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Il papà e la mamma di Santa Teresa del Bambino Gesù saranno presto canonizzati. Papa Francesco, molto devoto di Santa Teresina, ha ricevuto oggi il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, autorizzando il dicastero a promulgare il decreto che riconosce un miracolo attribuito all'intercessione dei Beati Louis Martin e Zélie Guérin, genitori della Santa di Lisieux. Il servizio di Sergio Centofanti

Volevano entrambi entrare in monastero: ma Dio ha avuto per loro progetti diversi. Lui non è stato accettato perché non riusciva proprio ad imparare il latino, lei perché rifiutata dalla superiora del convento. Si sono incontrati nell’aprile del 1858 lungo un ponte ad Alençon, nella Bassa Normandia, e si sono innamorati a prima vista. Luigi è orologiaio, Zélie ha un negozio di merletti. Si sposano presto e arrivano nove figli: quattro muoiono in tenera età. La loro vita è semplice: lavorare e stare insieme con gioia. Al centro c’è la fede: Messa quotidiana, preghiera in famiglia, Confessione, adorazioni notturne. Luigi dice: “Messer Dio è il primo ad esser servito”.

L’amore tra i due sposi è forte e delicato. Luigi, in viaggio di lavoro, scrive alla moglie: “Il tempo mi sembra lungo e non vedo l’ora di essere vicino a te”. Si definisce “marito e vero amico” di Zélie che a sua volta diceva: “Mio marito è un sant’uomo. Ne auguro uno simile a tutte le donne. Io sono sempre felicissima con lui: mi rende la vita molto serena … è per me un consolatore ed un sostegno”.

Educano i figli a condividere con i più poveri: li invitano a casa, pranzano con loro, gli regalano vestiti e scarpe. Un giorno Luigi incontra per strada un povero, lo ospita, mangiano insieme. Poi, prima che se ne vada, gli chiede la benedizione. Il papà per primo si inginocchia davanti al povero che benedice tutta la famiglia.

Teresa è l’ultima dei nove figli: afferma di essere “figlia di santi”. “Il Signore - dice - mi ha dato due genitori più degni del cielo che della terra”. Ricorda di aver imparato la spiritualità della “piccola via” sulle ginocchia della mamma. Alle consorelle confida: “Non avevo che da guardare mio papà per sapere come pregano i santi”. 

Una famiglia educata all’amore di Dio sopra ogni altra cosa. Questa era la vita domestica creata dai genitori di Santa Teresa del Bambino Gesù, i Beati Louis Martin e Zélie Guérin, che saranno presto canonizzati dopo il riconoscimento di un secondo miracolo a loro attribuito. Ma cosa questa Canonizzazione di coppia dice al mondo di oggi? Gabriella Ceraso lo ha chiesto al postulatore, padre Antonio Sangalli

– Io ho di esperienza del fatto che tantissime famiglie cristiane si identificano molto nella coppia Lugi e Zelia Martin, come anche in quella dei Quattrocchi: vedono una santità vivibile nella famiglia, fra le mura domestiche. Questa è la grande novità: trovare marito e moglie che insieme hanno raggiunto la perfezione evangelica, hanno vissuto con grado eroico le virtù coniugali con un’unica aureola, per tutti e due.

– Qual è stato il loro segreto, di marito e moglie, di genitori, di credenti?

– È stato quello di aver messo Dio al primo posto della loro vita. E hanno educato i figli nel valore della presenza di Dio e che Dio bisognava servirlo al primo posto. Mamma Zelia aveva inventato la preghierina: “Mio Dio, ti offro il mio cuore: prendilo se vuoi, fai in modo che nessuna creatura lo possa possedere, ma solo tu, mio buon Gesù”. Questa famiglia, questa mamma, insegnava ai figli e gli diceva: “Voi non siete miei. Il vostro cuore non appartiene al papà e alla mamma, il vostro cuore è di qualcun altro”. Loro erano i custodi di questa realtà e li hanno educati tutti. Anche le figlie maggiori, dopo la morte della mamma, prenderanno a cuore tutta l’educazione ricevuta ed educheranno insieme al papà, che era rimasto vedovo, le altre figlie, tra cui Teresa. Questa è un’altra caratteristica molto attuale e poco vissuta: cioè che tutta la famiglia è coinvolta nella vita di fede, di speranza e di carità.

– E anche la stessa Santa Teresa diceva di essere stata figlia di Santi…

– Diceva: “Mi basta guardare il volto del mio papà per capire come pregano i Santi”. Anche della mamma, fino a quattro anni e mezzo, ha avuto dei bellissimi ricordi, ma poi, fino all’entrata al Carmelo, il vero formatore di Teresa in casa, oltre alle sorelle maggiori, era stato il papà. C’era un rapporto di grande trasparenza tra i due, di grande affetto, ma distaccato, proprio perché la bambina, il papà, la mamma tra di loro, non si appartenevano: appartenevano a un altro, il cuore era di un altro. Il compimento non l’attendevano che da Dio.

