Nov 23, 2020 Last Updated 10:17 PM, Nov 20, 2020

“Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio”. Mc.16,15-20

La formula del Credo: è risuscitato, è salito al cielo, siede alla destra del Padre”, esprime la fede pasquale della Chiesa nel destino di Gesù di Nazareth. Il Cristo con il quale gli apostoli hanno “mangiato e bevuto” durante la sua esistenza terrena, dopo la sua morte, è diventato “il Signore”. Ora è presente tra i suoi secondo una nuova dimensione, e cammina con loro sulle vie del mondo dove li manda come “testimoni” della sua risurrezione e “annunciatori” del perdono dei peccati.

/ Pertanto oggi celebriamo il mistero conclusivo della vita terrena di Gesù: la sua Ascensione al cielo. L’Ascensione è il completamento della Risurrezione. Finisce il tempo della presenza fisica-visibile-terrena di Gesù. Ora Egli è presente nel dono dello Spirito, nell’ascolto della sua Parola, nei Sacramenti, nella comunità radunata nel suo nome, nel servizio dei fratelli più bisognosi. L’Ascensione conclude il cammino di Gesù, e apre il cammino della Chiesa, tramite i suoi discepoli. Gesù sale al Padre e i suoi discepoli iniziano la loro corsa in tutto il mondo.

Gesù è salito, inoltre, alla casa del Padre, per prepararci un posto.

/ Ora ci chiediamo due cose: qual è il contenuto storico di tale mistero, e quale quello spirituale?

Il fatto “storico” è rievocato con tanti particolari da Luca negli Atti, da Paolo e da Marco in modo sintetico e chiaro, nel brano evangelico.

/ Il “cielo” è stato sempre considerato, come ai tempi di Gesù, quello spazio misterioso e vuoto che sta sopra la nostra terra e in cui dimora Dio. Oggi diventa sempre più difficile continuare a pensare con questo schema a 3 piani del mondo: cielo, terra, sottoterra. Da quando l’uomo, con le sue scoperte, ha violato gli spazi di questo cielo, stiamo cambiando l’idea di cielo che abbiamo immaginato per tanti secoli.

Che significano allora le espressioni: “Gesù è salito al cielo; è assunto in cielo, siede alla destra del Padre”? Gesù non entra in un “luogo”, ma in una “dimensione” nuova, dove non hanno più senso le nostre espressioni “sopra”, “sotto”, “davanti”, “dietro”. Andare in cielo, significa andare a Dio; essere in cielo, significa essere presso Dio. Il cielo non c’è, ma si forma con la risurrezione e l’esaltazione di Cristo. Gesù non è asceso a un cielo già esistente, ma è andato a formare il cielo.

Il “cielo” è, dunque, il corpo del Cristo risorto, con il quale andranno a congiungersi tutti i salvati. ”Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi porterò con me, perché siate anche voi dove sono io”.(Gv.14,2-3).

Il significato spirituale di questo mistero. Gesù ha detto spesso: “Io vado al Padre “. Andare al Padre, non significa tanto lasciare questa terra, quanto essere glorificato, andare a ricevere il trono nella nuova condizione acquistata con l’Incarnazione e la Pasqua. L’Ascensione attesta che Gesù è andato al Padre come Capo ma che richiede il corpo che è la Chiesa, perciò anche noi andremo dal Padre. S. Leone Magno ha detto: “L’Ascensione di Cristo è la nostra elevazione: quanto più alta è la gloria del Capo, tanto più può innalzarsi la speranza del corpo: lasciamo dunque prorompere la nostra gioia”. Ma l’Ascensione attesta anche che Gesù è con noi. Egli è andato al Padre ed egli tornerà, ma Gesù è ancora con noi, ed è rimasto davvero con noi, secondo le sue parole: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”(Mt.28,20).

Nell’anno 35 Gesù era morto da 5 anni, eppure poteva dire a Saulo di Tarso “Perché mi perseguiti”. Segno che era ancora presente in qualche modo tra gli uomini.

Agostino: “Egli non abbandonò il cielo discendendo fino a noi e nemmeno si è allontanato da noi quando di nuovo è salito al cielo”. Certo non è la presenza di prima: “Cristo è morto nella carne, ma vive nello Spirito”(1 Pt.3,18): la sua non è più, dunque, una presenza secondo la carne, ma secondo lo Spirito. Questa nuova presenza è preferibile alla prima, perché può farsi presente ad ogni uomo, in ogni punto della terra e della storia; egli è contemporaneo di ogni uomo e di ogni generazione. Gesù dunque è vivente ed è ancora con noi. Egli è sempre “l’Emanuele”, Dio con noi! Questa è la nostra più grande speranza: noi andremo a stare con Lui presso il Padre.

