Aug 04, 2020 Last Updated 10:00 PM, Aug 2, 2020

 “ E i due discepoli, seguirono Gesù ”.

Con questa Domenica, inizia il tempo ordinario. Dopo le luci del Natale, riprende la vita di tutti i giorni e la Parola di Dio odierna, ci invita a riscoprire ciò che è veramente essenziale: seguire Gesù.        Perciò il tema emergente di oggi, è quello della “chiamata”; un’ottima sollecitazione per considerare la nostra chiamata nella Chiesa. Infatti la prima lettura racconta la chiamata di Samuele; la sua vocazione diventa il modello delle chiamate che ritroviamo anche nel Vangelo. C’è un incontro con Dio, una proposta, una richiesta di disponibilità e un consenso. Nel Vangelo anche i primi discepoli vivono questa esperienza. Accettare l’offerta di Gesù vuol dire seguirlo, diventare discepoli, fermarsi con lui, camminare al suo fianco, vivere insieme a Cristo. Siamo tutti chiamati a diventare il “corpo di Cristo”, una comunità composta di membra vive, unite a lui e fra loro per una medesima vita. Seguire Gesù vuol dire diventare Chiesa e nella Chiesa scopriamo la nostra vocazione: dono di noi stessi in risposta alla chiamata divina.

/ L’”eccomi” biblico di Samuele ci richiama l’”eccomi” che parte da Abramo e giungerà alla sua pienezza in quell’”eccomi” di Maria a Nazareth, che ha cambiato il corso della storia. Ricordiamo però che il capitolo della chiamata di Samuele, era iniziato con una battuta amara:”la parola del Signore era in quei giorni rara…”. Normalmente la Parola è rara quando abbondano le parole. Il terreno silenzioso e fertile di Samuele, ha dato spazio a Dio. Samuele era un giovanetto nato come dono di Dio, da una donna sterile: Anna, ed è prescelto da Dio. Ancora bambino è stato consacrato dalla madre al servizio di Dio, abita perciò nel Tempio, ed è qui che Dio gli parla, come ha parlato ai profeti. Il momento vertice del “parlare” di Dio avrà come risposta la pienezza dell’ascolto: la Vergine Maria si proclamerà “serva del Signore”, completamente consegnata al progetto di Dio.

/ L’evangelista Giovanni nel Vangelo ci presenta il primo incontro di Gesù con coloro che inizieranno il “collegio apostolico” e la Chiesa. La chiamata dei discepoli, il seguire e cercare Gesù, comporta: l’andare da lui, vedere dove abita, fermarsi con lui e vedere la sua gloria.

/ Le scene di chiamate sono tra le pagine più vive ed impressionanti della Bibbia. Ci rivelano Dio nella sua maestà e nel suo mistero, e l’uomo in tutta la sua verità, nella sua paura, nella sua possibilità di resistenza e di accettazione. Ogni uomo, per il fatto stesso di essere al mondo, è in stato di “vocazione”. Dio lo chiama all’esistenza per un suo particolare progetto di amore. La vocazione, infatti, come l’esistenza, è sempre una chiamata personale. Dio non costruisce gli uomini in serie, non usa lo stesso stampo per due persone, ma parla a ciascuno personalmente. Inoltre la chiamata di Dio è sempre legata ad una missione e ad un servizio ai fratelli. Il chiamato è uno che collabora con Dio nella realizzazione del grande progetto di salvezza che Dio ha nei riguardi del mondo. La Chiesa, nuovo popolo di Dio, è un popolo di “chiamati” a capo del quale c’è Gesù Cristo.

/ “Che cercate”? E’ la prima parola di Gesù nel Vangelo di Giovanni. Sarà anche una delle ultime di Gesù risorto, alla Maddalena: ”chi cerchi”?(Gv.20,15). Ma c’è anche il “chi cercate” alla turba guidata da Giuda nell’orto degli ulivi(Gv.18,4-7).

