Feb 18, 2019 Last Updated 11:01 PM, Feb 17, 2019

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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO

«Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,8)

 Cari fratelli e sorelle,

«Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,8). Queste sono le parole pronunciate da Gesù quando inviò gli apostoli a diffondere il Vangelo, affinché il suo Regno si propagasse attraverso gesti di amore gratuito.

In occasione della XXVII Giornata Mondiale del Malato, che si celebrerà in modo solenne a Calcutta, in India, l’11 febbraio 2019, la Chiesa, Madre di tutti i suoi figli, soprattutto infermi, ricorda che i gesti di dono gratuito, come quelli del Buon Samaritano, sono la via più credibile di evangelizzazione. La cura dei malati ha bisogno di professionalità e di tenerezza, di gesti gratuiti, immediati e semplici come la carezza, attraverso i quali si fa sentire all’altro che è “caro”.

La vita è dono di Dio, e come ammonisce San Paolo: «Che cosa possiedi che tu non l’abbia ricevuto?» (1 Cor 4,7). Proprio perché è dono, l’esistenza non può essere considerata un mero possesso o una proprietà privata, soprattutto di fronte alle conquiste della medicina e della biotecnologia che potrebbero indurre l’uomo a cedere alla tentazione della manipolazione dell’“albero della vita” (cfr Gen 3,24).

Di fronte alla cultura dello scarto e dell’indifferenza, mi preme affermare che il dono va posto come il paradigma in grado di sfidare l’individualismo e la frammentazione sociale contemporanea, per muovere nuovi legami e varie forme di cooperazione umana tra popoli e culture. Il dialogo, che si pone come presupposto del dono, apre spazi relazionali di crescita e sviluppo umano capaci di rompere i consolidati schemi di esercizio di potere della società. Il donare non si identifica con l’azione del regalare perché può dirsi tale solo se è dare sé stessi, non può ridursi a mero trasferimento di una proprietà o di qualche oggetto. Si differenzia dal regalare proprio perché contiene il dono di sé e suppone il desiderio di stabilire un legame. Il dono è, quindi, prima di tutto riconoscimento reciproco, che è il carattere indispensabile del legame sociale. Nel dono c’è il riflesso dell’amore di Dio, che culmina nell’incarnazione del Figlio Gesù e nella effusione dello Spirito Santo.

Ogni uomo è povero, bisognoso e indigente. Quando nasciamo, per vivere abbiamo bisogno delle cure dei nostri genitori, e così in ogni fase e tappa della vita ciascuno di noi non riuscirà mai a liberarsi totalmente dal bisogno e dall’aiuto altrui, non riuscirà mai a strappare da sé il limite dell’impotenza davanti a qualcuno o qualcosa. Anche questa è una condizione che caratterizza il nostro essere “creature”. Il leale riconoscimento di questa verità ci invita a rimanere umili e a praticare con coraggio la solidarietà, come virtù indispensabile all’esistenza.

Questa consapevolezza ci spinge a una prassi responsabile e responsabilizzante, in vista di un bene che è inscindibilmente personale e comune. Solo quando l’uomo si concepisce non come un mondo a sé stante, ma come uno che per sua natura è legato a tutti gli altri, originariamente sentiti come “fratelli”, è possibile una prassi sociale solidale improntata al bene comune. Non dobbiamo temere di riconoscerci bisognosi e incapaci di darci tutto ciò di cui avremmo bisogno, perché da soli e con le nostre sole forze non riusciamo a vincere ogni limite. Non temiamo questo riconoscimento, perché Dio stesso, in Gesù, si è chinato (cfr Fil 2,8) e si china su di noi e sulle nostre povertà per aiutarci e donarci quei beni che da soli non potremmo mai avere.

