Dec 05, 2021 Last Updated 8:38 PM, Dec 1, 2021

BHAGAVAD GITA

Categoria: Finestra sul Mondo
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Capitolo 18.

LA PERFETTA RINUNCIA.

 

VERSO 1.

Arjuna disse: O Signore dalle braccia possenti, vorrei conoscere lo scopo

della rinuncia (tyaga) e quello dell'ordine di rinuncia (sannyasa), o uccisore

del demone Keshi, o Hrishikesha.

 

VERSO 2.

Il Signore Beato disse: Abbandonare i frutti di ogni azione è ciò che i saggi

chiamano rinuncia (tyaga). E ciò che i grandi eruditi chiamano sannyasa è la

condizione dell'uomo che pratica questa rinuncia.

 

VERSO 3.

Alcuni eruditi affermano che si deve abbandonare ogni azione interessata,

mentre altri sostengono che gli atti di sacrificio, di austerità e di carità

non devono mai essere abbandonati.

 

VERSO 4.

O migliore dei Bharata, ora ascolta da me la natura della rinuncia. O tigre

tra gli uomini, le Scritture menzionano tre tipi di rinuncia.

 

VERSO 5.

Non si deve rinunciare agli atti di sacrificio, di austerità e di carità;

bisogna senz'altro compierli. In realtà, i sacrifici, le austerità e la carità

purificano persino le grandi anime.

 

VERSO 6.

Tutte queste pratiche devono essere compiute senza aspettarsi alcun risultato.

Devono essere compiute soltanto per dovere, o figlio di Pritha. Questa è la

Mia opinione conclusiva.

 

VERSO 7.

Non si deve mai rinunciare al dovere prescritto. Se, nell'illusione l'uomo

abbandona il dovere prescritto, la sua rinuncia è sotto l'influenza

dell'ignoranza.

 

VERSO 8.

Colui che, per paura o ritenendolo difficile, abbandona il dovere prescritto,

è sotto l'influenza della passione. Un atto simile non conduce mai alla

elevazione che si ottiene con la rinuncia.

 

VERSO 9.

Ma la rinuncia di colui che compie il dovere prescritto soltanto perch‚

dev'essere compiuto, senza alcun attaccamento ai frutti delle sue attività,

deriva dalla virtù, o Arjuna.

 

VERSO 10.

Coloro che sono situati nella virtù, che non odiano l'azione sfavorevole né si

attaccano all'azione favorevole, non hanno dubbi sull'agire.

 

VERSO 11.

In realtà è impossibile per l'essere incarnato rinunciare a ogni azione.

Perciò si dice che pratica la vera rinuncia colui che rinuncia ai frutti

dell'azione.

 

VERSO 12.

Il triplice risultato delle azioni, desiderabile, indesiderabile e misto,

attende, dopo la morte, l'uomo che non ha praticato la rinuncia. Ma coloro che

sono nell'ordine di rinuncia non dovranno godere né soffrire di tale

risultato.

 

VERSO 13-14.

O Arjuna dalle braccia potenti, ascolta da Me i cinque fattori dell'azione.

Sono descritti dalla filosofia sankhya come il luogo dell'azione, l'autore, i

sensi, lo sforzo e l'Anima Suprema.

 

VERSO 15.

Qualsiasi azione, buona o cattiva, che l'uomo compie con il corpo, la mente o

la parola, è causata da questi cinque fattori.

 

VERSO 16.

Perciò, colui che crede di essere il solo ad agire, senza considerare i cinque

fattori dell'azione, non è certo molto intelligente ed è incapace di vedere le

cose cos¡ come sono.

 

VERSO 17.

Colui che non è motivato dal falso ego e la cui intelligenza non è

condizionata, anche se uccidesse in questo mondo, non uccide. E i suoi atti

non lo legano mai.

 

VERSO 18.

La conoscenza, l'oggetto della conoscenza e colui che conosce sono i tre

fattori che provocano l'azione. I sensi, l'azione in sé e il suo autore

formano la triplice base di ogni azione.

 

VERSO 19.

In accordo alle tre influenze della natura materiale, ci sono tre tipi di

conoscenza, di azioni e di autori. Ascolta mentre te li descrivo.

