Sep 20, 2018 Last Updated 10:01 PM, Sep 19, 2018

Il Papa, lo Spirito Santo e il futuro della “missio ad gentes”

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Francesco insiste nel richiamare i tratti elementari del dinamismo missionario. Come se negli apparati ecclesiali rimanesse sempre forte la pulsione a dimenticare che «Gesù non ha bisogno di nessuno per compiere la sua opera», come diceva Teresa di Lisieux.

Il protagonista e «l’autore» della missione della Chiesa è «lo Spirito Santo». È lui «che guida la Chiesa». E il libro da usare per la preghiera di chi annuncia al mondo il nome di Cristo non è qualche prontuario per “dare un’anima” alle nuove strategie del marketing missionario, ma il volumetto degli Atti degli Apostoli. La semplice storia dei miracoli operati dallo Spirito Santo tra i primi amici di Gesù.  

Sono i consigli che Papa Francesco ha rivolto di recente ai direttori nazionali delle Pontificie Opere Missionarie , quando li ha ricevuti in Vaticano. La questione deve stargli a cuore, se anche lunedì scorso, nell’omelia della messa mattutina, a Santa Marta , ha voluto ridire che è lo Spirito Santo il «vero protagonista» dell’annuncio cristiano, che non consiste nella «trasmissione» di alcune idee, da diffondere con «atteggiamento imprenditoriale». «Abbiamo visto piani pastorali ben fatti, perfetti» ha aggiunto il Papa «ma che non erano strumento per l’evangelizzazione, perché semplicemente fine a sé stessi, incapaci di cambiare i cuori». 

Richiami insistenti  

Niente di nuovo. Papa Francesco ripete quello che la Chiesa ha sempre detto, riguardo alla dinamica propria e imparagonabile dell’annuncio cristiano («Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano», Mc 16, 20). Anche Giovanni Paolo II aveva dedicato allo «Spirito Santo protagonista della missione» un intero capitolo di Redemptoris Missio, la sua enciclica “missionaria” del 1990. Ad apparire singolare è solo la frequenza insistita con cui Papa Bergoglio richiama i tratti genetici elementari del dinamismo missionario. Come se negli apparati ecclesiali, oggi più di prima, rimanesse sempre forte la pulsione a dimenticare che «Gesù non ha bisogno di nessuno per compiere la sua opera», come diceva santa Teresa di Lisieux

Solo chi è vivo può agire  

L’annuncio cristiano consiste nel riconoscere e confessare davanti al mondo che Cristo è risorto ed è vivo. Ed è Cristo stesso, attraverso il suo Spirito, che dà testimonianza di sé anche oggi - e non solo al tempo degli apostoli - attraverso il suo agire nel presente. Solo per questo dato di realtà, e non in forza dell’annuncio in quanto tale, è possibile per ognuno riconoscere che quell’annuncio è veritiero, che Cristo è risorto ed è vivo, e gioirne. 

I testimoni di Cristo, gli annunciatori del suo Vangelo, da sé non inventano o aggiungono nulla. Anche nel linguaggio giuridico, il testimone semplicemente attesta ciò che è compiuto da altri. La testimonianza è testimonianza di Cristo, è roba sua, è un problema suo, anche quando si esprime nel cambiamento che Cristo stesso opera nei suoi. «Quando sono caritatevole - scriveva sempre Teresa di Lisieux - è solo Gesù che agisce in me».  

A prenderle sul serio, basterebbe tener conto delle parole di Gesù stesso nel Vangelo («Senza di me non potete far nulla», «io sono con voi fino alla fine del mondo») per affrancarsi dalla zavorra di teologie, missionologie e “animazioni” missionarie di tutte le risme e di tutte le linee di partito clericali, che sembrano tacitamente convergere su un unico punto: la conventio ad excludendum che fa fuori il “protagonista” della missione richiamato anche da Papa Francesco, o lo riduce a preambolo scontato delle proprie iniziative. La pulsione più o meno dissimulata a rimuovere «il mistero e l’operare della grazia» (Charles Péguy). 

Solo per gratitudine  

C’è un tratto sorgivo inconfondibile che accompagna tutte le esperienze autentiche di annuncio del Vangelo: è la gratitudine di chi annuncia Cristo, e lo fa come semplice riverbero della gioia davanti a un dono gratuito, ricevuto senza merito. Tutta l’avventura missionaria di San Paolo, per sua stessa ammissione, sgorga dalla sua esperienza di essere «un nulla» amato gratuitamente da Cristo («Mi ha amato e ha dato se stesso per me», Lettera ai Galati 2, 20). Da allora, e fino ad oggi, si può annunciare davvero il Vangelo - e magari andare davvero in missione, e non tornare più - soltanto per gratitudine a Cristo, quasi dimenticandosi di sè.  