In questa circostanza della celebrazione solenne in India, voglio ricordare con gioia e ammirazione la figura di Santa Madre Teresa di Calcutta, un modello di carità che ha reso visibile l’amore di Dio per i poveri e i malati. Come affermavo in occasione della sua canonizzazione, «Madre Teresa, in tutta la sua esistenza, è stata generosa dispensatrice della misericordia divina, rendendosi a tutti disponibile attraverso l’accoglienza e la difesa della vita umana, quella non nata e quella abbandonata e scartata. […] Si è chinata sulle persone sfinite, lasciate morire ai margini delle strade, riconoscendo la dignità che Dio aveva loro dato; ha fatto sentire la sua voce ai potenti della terra, perché riconoscessero le loro colpe dinanzi ai crimini […] della povertà creata da loro stessi. La misericordia è stata per lei il “sale” che dava sapore a ogni sua opera, e la “luce” che rischiarava le tenebre di quanti non avevano più neppure lacrime per piangere la loro povertà e sofferenza. La sua missione nelle periferie delle città e nelle periferie esistenziali permane ai nostri giorni come testimonianza eloquente della vicinanza di Dio ai più poveri tra i poveri» (Omelia, 4 settembre 2016).

Santa Madre Teresa ci aiuta a capire che l’unico criterio di azione dev’essere l’amore gratuito verso tutti senza distinzione di lingua, cultura, etnia o religione. Il suo esempio continua a guidarci nell’aprire orizzonti di gioia e di speranza per l’umanità bisognosa di comprensione e di tenerezza, soprattutto per quanti soffrono.

La gratuità umana è il lievito dell’azione dei volontari che tanta importanza hanno nel settore socio-sanitario e che vivono in modo eloquente la spiritualità del Buon Samaritano. Ringrazio e incoraggio tutte le associazioni di volontariato che si occupano di trasporto e soccorso dei pazienti, quelle che provvedono alle donazioni di sangue, di tessuti e organi. Uno speciale ambito in cui la vostra presenza esprime l’attenzione della Chiesa è quello della tutela dei diritti dei malati, soprattutto di quanti sono affetti da patologie che richiedono cure speciali, senza dimenticare il campo della sensibilizzazione e della prevenzione. Sono di fondamentale importanza i vostri servizi di volontariato nelle strutture sanitarie e a domicilio, che vanno dall’assistenza sanitaria al sostegno spirituale. Ne beneficiano tante persone malate, sole, anziane, con fragilità psichiche e motorie. Vi esorto a continuare ad essere segno della presenza della Chiesa nel mondo secolarizzato. Il volontario è un amico disinteressato a cui si possono confidare pensieri ed emozioni; attraverso l’ascolto egli crea le condizioni per cui il malato, da passivo oggetto di cure, diventa soggetto attivo e protagonista di un rapporto di reciprocità, capace di recuperare la speranza, meglio disposto ad accettare le terapie. Il volontariato comunica valori, comportamenti e stili di vita che hanno al centro il fermento del donare. È anche così che si realizza l’umanizzazione delle cure.

La dimensione della gratuità dovrebbe animare soprattutto le strutture sanitarie cattoliche, perché è la logica evangelica a qualificare il loro operare, sia nelle zone più avanzate che in quelle più disagiate del mondo. Le strutture cattoliche sono chiamate ad esprimere il senso del dono, della gratuità e della solidarietà, in risposta alla logica del profitto ad ogni costo, del dare per ottenere, dello sfruttamento che non guarda alle persone.

Vi esorto tutti, a vari livelli, a promuovere la cultura della gratuità e del dono, indispensabile per superare la cultura del profitto e dello scarto. Le istituzioni sanitarie cattoliche non dovrebbero cadere nell’aziendalismo, ma salvaguardare la cura della persona più che il guadagno. Sappiamo che la salute è relazionale, dipende dall’interazione con gli altri e ha bisogno di fiducia, amicizia e solidarietà, è un bene che può essere goduto “in pieno” solo se condiviso. La gioia del dono gratuito è l’indicatore di salute del cristiano.

Vi affido tutti a Maria, Salus infirmorum. Lei ci aiuti a condividere i doni ricevuti nello spirito del dialogo e dell’accoglienza reciproca, a vivere come fratelli e sorelle attenti ai bisogni gli uni degli altri, a saper donare con cuore generoso, a imparare la gioia del servizio disinteressato. A tutti con affetto assicuro la mia vicinanza nella preghiera e invio di cuore la Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 25 novembre 2018

Solennità di N. S. Gesù Cristo Re dell’universo

Francesco

SCHEMA DI PREGHIERA

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Il prossimo 16 febbraio celebriamo il “dies natalis” (nascita al Cielo), a Torino nel 1926, del Beato Giuseppe Allamano, Fondatore dei Missionari e Missionarie della Consolata. Vi invitiamo a preparare questa festa conoscendo e invocando il “Santo della Consolata” come fu chiamato da un altro santo suo coetaneo.