Ogni vocazione deve coniugare questi verbi: cercare, andare, vedere, fermarsi. Naturalmente l’oggetto è sempre “Lui”, il Cristo.

/ “Rabbì (maestro) dove abiti? Quel “dove” per Giovanni, indica il “mistero” dell’esistenza di Gesù. C’è un misterioso“dove” che percorre il Vangelo di Giovanni e lo troviamo quasi in tutti i capitoli. Gesù abita nel seno del Padre e vuole che nella famiglia del Padre, ci siano anche i suoi discepoli.

/ Gesù non risponde al “dove” abitasse, ma dice soltanto:”venite e vedrete”. Andarono dunque e si fermarono presso di lui tutto quel giorno. Dove andarono e cosa udissero da Gesù, non lo sappiamo; sappiamo però che decisero di rimanere con lui tutta la vita.

/ Non si accontentarono di restare con lui da soli e di tenere per sé la chiamata: Andrea corse a dirlo al fratello Simone; Filippo chiamò Natanaele; e anche Giovanni probabilmente corse a dirlo al fratello Giacomo. Questi uomini divennero amici di Gesù e lo seguirono fino alla morte, dopo di aver abbandonato ogni cosa.

/ Nella vita di ogni uomo c’è un giorno, un’ora che lascia un ricordo indimenticabile, nell’incontrare qualcuno. “Erano circa le 4 del pomeriggio”, ricorda Giovanni, quando incontrarono Gesù. Un incontro che segnò una svolta nella loro vita: la chiamata personale da parte di Dio per la missione particolare. L’incontro con Gesù avvenne nell’andare a vedere e nel lasciarsi vedere! Dio fa le sue scelte, senza badare a doti e qualità personali, anzi spesso sceglie paradossalmente i deboli, i poveri, “gli ignoranti del mondo per confondere i sapienti”(1Cor.1,27).

Talvolta egli chiama in modo impetuoso, quasi violento, come Saulo di Tarso; a volte in forma semplice e suadente, come Samuele e i primi discepoli di Gesù. Il più delle volte, Dio, per chiamare una persona, si serve della mediazione umana di altre persone. Condurre a Cristo è la missione di ogni cristiano che voglia lavorare al servizio del Regno di Dio. Questa missione così urgente oggi per la mancanza di vocazioni, richiede una testimonianza viva di avere “incontrato” Cristo Gesù.

/ Notiamo nel Vangelo di oggi, che dei due primi discepoli che seguirono Gesù, viene menzionato soltanto Andrea. Non è difficile indovinare che l’altro, non nominato, sia il “discepolo che Gesù amava”, cioè Giovanni, autore del Vangelo. Tuttavia sotto il suo “anonimato”, potrebbe anche esserci ciascuno di noi.., chiamati a scoprire il nome che l’amore di Cristo ci riserva per l’eternità. Guai a dire:”non lo conosco”, perché in questo caso, anche Gesù alla fine sarà costretto a dire di noi: anch’io “non vi conosco”(Mt.25,12). La qualifica dei discepoli di Gesù, è quella di essere “discepoli-testimoni” fino alla morte. S. Ignazio di Antiochia, discepolo-martire di Cristo, ha scritto:”E’ meglio essere cristiano senza dirlo, che dirlo senza esserlo”. La nostra vocazione di cristiani, ha avuto il suo inizio nel Battesimo, completata con la Confermazione e perfezionata con l’Eucaristia. Si tratta di assumerci le proprie responsabilità e impegni nella comunità cristiana, e non dire:”ci penseranno gli altri!”..Spesso concediamo volentieri la delega agli altri perché si impegnino al nostro posto. Ai Missionari l’evangelizzazione: alle Suore l’esercizio della carità verso i poveri: alle Monache di clausura, di sostituirci nella preghiera: ai Volontari, di mettersi al servizio degli altri…tutti a nome nostro!Insomma viviamo il Vangelo “per supplenza”! col rischio di dire:”armiamoci e partite”! Quando Cristo chiama, pensiamo che sia affare di preti, frati e monache, mentre i più restano comodamente nelle retrovie. Non così la pensavano i laici santi: il carabiniere Salvo D’Acquisto, l’avvocato Bartolo Longo, il dottore Luigi Moscati, il sindaco La Pira, la coppia Beltrami Q. ecc. Tutti laici ben radicati nella fede cristiana.