 

VERSO 20.

Quella conoscenza che permette di distinguere in tutte le esistenze una natura

spirituale unica, eterna, una nella molteplicità, è sotto l'influenza della

virtù.

 

VERSO 21.

Ma quella conoscenza che ci fa percepire l'esistenza di esseri di natura

differente nei diversi corpi, è sotto l'influenza della passione.

 

VERSO 22.

E quella conoscenza cieca alla verità e molto limitata, con cui ci si attacca

a un solo tipo di attività come se fosse tutto, è dominata dalle tenebre

dell'ignoranza.

 

VERSO 23.

L'azione dettata dal dovere, compiuta senza attaccamento, senza attrazione, né

avversione, da colui che ha rinunciato ai suoi frutti, è sotto l'influenza

della virtù.

 

VERSO 24.

Ma l'azione compiuta con grande sforzo da colui che mira all'appagamento dei

desideri, motivata dal falso ego, è sotto l'influenza della passione.

 

VERSO 25.

E quell'azione compiuta nell'incoscienza e nell'illusione, senza considerare

le conseguenze o l'incatenamento che comporta, che fa violenza agli altri ed è

inattuabile, è sotto l'influenza dell'ignoranza.

 

VERSO 26.

Chi agisce libero da ogni attaccamento materiale e dal falso ego, entusiasta,

risoluto e indifferente al successo come al fallimento, è sotto l'influenza

della virtù.

 

VERSO 27.

Ma chi agisce attaccandosi ai frutti del suo lavoro e desidera goderne con

passione, che è avido, invidioso, impuro, trasportato dalle gioie e dai

dolori, è sotto l'influenza della passione.

 

VERSO 28.

E chi agisce sempre contro i precetti delle Scritture, materialista, ostinato,

furbo e abile a insultare, pigro, sempre triste, che rimanda continuamente

all'indomani, è sotto l'influenza dell'ignoranza.

 

VERSO 29.

Ascolta ora, o conquistatore delle ricchezze, mentre ti descriverò nei

particolari i tre tipi d'intelligenza e di determinazione, secondo le tre

influenze della natura materiale.

 

VERSO 30.

O figlio di Pritha, quell'intelligenza che permette di distinguere ciò che si

dovrebbe fare da ciò che non si dovrebbe fare, ciò che è da temere e ciò che

non lo è, ciò che incatena e ciò che libera, è sotto l'influenza della virt—.

 

VERSO 31.

Ma l'intelligenza che non distingue la via della religione da quella

dell'irreligione, né distingue ciò che si dovrebbe fare da ciò che non si

dovrebbe fare, quest'intelligenza imperfetta, o figlio di Pritha, è sotto

l'influenza della passione.

 

VERSO 32.

E quell'intelligenza che scambia l'irreligione per religione e la religione

per irreligione, che è dominata dall'illusione e dalle tenebre, che si volge

sempre nella direzione sbagliata, o Partha, è sotto l'influenza

dell'ignoranza.

 

VERSO 33.

O figlio di Pritha, la determinazione che non si può spezzare, sostenuta con

fermezza dalla pratica dello yoga e che domina la mente, la vita stessa e le

attività dei sensi, è sotto l'influenza della virtù.

 

VERSO 34.

Ma la determinazione con cui si ricerca fortemente qualche interesse personale

nella religione, nello sviluppo economico e nella gratificazione dei sensi, o

Arjuna, è sotto l'influenza della passione.

 

VERSO 35.

E la determinazione che non può condurre oltre il sogno, la paura, i lamenti,

la tristezza e l'illusione, questa determinazione inutile è sotto l'influenza

dell'ignoranza.

 

VERSI 36-37.

O migliore dei Bharata, ascolta ora la descrizione dei tre tipi di felicità di

cui gode l'essere condizionato e che lo conducono talvolta al termine di ogni

sofferenza. La felicità che all'inizio è come veleno, ma alla fine è come

nettare, e che risveglia alla realizzazione spirituale, è sotto l'influenza

della virtù.

 

VERSO 38.

Ma la felicità nata dal contatto dei sensi con i loro oggetti, che all'inizio

sembra nettare, ma alla fine è come veleno, è sotto l'influenza della

passione.

