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Suor Meena Barwa, insieme a altre tre suore e a 16 donne cattoliche sono andate ieri in una prigione del Madya Pradesh per legare un “rakhi” al polso di diversi carcerati, una cerimonia simbolica che fa diventare “fratello e sorella”. Suor Meena ha legato il rakhi a “dieci fratelli”.

Suor Meena è una sopravvissuta a violenze e stupro durante il pogrom anticristiano nel Kandhamal (Orissa) nel 2008. Il rito celebrato è quello del Raksha Bandhan (in hindi: “il legame della protezione”). Esso è legato alla omonima festa indù - che cade oggi -  in cui si celebra il rapporto fra i fratelli e le sorelle. Durante la festa, le sorelle legano un rakhi (un “sacro laccio”) al polso del loro fratello. È divenuto comune anche celebrare ogni rapporto di amicizia fra uomo e donna, anche se i due non sono biologicamente legati.

Il gesto praticato ieri dalle suore e dai fedeli nella prigione è un modo per diffondere amicizia e dignità fra i detenuti.

Ad AsiaNews, suor Meena spiega: “Ero molto emozionata, e anche in pace. MI ha avvolto un senso di compassione verso queste persone. Essi sono esseri umani che hanno sbagliato e per questo sono incarcerati, ma anche loro hanno delle sorelle, anche loro hanno una famiglia”.

“Di solito noi disprezziamo questa gente in prigione e pensiamo che essi meritano la loro punizione. È raro che pensiamo di loro qualcosa di positivo”.

“È stata la prima volta per me. Io, altre tre suore e 16 donne siamo andate nella prigione e abbiamo legato il rakhi a 89 detenuti. Avevamo programmato la cosa in modo molto semplice: legare il rakhi, cantare due canzoni, segnare la loro fronte con la tipica polvere rossa e servire alcuni dolci.

Dopo aver ottenuto il permesso, siamo arrivate alla prigione verso le 11 del mattino. Era un giorno limpido e luminoso. I prigionieri che abbiamo visitato avevano un’età fra i 20 e i 50 anni.

Non appena abbiamo iniziato a cantare, gli uomini hanno cominciato a piangere e hanno pianto ancora di più mentre legavamo il rakhi. Mi sono commossa e il mio cuore era pieno di compassione e di amore. Molte di noi piangevano insieme a loro.

In passato ho avuto a che fare con prigionieri - dovevo identificare i miei accusatori - e in quell’occasione avevo timore che mi attaccassero. Questa volta sentivo che essi sono esseri umani come noi e hanno gli stessi nostri sentimenti. Ora comprendo di più che essi sono miei fratelli. Dopo la visita e il rakhi, essi sono presenti nella mia mente e penso alle loro famiglie, al loro futuro, alla possibilità di essere riaccettati nella famiglia e nella società. Molti di loro sono giovani… cosa sarà del loro futuro?”.

“Per me - conclude suore Meena - è stato come essere guariti dal violento trauma che ho sofferto 9 anni fa, in questo stesso mese. Una grande pace mi ha invaso”.

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Intervista di P. Ugo Pozzoli a Radio Blu.

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BIENNIO TEOLOGIA FONDAMENTALE

  • Mag 24, 2017
  • Pubblicato in Notizie

BIENNIO TEOLOGIA FONDAMENTALE

Indirizzo: Teologia dell’esperienza religiosa nel contesto del Mediterraneo

Coordinatrice del Biennio: Prof.ssa Giuseppina De Simone

Il Biennio si propone di offrire una formazione teologica che abiliti alla comprensione e all'annuncio della fede cristiana in dialogo con le culture, i popoli, le religioni. In questo modo, si intende anche rendere un servizio alle Chiese locali nella adeguata preparazione di operatori competenti nel campo del dialogo interreligioso e nella mediazione culturale della tradizione cristiana. In un tempo in cui si costruiscono muri e le religioni sono guardate con sospetto, vogliamo ripartire dall'esperienza religiosa come terreno di incontro e chiave di lettura del contesto in cui operiamo. Trova qui la sua motivazione anche il riferimento al Mediterraneo quale "frontiera": non semplicemente uno spazio geografico, ma un luogo cruciale per la comprensione della storia dell'umanità. Il Biennio vuole essere un laboratorio: uno spazio che mette insieme il rigore della ricerca e dell'approfondimento e la vivacità di un percorso vario e molteplice in cui imparare a pensare facendo esperienza. Di qui il taglio multidisciplinare, l'incontro con testimoni, storie e luoghi significativi, gli itinerari attraverso l'arte, il respiro internazionale. Si tratta di imparare a dare ragione della fede nel tempo del frammento e in un contesto sempre più plurale, nella convinzione che anche la teologia può contribuire alla costruzione di una "cultura dell'incontro".  

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