Feb 18, 2019 Last Updated 11:01 PM, Feb 17, 2019

Oltre 4mila cristiani uccisi in un anno, la Corea del Nord lo stato più persecutorio

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Pubblicato il rapporto annuale di “Porte aperte/Open doors” sui fedeli oppressi e discriminati, oggetto di abusi e violenze nel mondo.

Oltre 245 milioni di cristiani hanno subito lo scorso anno gravi persecuzioni nei loro Paesi in tutto il mondo, 4.305 persone sono state uccise per ragioni legate alla loro fede e 3150 sono state arrestate, condannate e detenute senza processo. 1847 chiese ed edifici collegati sono stati attaccati.

Sono i dati che emergono dalla ricerca condotta dall’organizzazione internazionale “Porte Aperte/Open Doors”, che ogni anno presenta la black listdei 50 Paesi - su 150 monitorati – dove i fedeli cristiani sono più oppressi, vessati, discriminati, oggetto di abusi e violenze fino ad essere uccisi, condizionati nella vita privata e pubblica, a causa della loro credo religioso. In totale, 35 Stati asiatici, 15 africani e 2 latinoamericani.

Come si legge nel report - di cui dà notizia Vatican News - in cima alla classifica delle nazioni più illiberali sul piano religioso si conferma la Corea del Nord, dove si stima siano ancora detenuti nei campi di lavoro tra 50 e 70 mila cristiani. A seguire sono l’Afghanistan e la Somalia, a motivo di società islamiche radicalizzate e d’instabilità politica endemica e poi la Libia, il Pakistan, il Sudan, l’Eritrea, lo Yemen, l’Iran, l’India e la Siria. Ben undici Paesi, dove “Porte Aperte” ha riscontrato una realtà di persecuzione «estrema» dei cristiani e di altre minoranze.

Tra i continenti più a rischio di morte l’organizzazione individua l’Africa, dove in un solo Paese la Nigeria si concentra massima parte delle uccisioni di cristiani, ben 3.731 lo scorso anno. E, peggiora la situazione anche nel nord in Libia, Algeria, Egitto, Tunisia, Marocco e nel corno d‘Africa in Etiopia ed Eritrea.

Anche in Asia un cristiano su tre è definibile perseguitato. La Cina - secondo il rapporto - sale al 27esimo posto della lista e al primo posto per il numero d’incarceramenti e l’India al non posto si distingue per le leggi anti-conversione approvate in otto Stati, per cui non passa giorno senza che un cristiano o una chiesa non subisca un’aggressione in questo Paese. 

“Open Doors” denuncia inoltre che nel Medio Oriente la situazione in Siria e nello Yemen è peggiorata. Nell’Asia centrale si segnalano poi Uzbekistan e Turkmenistan per attacchi a chiese e impedimenti per i cristiani a riunirsi. Nella lista compare anche la Federazione russa al 41esimo posto per alcune leggi restrittive sulla libertà religiosa e gli attacchi alle chiese in Dagestan e Cecenia.

“Porte aperte/Open Doors” sollecita infine la comunità internazionale a raccogliere l’appello di 245 milioni di cristiani che sono perseguitati e chiede all’opinione pubblica nel mondo libero a prendere coscienza di questa tragedia: «Diciamo no alla sordità emotiva»

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