrice della Chiesa vogliamo sentirci comunità fraterna e apostolica. Al momento siamo in tre: un missionario del Kenya che si chiama Rafael, un altro italiano che si chiama Matteo e io dall'Argentina. Cerchiamo sempre di essere disponibili per tutti e per tutto, spendendo la nostra vita in uno stato di conversione permanente. Giuseppe Allamano diceva che i Missionari dovevano essere prima santi e noi cerchiamo di fare il nostro meglio a partire dalle sfide della missione e dalla fraternità per le quali ci spendiamo tutti i giorni. Sogniamo la missione insieme, ci correggiamo, ci animiamo reciprocamente. Se fate caso, siamo tre Missionari della Consolata provenienti da tre paesi, lingue, culture e costumi familiari diversi: eppure tutti e tre siamo stati inviati dalla Chiesa a portare il Vangelo della vita. Ognuno di noi dà i suoi doni per la missione e condivide la sua vita quotidianamente con vicinanza, empatia e opere concrete di consolazione.

A proposito di questo, per esempio, possiamo ricordare che l'ottanta per cento della popolazione di Dianra è analfabeta e per questo quasi dall'inizio abbiamo offerto corsi serali di alfabetizzazione per adulti. Abbiamo anche un piano di scolarizzazione per bambini e adolescenti e tutto questo è il frutto della collaborazione di molti benefattori che appoggiano questa missione. Loro non sono generalmente persone molto ricche ma molto generose e disponibili ad offrire qualche risparmio a favore del lavoro della Chiesa in questi luoghi. 

A Dianra il primo reddito economico proviene dalle attività agricole. Si coltivano cotone, anacardi e qualche altro ortaggio. È un'economia di sussistenza che si fa con il sudore della fronte e il lavoro manuale; si coltiva quel che si mangia e l'eccedente può essere venduto sul mercato locale. Tutto questo rende l'economia molto fragile e segnata da contingenze climatiche e sociali. Ecco perché abbiamo anche cominciato un progetto di microcredito per le donne che sono la parte più importante di questa economia agricola di sussistenza.

Le condizioni sanitarie sono estreme e molto precarie, siamo in una zona endemica per la malaria, la febbre tifoidea, la meningite e innumerevoli altre malattie. La mancanza di infrastrutture e di risorse economiche, assieme a una povertà ambientale importante, ci ha portato anche a creare il centro rurale di salute Giuseppe Allamano che offre diversi servizi.

Vi saluto tutti con un grande abbraccio, restiamo sempre uniti nella famiglia e nella missione.

A CONTINUAZIONE IL VIDEO IN SPAGNOLO

Ultima modifica il Martedì, 13 Luglio 2021 20:05
Devi effettuare il login per inviare commenti