Nel sito Giuseppe Allamano trovate molto materiale per la riflessione e preghiera tra cui vi proponiamo:

GIUSEPPE ALLAMANO: CHI È IN BREVE

NOVENA: L'ALLAMANO PARLA DEL CAFASSO

UN PENSIERO DEL FONDATORE OGNI GIORNO

NOVENA IN PREPARAZIONE ALLA FESTA DEL 16 FEBBRAIO

NOVENA AL BEATO GIUSEPPE ALLAMANO

Potete seguire uno degli schemi di preghiera di cui sopra concludendo con la preghiera che P. Stefano Camerlengo, Superiore Generale ci ha proposto per questa celebrazione:

Padre nostro, che sei nei cieli:
ispira la nostra comunità missionaria
perché attenda, invochi, prepari la venuta del tuo Regno.

Concedici di essere poveri, puri, obbedienti, liberi. lieti e uniti,
per non ripiegarci sulle nostre paure e fragilità,
ma ardere per il desiderio di condividere la grazia del Vangelo.

L’amore che ci unisce, la sapienza e la fortezza dello Spirito,
l’audacia nel saper perdere per trovare la vita,
la dolce presenza della Consolata rendano intensa la gioia,
coraggioso il cammino, limpida la testimonianza
per annunciare che la terra è piena della tua gloria
e che i semi del tuo Regno continueranno a fiorire.

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L'Unhcr, Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, non si stanca di denunciare l'allarmante impennata di morti nel Mediterraneo, almeno 2.275 nel 2018, nonostante i numeri degli arrivi totali in Europa siano calati: 139.000. È la Spagna, con oltre 62.000 ingressi (via mare e via terra) ad avere i numeri più alti, seguita dalla Grecia (32.500 persone) e da Bosnia Erzegovina (24.000). In Italia ne sono entrati 23.400.

Nel 2018 sei persone al giorno sono morte nel tentativo di attraversare il Mediterraneo. Si tratta di almeno 2.275 persone, nonostante il calo degli arrivi.  Lungo le rotte dalla Libia all’Europa, una persona ogni 14 arrivate in Europa ha perso la vita in mare, un’impennata vertiginosa rispetto ai livelli del 2017. Altre migliaia di persone sono state ricondotte in Libia, dove hanno dovuto affrontare “condizioni terribili nei centri di detenzione”. I rifugiati e i migranti che hanno tentato di raggiungere l’Europa via mare hanno perso la vita “a un ritmo allarmante, mentre i tagli alle operazioni di ricerca e soccorso hanno consolidato la posizione di questa rotta marittima come la più letale al mondo”. È l’ennesima denuncia contenuta nell’ultimo rapporto dell’Unhcr, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati Viaggi disperati, diffuso oggi. In totale, sono arrivati 139.300 rifugiati e migranti in Europa, il numero più basso degli ultimi cinque anni. Circa 23.400 rifugiati e migranti sono arrivati in Italia nel 2018, un numero cinque volte inferiore rispetto all’anno precedente. Quindi non è vero che vengono tutti da noi.

Migliaia di persone sono state ricondotte in Libia. “Per molti, approdare in Europa ha rappresentato la fase finale di un viaggio da incubo durante il quale sono stati esposti a torture, stupri e aggressioni sessuali, e alla minaccia di essere rapiti e sequestrati a scopo d’estorsione – sottolinea l’Unhcr -. Gli Stati devono agire con urgenza per scardinare le reti dei trafficanti di esseri umani e consegnare alla giustizia i responsabili di tali crimini”.

Record di ingressi in Spagna, oltre 62.000. Per la prima volta in anni recenti, la Spagna è divenuta il principale punto d’ingresso in Europa con circa 8.000 persone arrivate via terra (attraverso le enclavi di Ceuta e Melilla) e altre 54.800 arrivate in seguito alla pericolosa traversata del Mediterraneo occidentale. Ne è conseguito che il bilancio delle vittime nel Mediterraneo occidentale è quasi quadruplicato, da 202 decessi nel 2017 a 777 lo scorso anno. Circa 23.400 rifugiati e migranti sono arrivati in Italia nel 2018, un numero cinque volte inferiore rispetto all’anno precedente.