/ Nessuno esiste per caso: non si nasce né si vive per caso. Come cristiani dobbiamo convincerci che siamo stati chiamati ad essere qualcuno per fare qualcosa. Io, tu, noi tutti, occupiamo un posto nei piani di Dio, un posto occupato da nessun altro. Dio mi ha affidato un lavoro che non ha affidato ad un altro. Se rifiuto, il lavoro resta non fatto a mio svantaggio!

Ripetiamo col Salmo 39:”Ecco, io vengo, Signore, per fare la tua volontà”.

/ Gesù non ci lascia soli in questo arduo compito di essere suoi discepoli e suoi testimoni.

Nel sacramento dell’Eucaristia che stiamo celebrando, Gesù viene a stare con noi e a sostenerci con il suo Corpo e il suo Sangue. Già ora egli si cinge per servirci alla sua mensa. Il Maestro è qui!..  

 

 

 

 

 

 “ Gesù insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi”.

 Gesù, quel bambino che abbiamo contemplato nella grotta di Betlemme; quell’uomo che Giovanni Battista ha battezzato nel Giordano e che ha annunziato la venuta del Regno di Dio, costui è il vero “profeta” annunziato da Mosè al suo popolo. Il Signore disse a Mosè: ”Io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io gli comanderò” (Deut. /

I lettura). Dio si serve di “tramiti”, e il suo tramite principale è il suo profeta, cioè colui che parla in suo nome, uno che offre il suo servizio perché Dio si metta in comunicazione con il suo popolo. Così Dio promise al suo popolo un profeta che sarà il mediatore della sua parola: trasmetterà integro e autentico il messaggio di Dio.

Ora in Mosè abbiamo il tipo perfetto del profeta; ma il “profeta” che gli Ebrei aspettavano, si realizzerà pienamente in Gesù Cristo, come fu predetto, il quale “insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi”.

A/ Pertanto s. Marco, all’inizio del suo Vangelo, ci ha già mostrato il discorso programmatico di Gesù e il tema di fondo delle sue predicazioni; ora, dopo di aver chiamato i primi discepoli, ecco Gesù a Cafarnao, centro che ha scelto, per la sua parola e per le sue azioni. A Cafarnao Gesù prese parte ad una delle adunanze che si tenevano ogni sabato nella Sinagoga: e come ogni “buon ebreo”, Gesù si recava e prendeva la parola quando gli si presentava l’occasione. Nella Sinagoga, dopo la catechesi della legge impartita da uno scriba, era consuetudine che dopo la lettura di un brano della Scrittura, qualcuno dei presenti, o invitato dal presidente dell’assemblea o spontaneamente, tenesse un commento illustrativo del testo letto. Probabilmente Gesù si sarà prestato, in questa occasione, per leggere il brano profetico e commentandolo, provocò stupore e ammirazione negli ascoltatori, come fa notare anche Luca nel suo Vangelo(Lc. 4,14..).

/ Notiamo che Gesù nel suo insegnamento, non seguiva il metodo dei rabbini, i quali per lo più si limitavano a ripetere quanto avevano appreso dai loro maestri, senza nulla aggiungere e nulla togliere, rifugiandosi sotto la tradizione e autorità degli antichi. Gesù invece, in simili circostanze, stranamente non si appellava all’autorità di una tradizione ma unicamente alla sua personale autorità, come chi è in grado di dire le cose perché le conosce da se stesso con sicurezza, prendendo posizione anche contro le interpretazioni più accreditate della legge. “Avete inteso che fu detto… ma io vi dico..”. L’autorità di Gesù si fondava in modo particolare nella sua consapevolezza di essere il “vero profeta” predetto, di essere il Figlio di Dio e suo inviato. Pertanto questo fatto non poteva sfuggire all’attenzione degli ascoltatori che ne rimasero stupìti: la gente constatò che Gesù insegnava con autorità e che la sua dottrina era nuova, a confronto con quella degli scribi.

