La Commissione ad gentes della Regione Europa (REU) si è incontrata a Torino nei giorni 27 - 31 maggio 2024, con lo scopo di valutare il cammino fatto e programmare gli incontri e le attività per il nuovo anno pastorale.

È una commissione creata per aiutare i missionari a riflettere, pensare e lavorare nei vari contesti della missione ad gentes che sono specificati dal Progetto Missionario Regionale del 2021 (PMR, 12):

  • La Chiesa Locale, in cui far crescere il seme della missione e con cui andare alle frontiere geografiche e antropologiche. Con il nostro stile e la nostra esperienza missionaria partecipiamo alla sua attività pastorale.
  • Le persone e gruppi “da consolare”. Sono i nostri poveri: migranti, rifugiati, senza tetto, persone sole …in situazione di emarginazione, anziani che hanno perso il senso della vita.
  • La cooperazione missionaria come interscambio fra i vari Continenti …: mani che aiutano progetti e iniziative in altri Continenti e rientrano ricche di spunti e materiale per qualificare la nostra animazione missionaria.

Alla luce di questi contesti, la Commissione ad gentes, ha il mandato di:

  • studiare la realtà e proporre alla Direzione Regionale “esperienze laboratorio di ad gentes nuove e innovative”
  • organizzare periodicamente incontri di formazione e progettazione sulla missione su tematiche specifiche come: mobilità umana, giovani, parrocchie e JPIC
  • stimolare i missionari alla riflessione e progettazione del lavoro in ambito parrocchiale e di pastorale giovanile e animazione missionaria, dialogo interreligioso e interculturale
  • organizzare un corso di inserimento per chi è destinato a lavorare in Europa (PMR 14).

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Commissione creata per aiutare i missionari a riflettere, pensare e lavorare nei vari contesti della missione ad gentes

La Commissione ad gentes è un laboratorio di pensiero e di azione, un volano della missione in Europa con un raggio di azione complesso, in territori diversificati che spaziano dalla Spagna, l’Italia e il Portogallo, includendo la Polonia e, dal novembre 2020, la parrocchia di San Luigi a Oujda in Marocco, totalmente dedicata ad accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e i rifugiati.

Per poter realizzare efficacemente il mandato, facilitare l’operatività e soprattutto qualificare le scelte e le iniziative dell’azione missionaria, all’interno della Commissione, si sono creati alcuni tavoli di lavoro, di riflessione sui vari contesti dell’ad gentes.

Nella fattispecie: i migranti e la mobilità umana, le parrocchie, la pastorale giovanile e l’animazione missionaria e poi c’è anche un tavolo che cura l’accompagnamento dei missionari giovani di tutta la Regione Europa.

I tavoli sono composti da missionari e, in alcuni, anche dai Laici Missionari della Consolata (LMC) il cui contributo è sempre molto arricchente e professionale. I tavoli lavorano autonomamente nella programmazione degli incontri e delle iniziative, facendo sempre riferimento al coordinatore della Commissione ad gentes.

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 Il cortile della parrocchia Maria Speranza Nostra, periferia Nord di Torino

Nella periferia di Torino

L’incontro di maggio si è svolto presso la parrocchia Maria Speranza Nostra, periferia Nord di Torino, nella cosiddetta Barriera di Milano dove i commercianti provenienti da Milano, nei secoli scorsi, si fermavano per pagare “la tassa” sui prodotti che portavano a Torino. La Barriera nel ventesimo secolo ha accolto ondate diverse di migranti, dal Sud Italia, poi dall’Est Europa e infine, in tempi recenti, dal Nord e Centro Africa. diventando così un crocevia di culture e popoli. Una periferia dal tessuto sociale molto fragile, caratterizzato da “solitudini”, disagio e marginalità.

La parrocchia, affidata ai missionari della Consolata nel 2013, ha trasformato il nome impegnativo che porta, in una visione pastorale: essere segno di speranza, accoglienza e convivenza pacifica per tutti senza distinzione. Dove la Consolazione è vissuta come riscatto e promessa di redenzione dalle difficoltà, pregiudizi e miseria. Da settembre dell’anno scorso, la Parrocchia è anche sede di una Comunità Apostolica Formativa (CAF) di cinque studenti di teologia provenienti da diversi Paesi e l’equipe formativa composta da padre Samuel Kibara Kabiru, formatore responsabile, padre Nicholas Muthoka Nyamasyo, parroco e il suo collaboratore padre Elmer Palaez Epitacio.

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Non ci poteva essere miglior posto per l’incontro della Commissione che è iniziato con una sessione con la Direzione Regionale per verificare insieme il mandato che il PMR ci ha consegnato.