– Quindi un ambiente del tutto speciale…

– Quello che Luigi e Zelia hanno saputo costruire in casa. Non bisogna pensare che fosse una chiesa, la loro casa. Vi erano le passeggiate, il papà amava il biliardo, andava a pesca, ha viaggiato fino a Costantinopoli: questo per dire che non era un bigotto… E’ un grosso atteggiamento di responsabilità che hanno avuto tutti e due nei confronti dei figli. Li hanno educati non a diventar monache, ma – che si sposassero o meno – a che il loro cuore non appartenesse a loro: era da offrire a Gesù.

– Il Decreto riconosce un miracolo, un miracolo attribuito alla loro intercessione: lei può dirci qual è questo miracolo?

– Si tratta della guarigione di una bambina prematura, affetta da una gravissima emorragia cerebrale, con altre complicazioni. I genitori disperati pensavano ormai di dover celebrare un funerale. E invece, a un certo punto, su suggerimento di alcune monache di clausura, incominciano una novena ai genitori di Santa Teresa, insieme ad altre persone. E avviene l’imprevedibile: questa emorragia non ha lasciato nessuna sequela, né lieve né grave. Ormai sono passati oltre cinque anni, i medici hanno dichiarato inspiegabile la guarigione di questa bambina. E l’intercessione, i teologi l’hanno attribuita esclusivamente ai coniugi Luigi e Zelia Martin.

 

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DaCasaMadre - Aprile 2015

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  Veglia di Quaresima

Lettore:   Il Getsèmani è il luogo della solitudine, dello smarrimento, dell’angoscia che fa sudare sangue… ma è anche il luogo del silenzio e della preghiera. Gesù si rifugia nella solitudine e vive l’intima comunione con il Padre. Quando Gesù si ritira nel Getsèmani è consapevole dell’epilogo doloroso della sua vita, ma dopo lo smarrimento non perde l’occasione di stabilire il programma della sua vita: non penserà a sé, si fa obbediente, ascoltatore della parola e della volontà del Padre. Siamo qui per vegliare insieme a Gesù nell’orto degli Ulivi. Per vivere con lui l’Ora Santa, quel tempo in cui Gesù ha vissuto in stretta comunione con il Padre prima di essere arrestato.

Rivivremo le sue sensazioni, ripeteremo i suoi gesti, entreremo con lui nel profondo della sua preghiera.

Guida:      Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo

Tutti:        Amen

 dal Vangelo di Marco   (Lettura a più voci C narratore Gesù)

C Giunsero a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli:

«Sedetevi qui, mentre io prego».

C Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Disse loro:

«La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate».

C Poi, andato un po’ innanzi, cadde a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse via da lui quell’ora. E diceva:

«Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu».

C Poi venne, li trovò addormentati e disse a Pietro:

«Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare una sola ora? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole».

C Si allontanò di nuovo e pregò dicendo le stesse parole. Poi venne di nuovo e li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti, e non sapevano che cosa rispondergli. Venne per la terza volta e disse loro:

«Dormite pure e riposatevi! Basta! È venuta l’ora: ecco, il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».

 

Guida:      Entriamo quindi in quell’ora. Stiamo con Gesù nell’Orto degli Ulivi. Impariamo da Lui la preghiera, confrontiamo le nostre paure con le sue, scopriamo cosa vuol dire mettere la propria vita nelle mani di Dio e accettare la sua volontà, fino in fondo.

 Canone: RESTATE CON ME

 State qui, vegliate con me.

State e pregate. State e vegliate.

LA PREGHIERA – “Abbà! Padre!”

Lettore:   C’è un momento per fermarsi, cercare e ritrovare se stessi! Un momento per liberarci dalla schiavitù del quotidiano e dalle cose che spesso ci opprimono. Un momento per porsi delle domande… Ritrovare la passione per le cose che si vedono e leggerle nella prospettiva del Mistero di Dio. Un momento per ripartire da noi per arrivare a Dio. Siamo qui davanti a Te Signore, per fare una nuova esperienza di Te; ancora una volta in questo momento di preghiera allargherai il nostro cuore e parlerai ad ognuno di noi. In questo tempo di conversione vogliamo riconciliarci con Te e con noi stessi, facendo pace dentro di noi, e rispondendo all’invito che hai fatto ai discepoli. E noi, ci affidiamo completamente a Lui nella preghiera?

 (dopo un breve momento di silenzio)

Lettore:   La preghiera è dialogo con Dio. È mettere tutto noi stessi, la nostra intera vita di fronte a Lui. La preghiera è una relazione di affetto. Tra due persone. Tra noi e Dio. Dio ci viene a cercare. Apriamogli le porte del nostro cuore. Lasciamoci trovare. Lasciamoci amare. La preghiera è anche ascolto della Sua voce. Raccogliamoci quindi in un profondo silenzio e nella posizione e nello spazio che a noi sembra quello più giusto per ascoltare e parlare con Dio. Restiamo lì in sua compagnia fino alla fine di questa veglia.