B/ La liberazione dell’indemoniato nella Sinagoga(primo miracolo riferito da s. Marco), è un segno evidente che per la presenza di Cristo, il potere del Male è ridotto all’impotenza, e questo non può che suscitare la reazione dei presenti di fronte al miracolo: “Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono!”. Chi è dunque quest’uomo? Tuttavia il popolo non riuscì ad intravedere dietro questa novità, il mistero che si celava in Cristo, né come Messia né come Figlio di Dio.

/ Meditando ora sulla guarigione dell’indemoniato, notiamo come Gesù elimina il male e reintegra l’individuo nella comunità. Inoltre il miracolo di Gesù nel liberare l’uomo dallo spirito immondo, ci fa vedere in Gesù l’uomo nuovo, in contrasto con il nostro mondo dominato dalla miseria, dalla malattia, dalla cattiveria e dalla morte. L’autorità che egli esercita è il potere di liberare l’uomo da tutte le schiavitù, compreso il peccato. E’ dunque un potere divino, quello che si manifesta anche nel suo insegnamento. Il demonio rappresenta tutte le forze del male, della distruzione, della morte. Ma Gesù trionfa su queste miserie umane, perché Lui è la Vita, e le sue parole sono parole di vita eterna.

/ La Parola di Dio è come l’anima nel corpo, è cibo dell’anima, è pane che nutre, è fuoco che riscalda, è luce che illumina, è latte, è miele, è oro, è specchio, è spada, è seme che aspetta di portare frutto.

/ Pertanto questo dato della forza della parola di Cristo, corregge una certa tendenza, quella cioè di mettere il diavolo al centro, nelle guarigioni di indemoniati da parte di Gesù.

Il centro non è il diavolo; il diavolo è un elemento marginale; mettere il diavolo al centro è una visione “pagana”, non cristiana. Al centro c’è Dio, c’è Cristo, è Lui il liberatore dal male; al centro c’è il suo Vangelo, la sua parola efficace.

/ C’è poi un altro elemento altrettanto importante ed è la professione di fede che il demonio fa con quella dichiarazione, tu sei “il Santo di Dio”, cioè, Tu sei il trascendente, sei il mistero per eccellenza. Nel linguaggio biblico, il Santo di Dio è per eccellenza il “mistero”. Anche il male riconosce Gesù, è conquistato, anzi è schiacciato dalla parola evangelica. Il “gridare forte” del diavolo nell’uscire dall’uomo posseduto, rappresenta il grido di morte del demonio!.

In questa liberazione demoniaca abbiamo la celebrazione della signoria di Cristo sul Male con la M maiuscola, sul Maligno, su Satana, sulla sua presenza misteriosa ed oscura. Certo questa presenza non è centrale: non insegniamo il primato del male, insegniamo il primato di Dio, di Cristo e della salvezza. Però è sempre una presenza inquietante che perturba la storia e la libertà dell’uomo: è una misteriosa ombra di Dio.

/ Il card. Ratzinger, prima di essere Papa Benedetto XVI, aveva scritto in un suo saggio: “Il diavolo è una persona al modo della non-persona”. Cioè Satana è la menzogna della persona, l’antipersona per eccellenza, è la deformazione della persona. Lutero diceva: “è la scimmiottatura di Dio e dell’uomo”. Ci sono delle persone molto “devote” del diavolo, molto preoccupate del demonio e poco devote di Gesù Cristo. Sanno molto di più del diavolo, di cui si sa pochissimo nell’interno della Bibbia, e sanno molto poco di Cristo!