La giornata di martedì 28 ha vissuto tre momenti importanti: il primo è stato di formazione, al Polo “Cultures and Mission” (CAM), con la partecipazione di un buon numero di nostri confratelli della comunità di Casa Madre. Il tema era sull’Europa, nostra terra di missione: “Quale futuro per l’Europa?”, quali scenari si potrebbero aprire dopo le elezioni per rinnovare il Parlamento europeo in programma 8-9 giugno. Il Prof. Luca Giordana, coordinatore dell’Associazione Per l’Incontro delle Culture in Europa (APICE) ha trattato il tema con competenza.

Il secondo momento, nel pomeriggio, quando la Commissione ad gentes si è presentata ai missionari della Casa Madre. Caratterizzato da fraternità e condivisione, un bel segnale di interessamento e di incoraggiamento per il lavoro della Commissione. Poi, rientrati in parrocchia, la celebrazione della Messa con la gente, e dopo cena incontro con alcuni rappresentanti di gruppi e associazioni della parrocchia.

Laici e consacrati che lavorano in alcuni ambiti della consolazione: il cortile della parrocchia che funge da Oratorio, ogni pomeriggio si riempie di “mondialità”: ragazzi e ragazze di “mille” paesi che giocano insieme e sono aiutati dai volontari con il doposcuola due giorni alla settimana; le famiglie più bisognose (circa 150), sono accolte e aiutate dai volontari del Centro di Ascolto e sempre nei locali della parrocchia, c’è il progetto di accoglienza di una ventina donne rifugiate fatta in collaborazione con il CISV, una Ong locale (acronimo per: Comunità, Impegno, Servizio, Volontariato). La missione si vive e si fa in vari modi, però sempre secondo il carisma della Consolazione vissuto e ispirato dal nostro “Santo” Padre Fondatore, Giuseppe Allamano.

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Prof. Luca Giordana: In quale modo dobbiamo essere missionari nell’ “Oggi” della missione?

Essere missionari nell’ “Oggi” della missione

La giornata di lavoro di Mercoledì 29 è stata introdotta da una riflessone biblica sulla nostra missione, alla luce dell’episodio di Gesù nella sinagoga di Nazareth (Luca 4:16-30): “oggi” questa scrittura si compie in ciascuno di noi. In quale modo dobbiamo essere missionari nell’ “Oggi” della missione? Come Gesù Re, Profeta e Sacerdote! (cfr. Preghiera dell’Unzione col Sacro Crisma nel rito battesimale).

Durante la giornata i diversi “tavoli”, si sono alternati nel presentare il rapporto sul cammino fatto e i punti della verifica. Ha iniziato il Tavolo Migranti e poi, nel pomeriggio, è toccato al tavolo dei Missionari Giovani e poi quello delle Parrocchie. Ogni Tavolo sta gradualmente prendendo coscienza dell’importanza del loro contributo per aiutare nella realizzazione della missione in Europa. Anche se le difficoltà non mancano, abbiamo valutato positivamente il lavoro fatto e per questo, abbiamo chiesto ai coordinatori di ringraziare tutti per la costanza di partecipare agli incontri e la serietà con cui hanno lavorato.

In serata, dopo la celebrazione della Santa Messa con i fedeli della parrocchia, abbiamo avuto un incontro con i nostri studenti della CAF, e con gli altri membri del team formativo: padre Samuel e padre Elmer. Molto importante far conoscere come si cerca di vivere concretamente la missione ad gentes in Europa. Abbiamo ribadito che come missionari dobbiamo sentirci sempre in formazione, alla sequela di Gesù Missionario del Padre. E quindi lasciarci formare anche dalla vita e dagli altri con cui viviamo.

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Giovedì 30 maggio, dopo la riflessione biblico-missionaria su Gesù “Profeta e Sacerdote”, abbiamo ascoltato la presentazione della verifica e valutazione di tavoli rimanenti, quello della Cooperazione Missionaria e poi, della Pastorale Giovanile e Animazione Vocazionale che ha condiviso le proposte fatte ai giovani e lo sforzo in atto per coordinarsi maggiormente a livello regionale.

Le sessioni di lavoro si sono concluse prima di pranzo con la programmazione del calendario degli incontri della Commissione per l’anno pastorale 2024-2025. Nel pomeriggio, per conoscere e imparare, abbiamo visitato l’Ufficio Pastorale Migranti, dell’Archidiocesi di Torino.