Ogni sincero slancio missionario nasce dal dono della grazia, e dalla gratitudine per il dono ricevuto. Negli autentici seminatori del Vangelo – come quelli che si possono incontrare in tante case di riposo per vecchi missionari – sorprende e attrae la gratitudine leggera con cui hanno offerto le loro vite, fino a consumare i propri corpi, più che l’eroismo della loro dedizione.  

«Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date», ha ripetuto Papa Francesco, nell’omelia di lunedì scorso alla messa mattutina di Santa Marta, usando le stesse parole rivolte da Gesù agli apostoli, quando li inviò a annunciare il Vangelo. Davanti a tale indicazione – ha fatto notare il Papa - qualcuno può obiettare: «No, io mi sono salvato per i miei propri meriti». Ma ha subito aggiunto: «Io penso che fra noi non c’è nessuno i cui meriti siano sufficienti alla salvezza: tutti noi siamo stati salvati gratuitamente da Gesù Cristo e quindi dobbiamo dare gratuitamente». Una dinamica di gratitudine per il dono gratuito dello Spirito di Cristo - ha specificato il Papa – che dovrebbe brillare nei gesti e nei passi dei cosiddetti «operatori pastorali». Perchè – ha chiarito Papa Francesco «quando non c’è lo Spirito, ci sono soltanto le nostre capacità» ci può essere «anche la nostra fede, ma senza lo Spirito la cosa non va avanti; non cambia i cuori». 

Le cronache della grazia e le “prese di coscienza”  

Quando il Vangelo viene annunciato solo secondo «le nostre capacità» (Papa Francesco), secondo le trovate e i metodi escogitati da chi lo annuncia, al massimo si finisce per dividersi e fare a gara tra chi crede e pretende di “annunciarlo meglio”.  

Invece il Vangelo, fin dai tempi degli apostoli, non si annuncia attraverso «discorsi di sapienza» (San Paolo) costruiti da chi annuncia il Vangelo. Oggi come allora, lo slancio missionario a confessare che Cristo è vivo può sorgere solo come un soprassalto di gratitudine per ciò che Cristo, proprio perchè è vivo, opera gratuitamente nel presente.  

Per questo rischiano di cadere fuori bersaglio anche gli sforzi che cercano di ravvivare lo spirito missionario prendendo le mosse non dallo stupore - non scontato, non garantito a priori - per l’operare di Cristo, ma da una riflessione su di sé, o provano a dedurlo come effetto-corollario obbligato di una doverosa “presa di coscienza” intorno alle implicazioni del battesimo. Come se la missione di annunciare il Vangelo fosse un habitus, un’attitudine plasmata e padroneggiata ultimamente dagli “operatori pastorali”. Una operazione tutta gestita dagli “evangelizzatori”, secondo automatismi che non appaiono consonanti con le dinamiche gratuite-sacramentali della storia della salvezza. Magari evocando la grazia di Cristo come “aiutino” iniziale, o la preghiera come strumento necessario per “ricaricare le batterie”, e il resto lo “facciamo noi”.  

Strumenti da usare con umorismo  

Se lo Spirito Santo è «l’autore della missione», e «porta avanti la Chiesa», il riconoscimento di questo fatto aiuta anche a relativizzare e considerare senza patemi la questione dei «metodi» e degli «strumenti» per annunciare il Vangelo. Valorizzando tutto ciò che si può valorizzare, senza mai affidare le proprie attese di “riuscita” missionaria alle procedure e alle strategie, sia tradizionali che di ultima generazione. Sottraendosi al rischio di chiudersi in «bolle auto-referenziali» che anche nella Chiesa sembra diventare più insidioso e inquietante, proprio grazie agli effetti della sedicente «connessione globale» digitale. Non a caso, Papa Francesco ha suggerito agli operatori delle Pontificie Opere Missionarie di eleggere come proprio «libro di preghiera» gli Atti degli Apostoli. Il semplice racconto di ciò che lo Spirito Santo ha iniziato a operare tra e con gli amici di Gesù, dal momento in cui lui è asceso al Cielo. 

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