Questa speranza si traduce per noi in impegno e testimonianza: “Allora essi partirono – conclude il Vangelo odierno di Marco – e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano”(Mc.16,20). S. Marco descrive i “segni che accompagneranno quelli che credono”, ed essi riguardano la trasformazione del mondo: la cacciata dei demoni – uno degli aspetti sottolineati da Marco sul ministero di Gesù – che libera gli uomini da Satana e da tutti i suoi malefici; il parlare in lingue, così che l’unico Vangelo di Cristo risorto arrivi ad ogni uomo e nessuno resti escluso; l’immunità da ogni veleno mondano che non riuscirà mai a chiudere la bocca e il cuore dei testimoni; l’opera di guarigione e di restaurazione dell’umanità malata e ferita. Ora tutta questa trasfigurazione del cosmo è nelle nostre mani di credenti per la forza “ del suo nome”.

/ Dopo l’Ascensione nasce la presenza dei cristiani e la loro testimonianza. Sì, è proprio adesso il momento della nostra testimonianza cristiana, con i fatti. Ad un vero cristiano non si può perdonare la mediocrità! Anche se in Italia è diffusa la tendenza a vivere come se Dio non esistesse! Questa è l’ora della fede. Viviamo in modo che gli uomini del nostro tempo, ostinati a guardare soltanto in direzione della terra, tornino a guardare anche verso l’alto, verso il cielo, dove siamo diretti, dove è la vera gioia, dove Cristo ci ha preceduto.

// S. Gregorio Nazianzeno: “ Cristo ha preso la forma di schiavo per donarci la libertà; è disceso per elevarci; è stato tentato perché noi vinciamo; è stato disprezzato per glorificarci; è morto per salvarci; è salito al cielo, per sollevarci dal peccato”.

// S. Giovanni Crisostomo: “ L’uomo che si trovava così in basso da non poter ulteriormente discendere, è stato elevato così in alto da non poter ulteriormente ascendere”.

/ Il cristiano deve essere come un albero capovolto(es. il baobab): le sue radici in alto, e i frutti sulla terra.

/ L’Eucaristia ci consacra ogni Domenica a questa missione: Cristo è andato al cielo, noi torniamo in città, in attesa.. di stare sempre con Lui.

/ Gesù:Mi sarete testimoni.., fino agli estremi confini della terra”.

 

 

“Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me”.  Gv 10, 11-18

La Liturgia della quarta Domenica di Pasqua ha come protagonista la figura di Cristo buon Pastore” e perciò è chiamata la “Domenica del Buon Pastore”, ed è anche la “Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni Ecclesiastiche”.

/ La figura di Dio come “Pastore” e del popolo di Dio come “gregge”, è amata dal mondo biblico, per cui diventa naturale pensare a Dio come Pastore ideale che cura e difende le sue pecore.

Nell’AT. abbiamo pagine stupende su Dio Pastore: es. Sal. 23. Il mondo antico era pieno di pastori reali che rendevano questo mestiere tanto familiare e importante. Pastori erano detti i capi, i re, i sacerdoti.. Abramo, Giacobbe, Mosè, Davide.. erano pastori di gregge. I profeti, specie Ezechiele, fanno una dura requisitoria contro i capi politici e religiosi del popolo eletto: i pastori d’Israele.

Un rapporto spesso di dominio e di sfruttamento; spremere dai sudditi tutto il possibile, come si spreme dalle povere pecore latte, lana e carne, lasciandole il più possibile pecore deboli, malate, ferite e disperse.

/ Ecco allora che nel NT. Gesù si presenta lui stesso come il “Pastore”, buono, bello, perfetto, che conosce le sue pecore. “Conoscere” nella Bibbia ha un significato particolare: indica sempre un rapporto vitale, intimo, un tu –per- tu. Il prezzo di questa “conoscenza” è dare la vita.

Gesù dicendo: “Io sono il buon Pastore” voleva dire innanzitutto: Io sono in mezzo a voi la presenza di Dio che vi pascola personalmente.

Nel Vangelo, appare chiaro il contrasto tra il pastore e il mercenario. C’è quasi una definizione delle due figure e tre segni di riconoscimento : 1.“Il buon pastore dà la vita per le sue pecore”.

2. “Il mercenario, invece, che non gli importa delle pecore, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge”. La differenza sta nella cura: il buon pastore cura le pecore, il mercenario cura se stesso, non sta sulla breccia, ma si preoccupa di salvare se stesso. Il buon pastore offre la vita, depone la vita, si consegna volontariamente alla morte. Per questa “consegna” volontaria, avviene la salvezza. “Io le conosco”, cioè le amo, dello stesso amore personale che lega insieme Lui, il Figlio al Padre. “Offro la vita”: Gesù lo dice 5 volte nel Vangelo di oggi!

Noi siamo importanti per Gesù. Purtroppo l’uomo di oggi vuol dominare sull’uomo, con crudeltà e violenza! I capi di questo mondo sono semplicemente attori in cerca di poltrone, gloria e denaro!