 

VERSO 39.

E quella felicità cieca alla realizzazione spirituale, che è solo illusione

dall'inizio alla fine, nata dal sonno, dall'ozio e dall'errore è sotto

l'influenza dell'ignoranza.

 

VERSO 40.

Nessuno, né sulla Terra né tra gli esseri celesti, sui pianeti superiori, è

libero dalle tre influenze della natura materiale.

 

VERSO 41.

Brahmana, kshatriya, vaishya e sudra si distinguono per le qualità che

manifestano nell'azione, o vincitore dei nemici, secondo le tre influenze

della natura materiale.

 

VERSO 42.

Serenità, controllo di sé, austerità, purezza, tolleranza, onestà, saggezza,

conoscenza e pietà sono le qualità che accompagnano l'attività del brahmana.

 

VERSO 43.

Eroismo, potenza, delerminazione, ingegnosità, coraggio in battaglia,

generosità e arte di governare sono le qualità che accompagnano le attività

dello kshatriya.

 

VERSO 44.

La tendenza a coltivare la terra, ad allevare il bestiame e a commerciare sono

legate all'attività del vaishya. Il sudra, invece, serve gli altri col suo

lavoro.

 

VERSO 45.

Seguendo, nelle sue attività, la propria natura, ogni uomo può diventare

perfetto. Ascolta ora, ti prego, come si giunge a questo.

 

VERSO 46.

Adorando il Signore, che è la fonte di tutti gli esseri ed è onnipresente,

L'uomo può, compiendo il proprio dovere, raggiungere la perfezione.

 

VERSO 47.

E' meglio compiere il proprio dovere, anche se in modo imperfetto, che

accettare il dovere di un altro e compierlo perfettamente. Eseguendo i doveri

prescritti secondo la propria natura non s'incorre mai nel peccato.

 

VERSO 48.

Ogni impresa è coperta da qualche errore, come il fuoco è coperto dal fumo.

Perciò, o figlio di Kunti, nessuno deve abbandonare l'attività propria della

sua natura, anche se è piena di sbagli.

 

VERSO 49.

Si possono ottenere i frutti della rinuncia semplicemente col controllo di sé,

il distacco dalle cose di questo mondo e il disinteresse verso i piaceri

materiali. Questa è la più alta perfezione della rinuncia.

 

VERSO 50.

O figlio di Kunti, ascolta da Me brevemente come si può raggiungere la

perfezione suprema, il livello del brahman, agendo nel modo che ti esporrò.

 

VERSI 51-53.

Purificato dall'intelligenza, controllando la mente con determinazione,

rinunciando agli oggetti della gratificazione dei sensi, libero

dall'attaccamento e dall'avversione, l'uomo che vive in un luogo solitario,

che mangia poco e controlla il corpo e la lingua, che dimora sempre in

contemplazione, distaccato, senza falso ego, senza vana potenza e vanagloria,

senza cupidigia né collera, che non accetta le cose materiali, libero da ogni

senso di possesso, sereno, quest'uomo è perfettamente elevato al livello della

realizzazione spirituale.

 

VERSO 54.

Colui che raggiunge il livello trascendentale realizza subito il Brahman

Supremo. Non si lamenta mai e non aspira mai a niente; si mostra uguale verso

tutti gli esseri viventi. In questa condizione può servirMi con una devozione

pura.

 

VERSO 55.

Si può conoscere il Signore Supremo cos¡ com'è solo attraverso il servizio di

devozione. E quando si diventa pienamente coscienti di Lui grazie a questa

devozione si può entrare nel regno di Dio.

 

VERSO 56.

Sebbene impegnato in ogni tipo di attività, il Mio devoto, sotto la Mia

protezione, raggiunge, per la Mia grazia, l'eterna e immortale dimora.

 

VERSO 57.

In tutte le attività dipendi solo da Me e agisci sempre sotto la Mia

protezione. In questo servizio di devozione sii pienamente cosciente di Me.

 

VERSO 58.

Se diventi cosciente di Me supererai, per la Mia grazia, tutti gli ostacoli

dell'esistenza condizionata. Se invece non agisci con questa coscienza, ma con

falso ego, non ascoltandoMi, sarai perduto.