La Grecia ha accolto un numero simile di arrivi via mare, circa 32.500 persone rispetto alle 30.000 del 2017, ma ha registrato un numero quasi tre volte superiore di persone giunte attraverso il confine terrestre con la Turchia. Altrove in Europa, si sono registrati circa 24.000 rifugiati e migranti arrivati in Bosnia-Erzegovina, in transito attraverso i Balcani occidentali. A Cipro sono arrivate diverse imbarcazioni di siriani salpate dal Libano, mentre un numero limitato di persone ha tentato di raggiungere il Regno Unito via mare dalla Francia verso la fine dell’anno.

“Salvare vite umane non è una scelta politica ma un imperativo”. “Salvare vite in mare non costituisce una scelta, né rappresenta una questione politica, ma un imperativo primordiale”, ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. “Possiamo porre fine a queste tragedie solo trovando il coraggio e la capacità di vedere aldilà della prossima imbarcazione, e adottando un approccio a lungo termine basato sulla cooperazione regionale, che dia priorità alla vita e alla dignità di ogni essere umano”. Il rapporto denuncia anche “un cambio delle politiche adottate da alcuni Stati europei” che ha portato a “numerosi incidenti in cui un numero elevato di persone è rimasto in mare alla deriva per giorni, in attesa dell’autorizzazione a sbarcare”.

“Le navi delle Ong e i membri degli equipaggi hanno subìto crescenti restrizioni alle possibilità di effettuare operazioni di ricerca e soccorso”.

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Esposizione del SS. Sacramento

Canto di esposizione

L. 1: La conversione di Paolo esprime la potenza della grazia che sovrabbonda dove abbonda il peccato. La svolta decisiva della sua vita si compie sulla via di Damasco, dove egli scopre il mistero della passione di Cristo che si rinnova nelle sue membra. Egli stesso perseguitato per Cristo dirà:

Completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa”. Questa celebrazione, conclude in modo significativo la settimana dell’unità dei cristiani, ricordando che non c’è vero ecumenismo senza conversione.

Sac: L’incontro di Paolo con Cristo è stato determinante per la sua vita.

Anche noi, come Paolo siamo chiamati a lasciarci trasformare dalla luce folgorante di Cristo. Una luce che può raggiungerci in situazioni particolari della nostra vita, oppure, come per Paolo in momenti impensati: Paolo perseguitava i cristiani e stava andando a Damasco per ucciderli! Chiediamo al Signore in questa preghiera di raggiungerci con il dono della sua presenza, che illumini la nostra vita, che la sua luce penetri nel profondo di noi stessi, in modo da cambiare i nostri cuori e lasciarci convertire da Lui, come ha fatto con Paolo.

L. 2: O Signore, noi crediamo che tu sei in mezzo a noi
Tutti: la tua presenza è il motivo del nostro stare insieme.

L. 2: Tu sostieni la nostra vita e le nostre decisioni
Tutti: desideriamo seguirti perché il tuo sguardo ci ha conquistato.

L. 2: Ti accogliamo come il Signore della vita
Tutti: la tua Parola sostenga il nostro cammino.

L. 2: Da te impariamo ad amare secondo la tua «logica»
Tutti: aiutaci a lasciarci avvolgere dalla tua luce. Amen.

Paolo, nostro Padre, tu sai in chi hai creduto…
Al Cristo hai consegnato la tua vita.
Tu sei per noi modello di fede incrollabile, di amore senza fine,
di passione instancabile per il Vangelo.
Dio ti ha afferrato sulla via di Damasco, ha sovvertito la tua vita:
tu l’hai seguito fino al martirio,
e nulla ti ha separato dal suo amore.
Sempre proteso verso il futuro,
hai camminato sulle strade del mondo,
per annunciare la Parola che illumina,
risana, conforta e indica il  cammino.
Ottieni anche a noi un po’ della tua fede,
apri i nostri occhi,
come il Cristo ha aperto i tuoi,
perché comprendiamo l’amore di Dio in noi.
Aiutaci ad entrare
nella terra sconfinata della Parola
che lo Spirito ha diffuso nella tua vita,
perché anche a noi sia concesso di conoscere il Cristo,
Signore e fine della storia,
di realizzarci per ciò che siamo
e di consegnare a Lui la nostra vita.