/ Gesù venendo nel mondo, si è presentato come il “Pastore” promesso da Dio. Gesù si presenta a noi come il “buon Pastore” che va in cerca della pecora perduta, che fascia quella ferita, cura quella malata, nutre tutte le pecore con giustizia. Anticamente, il pastore non era solo la guida del suo gregge, ma anche il compagno di vita, pronto a condividere tutto con le sue pecore: freddo, intemperie, disagi.. Egli conosce e ama le sue pecore, le chiama per nome, per lui esse non sono un numero ma persone amiche. Gesù è il vero pastore al servizio del gregge, perché difende le pecore da ogni pericolo e le conduce ai pascoli della vita, e dà la sua vita per esso.

Gesù dice: “io non sono venuto per essere servito, ma per servire”: cioè non sono venuto per farmi pascolare, ma per pascolare. E Giovanni completa l’immagine con quella dell’”agnello sgozzato”. La preoccupazione del buon pastore non si limita alle pecore che gli sono vicine: ci sono altre pecore lontane e disperse, che pure egli vuole radunare per fare “un solo gregge e un solo pastore”. Questo è l’aspetto missionario del buon pastore.

/ Per una civiltà agricola e di pastorizia, era normale questa immagine di pastore, di gregge e di pecore; per la nostra civiltà di oggi forse ci sembra umiliante essere considerati “pecore”, gregge. Ma anche se l’uomo di oggi rifiuta sdegnosamente il ruolo di pecora, vi è dentro in pieno!.

Senza che ce ne accorgiamo, noi ci lasciamo guidare, manipolare, persuadere da tutti e da tutto. Altri creano modelli di benessere, di comportamento, di consumismo, di ideali e obiettivi di progresso, e noi li seguiamo supinamente. Andiamo dietro, timorosi di perdere il passo, storditi dal clamore dei mass-media; condizionati e plagiati dalla pubblicità. Mangiamo quello che ci dicono di mangiare e vestiamo all’ultima moda come ci insegnano gli altri! Che schiavitù!

Osservate come si svolge la vita delle folle in una grande città moderna: è l’immagine appunto triste di un gregge che esce insieme, si agita e si accalca, ad ore fisse, nelle vetture dei bus e della metropolitana, si nutre delle stesse cose ammannite da altri, - cibi o giornali che siano – e poi, alla sera, rientra insieme nell’ovile, vuoto di sé e di libertà

Solo Cristo ci offre la libertà vera e la salvezza. Godiamo di appartenere a Cristo buon Pastore, e siamo persuasi di essere da lui amati e conosciuti uno per uno. Però ciò deve ridestare in noi l’impegno di non tradirlo, per non ricadere sotto altre pesanti sudditanze e schiavitù. Gesù ci dà un segno di riconoscimento per vedere se siamo del suo ovile: “Le mie pecore ascoltano la mia voce, io le conosco ed esse mi seguono”(Gv.10,4.16).

/ Riconosciamo noi la voce di Cristo, anche in mezzo ai mille richiami del mondo?

Accostiamoci all’Eucaristia, che è l’incontro reale con il buon pastore; umilmente e fiduciosamente rinnoviamo a Cristo la nostra adesione con le parole del Salmo: “Noi siamo( e vogliamo essere!) il tuo popolo, Signore, il gregge del tuo pascolo” (Sal.79,13).

** Nota.

Ogni sacerdote, in questa Domenica del Buon Pastore, potrebbe dire: “E’ la mia giornata!”, però direbbe questa frase rimanendo mortificato. Difatti siamo ben lontani, noi sacerdoti dall’esempio sublime di Cristo Buon Pastore! Ed è per questo, allora, che per almeno un giorno all’anno, noi sacerdoti vi chiediamo la vostra preghiera. Noi lo facciamo tutti i giorni per voi, nella S. Messa.

Noi dovremmo essere gli “altoparlanti” di Gesù Cristo, non solo a parole, ma con le opere e i fatti!

< Scriveva Don P. Mazzolari: “Non ho né oro né argento, né intelligenza tanta per farvi sapienti. Altri vi insegneranno a farvi ricchi, a guadagnare soldi, a regolare i vostri affari, a organizzare le vostre giornate.. Questo non è il mio compito. Io sono qui per insegnarvi a diventare buoni, in nome di Gesù Cristo, e a diventare buono insieme a voi… Nessuno potrebbe dare di meglio!”.

Pregate, allora, perché camminiamo davanti a voi, con il nostro esempio, anche se ciò è difficile.

Più che mai, oggi c’è bisogno di sacerdoti santi. Perché, se siamo santi noi, se siamo buoni noi, sarete santi anche voi, sarete buoni anche voi! E se anche avete il diritto di esigere da noi il diploma di “pastore ideale”, avete anche il dovere di pregare per noi.

Ed è il modo più bello di camminare insieme dietro all’unico vero “Buon Pastore”, Cristo Gesù.