// S. Agostino: “Qual è la strada sulla quale dobbiamo correre? Cristo disse: ”Io sono la via”. Qual è la patria verso la quale corriamo? Cristo disse: “Io sono la verità”(Gv.14,6). Noi corriamo sulla strada che è Lui, corriamo alla meta che è Lui, ed in Lui troviamo il nostro riposo. Questo significa credere che Gesù è il Cristo”.

“ Gesù guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demoni ”. Mc.1,29-39

Il brano evangelico odierno, è ritenuto come il resoconto fedele – raccolto da s. Marco, dalla viva voce di Pietro, in casa del quale i fatti , in parte si svolsero - di una giornata tipica di Gesù, durante il suo primo ministero in Galilea. E’ il primo incontro del Signore, con la miseria e la sofferenza umana: praticamente la giornata di Gesù consisteva in un intreccio tra cura dei malati, preghiera e predicazione del Regno. Potremmo dire che il Vangelo ci parla di “evangelizzazione e di promozione umana”, che è quello che fa la Chiesa missionaria. Gesù cura gli infermi, e, insieme, predica il Regno; moltiplica il pane materiale e promette il pane spirituale(cfr. Gv.6); promuove evangelizzando ed evangelizza promuovendo. La salvezza dalla malattia e dalla fame è premessa e segno della salvezza più profonda e totale che si realizza nel credere al Vangelo.

Cristo, e Lui  soltanto, può fare l’uomo “sano e salvo”.

Riflettiamo ora sui dettagli della giornata di Gesù.

  1. “Gesù, uscito dalla sinagoga, si recò in casa di Simone..”. Gesù esce dalla sinagoga, cioè dalle strutture dell’AT., ed entra nella casa di Simone, cioè inizia il NT., la sua Chiesa. Dalla Legge(AT), alla Grazia(NT). A Cafarnao Pietro si era trasferito da Bethsaida, insieme alla moglie, la suocera e il fratello Andrea. La sua casa diventerà la dimora di Gesù, che vi si trasferisce da Nazareth, e questa casa-dimora diventa il centro di irraggiamento dell’attività missionaria di Gesù in Galilea. Di lì parte e lì ritorna: fuori di essa, sulla riva vicinissima del lago, insegna: in essa spiega le parabole e compie alcuni miracoli.
  1. Gesù guarisce la suocera di Simone. Gesù trova la suocera di Simone a letto con la febbre,(col “fuoco nelle ossa”, dice il testo originale greco) e subito la guarì.

Ora questa guarigione è carica di significati teologici. Gesù esercita la sua carità. La malattia è simbolo del peccato e Gesù è venuto per sconfiggere il peccato e la morte, e allora si “accosta” all’ammalata, la “sollevò prendendola per mano”- questo è il verbo usato per indicare la “risurrezione”. In questa scena Marco sembra abbia voluto suggerire l’azione salvifica di Cristo che risuscita quanti si affidano a Lui. Inoltre Marco vuol dirci che l’ammalata non può muoversi, perché il peccatore è vittima del peccato. Gesù dona la nuova vita, non come fine a se stesso, ma perché possiamo aiutare gli altri. Guariti da Cristo, serviamo i fratelli. Ed è appunto quanto fece la suocera di Pietro, una volta guarita: “essa si mise a servirli”. Questo “servizio” indica la sequela del discepolo per il servizio(diaconia): essere cioè membra attive nella comunità ecclesiale.

  1. “Tutta la città era riunita davanti alla porta”. Ciò che avviene nella casa di Pietro, trabocca all’esterno: l’azione di Gesù ha inizio nella casa di Pietro( = la Chiesa) e si deve estendere a tutto il mondo. La Chiesa si apre al mondo, non è un ghetto, ma spalanca le porte a tutti.
  1. “Al mattino Gesù si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava”. Spesso Gesù si ritirava in solitudine per pregare, cercava l’intimità col Padre celeste. Gesù era disponibile per gli uomini, perché era in costante unione con Dio Padre.

