Sep 20, 2018 Last Updated 10:01 PM, Sep 19, 2018

Incontro di Bari. Preghiera dei Capi delle Chiese cristiane: “Il Medio Oriente oggi piange, soffre e tace”. “Su te sia pace!”

Pubblicato in Finestra sul Mondo
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“L’indifferenza uccide, e noi vogliamo essere voce che contrasta l’omicidio dell’indifferenza. Vogliamo dare voce a chi non ha voce, a chi può solo inghiottire lacrime, perché il Medio Oriente oggi piange, soffre e tace, mentre altri lo calpestano in cerca di potere e ricchezze”. Con queste parole di Papa Francesco, si è aperta a Bari, la preghiera ecumenica per la pace in Medio Oriente, sul lungomare di Bari, in largo Giannelli. Da una sponda all’altra del Mediterraneo una potente invocazione perché – dice Bartolomeo I – Dio, “Re celeste, buono e amico degli uomini ispiri cose buone nei cuori di coloro che vogliono la guerra e pacifica le loro menti tormentate”.

È questa preoccupazione per la sorte dei cristiani in questa terra, per le ombre di guerra che oscurano il sole della pace, ad aver spinto tutti i Capi delle Chiese cristiane del Medio Oriente ad accettare l’invito di Papa Francesco. Ci sono tutti. Il patriarca ecumenico Bartolomeo I e il metropolita Hilarion del Patriarcato di Mosca. Tawadros II, patriarca greco ortodosso di Alessandria e Ignazio Aphrem II, patriarca siro-ortodosso di Antiochia e Tutto l’Oriente: due Chiese, quella di Egitto e di Siria, fortemente colpita da attentati, guerre, rapimenti, distruzione. Si sono dati appuntamento nella basilica di san Nicola dove hanno venerato le reliquie del Santo e acceso la lampada uniflamma. Le due coppe che la alimentano, rappresentano l’una la Chiesa d’Oriente e l’altra la Chiesa d’Occidente. La scritta, sia in greco che in latino, recita la preghiera di Gesù al Padre, prima di morire: “Che siano uno”.

“Pace ai lontani e ai vicini”. Pace “fino agli estremi confini”. “Pace per il Medio Oriente”. Le invocazioni vengono lette da tutti i Patriarchi in tutte le lingue. Riecheggiano canti e parole dall’arabo al greco, dall’assiro e all’armeno. “Tu Re celeste, buono e amico degli uomini – dice Bartolomeo I – ispira cose buone nei cuori di coloro che vogliono la guerra e pacifica le loro menti tormentate”. Tawadros II riesce addirittura a pronunciare parole di gratitudine a Dio perché “tu ci hai protetti, ci ha aiutati, ci hai preservati”. E Mar Gewargis III, catholicos-patriarca della Chiesa assira dell’Oriente, aggiunge: “Ti preghiamo di elargire abbondantemente tranquillità, pace e riconciliazione in un mondo agitato e afflitto”.

“Illumina i cuori dei capi delle nazioni perché collaborino a far avvicinare sempre più i popoli tra loro per il bene di tutta l’umanità e a preservare la nobile immagine dell’uomo che le tue mani hanno plasmato”.

Per i cristiani del Medio Oriente, per “l’armonia senza discriminazione e ingiustizia”, “gli emigrati e i rifugiati, per coloro che sono perseguitati a causa delle loro idee e delle loro convinzioni, affinché Dio illumini coloro che governano il destino delle nazioni e la comunità internazionale con pensieri di pace e di giustizia”. La preghiera non lascia fuori nessuno. A leggere l’intercessione di preghiera in lingua italiana, è Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio. E dopo la recita del Padre Nostro, è seguito un momento di silenzio. Soffia un vento forte su Bari. La speranza è che aiuti a portare questo messaggio di pace dall’altra parte del Mediterraneo.

Alla fine alcuni giovani hanno consegnato ai Capi delle Chiese una lampada accesa. È “simbolo della volontà di diventare portatori della luce della pace nel mondo”. E quando il gruppo dei leader religiosi ha lasciato il lungomare ed è salito sul pulmino per raggiungere di nuovo la basilica di san Nicola, è rimasto un clima forte di fraternità e di gioia. Ora le porte si chiudono. Riuniti attorno ad un tavolo per due ore, i Capi religiosi si confronteranno sulla loro presenza in Medio Oriente, sulle sfide delle migrazioni, soprattutto dei cristiani, sul ruolo che le religioni possono svolgere per la pacificazione di queste terre. È la prima volta che lo fanno insieme e con il Papa di Roma. È il segno di una sinodalità aperta al mondo. È il segno di un ecumenismo che di fronte alla sofferenza dei popoli vittime di guerra e al sangue dei martiri cristiani, è riuscito a superare le difficoltà delle discussioni teologiche e non solo, per farsi cammino con la storia degli uomini.

https://www.agensir.it/chiesa/2018/07/07/incontro-di-bari-preghiera-dei-capi-delle-chiese-cristiane-il-medio-oriente-oggi-piange-soffre-e-tace-su-te-sia-pace/

Testo del Discorso di Papa Francesco: 
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