* In un quadretto di una sacrestia, un giorno ho visto scritto questa riflessione sul sacerdote e fedeli:

“ Se tu rallenti, essi si arrestano.

     Se tu cedi, essi indietreggiano.

     Se tu ti siedi, essi si sdraiano.

     Se tu dubiti, essi disperano.

     Se tu critichi, essi demoliscono.

     Se tu cammini davanti, essi ti supereranno.

     Se tu dai la tua mano, essi daranno la loro pelle.

     Se tu preghi, essi saranno santi”.

 Domenica della “Divina Misericordia”

“Con grande forza gli apostoli rendevano testimonianza della risurrezione del Signore”. Gv 20, 19-31

Quante cose capitarono nella prima Pasqua della storia della Chiesa! 1) Maria Maddalena, Pietro e Giovanni che corrono al sepolcro di Gesù. 2) Gesù risorto che appare alla Maddalena e alle altre donne. 3) La manifestazione del Risorto a due discepoli di Emmaus. 4) L’apparizione del Risorto ai discepoli chiusi nel Cenacolo, il giorno di Pasqua e otto giorni dopo.

Questa ultima scena evangelica si può chiamare la “Pentecoste” di Giovanni: non è una semplice apparizione, ma è una grande e solenne “cristofanìa”, e questa avvenne la sera di Pasqua.

Per Giovanni tutto avviene nel giro di poche ore. La morte è già la glorificazione, e subito dopo c’è la Chiesa, e poi il dono dello Spirito Santo, senza aspettare 50 giorni (a Pentecoste).

Per Giovanni, il Risorto lo si incontra là dove si dà il perdono. Nella comunità dei credenti tutte le volte che viene amministrato il perdono, là è presente Cristo che parla ed opera attraverso la sua Chiesa e i suoi discepoli. E il testamento che il Risorto ha dato agli apostoli è di essere coloro che perdonano, coloro che continuano a far risplendere i lineamenti gioiosi di Gesù risorto.

/ Cristo è dunque risorto, ma non ancora del tutto! S. Paolo scrive: “Compio nella mia carne ciò che manca alla passione di Cristo”(Col.1,24). Ma questo esige di essere completato con l’altra faccia del mistero: Compio nella mia carne ciò che manca alla risurrezione di Cristo. Questo perché il Cristo integrale è formato dal Capo più le sue membra, dalla testa più il corpo che è la Chiesa e se il Capo è risorto ed è assiso alla destra del Padre, i suoi piedi sono ancora nella tomba, cioè le sue membra, i suoi piedi, sono ancora pellegrini sulla terra. La risurrezione di Gesù continua nella storia finché ci sarà un membro non ancora unito al Capo. In ciascuno di noi Cristo attende di risorgere; in ogni battezzato c’è sepolta una particella di Cristo che aspetta il suo mattino di Pasqua per venire fuori dal sepolcro. La nostra risurrezione spirituale è cominciata nel Battesimo e prosegue lungo tutta la vita. Papa S. Leone Magno dice che c’è una risurrezione del corpo che è dell’ultimo giorno, e una risurrezione del cuore, che è di ogni giorno.

/ Ma cosa significa risorgere? Guardiamo la risurrezione di Gesù. S. Giovanni la definisce come “un passaggio da questo mondo al Padre”(Gv.13,1). Per S. Paolo è un passaggio dalla vita “secondo la carne”, alla vita “secondo lo Spirito”. Risorgere non significò per Gesù lo scoperchiare la tomba e venire fuori librandosi nell’aria, magari con un vessillo in mano, come certi pittori lo rappresentano. Non consistette in un movimento spaziale e temporale; non fu come la rianimazione di un cadavere, ma una glorificazione, una vita nuova “secondo lo Spirito”. Le apparizioni del Risorto sono dei veri ”incontri”.

Anche per noi, “risorgere”, significa passare da una vita “secondo la carne”, cioè di peccato vero e proprio, ad una vita “secondo lo Spirito”; cioè abbandonare il modo di vivere vecchio, del peccato, che conduce alla morte, e vivere in modo nuovo, nella grazia di Dio, della novità creata dalla Pasqua di Cristo. Fare Pasqua, dice S. Massimo di Torino, significa passare “dalla vecchiaia all’infanzia”. L’infanzia si intende non di età ma di semplicità: è un rinascere.

Pertanto il passaggio si compie nei Sacramenti: la stessa vita nuova del Risorto viene a noi nel Battesimo e nell’Eucaristia. La morale pasquale che scaturisce dalla Risurrezione di Cristo, consiste dunque essenzialmente in queste cose: camminare secondo lo Spirito, camminare in novità di vita, e camminare nell’obbedienza a Dio.

/ S. Agostino: “Canta e cammina. La fede consiste nel credere ciò che non si vede”.

