Feb 20, 2020 Last Updated 6:03 PM, Feb 17, 2020

Storia delle diaconesse

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Questa storia ispira e orienta la mia vocazione fin del mio soggiorno in Italia . Storia ben conosciuta adesso grazie ai lavori di diversi storici, archeologi e liturgisti (Se ne potrà leggere di più nel mio libro.) Se sono piuttosto precisi i dati scritturali, archeologici e istituzionali la loro interpretazione teologica invece risulta malagevole : tala interpretazione differisce secondo gli autori.
La traccia più antica d'un "diaconato" femminile la troviamo nella lettera ai Romani, cap.16, v.1 . "Vi raccomando Febe, nostra sorella, diaconessa della Chiesa di Cenchrées. Intanto essa fu una protettrice per molti cristiani." e i cristiani che sbarcavano dall'Asia e della Siria essendo Cenchrées il porto di Corinto volto verso Oriente .
Avrà anche aperto la sua casa alle riunioni della nascente Chiesa : infatti le assemblee liturgiche si svolgevano allora in case private. Se non è possibile salutare in Febe, la prima diaconessa,, poiché l'istituzione delle diaconesse vena descritta solo dopo l'anno 200, si puo riconoscere in lei un modello ispiratore dell'istituzione.
Non è cosa da poco venir chiamata sorella di Paolo dirà nel V° secolo san Giovanni Crisostomo, il famoso arcivescovo di Costantinopoli, che, come vedremo, alle diaconesse della sua diocesi ci teneva tanto.
A proposito del terzo capitolo della prima a Timoteo, egli è molto chiaro. "Pure le donne...l''apostolo vuol significare le donne – diacono. Alcuni pensano che si tratti delle donne in genere. Ma non affatto. Non avrebbe senso inserire qui qualcosa sulle donne in genere. Si tratta qui delle donne che hanno dignità di diaconesse" .

Tra i tempi apostolici e il ricco periodo in cui fioriranno le diaconesse, tra il IV° e il X° secolo, appare l'atto di nascita dell'istituzione.
Nella Disdascalia degli Apostoli un documento siriaco del II° secolo, il legislatore consiglia ai vescovi di sceglier delle donne , accanto ai diaconi uomini. Lui le chiama donne-diacono o diaconesse. Esse devono prender parte ai battesimi delle donne, evangelizzarle e visitarle se si ammalano.
Dal IV° secolo in noi le diaconesse si organizzano e si sviluppano attraverso tutto il bacino Mediterraneo.

Carta degli impianti delle diaconesse.

 

Questa carta mostra che la loro presenza è attestata un po' da per tutto nell' Asia Minore ( Attuale Turchia) , in Grecia, in Siria, in Palestina, nell' Impero Persiano : documenti ufficiali, atti conciliari, lapide funerarie, scritti letterari e teologici. I padri della Chiesa ne parlano, esse corrispondono con i vescovi, di cui sono amiche.

 

La lapide della diaconessa Sofia. 

 

Questa lapide si trova a Gerusalemme, sul monte degli Olivi. La scritta, datata del VI° secolo verosimilmente, è redatta in greco : "Qui giace la serva e vergine di Cristo, Sofia, diaconessa, seconda Febe, addormentassi nella pace, il ventunesimo giorno di marzo."

Le Costituzione Apostoliche, voluminoso compendio liturgico e canonico avevano favorito, a metà del IV° secolo, lo sbocciare di quel ministero femminile : si trova una codificazione molto precisa dello statuto del diacono e della diaconessa. 
Fra i compiti essenziale della diaconessa, l'assistenza alle donne lungo il battesimo per immersione, l'evangelizzazione e le cure a domicilio. Esse accolgono le donne nelle assemblee eucaristiche, assicurano lo svolgimento normale dell' assemblea. Fanno da legame tra le donne e la gerarchia maschile, portano messaggi fuori città.
Fanno parte del clero ; come i clerici hanno la loro parte della distribuzione delle eulogie (che sono i pani offerti in troppo per l'Eucaristia e che non hanno potuto essere consacrati.). Sono protette e perfino retribuite dagli imperatori. Hanno un loro posto, come i diaconi, a santa Sofia, cattedrale di Costantinopli.
E soprattutto vengono ordinate (Alcuni dicono benedette) nella cerimonie eucaristica, con imposizione delle mani e preghiera solenne del vescovo, a presenza del presbyterium. Secondo il prestigioso rituale dell' ordinazione delle diaconesse bizantine, nello VIII° secolo, la cerimonie era simmetrica di quella dei diaconi.

Si possono però rilevare due differenze tra le ordinazioni maschile e femminile :

* la diaconessa riceve la stola come il diacono ma la indossa intorno al collo sotto il suo velo con le due estremista sul petto. ( Si veda "la Madonna" del mosaico di Ravenna all' inizio del libretto e l'icona di sant'Olimpia, in po’ 'oltre.)

* Al momento dell' ordinazione, il diacono appoggia il capo sull' altare –la diaconessa invece no- perché non avrà accesso al presbyterato.

