Jul 22, 2019 Last Updated 7:42 PM, Jul 21, 2019

Documento congiunto degli Istituti Missionari di Fondazione Italiana, maschili e femminili

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Prendendo avvio dal centenario della Lettera apostolica Maximum Illud (1919) di Benedetto XV, Papa Francesco ha indetto l’ottobre 2019 Mese Missionario Straordinario «al fine di risvegliare maggiormente la consapevolezza della missio ad gentes e di riprendere con nuovo slancio la trasformazione missionaria della vita e della pastorale» (Lettera del Santo Padre al Card. Filoni)».

Anche noi missionari, in profonda sintonia con gli intenti di Papa Francesco, auspichiamo che questo Ottobre Missionario Straordinario diventi per tutti noi occasione privilegiata per rinnovare lo slancio missionario ad gentes, così che tutta la nostra vita, i nostri programmi, il nostro lavoro, le nostre stesse strutture traggano dalla missione e dalla proclamazione del Vangelo linfa vitale e criteri di rinnovamento.

Come rappresentanti degli Istituti missionari di fondazione italiana, maschili e femminili (Comboniani, Consolata, PIME e Saveriani), desideriamo pertanto far udire la nostra voce condividendo gioie, speranze e preoccupazioni in un’epoca di cambiamento in cui – di fronte alle inedite sfide del mondo attuale – anche noi missionari ci troviamo, a volte, disorientati ma anche stimolati a percorrere percorsi nuovi.

Scriviamo a nome di tanti confratelli e consorelle (missionari e missionarie), cui siamo immensamente grati, che lavorano con passione e dedizione, nei luoghi impervi e pericolosi, in solidarietà con popolazioni di cui condividono, spesso a rischio della propria vita, angosce e pericoli. Il loro esempio, la loro passione e abnegazione, la loro vita spesa per gli altri in “uno sforzo crocifiggente” ci consolano e ci incoraggiano a continuare. Sono loro che ci testimoniano che è bello donare la vita per l’annuncio del Vangelo del Signore Gesù, morto e risorto per la nostra salvezza ed è bello spendersi per gli altri. Sono loro che ci ricordano che la vita si ritrova solo donandola.

Siamo grati particolarmente ai tanti missionari africani, asiatici e latinoamericani che hanno ridato linfa vitale ai nostri Istituti. La nuova geografia vocazionale ci obbliga a ripensare la nostra vita comunitaria e il nostro modo di convivere con persone di culture diverse. Sappiamo, infatti, che un’importante sfida dell’immediato futuro sarà quella di costruire comunità interculturali.

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