Lo scandalo più grande per la società di oggi e per noi cristiani, è l’incoerenza della vita. Ci chiamiamo “cristiani” e viviamo da “non cristiani” e da non credenti!.

“E’ meglio essere cristiani senza dirlo, che dirlo senza esserlo”, disse S. Ignazio di Antiochia.

/ Certo non è facile risorgere a nuova vita, come non fu facile agli apostoli credere al Risorto: loro che conoscevano Gesù molto bene, essendo vissuti con lui per tre anni. Ora che Gesù è nella gloria, non riescono a riconoscerlo subito. Pensiamo, per esempio, al fatto di Maria di Magdala, di “non riconoscere” Gesù risorto, prendendolo per il giardiniere, e scambiandolo per il custode del cimitero. Oppure scambiarlo per un fantasma ( per gli apostoli chiusi nel cenacolo); o per un viandante qualsiasi( per i due discepoli di Emmaus). La vicenda di Tommaso, infine, sottolinea plasticamente l’atteggiamento di chi non crede fin quando non vede coi propri occhi e palpa con le sue mani. Ma è proprio Tommaso che, al rimprovero di Gesù, prorompe nella professione di fede tra le più belle e complete del Vangelo: “Mio Signore e mio Dio”. Questa trascende il semplice vedere e toccare, di puro livello umano: è la fede che viene da Dio. Il Risorto non è riconoscibile con gli occhi umani: ecco allora la beatitudine di Gesù: “Beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno”. E qui Giovanni forse pensa a Maria, la Madre di Gesù. E’ significativo che nessun evangelista parli di apparizioni pasquali a Maria SS. Lei, la Madre della Chiesa, non aveva bisogno di apparizioni e di incontri col Figlio risorto, Ella credeva senza vedere, perché con la fede era unita al Figlio suo.

Agostino dice: “Un uomo senza fede è come un viandante che cammina senza sapere dove va; o come un soldato che combatte senza speranza”. Ricordiamo che cristiano non è uno che “ha” la fede, ma uno cui è concessa, ogni giorno, la grazia di credere.

“Questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede. E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio?”(I Gv.).

/ Ora Gesù risorto si fa presente in mezzo alla nostra assemblea, come fece con gli Undici riuniti nel Cenacolo otto giorni dopo la Pasqua. Gesù viene a “porte chiuse”, perché non viene dall’esterno, ma dall’interno. La sua presenza nasce qui tra noi, nel segno del pane e del vino che diventeranno il Corpo e il Sangue di Cristo Risorto.

 

 

 

 

 

 

“Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato” (Lc.24,5-6)

E’ Risorto”. Gesù non è più nel sepolcro. Questi brevi parole sono ben diverse da quelle che noi vediamo comunemente incise nei marmi delle tombe dei comuni mortali. Per quanto potenti e famosi, essi siano stati tali persone,dove sono quei magnifici elogi che si sono prodigati alla loro morte e nel corso dei loro funerali?..”Qui giace”; questa è la frase lapidaria! Quel grande, quell’uomo o donna noto nel bel mondo e in patria, sia pure stato presidente, cantante, attore, sportivo,ecc..ora è qui adagiato sotto questa pietra,è sepolto nella polvere,ossa e scheletro,in attesa del giudizio finale di Dio. Ben diversa è la morte di Cristo: “non è qui, è risorto”.

< Non si valuta sufficientemente la gioia pasquale se non si è vissuto intensamente il dramma del Venerdì santo e il silenzio pieno di speranza del Sabato santo. Purtroppo, le vetrine già piene di colombe e altre leccornie fin dalla Quaresima, e l’oblio della prassi penitenziale durante le settimane precedenti( così che è già raro trovare chi ancora digiuna il Venerdì santo),impediscono di “sentire e gustare” interiormente questa esplosione di gioia. Mentre ci si commuove nel mistero della Nascita di Gesù a Natale,al Venerdì santo può venire la tentazione di scandalizzarsi davanti al mistero della Croce, e quindi di non dare la dovuta importanza! Ma Gesù vince perdendo: riprende la sua vita (e la dona anche a noi), ma solo passando per l’ignominia della morte, perché solo così Cristo può dire:”non temete, Io ho vinto il mondo”. Per questo la Pasqua arriva con la primavera, perché tutto rinasce, dentro e fuori di noi.

/ Se Cristo non fosse risorto, non solo vana sarebbe la nostra fede,ma inutile. Se Cristo non fosse risorto, Dio non ci amerebbe, e perciò neppure noi sapremmo amarci e rimarremmo ancora schiavi dei nostri peccati. Ma Dio ci ama e perciò ha non solo inviato il suo Figlio,”l’Uomo per gli altri”, ma lo ha risuscitato.La risurrezione di Gesù conferma che la vita e l’amore hanno l’ultima parola,non la morte e il freddo dell’odio. E poi Dio ci attende nella “stanza di sopra”, per il banchetto senza fine,di cui quello eucaristico è prefigurazione e caparra.Una ragione di più per celebrare la Pasqua con canti,inni, luce e gioia più che non a Natale.