La diaconessa più famosa all' epoca è Olimpia, amica costante di san Giovanni Crisostomo, arcivescovo di Costantinopoli, quando fu perseguitato. Di quest'ultimo ci è rimasta il commovente carteggio con Olimpia.

 

 Problematica della chiesa cattolica

L'argomento dell' accessione delle donne ai ministri ordinati e più particolarmente al diaconato è evocato nella Chiesa Cattolica fin dal Concilio Vaticano II. Fu evocato attraverso interventi cardinalizi, poi numerosi sinodi di vescovi nella scia della ripristinazione del diaconato permanente per gli uomini. 
Il magistero si espresse per la prima volta nel 1976 : la dichiarazione "Inter Insigniores" di Paolo VI ribadisce la posizione tradizionale della Chiesa sull' esclusione delle donne dal sacerdozio ministeriale. Nel testo non é contemplato l'argomento del diaconato. Negli anni successivi il problema venne riesaminato da numerose conferenze episcopali, particolarmente in Germania e negli Stati Uniti.

Cosǐ si esprime il Cardinale Martini nel 2004 : "in quanto al diaconato femminile, considero che merita di essere riconosciuto meglio di quanto lo permette attualmente la legislazione canonica. Non sono in grado di dire una soluzione teorica. Ề certo che assistiamo all' emergenza di nuovi ministeri che riconoscono il ruolo importante e la grande efficienza dei ministeri femminili nella Chiesa."

Papa Giovanni Paolo II nella sua lettera "Ordinatio sacerdotalis" nel 1994 afferma di nuovo l'esclusione delle donne dal ministero sacerdotale. Si rifặ al canone 1024 : "Solo un uomo battezzato riceve validamente la sacra ordinazione." E il testo precisa che quel canone fa parte del "depositum fidei" e non può venir aggirato.

Il testo più recente emanato da Roma è quello della commissione teologica internazionale, che aveva ricevuto della Santa Sede l'incarico di studiare di nuovo il ministero diaconale. La missione fu compiuta il 30 settembre 2002. Senza chiudere le porte a un possibile ministero diaconale per le donne, tocca al "magisterium" la decisione finale, la commissione sottolinea due punti : 

1) Le diaconesse dell'antica chiesa non sono semplicemente da assimilare ai diaconi.

2) L'unità del sacramento dell'Ordine è mantenuta malgrado la distinzione chiara tra i ministeri del vescovo e dei presbiteri da una parte, e il ministero diaconale d'altra parte ; il testo conciliare "Lumen Gentium" aveva enunciato che "non si fa l'imposizione delle mani ai diaconi per il sacerdozio ma per il servizio ". Allora s'aspetta.

La Chiesa Cattolica continua a far lavorare le donne secondo lo statuto di "permanenti ỉn pastorale". Le donne sono dappertutto innumerevoli insegnati di catechismo, cappellanie ospedali, visitano i carcerati. Alcune hanno accesso a certe funzioni nella Curia romana , altre vengono ammesse nei consigli episcopali. Le donne danno la comunione, la portano a domicilio, proclamano la parola a messa, organizzano e presiedono funerali ecc..(E le adolescenti vestono adesso la tonaca del chierichette, cosa impossibile alle adulte.)

Di fatti le donne fanno giặ quasi tutto quel che fanno i diaconi senza averne il titolo.
Quando una candidata a un posto permanente si presenta con tutti il requisiti le viene firmato un contratto di lavoro se si ha l'intenzione di retribuirla , e il vescovo le consegna una lettera di missione.
Questa lettera si riferisce ai canoni 145, 146, 149,157 del diritto canonico nel capitolo degli incarichi ecclesiastici. 
Ma sono necessarie alcune osservazioni : 

1) Nel canone 145 : "Un ufficio ecclesiastico è qualsiasi incarico costituito stabilmente per disposizione divina o ecclesiastica, per venire esercitato mirante un fine spirituale." Ora l'usanza vigente vuole che le lettere di missione vengano tolte dopo tre, sei anni…(cf Ministri per la Chiesa . Le Cerf- Centurion 2001) La lettera di missione non definisce dunque uno stato di vita e l'ufficio rilasciato ha solo stabilità relativa ed effimera.
Si tratta in questo caso di una nomina puntuale, amministrativa, senza nessun carattere definitivo o sacramentale. Si tratta di un atto provvisorio che mira a compensare la penuria di ministri ordinari, dunque di una supplenza :
Canon 230 : "Là , dove richiesto dalla mancanza di ministri , i laici possono supplire ad alcune loro mansioni, ossia esercitare il ministero della parola, presiedere alle preghiere liturgiche, conferire il battesimo e impartire la comunione."

2) I permanenti in pastorale erano quasi sempre retribuiti, sono sottoposti alle contingenze pecuniarie delle diocesi. Quando a queste ultime mancano i mezzi, licenziano. Non c'è dunque nessuna dimensione spirituale in tutto questo poiché i vescovi si comportano come padroni comuni. I ricorsi sono impossibili poiché il contratto di lavoro è legato alla lettera di missione. 

