Dec 10, 2018 Last Updated 11:01 PM, Dec 9, 2018

Aids, la denuncia di Sant’Egidio: mille morti al giorno in Africa sud-orientale

Il programma “Dream” della Comunità di Sant’Egidio Il programma “Dream” della Comunità di Sant’Egidio
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La Comunità: «Garantire il diritto alla cura, come nel Nord del mondo». Il programma “Dream” segue 500mila persone sieropositive in undici Paesi africani.

«Un’epidemia dimenticata» che ogni anno uccide 380 mila persone nell’Africa Sud-orientale. Un virus che, solo in quell’area, viene contratto da oltre 2mila persone al giorno. È l’Hiv, l’agente responsabile dell’Aids, una malattia che nell’immaginario collettivo è il passato, ma che è ancora il presente per quasi 20 milioni di africani che vivono nella parte sudorientale del continente, con 800mila nuovi casi di contagio solo nel 2017. In oltre 30 anni tanto è stato fatto, ma non è abbastanza. Considerare l’Aids il passato significa abbassare la guardia nella lotta all’Hiv e vanificare i segnali incoraggianti degli ultimi anni. Occorre garantire a tutti diritto alla cura: in Africa così come avviene nel Nord del mondo. 

A lanciare l’allarme, in occasione della Giornata Mondiale contro l’Aids, indetta ogni anno per il 1° dicembre, è la Comunità di Sant’Egidio che dal 2002 con il programma “Dream” è attiva in undici Paesi africani offrendo gratuitamente la terapia antiretrovirale a 500 mila pazienti.  

Nato per contrastare l’Aids in Africa, “Dream” ha fatto sì che 100 mila bambini di madri sieropositive nascessero senza contrarre il virus dell’Hiv. È presente con 47 centri clinici e 25 laboratori di biologia molecolare in Mozambico, Malawi, Tanzania, Kenya, Repubblica di Guinea, Swaziland, Camerun, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centrafricana, Angola e Nigeria. In questi anni, milioni di persone hanno usufruito gratuitamente del programma “Dream”, che ha fatto formazione a migliaia di professionisti africani e continua a lavorare sull’educazione alla salute, il sostegno nutrizionale, la diagnostica avanzata, il contrasto della malaria, della tubercolosi, delle malattie croniche, la prevenzione e il trattamento dei tumori e soprattutto della malnutrizione.  

Il programma “Dream”è la dimostrazione che sconfiggere l’Aids è possibile, e che abbiamo gli strumenti per mettere la parola fine su un problema globale che dura da troppo tempo, ma è necessario l’impegno di tutti e non ci si può fermare adesso, dopo 30 anni di impegno, rischiando di vanificare i successi ottenuti fino ad ora. Oggi bastano 200 euro l’anno per assicurare cure complete a un paziente con Hiv e 360 euro per curare una mamma e il suo bambino durante il suo primo anno di vita. E proprio i minori sono l’emergenza nell’emergenza: nel mondo 438 bambini al giorno contraggono il virus, la maggior parte di loro vive in Africa, dove l’Aids è la principale causa di morte tra gli adolescenti.  

Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio dichiara: «Consideriamo da sempre un nostro dovere e un impegno salvare vite umane e migliorare lo stato di salute di tutti in Africa, convinti che la salute è un diritto universale per cui l’accesso ai servizi sanitari non può essere un privilegio di pochi». 

Particolarmente grave la situazione in Malawi, dove “Dream” sta lavorando con il progetto Malawi? “I Care”, finanziato in larga parte dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. Le attività, avviate nel 2017 e che dureranno tre anni, puntano al rafforzamento del sistema sanitario del Paese, ampliando l’accesso a una tecnica innovativa sulle farmacoresistenze. Il Malawi, una nazione poco più piccola della Grecia con un numero di abitanti paragonabile a quello dei Paesi Bassi, ha un milione di persone contagiate dal virus dell’Hiv. Un adulto su dieci è malato e ogni giorno ci sono più di cento casi di contagio. 

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