/ La speranza di Maria Maddalena, di Giovanni e di Pietro fu messa a dura prova dal sepolcro vuoto. Essi cercarono la “presenza”,ma fecero la dolorosa esperienza dell’”assenza”.La loro fede nel Risorto nacque inizialmente da uno sbigottimento,da una delusione,da un fatto inatteso.Molte persone contemporanee rifanno,con stupore ed emozione,il medesimo pellegrinaggio. E poiché a poco a poco l’idea di Dio si dissolve in loro,esclamano:”Dio è morto”!.Ma chi ha fede contempla la tomba di Cristo,e con Maria Maddalena,Giovanni e Pietro,riconoscendo che il sepolcro è vuoto,impara che Dio è al di là di ogni aspettativa,imprevedibile e sconcertante.

< Hanno forato le mani di Gesù, quelle che hanno toccato e guarito gli ammalati e i morti.

Però queste mani continuano a benedire ad assolvere e a perdonare i peccati degli uomini.

Hanno forato i piedi di Gesù sulla croce, affinché non camminino più. Però Gesù continua a camminare ovunque con i piedi dei missionari, per proclamare la buona Notizia della salvezza.

Hanno trafitto con la lancia il Cuore di Gesù, affinché muoia davvero. Però Gesù con quel Cuore squarciato continua ad amarci di più, perché viviamo della sua vita da amici suoi.

Il Vinto è diventato Vincitore, colui che era Morto, è Risorto, e colui che non aveva la vita nella tomba, ora vive per sempre.

< Forse ora comprendiamo meglio le parole di S. Paolo:”Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù…,pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra…La vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio”(Col.3,1-3).

< Al mattino di Pasqua con Pietro, correva al sepolcro “il discepolo che Gesù amava”. Ci domandiamo perché questo discepolo non ha il suo “nome”? Forse il motivo è che ognuno di noi possa essere quel discepolo che Gesù ama e possa diventare testimone della sua risurrezione.

/ Il Vangelo di Marco, nella finale autentica, senza l’appendice aggiunta in seguito, leggiamo:

Le donne fuggirono via dal sepolcro perché erano piene di timore e di spavento. E non dissero niente a nessuno, perché avevano paura”(Mc.16,8). Marco in sostanza, si rifiuta di fare dell’incontro con Cristo risorto un fatto, solo “accaduto” e basta. E’ un fatto invece che deve accadere sempre; la risurrezione mi verrà data nell’esperienza quotidiana con il Cristo risorto, pagata a prezzo a prezzo di radicalità nella sequela. E’ un fatto sempre aperto che per me e per te si realizza giorno dopo giorno. Cristo non è risorto una volta soltanto, ma risorge sempre nel segreto della mia esperienza di fede perché Gesù è Vivo. Non per nulla Luca scrive:”perché cercate tra i morti Colui che è vivo?”.. Pertanto se quell’Uomo, bello, buono, eccezionale, è davvero Dio, e vive tra noi, allora deve cambiare davvero tutto nella mia vita. Chi ama, crede.

< Pertanto, o cristiano, se vivi ancora nei tuoi peccati, sappi che per te oggi Cristo non è ancora risorto, e perciò oggi, per te non è Pasqua di risurrezione!

< A Roma oggi le campane di S. Pietro annunciano “Urbi et Orbi” che è la Pasqua del Signore.

La porta della redenzione del sepolcro di Cristo morto e risorto, rimane aperta. Una porta stretta fin che si vuole, ma spalancata sempre. E quanti la varcano, trovano la Vita.

< S. Agostino dice:”Oggi cantiamo l’Alleluja per la “strada”, domani sarà l’Alleluja della “patria”.Oggi noi lo cantiamo non per allietare il nostro riposo, ma per alleggerire il nostro fardello. Canta perciò come fa il viaggiatore. Canta, ma camminando, dimentica la tua fatica cantando, però fai attenzione alla pigrizia. Canta e cammina”.

// Esempi pasquali.

1. Un giorno la Madre Teresa di Calcutta si era recata, come tante altre volte, per le strade della città alla ricerca di malati e moribondi. Una donna, avvolta in un mantello lacero e sporco, era adagiata su un marciapiede, molto ammalata e con febbre. Madre Teresa si limitò a prenderle la mano per confortarla. Quella sorrise debolmente e disse:”Se Gesù esiste, deve avere il tuo volto”... poi morì.

A noi qui convenuti per celebrare la Risurrezione di Gesù, ci viene dato questo messaggio: facciamo in modo che chiunque incontriamo, possa vedere riflesso nei nostri volti, lo sguardo di Gesù risorto. “ non permettete mai – disse Madre Teresaad alcuna cosa al mondo, di colmarvi di dolore a tal punto da farvi dimenticare la gioia di Cristo Risorto”.

