Sep 20, 2018 Last Updated 10:01 PM, Sep 19, 2018

Prevenire e combattere la corruzione, impegno comune di cristiani e buddisti

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Messaggio del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso per la festa buddista di Vesakh. “Noi buddisti e cristiani, radicati nei nostri rispettivi insegnamenti etici, dobbiamo collaborare per prevenire la corruzione sradicandone le cause soggiacenti e togliere la corruzione dalle radici, dove c’è”.

Cristianesimo e buddismo, che pur nella differenza dei loro insegnamenti etici vedono nella corruzione un male, debbono avere un impegno comune per prevenirla e combatterla. Lo scrive il Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso nel messaggio per il Vesakh, che è la festività più importante per i buddisti: in essa si commemorano i principali avvenimenti della vita di Buddha.

La festa del Vesakh/Hanamatsuri 2018, è celebrata nei Paesi di cultura buddista in date diverse, secondo le differenti tradizioni. Quest’anno nella maggior parte dei Paesi di tradizione buddista sarà celebrata il 29 maggio.

Nel documento, a firma del cardinale Jean-Louis Tauran e di mons. Pier Luigi Celata, presidente e segretario del dicastero, si afferma che “quest’anno vogliamo riflettere con voi sul bisogno urgente di promuovere una cultura libera dalla corruzione. Questo fenomeno, che comporta l’abuso di posizioni di potere per un guadagno personale, sia nel settore pubblico sia nel privato, è diventato uno scandalo così esteso nel mondo di oggi che le Nazioni Unite hanno indicato il 9 dicembre come la Giornata internazionale contro la corruzione”. E l’intenzione di preghiera di papa Francesco per il mese di febbraio 2018 era: ‘Diciamo ‘no’ alla corruzione’. Nel denunciare ‘il peccato della corruzione’, egli riconosce che essa si riscontra in tutto il mondo tra politici, uomini d’affari e ministri ecclesiastici. Alla fine chi paga il prezzo della corruzione sono i poveri”.

“Cari amici, come buddisti, voi considerate la corruzione come uno stato mentale malsano, che causa sofferenza e contribuisce a inquinare la società. Voi identificate tre tossine principali – avidità, odio, e delusione o ignoranza – come fonti di questo flagello sociale che si deve eliminare per il bene dell’individuo e della società”.

“Gli insegnamenti e la pratica buddisti non solo disapprovano la corruzione, ma cercano pure di trasformare l’aspetto malsano dello stato mentale, delle intenzioni, degli usi e delle azioni dei corrotti. Tuttavia, benché entrambe le nostre tradizioni religiose denuncino fermamente il male della corruzione, riconosciamo tristemente che alcuni dei nostri seguaci partecipano a pratiche corrotte, e questo conduce a malgoverno, associazione per corruzione e al saccheggio dei beni della nazione. La corruzione mette a rischio la vita, perché implica una bassa crescita economica, investimenti deboli, inflazione, svalutazione monetaria, evasione fiscale, gravi disuguaglianze, scarsa educazione, infrastrutture di livello inferiore e degrado ambientale. Essa minaccia pure la salute e la sicurezza di individui e comunità. La gente è scandalizzata da politici incompetenti e corrotti, da una legislazione inefficiente e dall’incapacità d’indagare sui casi di corruzione più rilevanti. Sono sorti movimenti populisti, a volte motivati e sostenuti dal fondamentalismo religioso, che protestano contro le violazioni della pubblica integrità”.

“Crediamo che alla corruzione non si possa rispondere col silenzio, e che le idee che partono da buone intenzioni si dimostreranno inadeguate a meno che non vengano messe in pratica, e riteniamo che attuarle sia necessario per eliminare la corruzione. Noi buddisti e cristiani, radicati nei nostri rispettivi insegnamenti etici, dobbiamo collaborare per prevenire la corruzione sradicandone le cause soggiacenti e togliere la corruzione dalle radici, dove c’è. In questo sforzo, il nostro principale contributo sarà d’incoraggiare i nostri rispettivi seguaci a crescere nell’integrità morale e nel senso di equità e responsabilità. Il nostro comune impegno nel combattere la corruzione deve includere la cooperazione con i mezzi di comunicazione e con la società civile per prevenirla e denunciarla; creare una consapevolezza pubblica della corruzione; rendere responsabili delle loro azioni gli impiegati pubblici che fanno man bassa dei beni nazionali senza considerare le loro affiliazioni etniche, religiose, politiche o di classe; insegnare e ispirare tutti, ma specialmente i politici e il personale delle pubbliche amministrazioni, ad agire con la massima integrità fiscale; esigere i dovuti processi legali per recuperare i beni rubati a causa della corruzione ed assicurare alla giustizia i responsabili di tali delitti; incoraggiare più donne a partecipare alla politica; negare il conferimento dei pubblici uffici a quelli che sono coinvolti in attività illegali; e introdurre istituzioni trasparenti e inclusive basate sulla legittimità per il buon governo, la responsabilità e l’integrità”.

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