3) La legislazione che concerne i ministeri non differisce per le monache. Ma a loro si affidano più facilmente degli incarichi, data la loro rispettabilità, e la loro devozione.

 

Le icône di Sant'Olimpia e san Giovanni Crisostomo. (Opera di chi scrive.)

 

L'icona di Sant' Olimpia è stata realizzata partendo da quella che si trova a Patmo, nel covento di Evanmgelismos. Indossa il maforion ossia un gran velo che fascia la persona,la stola diaconale con le estremită portate su una veste lunga.
Quelle di san Giovanni Crisostomo è un' icona russa della seconda metă del XVI° secolo.Veste l'abito consueto dei vescovi dell' epoca
Sant' Olimpia aveva fondato a Costantinopoli un covento di 250 diaconesse di cui era la badessa. Aveva creato degli ospedali di cui curava gli ammalati. Insegnava la dottrina e battezzava sotto condizione le donne che chiedevano il battesimo.

Era festeggiata nei calendari cattolico e ortodosso. Fra le sante diaconesse del calendario ortodosse vengono festeggiate pure santa Febe, santa Melania giovane che d'altronde era romana, santa Teosobia –sposa di san Gregorio di Nysse, santa Macrina sorella di san Gregorio di Nysse e tanti altri…Avevano un' importante influenza spirituale.

Le Chiese orientali hanno lasciato che si spegnesse un istituzione originale che per diversi secoli era stata florida. Le ragioni ne sono molteplici.
Il rito del battesimo per immersione che per ragioni di pudore rendeva indispensabile la presenza delle diaconesse , vien meno .La diaconessa diventa monaca. I diaconi non adempiono più la loro funzione di servo di poveri e sparisce la specificită del diaconato. La teologia ortodossa è in declino, diventata prigionera dell 'Ouest che si oppose al ministero delle donne. Infine, dal XII°al XIV°secolo vediamo risorgere presso i canonisti bizantini il vecchio mito della donna impura, facendola inadatta al ministero, di qualsiasi tipo. L'influenza dell' Islam poi, che rinchiude le donne in casa, più che non la facesse l'Oriente cristiano.
Finalmente, erano ordinate quelle famose diaconesse orientali ? Ecco il punto di vistă del cardinal Congar.
"È una domanda sbagliata. Penso che sull'argumento ci sia una specie di equivoco."Ordine nella Chiesa antica,"ordo","ordinare", voleva dire installare in un certo "ordine" nella Chiesa. Non si tratta allora di sapere se é il sacramento dell' Ordine. Lo si direbbe senz'altro oggi se si concepissero così le cose.Ma gli antichi non lavoranavano così. Si trattava solo di venir stabilito in un "ordo" che è originale, "l'ordo" del diaconato femminile. Siamo certi che l'ordinazione era la stessa che per i diaconi, lo stesso testo nello stesso luogo, il che è molto importante, a differenza degli ordini minori. A voler dunque ragionare nelle categorie attuali, si potrebbe dire che è il sacramento dell'Ordine, come per i diaconi… Sarei favorevole a ristabilire, a stabilire il diaconato delle donne. Ma in fondo sarebbe creare un ordine perché giă ora,le donne fanno molto di più di quanto facessero le antiche diaconesse. Cosanormalle, in queste ultime facevano solo il necessario, in una civiltă nella quale le donne erano tenute da parte non dovevano sopratutto prendere un vantaggio sugli uomini, non dovevano avircinarsi all' altare.(Tratto dall' intervista che ebbe la gentilezza di rilasciarmi il Cardinale Congar.).

La Chiesa Latina non conobbe l'equivalente di quanto visse l'Oriente : teme le eresie in provenienza dell'Oriente e più particolarmente l'influenza di alcune sette in cui le donne presidevano l'Eucharistia. 
I concili della Gallia le evocano spesso, ma per criticare e mettere in guardia. Eppure santa Radegonde; moglie del re Clotario I°, chiese e impose al vescovo di Noyon che la consacrasse diaconessa. Ma non si trattava in questo caso di ordinazione, bensì di benedizione. Essa fondŏ un monastero di gran fama.
Un altro personaggio ben noto nelle Gallie fu santa Genoveffa, patrona di Parigi : essa non era diaconessa ma aveva ricevuto la consecrazione delle Vergini, cerimonia solenne praticata fin dalla seconda metǎ del IV°secolo nella romana chiesa.
Troviamo delle diaconesse nell' Italia centrale, e meridionale in quanto mogli di diaconi e nella maggior parte dei casi in quanto badesse di monasteri. A loro vengono ancora consegnati la stola, l'anello e il velo, secondo un rito specifico che non è né la consacrazione abbaziale ne la consacrazione delle Vergini.

A loro incombe quasi sempre l'educazione delle ragazze nelle scuole attigue ai monasteri. Siamo nello XI°secolo, che come in Oriente conobbe il tramonto delle diaconesse.

Dopo, si tratta di sopravivenze storiche : alcune monache benedettine, certosine indossano ancora la stola per alcuni atti della liturgia.

Fonte: http://dignois.fr/ 

 

Ultima modifica il Mercoledì, 03 Agosto 2016 17:05
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