2. In Africa ci sono tantissime sètte cristiane, che ogni anno aumentano di numero, incoraggiate, aiutate e sussidiate da altri paesi(es. nord America), specie da quanti non vedono di buon occhio la presenza della Chiesa cattolica. Un giorno un ricco signore pagano, osservando appunto il prolificarsi da tante sètte religiose nel suo paese, per farsi un nome, volle pure lui iniziarne un’altra, tanto da farsi conoscere nel mondo. Però prima di iniziare, andò a sentire il parere da un suo vecchio amico: un missionario cattolico. Il Padre missionario, interpellato da questo amico, così rispose:”Caro amico, io ti darei un consiglio e con quanto ti dirò, potrai senz’altro iniziare con successo la tua nuova religione. Dunque: fatti una croce e lasciati inchiodare su di essa, patire il dolore tanto da morire. Dopo di che, fatti seppellire e dopo tre giorni esci dalla tomba da solo con la tua forza misteriosa. Con tale impressione e successo vincerai sicuramente e vedrai che tante persone ti seguiranno!..”.

Non c’è bisogno di aggiungere che il consiglio del missionario gli sembrò così assurdo e difficile da realizzare, che non solo cambiò idea ma si fece cristiano cattolico per seguire Gesù Cristo il solo Risorto e il vero Dio e Salvatore del genere umano.

// Seneca:Affrettati a vivere bene e pensa che ogni giorno ha in se stesso una vita”.

// John Milton: “Non amare né odiare la vita: ma quella che vivi, vivila bene”.

// Cristian Gellert: “Vivi come desidererai di aver vissuto, quando sarai sul letto di morte”.

 

 

 

 

 

 

“ Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo”.

 L’evangelista Marco - che leggeremo quest’anno - ci presenta Gesù in azione, dopo la sua vita nascosta a Nazareth. Gesù quindi inizia la sua missione con un proclama ( = il tempo è compiuto), e con un gesto ( la chiamata dei primi discepoli). Marco mette in bocca a Gesù i quattro temi tipici della catechesi della Chiesa delle origini, e dell’annuncio cristiano: due riguardano la “proposta” del Signore: “il tempo è compiuto, e il Regno di Dio è vicino”; e due concernono la “risposta” degli uomini: “convertitevi e credete al Vangelo”.  

/ Oggi considereremo il proclama, la “prima predica” di Gesù, nella sua missione incipiente.

Gesù annuncia il Vangelo di Dio, cioè la “buona notizia”, che cioè Dio vuole tutti salvi per mezzo di Gesù Cristo. Lui è l’araldo che porta questo lieto annuncio o vangelo.

  1. “Il Tempo è compiuto”.  Il “tempo” qui non è quello materiale(“chronos), cronologico, che sta all’esterno di noi, quello che fa il computo del giorno: questo è una convenzione. Il vero tempo è il “kairòs”, che nella Bibbia è il contenuto pieno del tempo, la totalità. Gesù nel dire questo, vuol specificare che con la sua presenza è arrivato finalmente, nell’interno della storia, una realtà che dà totalità e pienezza. Cioè il periodo dell’attesa messianica, delle profezie da parte dei profeti, della sua prima venuta, è finito, è compiuto. Ora è il tempo giusto dell’adempimento, è un periodo nuovo, è la pienezza in cui Cristo ci ha introdotto con la sua venuta e con la sua predicazione.

Il Regno è qui: è possibile già entrarvi con la fede e la conversione.

/ Anche s. Paolo(II lettura) dice che: “il tempo ormai si è fatto breve”: la vita presente, piena di gioie e di dolori, di confusione e di preoccupazioni, non è ancora la vera vita, perché “passa la scena di questo mondo”. Il nuovo “oggi” è il tempo della Chiesa, è il tempo del compimento finale, della seconda venuta di Cristo. Questo tempo è il tempo concesso agli uomini da Dio, come spazio perché operino in esso la propria salvezza mediante la fede. Noi ci troviamo precisamente dentro questo tempo che si è fatto breve e pieno di urgenza.

/ Il profeta Giona poteva precisare:”Ancora quaranta giorni..”(I lettura). Giona predica il castigo di Dio per Ninive città peccatrice. Ma Ninive ascolta la parola del profeta e si converte. Per questo il castigo si trasforma in perdono. La prontezza della conversione di Ninive, città pagana, suonava di rimprovero alla durezza del popolo d’Israele, sordo alla voce dei suoi numerosi profeti e di Cristo stesso. Dio vuole la salvezza di tutti.

/ Pertanto noi non conosciamo quel giorno e quell’ora (cfr.Mt.25,13): sappiamo però che ormai può essere ogni giorno e ogni ora, perché questi in cui viviamo sono “gli ultimi tempi”. Tutto questo ci ricorda la dimensione essenziale del vivere cristiano: la provvisorietà, il vivere da pellegrini e da forestieri. Seguire la moda, percorrere la via facile, star dietro agli idoli insensati che riempiono i nostri teleschermi: tutto questo costituisce l’ossessione di tanta gente!

