Feb 27, 2020 Last Updated 7:29 PM, Feb 26, 2020

L'ISLAMISMO E IL SUFISMO

Categoria: Finestra sul Mondo
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Il Sufismo

Il termine deriva dall'arabo suf "lana"; originariamente si dava questo nome agli asceti che portavano un vestito di lana ordinaria, in segno di rinuncia alle vanità del mondo. Verso la fine del VII secolo e all'inizio dell'VIII secolo, in Persia, molto più che nei deserti dell'Arabia, appaiono degli asceti, paragonabili ai primi eremiti cristiani e che sono all'origine di quel movimento mistico che è stato chiamato sufismo. Fra i grandi nomi del sufismo, bisogna citare: Rabiia-al-Adawiuya (morta nell'801), che visse e morì a Bassora, ove insegnava poeticamente una dottrina dell'amore mistico (il fatto di annoverare una donna fra i suoi fondatori è una delle peculiarità del sufismo); l'egiziano Dhu'I-Lun Misri (morto verso l'859), un teosofo; Al-Hallaj, il martire mistico di Bagdad (morto nel 922); il mistico persiano Abu Sa'id-ibn-Abiib-Khayr (morto nel 1047); Jaial ad-Din-Rumi (1207-1273), nato a Balkh, nel Khorassan (che fondò la setta del dervisci) la cui danza inebriante simbolizza sia il movimento circolare degli astri, che la rivoluzione interna dell'anima grazie all'estasi (l'opera principale di Rumi è il Mathnawi).

L'idea fondamentale del sufismo ha per origine non soltanto alcuni passaggi del Corano, ma anche le numerose tesi più gnostiche, panteistiche, ecc. che circolavano nel mondo bizantino, e anche il buddismo. La dottrina sufista è una dottrina dell'unità: la totalità delle cose create, compreso l'uomo, non è che un'immensa manifestazione della divinità. Questo panteismo condiziona il destino umano. Lo scopo del saggio sufista è quello di raggiungere una completa immersione dell'io individuale nella sostanza universale.

Questa immersione (fana) si compie passando per tre tappe: l'osservanza della legge, alla quale il sufista obbedisce non per timore, ma per amore di Allah; l'ascetismo, la preghiera e la meditazione (è ciò che il sufismo chiama la Via); infine il raggiungimento della certezza assoluta, paragonabile alla beatitudine del buddista che raggiunge il nirvana.

Il sufismo ha alimentato - ed alimenta ancora - la filosofia e la poesia dell'islamismo: il filosofo Al-Ghazali (morto nel 1111) ha tentato di effettuare una sintesi dell'islamismo ortodosso e del sufismo; le poesie di Omar Khayyam celebrano l'estasi attraverso la quale il sufista raggiunge la beatitudine divina.

Non bisogna credere che l'islamismo sia rimasto paralizzato in una tradizione puramente coranica; come tutte le grandi religioni del mondo, ha subito nella nostra epoca importanti trasformazioni.

Nel Pakistan, un riformatore, Mirza Ghulam Ahmad (1835-1908), fondò, nel 1880, una nuova setta che si basava su una sintesi dell'islamismo, dell'induismo e del cristianesimo.

Proclamava specialmente che Gesù - come il Mahdi degli sciiti - non era morto sulla croce, ma aveva lasciato clandestinamente la Palestina per trasmettere il suo messaggio ad altri popoli prima di morire all'età di centovent'anni. Questa setta si chiama ahmaddiya; essa ha inviato dei missionari in Europa (vi sono delle moschee a Southfields, a Londra ed in Africa).

La riforma modernista è lo scopo principale della setta chiamata salafiyya. Il suo principale rappresentante è lo sceicco Muhammad Abduh, che insegnò all'università Al-Azhar, al Cairo, ed animò la rivista Al Manar (Il faro) a partire dal 1857; proclamò che un ritorno sincero e rigoroso al Corano e alla Sunna avrebbe consentito l'integrazione dell'Islam nel mondo contemporaneo.

Lo sceicco Abduh ha cooperato con l'afgano Sayyd Ahmad Khan (1817-1898), creatore del panislamismo. Il modernismo si ritrova anche nel commentatore contemporaneo, lo sceicco Al-Maraghi, che tende a mettere sotto gli occhi dei credenti (egli si rivolge agli Egiziani) una esegesi modernizzata del Corano, spogliata delle sue armature scientifiche tradizionali. Ad una tendenza vicina alla setta salafiyya si ricollega la scuola dei Fratelli musulmani (fondata nel 1945 in Egitto): essa sostiene che è possibile edificare, sul Corano, una società adattata al mondo moderno e senza classi sociali.

Il movimento anticoranico nell'Islam. Si può superare il Corano in due modi: sia annunciando la venuta di un altro profeta, più grande di Maometto, che purificherà la religione e la società, sia sviluppando una ideologia anticlericale. Alla prima tendenza appartiene la religione fondata dall'iraniano Mirza Alì Mohammed (1820-1850), nato a Sciraz e che si chiama babismo (da Bab: laporta); Mirza Alì Mohammed annunciava un libro sacro destinato a sostituire il Corano; egli fu fucilato a Tabriz, il 9 luglio 1850, per ordine dell'imperatore di Persia.

Un discepolo di Bab, Mirza Husayn Alì (1817-1892), trasformò il babismo in una religione chiamata beaismo (da Beha-Ollah, gloria di Dio); questa setta esiste ancor oggi, essa ha come capo un protettore che ha parlato nel 1947 all'Organizzazione delle Nazioni Unite. La comunità beaista ha per centro amministrativo Haifa.

L'altra tendenza anticoranica è quella dei marxisti, che denunciano nel Corano un ostacolo all'evoluzione della società degli uomini e che rimettono in questione le strutture di tutta la società musulmana.

Alla fine di questo capitolo sull'Islam, non si può passare sotto silenzio l'improvviso risveglio di religiosità in atto in tutti i paesi musulmani, accompagnato, in molti di essi, da forme di integralismo fanatico, che rischia di mettere in serio pericolo la pace mondiale. Fino a un certo punto il fenomeno non è limitato alla religione islamica, dato che un indubbio risveglio integralistico è in corso anche nel mondo cattolico, ed è facilmente spiegabile con la crisi dei valori politici, laici in cui, forse troppo generosamente la generazione precedente aveva creduto.

Per spiegare la violenza con cui il fenomeno si manifesta nell'Islam, non ci si può fermare a questo cosiddetto riflusso, ma bisogna cercare le cause nella stessa storia dell'Islam, una religione che alle sue origini fu anche una formidabile potenza politica e militare, che nel nome del Profeta (il quale, non dimentichiamolo, fu anche un grande condottiero), prima unificò il popolo arabo e poi sottomise ad esso molti altri popoli del Medio Oriente, dell'Africa settentrionale e anche dell'Europa (Spagna, Sicilia). É quindi comprensibile che oggi i musulmani, appena liberati dal colonialismo europeo e tornati ad essere protagonisti della politica mondiale, dopo essere stati per molti secoli succubi della cinica politica delle potenze occidentali, siano animati da un desiderio di rivincita, nel nome dei valori religiosi che un giorno fecero l'Islam non solo più potente ma anche più civile della barbara Europa medioevale. Insomma questo risveglio di religiosità nell'Islam corrisponde anche a un risveglio politico, che non poteva certo basarsi sui valori politici occidentali, oggi in crisi nello stesso Occidente.

 

 

 


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