Tempo per la preghiera personale

 Preghiera (tutti insieme)

Donaci Signore parole giuste:
quando non sappiamo cosa dirti,
quando non sappiamo come parlare con te,
quando non osiamo aprire bocca.

Donaci Signore parole vere:
quando non riusciamo a vederti con occhi autentici,
quando non riusciamo a conoscerti,
quando non riusciamo a fare luce.

Donaci Signore parole buone:
quando sentiamo dentro un silenzio arrogante;
quando ti guardiamo con rancore;
quando parliamo male di te e degli altri.

Donaci Signore le tue parole:
quando non sappiamo come pregare.

Canto: SO CHE TU SEI IL MIO SIGNOR

 Il volto tuo risplende in me, so che Tu sei il mio Signor.
Mi illumini, mi liberi, so che Tu sei il mio Signor.

 Rit.   Se intorno a me vedrò che tutto crolla, io starò
fra le tue mani nel tuo amor, so che Tu sei il mio Signor. (2 v.)

 Mia forza sei, mia gioia o Dio, so che Tu sei il mio Signor.
Mi salverai, confido in Te, so che Tu sei il mio Signor.

Rit.   Se intorno a me vedrò che tutto crolla, io starò
fra le tue mani nel tuo amor, so che Tu sei il mio Signor. (3 v.)
fra le tue mani io starò, so che Tu sei il mio Signor. (2 v.)
so che Tu sei il mio Signor.

 TRISTEZZA, PAURA, ANGOSCIA – “La mia anima è triste fino alla morte”

Lettore:   Dio ci pone di fronte alle domande che assillano la nostra vita… Ci chiede di scegliere, a volte anche la via più difficile, quella che passa dalla Croce e, realizzando l’intima comunione con Lui, ci chiede di incamminarci sulla via della speranza.

Chiediamo al Padre di aiutarci a scoprire le nostre più intime paure. Solo insieme a Dio avremo il coraggio di andare nel profondo di noi stessi per essere sinceri.

Quali sono le mie paure?
Quando ho provato sconforto?
In quali situazioni mi sono sentito solo?
Sono riuscito ad avvertire la presenza di Dio in questi momenti?
Anche se non l’ho avvertita, ho avuto fiducia in Lui?

Guida:      Scriviamo le nostre paure, le nostre difficoltà, le nostre fatiche, sul foglio che ci è stato consegnato.

 Salmo 37 (a cori alterni uomini e donne)

Signore, non punirmi nella tua collera,
non castigarmi nel tuo furore.

 Le tue frecce mi hanno trafitto,
la tua mano mi schiaccia.

Per il tuo sdegno, nella mia carne non c'è nulla di sano,
nulla è intatto nelle mie ossa per il mio peccato.

Le mie colpe hanno superato il mio capo,
sono un carico per me troppo pesante.

Fetide e purulente sono le mie piaghe
a causa della mia stoltezza.

Sono tutto curvo e accasciato,
triste mi aggiro tutto il giorno.

Sono tutti infiammati i miei fianchi,
nella mia carne non c'è più nulla di sano.

Sfinito e avvilito all'estremo,
ruggisco per il fremito del mio cuore.

Signore, è davanti a te ogni mio desiderio
e il mio gemito non ti è nascosto.

Palpita il mio cuore, le forze mi abbandonano,
non mi resta neppure la luce degli occhi.

I miei amici e i miei compagni
si scostano dalle mie piaghe,
i miei vicini stanno a distanza.

Tendono agguati quelli che attentano alla mia vita,
quelli che cercano la mia rovina tramano insidie
e tutto il giorno studiano inganni.

Io come un sordo non ascolto
e come un muto non apro la bocca;

sono come un uomo che non sente
e non vuole rispondere.

Perché io attendo te, Signore;
tu risponderai, Signore, mio Dio.

Avevo detto: “Non ridano di me!
Quando il mio piede vacilla,

non si facciano grandi su di me!”.

Ecco, io sto per cadere
e ho sempre dinanzi la mia pena.

Ecco, io confesso la mia colpa,
sono in ansia per il mio peccato.

I miei nemici sono vivi e forti,
troppi mi odiano senza motivo:

mi rendono male per bene,
mi accusano perché cerco il bene.

Non abbandonarmi, Signore,
Dio mio, da me non stare lontano;

vieni presto in mio aiuto,
Signore, mia salvezza.

 Canone: NADA TE TURBE

Nada te turbe, nada te espante
quien a Dios tiene, nada le falta.
Nada te turbe, nada te espante
solo Dios basta!

 

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DaCasaMadre - Marzo 2015

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