  1. “Il Regno di Dio è vicino”. Cioè è una realtà già giunta, presente e operante.  Il Regno di Dio, cioè la sovranità di Dio su tutte le creature, è giunto per il fatto che Cristo è venuto ed ha iniziato il suo ministero. Il regno di Dio è il progetto che Dio ha in mente riguardo alla storia: è un’azione salvifica, è un’idea che Dio vuole realizzare, e questa idea è il Vangelo. In altre parole, Dio si è avvicinato agli uomini e fa sentire la sua presenza nell’opera salvifica di Gesù che è venuto per adempiere le speranze e le attese degli uomini nella sua venuta, anche se non è stato ancora riconosciuto e accettato da tutti. Pertanto spetta agli uomini rispondere alla chiamata e sottomettersi docilmente alla sua sovranità.

Fin qui la proposta di Dio: ora vediamo quanto Gesù chiede all’uomo: due imperativi:”convertitevi e credete al Vangelo”.

  1. “Convertitevi”. Questa “conversione”(“metanoèin”) non è un semplice riconoscimento dei propri errori e peccati, ma di un cambiamento radicale dell’uomo, un ritorno a Dio, da cui ci si è allontanato con il peccato, è un stravolgere la mente, girare la mente, capovolgerla. E’ la forza proprio di colui che sa che, se deve scegliere la strada del Vangelo, non può accontentarsi del compromesso: deve girare la mente di 360 gradi. E’ quella frattura totale col passato che Cristo richiede continuamente nel Vangelo: non è possibile servire a due padroni! Questo vale soprattutto per i cristiani di oggi, bombardati da tante mentalità anticristiane, un vivere come se Dio non esistesse!. Si tratta di cambiare mentalità, tornare indietro una volta riconosciuto di aver preso una strada sbagliata. Il peccato richiede una conversione, un andare verso Dio: questa conversione per essere autentica e cristiana, implica che noi accettiamo di conformare la nostra volontà alla volontà di Cristo, con quella stessa disposizione che ci prepara a ricevere la riconciliazione, la quale attua la purificazione, che è un atto interiore di unione con Dio.
  2. “Credete al Vangelo”. La traduzione esatta non è tanto di credere “al” Vangelo, ma “sul, nel” Vangelo; non credere “a qualcosa”, ma credere “fondandosi su qualcuno”, su un messaggio, su una persona. Vuol dire costruire la propria casa sulla roccia del Vangelo. Ecco allora un credere non solo al Vangelo, ma soprattutto credere fondandosi sul Vangelo. “Abbiate fiducia in me – dice Gesù – Io ho vinto il mondo”. “Io sono la Via, la Verità e la Vita”. Credere sul Vangelo( = Cristo stesso), implica la nostra adesione di mente, di cuore, di volontà, alla parola e al messaggio di Gesù come persona.

A) Abbiamo aderito a Gesù quando il giorno del Battesimo, abbiamo(con l’aiuto dei genitori e dei padrini) pronunziato la professione di Fede, le promesse del Battesimo e la rinuncia a Satana.

B) Abbiamo creduto alle parole di vita di Cristo, quando riceviamo i Sacramenti(segni e mezzi di salvezza), come partecipazione al mistero pasquale(cioè alla morte e risurrezione di Cristo).

C) Crediamo infine al Vangelo, quando uniformiamo la nostra vita a quella di Cristo e ai suoi insegnamenti.

D) Crediamo ancora al Vangelo, quando preghiamo e ci preoccupiamo di quei fratelli lontani, che forse senza loro colpa, non la pensano come noi, oppure non hanno ancora avuto la gioia di ricevere il lieto messaggio di salvezza trasmessoci dal Vangelo di Gesù.

/ Il Signore non conquista gli uomini imponendosi loro con durezza, ma annunciando loro che tutto, nel mistero cristiano è grazia e buona notizia. Così i Sacramenti, le beatitudini, la Chiesa, il perdono dei peccati..sono altrettante “buone notizie” che si riassumono nella persona di Gesù, che ci salva e ci rivela l’amore del Padre celeste. Il cammino della fede e della conversione, consiste semplicemente nell’accogliere questa certezza e nel seguire Gesù senza condizioni. La tiepidezza non è tolleranza, e l’esitazione non ha ragione di esistere. Gesù sprona ogni uomo a rimettere tutto in questione.

// Al proclama di Gesù, seguì il gesto della chiamata dei primi discepoli: “vide…e li chiamò”..

La risposta dei primi discepoli: Andrea, Simone,Giacomo e Giovanni, fu: “subito..lo seguirono”..

Qual è la nostra risposta nel seguire Cristo Gesù?..

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