Sac: Dagli Atti degli Apostoli (At 22,6-21)

Mentre ero in viaggio e mi avvicinavo a Damasco, verso mezzogiorno, all’improvviso una gran luce dal cielo rifulse attorno a me; caddi a terra e sentii una voce che mi diceva: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?” Risposi: “Chi sei, o Signore?” Mi disse: “Io sono Gesù il Nazareno, che tu perseguiti”. Quelli che erano con me videro la luce, ma non udirono colui che mi parlava. Io dissi allora: “Che devo fare, Signore?” E il Signore mi disse: “Alzati e prosegui verso Damasco; là sarai informato di tutto ciò che è stabilito che tu faccia”. E poiché non ci vedevo più, a causa del fulgore di quella luce, guidato per mano dai miei compagni, giunsi a Damasco.

Un certo Anania, un devoto osservante della legge e in buona reputazione presso tutti i Giudei là residenti, venne da me, mi si accostò e disse: “Saulo, fratello, torna a vedere!” E in quell’istante io guardai verso di lui e riebbi la vista. Egli soggiunse: “Il Dio dei nostri padri ti ha predestinato a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e ad ascoltare una parola dalla sua stessa bocca, perché gli sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che hai visto e udito. E ora perché aspetti? Alzati, ricevi il battesimo e lavati dai tuoi peccati, invocando il suo nome”.

Dopo il mio ritorno a Gerusalemme, mentre pregavo nel tempio, fui rapito in estasi e vidi Lui che mi diceva: “Affrettati ed esci presto da Gerusalemme, perché non accetteranno la tua testimonianza su di me”. E io dissi: “Signore, essi sanno che facevo imprigionare e percuotere nella sinagoga quelli che credevano in te; quando si versava il sangue di Stefano, tuo testimone, anch’io ero presente e approvavo e custodivo i vestiti di quelli che lo uccidevano”. Allora mi disse: "Và, perché io ti manderò lontano, tra i pagani”.

L.3 Mentre ero in viaggio e mi avvicinavo a Damasco, verso mezzogiorno, all’improvviso una gran luce dal cielo rifulse attorno a me; caddi a terra e sentii una voce che mi diceva: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Risposi: Chi sei, o Signore? Mi disse: Io sono Gesù il Nazareno, che tu perseguiti.”

Sulla via di Damasco Paolo, l'accanito fariseo persecutore dei cristiani, viene folgorato da Cristo. L'intenzione di Paolo, pur nei suoi modi violenti nel voler estirpare i cristiani, non era perfida.

Egli si preoccupava dell'unità del suo popolo, Israele, della purezza della sua fede.

Gli pareva che quel Gesù, di cui tanti erano diventati seguaci, fosse un pericolo incombente e che i cristiani fossero una setta da distruggere. C'era dello zelo per Dio in Paolo anche prima della conversione, ma il suo zelo, che si risolveva in modi violenti, era cieco e sbagliato.

Quand'è che il suo zelo illimpidisce?

Quando Gesù fa irruzione nella sua vita. Quella luce celeste folgorò Paolo dentro l'anima e divenne anche cieco negli occhi perché chi non crede in Gesù è cieco e insipiente: non vede la Verità, che è Gesù Cristo, Luce del mondo, ma vive nelle tenebre e nella confusione di questo mondo e di se stesso. Saulo capì e credette in Gesù: si fece battezzare nel suo Santo Nome e divenne un Apostolo di fuoco, l'Apostolo delle genti. Egli arrivò fino a Roma per testimoniare la sua fede ardente in Gesù Cristo e qui seppe dare la sua estrema testimonianza di fede a Lui,  fino a versare il suo sangue.

Io sono Gesù che tu perseguiti gli rivela il Signore. E Paolo arriva a comprendere che Gesù è in quei suoi seguaci che egli caricava di catene. Gesù infatti è lì. Non lo puoi separare. Ogni credente è un membro vivo del suo corpo.

Fai del bene a uno? Fai del bene a Gesù in tutto il suo corpo.

Ne maltratti uno? Maltratti il Signore in tutto il suo corpo. E' questa la vera unità!  Come dice S.Paolo siamo membra del Signore e membra gli uni degli altri. Compi dunque il tuo incarico e secondo le tue possibilità lavora a vantaggio di tutto il corpo e semina consolazione e aiuto verso tutti. Tutti siano, per te, il Signore. 

