Sep 20, 2018 Last Updated 10:01 PM, Sep 19, 2018

Usa, i vescovi preparano una lettera contro il razzismo per tutti i cattolici

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Conclusa la sessione primaverile in Florida della Conferenza episcopale. Forti critiche alla decisione di separare i bambini dalle madri al confine col Messico: «È immorale».

Un documento contro il razzismo sarà redatto da tutti i vescovi degli Stati Uniti e indirizzato ad ogni famiglia o persona in diocesi, in modo da avviare gruppi di ascolto nelle scuole e rendere i giovani attenti «a questo problema critico». Lo ha annunciato la Conferenza episcopale Usa a conclusione della sessione primaverile dell’assemblea plenaria a Fort Lauderdale, in Florida. 

Monsignor Sheldon J. Fabre, presidente della Commissione sul razzismo, ha spiegato che la lettera in questione è stata voluta fortemente nell’assemblea dei vescovi lo scorso novembre e che verrà presentata a distanza di un anno a tutti i prelati. Il documento, ha chiarito il presule secondo quanto riportato dal Sir, si concentrerà sul dibattito riguardante i nativi americani, gli afro-americani e gli ispanici, costantemente considerati come target di linguaggio e azioni razziste. Oltre alla condanna del razzismo, il testo affronterà le tematiche razziste che affliggono istituzioni e politiche pubbliche, l’impatto sui social media e nella società americana, l’assistenza a pastori, educatori, famiglie e individui nell’affrontare una piaga così dolorosa.  

Nel corso dei lavori di questi giorni, i vescovi statunitensi hanno riflettuto anche sulle questioni delle politiche migratorie e del ruolo dei cristiani e dei vescovi in questo particolare momento storico per gli Usa. Aprendo la sessione di primavera, il cardinale presidente, Daniel DiNardo, ha dichiarato «immorale la decisione di separare i bambini dalle madri» al confine tra Messico e Stati Uniti «come attuazione della politica di tolleranza zero” stabilita dall’amministrazione Trump», e ha apertamente contestato la decisione della Procura generale di annullare la sentenza di un tribunale dell’immigrazione che aveva concesso asilo politico a una donna salvadoregna vittima di violenze domestiche. 

Ricordando che le leggi vigenti nel Paese devono «garantire che i bambini non siano separati dai loro genitori e esposti a danni e traumi irreparabili», il porporato ha sottolineato che l’unità familiare non può essere sacrificata sull’altare della protezione interna. «Mentre proteggere i nostri confini è importante, possiamo e dobbiamo fare meglio come governo, e come società, per trovare altri modi per garantire tale sicurezza. Separare i bambini dalle loro madri non è la risposta». 

Dal suo canto, il cardinale Joseph W. Tobin della diocesi Newark, in New Jersey, ha dichiarato che «osservando la nuova politica attuata ai confini assistiamo ad una cardiosclerosi, ad un indurimento del cuore americano e ad un pressante invito ad indurire ulteriormente i nostri cuori». Per questo, ha suggerito all’Assemblea di inviare una delegazione di vescovi al confine «per ispezionare le strutture di detenzione dove vengono tenuti i bambini, come segno della nostra preoccupazione pastorale e della nostra protesta». 

La proposta - riferisce ancora il Sir - ha ricevuto il plauso di numerosi vescovi che hanno ribadito la necessità di coinvolgere maggiormente i membri del Congresso nello stilare una riforma globale sull’immigrazione e sui cosiddetti “Dreamers”, gli 800mila giovani adulti che sono stati portati negli Stati Uniti da bambini e che vivono da mesi in un limbo, in attesa che una norma restituisca a loro uno status di residenza legale. 

Intervenendo, il cardinale di Boston, Sean O’Malley, pur consapevole che il processo di governo delle migrazioni è complesso e impegnativo ha ricordato che il cuore di queste politiche sono «le persone, giovani e anziani, da soli o in famiglia, spesso spaventati e abbandonati». «La politica dell’immigrazione – ha detto - è una questione morale che non può essere separata dalle decisioni di ciò che è giusto e sbagliato, perché riguarda il rispetto e la dignità della persona umana». 

Sempre O’Malley nel corso del suo intervento ha spiegato che, nonostante la sfida migratoria sia crescente, «il nostro governo ha stabilito una politica praticamente ostile ai bambini e alle famiglie in fuga dalla violenza documentata, dalle bande di malviventi e dalla povertà» che affliggono soprattutto l’America centrale. Ha definito pertanto «un punto critico» il tentativo messo in atto dall’amministratore statunitense di separare i figli dai genitori per scoraggiare gli ingressi dal confine meridionale degli Usa: «I bambini vengono usati come pedine o deterrente contro gli immigrati e per scoraggiarli si taglia il più sacro vincolo umano: quello che lega genitore e figlio. Questo è un fatto moralmente inaccettabile», ha affermato l’arcivescovo di Boston. E ha concluso dicendo:«Come vescovo cattolico, sostengo l’autorità politica e legale del Paese e ho sempre insegnato il rispetto per la legge civile e continuerò a farlo, ma non posso tacere quando la politica migratoria distrugge le famiglie, traumatizza i genitori e terrorizza i bambini. Questa politica va fermata». 

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