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Safet Zec, Deposizione dalla Croce

Pubblicato in Finestra sul Mondo
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Nel secondo centenario della ricostituzione della Compagnia di Gesù, inaugurata l’opera di Safet Zec che Francesco ha benedetto il 27 settembre. Padre Libanori: «È l’immagine del cantiere della carità»

 Passato e presente, storia e modernità, rivivono nella Chiesa del Gesù, dove ieri, lunedì 29 settembre, è stata presentata la “Deposizione del corpo del Signore dalla croce”, nuova pala d’altare della Cappella della Passione, realizzata dall’artista bosniaco Safet Zec nel secondo centenario della ricostituzione della Compagnia di Gesù. L’opera, benedetta da Papa Francesco sabato 27, dopo la celebrazione dei vespri solenni per il bicentenario, è frutto di un percorso lungo e impegnativo, segnato, come ha sottolineato il rettore della Chiesa del Gesù padre Daniele Libanori, «dalla difficoltà di introdurre un’opera moderna che dialogasse con le altre della chiesa, e di scegliere un artista capace lavorare in accordo con la committenza».

Al pittore bosniaco è stato affidato il compito di esprimere nel linguaggio dell’arte contemporanea la continuità con il passato, raccontando la storia della Compagnia nei volti dei protagonisti. «I personaggi che depongono Cristo dalla croce sono i padri sepolti nella cappella in cui si trova la tela: Giuseppe Pignatelli, Jan Philip Roothaan, primo Generale della Compagnia ricostruita, e Pedro Arrupe, che ha segnato il rinnovamento post conciliare – continua il rettore -. Dovevano rappresentare come ci sentiamo noi nei confronti della Chiesa e come vogliamo svolgere il nostro servizio». I volti contratti, i muscoli tesi, le maniche arrotolate: i dettagli nell’opera parlano della fatica di deporre il corpo di Cristo, icona del corpo sofferente; raccontano la dimensione del servizio della Chiesa verso ogni uomo, nell’immagine del catino con l‘asciugamano ai piedi della croce; celebrano la regalità, espressa dalla veste bianca e dalla corona di spine dorata. Tutto questo raffigurato in un cantiere, perché, spiega padre Libanori, «la deposizione è l’immagine del cantiere della carità: la Chiesa nasce dove le persone nel nome del Signore si pongono al servizio dell’uomo».

L’opera inaugurata al Gesù segna una nuova tappa nella carriera di Zec, frutto dell’esperienza maturata come paesaggista e nella rappresentazione figurativa di abbracci e corpi provati dalla sofferenza. «La pittura – ha dichiarato – è bisogno naturale per me, è il mio paradiso. Per la prima volta però ho lavorato con un committente, che chiedeva un’opera molto concreta: ho cercato di creare qualcosa che fosse degno di questa grandissima chiesa». Il risultato è «un capolavoro fuori dal tempo, espressione di umiltà e coraggio, capace di riscoprire la spiritualità nell’arte contemporanea» e «una narrazione, fortissima, che usa tutte le “parole” della lingua della pittura» come l’hanno definita gli storici dell’arte Pascal Bonafoux e Giandomenico Romanelli.

Inserita nel ciclo pittorico di Giuseppe Valeriani e Gaspare Celio, la pala crea l’ideale connessione tra passato e presente e ridona alla Cappella della Passione la completezza narrativa interrotta dalla scomparsa, agli inizi del 1800, della pala originale di Scipione Pulzone, oggi esposta al Metropolitan Museum di New York. Numerosi gli schizzi e i bozzetti preparatori, esposti fino al 27 ottobre in una mostra nella sagrestia della Chiesa del Gesù: un modo per raccontare in immagini il lungo percorso di realizzazione, per andare «al di là del risultato finale e del rapporto tra pubblico, committente e artista – spiega Romanelli-, scoprendo la semplicità ma anche la fatica e la sofferenza della produzione artistica».

 Fonte: Romasette.it

Ultima modifica il Giovedì, 02 Aprile 2015 09:11
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