 

VERSO 59.

Se non agisci secondo le Mie direzioni e non combatti, allora sarai fuorviato.

Spinto dalla tua natura, dovrai combattere ugualmente.

 

VERSO 60.

Preso dall'illusione, ora rifiuti di agire secondo le Mie istruzioni. Ma,

costretto dalla tua stessa natura, dovrai agire ugualmente, o figlio di Kunti.

 

VERSO 61.

Il Signore Supremo è situato nel cuore di ognuno, o Arjuna, e dirige l'errare

di tutti gli esseri viventi, che si trovano, ciascuno, come in una macchina (o

strumento), costituita di energia materiale.

 

VERSO 62.

Abbandonati completamente a Lui, o discendente di Bharata. Per la Sua grazia

raggiungerai la pace trascendentale e l'eterna e suprema dimora.

 

VERSO 63.

Ti ho svelato così la conoscenza più confidenziale. Rifletti profondamente,

poi agisci come credi.

 

VERSO 64.

Poich‚ tu sei un Mio carissimo amico, ti rivelo la parte più confidenziale

della conoscenza. Ascolta la Mia parola, detta per il tuo bene.

 

VERSO 65.

Pensa sempre a Me e diventa Mio devoto. AdoraMi e offriMi i tuoi omaggi. Così,

certamente, verrai a Me. Te lo prometto perch‚ tu sei un amico, infinitamente

caro a Me.

 

VERSO 66.

Lascia ogni forma di religione e abbandonati a Me. Io ti libererò da tutte le

reazioni del peccato. Non temere.

 

VERSO 67.

Questa conoscenza confidenziale non dovrà essere rivelata agli uomini non

austeri, non devoti, non impegnati nel servizio di devozione, o a coloro che

sono invidiosi di Me.

 

VERSO 68.

Per chi insegna questo segreto supremo ai Miei devoti, il servizio di

devozione è assicurato e alla fine, senza dubbio, tornerà a Me. Nessuno dei

Miei servitori, in questo mondo, Mi è più caro di lui, e mai nessuno Mi sarà

più caro.

 

VERSO 69.

Nessuno dei Miei servitori, in questo mondo, Mi è pi— caro di lui, e mai

nessuno Mi sarà pi— caro.

 

VERSO 70.

Io dichiaro che colui che studia questo nostro colloquio sacro Mi adora con la

sua intelligenza.

 

VERSO 71.

E chi l'ascolta con fede e senza invidia si libera dalle reazioni dei suoi

peccati e raggiunge i pianeti dove vivono i virtuosi.

 

VERSO 72.

O Arjuna, conquistatore delle ricchezze, hai ascoltato con mente perfettamente

attenta? Le tue illusioni e la tua ignoranza si sono ora dissipate?

 

VERSO 73.

Arjuna disse: Mio caro Krsna, o infallibile, la mia illusione è ora svanita.

Per la Tua grazia ho ritrovato la memoria, e ora sono determinato e libero dal

dubbio, pronto ad agire secondo le Tue istruzioni.

 

VERSO 74.

Sanjaya disse: Questo è il dialogo che ho udito tra due grandi anime, Krsna e

Arjuna; dialogo cos¡ meraviglioso da farmi rizzare i peli sul corpo.

 

VERSO 75.

Per la grazia di Vyasa ho udito questo colloquio, il più confidenziale,

direttamente dal maestro di tutto il misticismo, Krsna, che parlava

personalmente ad Arjuna.

 

VERSO 76.

O re, ricordando ancora questo meraviglioso e santo dialogo tra Krsna e

Arjuna, provo una gioia immensa e tremo a ogni istante.

 

VERSO 77.

O re, quando ricordo la stupenda forma di Krsna, ancora pi— grande è la mia

meraviglia, e sempre pi— intensa è la mia gioia.

 

VERSO 78.

Ovunque si trovi Krsna, il maestro di tutti i mistici, e ovunque si trovi

Arjuna, L'arciere supremo, là regnano sicuramente opulenza, vittoria,

straordinaria potenza e moralità. Questa è la mia opinione.

 

 


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