Canto di meditazione: Tu sei la mia vita
Silenzio di Adorazione

L.4 Oggi,  come allora, essere cristiani significa “essere di Cristo, appartenere a Cristo” in un mondo che non vuole proprio saperne di Cristo e che, anzi, lo deride, lo combatte, lo perseguita.

Il cristianesimo non è mai di moda, specie se viene vissuto con coerenza sfidando le convenienze e le mutevoli mode del mondo; un vero cristiano è sempre esposto al rischio del compatimento, della derisione, dell’ostilità, della persecuzione. Ecco cosa racchiude la frase che viene da questa “voce” (“Io sono Gesù che tu perseguiti!”): è come se racchiudesse tutta l’iniquità dell’uomo e nello stesso tempo tutta la solidarietà e l’amore per i perseguitati di Cristo. Per questo, nella risposta a Saulo, si legge anche tanta dolcezza, la dolcezza di Gesù per i suoi amici e discepoli.

L.5 E ora, perché aspetti? Alzati, fatti battezzare e purificare dai tuoi peccati, invocando il suo nome. 
In viaggio verso Damasco, proprio con l'intenzione di perseguitare i cristiani, Paolo ha l'esperienza di un incontro forte con Gesù, il Nazareno, un'esperienza così radicale da fargli cambiare vita e abbracciare Cristo. A Damasco poi, è Anania che esprime la volontà di Dio per Paolo: Il Dio dei nostri padri ti ha predestinato a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e ad ascoltare una parola della sua stessa bocca, perché gli sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che hai visto e udito.

Poi Anania invita Paolo al battesimo per purificarsi dai suoi peccati nel nome di Gesù. Paolo ha capito subito che bisogna affidarsi totalmente a Cristo risorto e obbedire alla sua parola: "Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura". Questa è la missione di Gesù, questa è la missione della Chiesa, quindi questa è la missione di ogni cristiano. In qualsiasi luogo o situazione in cui ci si trova, si deve testimoniare l'amore di Dio: Cristo morto e risorto per tutta l'umanità. 

Silenzio di Adorazione

L. 6 Chi si converte non solo opera un miracolo in sè, ma anche opera dei miracoli attorno a sé, proprio come lo è stato per San Paolo. La salvezza dalla confusione, dalla paura, dalla solitudine sono i primi miracoli; il non essere contagiati dai veleni del mondo, dalla logica delle tenebre, il parlare lingue nuove nello Spirito, il guarire le malattie morali, eccone altri. Il mondo è pieno di miracoli, laddove la conversione attua un modo di vedere e analizzare le cose dal punto di vista dello Spirito. Ecco che allora la tenebra è trasformata in luce, il peccato in grazia, il limite in risorsa, e tutto quanto era di ostacolo diventa aiuto e sostegno nel cammino. 

L'apostolo, come Paolo, trova il suo riferimento nell'atto della grazia posto sul suo cammino di conversione, laddove la luce si fa densa di energia rinnovante dello Spirito, e la creatura nuova appare nel suo splendore. 

Essere segni di luce è opera e testimonianza della conversione, del cambiamento dentro e fuori la persona che si è incontrata misteriosamente e prodigiosamente con il Mistero della vita. La conversione dell'Apostolo è ora illuminante anche per noi, richiamandoci il percorso di Dio, che scende sempre nella nostra storia.

Sac: Preghiamo ora a nome di tutti gli annunciatori del Vangelo le Beatitudini, sull’esempio di Paolo.

L.7 : Beati coloro che, come Paolo, credono che Dio ha un progetto su ognuno
Tutti: cercheranno giorno per giorno di aderirvi.

L.7: Beati coloro che, come Paolo, non si sentono mai arrivati e corrono continuamente verso la meta
Tutti: vivranno l’inquietudine della ricerca continua.

L.7: Beati coloro che, come Paolo, sanno di aver un grande tesoro in vasi di creta 
Tutti: scopriranno la potenza che viene da Dio.

L.7: Beati coloro che, come Paolo, considerano tutto una perdita, a paragone della sublime conoscenza di Gesù Cristo
Tutti: raggiungeranno la pienezza di vita.