La preghiera ci mette in comunione con Dio e ci permette di vedere gli altri come Dio li vede: un servizio di amore, come la preghiera di Gesù.

  1. “Tutti ti cercano…Andiamocene altrove..perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto”! Gesù veniva cercato per continuare a fare miracoli e risolvere problemi economici e sociali. Ma questo non era il suo scopo, Gesù non voleva entrare nella categoria dei taumaturghi. Egli è venuto per tutti e non può essere prigioniero di nessuno. Le guarigioni del corpo operate da Gesù, miravano alla guarigione dell’anima e spingeva il guarito a servire il Signore nei fratelli. Gesù rifiuta di fare miracoli per farsi vedere “grande” davanti alla gente: non vuole sostituirsi a noi, ma ci invoglia a fare il bene, come Lui ha fatto. Le opere di Gesù ci dicono “chi egli sia e che cosa vuole”. E’ un Gesù che consola l’uomo, che assume tutto il carico di debolezza e di sofferenza che lo coglie nella sua interezza.

Cercare il Signore solo per ottenere miracoli e favori, non è fede! Tanti cristiani sono devoti di certi Santi( P. Pio, s.Antonio), non tanto per imitare la loro santità, ma per fini egoistici e ottenere miracoli e grazie! I “miracolati” di Gesù sono fatti “risorgere”, di nuovo si alzano in piedi, ma per incamminarsi sulla strada del servizio a favore di tutti i bisognosi.

 / Gesù dopo la moltiplicazione dei pani, disse: “Voi mi cercate perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Procuratevi il cibo che dura per la vita eterna”(Gv.6,26-27).

“Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose, vi saranno date in aggiunta”(Mt. 6,33).

 / Il ministero di Gesù era prima di tutto quello di annunciare la Parola di Dio. Quando poi Gesù si rese conto che la gente, i malati, non vedevano in lui altro che un uomo capace di compiere prodigi, allora si allontanava, rifugiandosi nella solitudine e nella preghiera, alla ricerca del vero significato della propria missione, e della volontà del Padre.

 /  ”Guai a me se non predicassi il Vangelo”! (II lettura) è il grido e l’assillo dell’Apostolo Paolo: la vita per lui sarebbe senza senso; è un impellente bisogno di fedeltà a Cristo, nell’annunciare e nel diffondere la salvezza.

Dalla Parola di Dio e non dai miracoli dobbiamo lasciarci convertire e seguire il Signore.

 “La vita è un soffio e un duro lavoro”, ci ricorda Giobbe(I lettura), perciò gestiamo bene la vita, e diciamo con A. Manzoni :”La vita non è già destinata ad essere un peso per molti, e una festa per alcuni, ma per tutti un impiego, del quale ognuno renderà conto”( Promessi sposi, c.22). Ed è vero quanto dice ancora lo stesso autore: “ Dio non turba mai la gioia dei suoi figli, se non per dare loro una gioia più certa e più grande”.

/ L’Eucaristia che stiamo celebrando, ci offre simultaneamente la comunione con Dio e con i fratelli.

/ Maria SS., la prima missionaria che portò Gesù in grembo a Elisabetta e poi ai pastori, ai Magi e in Egitto, ci aiuti ad essere testimoni di Cristo nella nostra vita.

 // Ecco lo schema riassuntivo di una giornata tipica di Gesù, secondo Marco, 1,29-39:

  • Gesù insegna nella Sinagoga di Cafarnao.
  • In casa di Pietro guarisce la suocera.
  • Alla sera guarisce i malati e scaccia i demòni.
  • Riposa un poco.
  • Al mattino presto, prega.
  • Pietro è sulle sue tracce.

Gesù andò altrove predicando e scacciando i demòni.

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