Sac: Preghiamo insieme con le parole di sant’Ignazio di Loyola.

Tutti:  Accetta, Signore,
tutta la mia libertà.
Accetta la memoria, l’intelletto, la volontà.
Tutto quanto possiedo è tuo:
lo restituisco a te
e l’affido alla guida della tua volontà.
Dammi solo il tuo amore e la tua grazia
e sono ricco abbastanza,
né altro più domando. Amen.

Silenzio di Adorazione

Benedizione Eucaristica

Canto di adorazione

Sac.: Signore Gesù Cristo, che nel mirabile sacramento dell’Eucarestia ci hai lasciato il memoriale della tua Pasqua, fà che adoriamo con viva fede il santo mistero del tuo Corpo e del tuo Sangue, per sentire sempre in noi i benefici della Redenzione. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

Dio sia benedetto.
Benedetto il suo santo nome.
Benedetto Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo.
Benedetto il nome di Gesù.
Benedetto il suo sacratissimo Cuore.
Benedetto il suo preziosismo Sangue.
Benedetto Gesù nel santissimo Sacramento dell’altare.
Benedetto lo Spirito Santo Paraclito.
Benedetta la gran madre di Dio, Maria Santissima.
Benedetta la sua santa Immacolata Concezione.
Benedetta la sua gloriosa Assunzione.
Benedetto il nome di Maria, Vergine e Madre.
Benedetto San Giuseppe, suo castissimo sposo.
Benedetto Dio nei suoi Angeli e nei suoi Santi.

Canto finale: (mariano)
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Cercare l’unità: un impegno per tutto l’anno

La data tradizionale per la celebrazione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, nell’emisfero nord, va dal 18 al 25 gennaio, data proposta nel 1908 da padre Paul Wattson, perché compresa tra la festa della cattedra di san Pietro e quella della conversione di san Paolo; assume quindi un significato simbolico. Nell’emisfero sud, in cui gennaio è periodo di vacanza, le chiese celebrano la Settimana di preghiera in altre date, per esempio nel tempo di Pentecoste (come suggerito dal movimento Fede e Costituzione nel 1926), periodo altrettanto simbolico per l’unità della Chiesa.

Consapevoli di una tale flessibilità nella data della Settimana, incoraggiamo i fedeli a considerare il materiale presentato in questa sede come un invito a trovare opportunità in tutto l’arco dell’anno per esprimere il grado di comunione già raggiunto tra le chiese e per pregare insieme per il raggiungimento della piena unità che è il volere di Cristo stesso.

Adattamento del testo

Il testo viene proposto con l’avvertenza che, ove possibile, sia adattato agli usi locali, con particolare attenzione alle pratiche liturgiche nel loro contesto socio-culturale e alla dimensione ecumenica.

In alcune località già esistono strutture ecumeniche in grado di realizzare questa proposta, ma ove non esistessero se ne auspica l’attuazione.

Utilizzo del testo

  • Per le chiese e comunità cristiane che celebrano la Settimana di preghiera in una singola liturgia comune viene offerto un servizio di culto ecumenico.
  • Le chiese e comunità cristiane possono anche inserire il testo della Settimana di preghiera in un servizio liturgico proprio. Le preghiere della celebrazione ecumenica della parola di Dio, gli “otto giorni”, nonché le musiche e le preghiere aggiuntive possono essere utilizzate a proprio discernimento.
  • Le comunità che celebrano la Settimana di preghiera in ogni giorno dell’ottavario, durante la loro preghiera, possono trarre spunti dai temi degli “otto giorni”.
  • Coloro che desiderano svolgere studi biblici sul tema della Settimana di preghiera possono usare come base i testi e le riflessioni proposte negli “otto giorni”. Ogni giorno l’incontro può offrire l’occasione per formulare preghiere di intercessione conclusive.
  • Chi desidera pregare privatamente per l’unità dei cristiani può trovare utile questo testo come guida per le proprie intenzioni di preghiera. Ricordiamo che ognuno di noi si trova in comunione con i credenti che pregano nelle altre parti del mondo per costruire una più grande e visibile unità della Chiesa di Cristo.

Schema della preghiera nelle varie lingue:

ITALIANO   ENGLISH   ESPAÑOL   PORTUGUÊS   FRANÇAIS

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