Molto interessante la condivisione di tutti i servizi che vengono offerti ai migranti, con la sottolineatura che non sono “casi”, ma persone da ascoltare, accompagnare e sostenere nel cammino di integrazione. “Ciliegina sulla torta” è stata la concelebrazione della Santa Messa nel “nostro” Santuario della Consolata (foto), offrendo nella Eucaristia il lavoro di queste giornate e quello dei diversi tavoli nei contesti della missione in Europa. Orgogliosi di essere figli del Rettore della Consolata che prossimamente sarà proclamato “San Giuseppe Allamano”.

Non è mancato il ringraziamento ai confratelli della Casa Madre per l’ospitalità, l’interessamento e l’accompagnamento con la preghiera. E anche alla comunità della Parrocchia Maria Speranza per lo spirito di Famiglia e il “sapore” della missione che abbiamo vissuto e percepito tutto intorno a noi.

* Commissione ad gentes della Regione Europa (REU).

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Il Santuario della Consolata a Torino

La situazione attuale dell’Istituto e del mondo ci invita a ritornare alle nostre radici, al nostro carisma. Da lì potremo ricevere quella linfa che alimenta e rivitalizza davvero il nostro essere missionari, il nostro modo di vivere la vita religiosa e la fraternità, per arrivare poi al nostro “modo di fare missione” oggi, in comunità multiculturali (XIV CG 21).

Condivido la mia esperienza delle due settimane trascorse in Messico, come messicano, come amuzgo (indigeno) e come guadalupano. Ordinato sacerdote nel 2021, lavoro nella parrocchia Maria Speranza Nostra nel quartiere Barriera di Milano a Torino dove abbiamo anche una Comunità Apostolica Formativa (CAF) con cinque studenti di teologia provenienti da diversi Paesi. Siamo tre sacerdoti.

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Una cena messicana nella Comunità Apostolica Formativa di Torino.

Come messicano

“Ritorno alle radici”. I primi frutti della Missione in Messico.

Credo che questo sia ciò che dà vita a un albero: se perde le radici, muore e cade, perché non è nutrito per stare in piedi e continuare a fare ombra. I rami non saranno abbastanza forti perché gli uccelli possano fare il loro nido. Penso che ogni volta che viene scelto un Paese in cui radicarci ci siano dei missionari che hanno preso quella decisione secondo criteri legati alla missione ad gentes. I missionari della Consolata sono arrivati in Messico nel 2008 e si sono stabiliti a Tuxtla Gutiérrez in Chiapas e a San Antonio Juanacaxtle a Guadalajara.

Nel mio recente viaggio in Messico sono stato invitato a partecipare alla Conferenza della Delegazione Nord America che ci unisce ai confratelli del Canada e degli Stati Uniti. La riunione si è tenuta dall'otto al 13 aprile e ho appreso che l'Istituto è venuto nel mio Paese per cercare vocazioni e risorse per la missione. Ritengo che questo punto sia stato raggiunto con me che sono il primo sacerdote messicano della Consolata. Abbiamo anche padre Camacho Cruz Ansoni (missionario a Wamba, Kenya) e lo studente di filosofia Neftalí, presentato al Padre Superiore come postulante del Noviziato.

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Padre Elmer con i partecipanti alla Conferenza DCMS, Santuario di Guadalupe. Foto: Archivio DCMS

Questo significa che è importante tornare alla radice del motivo per cui siamo venuti in Messico e lavorare per le vocazioni. Come preoccupazione, la Conferenza ha chiesto un missionario a tempo pieno che si dedichi all'animazione vocazionale, dato che a volte ci capita di essere distratti da altre attività pastorali.

Come amuzgo

Tornando alle nostre origini, l'identità di ciascuno di noi è importante, perché ognuno di noi porta con se una ricchezza culturale che rende la nostra famiglia della Consolata più aperta all'universalità. La ricchezza di essere Amuzgo è qualcosa che mi ha aiutato a vivere la mia vocazione.

Qui, nella CAF di Torino e nella parrocchia di Maria Speranza Nostra, tutti noi parliamo più di tre lingue, ognuno ha la sua cultura, e insieme camminiamo alla ricerca di ciò che possiamo contribuire alla consolazione del mondo. Sto preparando un pranzo messicano e mi sono portato molte cose per far conoscere le usanze gastronomiche messicane. La Conferenza lascia una sfida: continuare a lavorare in unità di intenti e creare legami che formino uno spirito di famiglia come sognava il Beato Giuseppe Allamano.

Imparando dal padre Ezio Roatino Guadalupe, morto poco tempo fa, ho potuto celebrare la messa nella lingua locale, l'amuzgo, con una chiesa parrocchiale gremita. Molti sono dovuti rimanere fuori per ascoltare la messa nella loro lingua. L'esperienza è stata molto significativa e la gente ha dimostrato il suo affetto.

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Cena tipica messicana durante la Conferenza della DCMS

Come Guadalupano

Come dice l'inno alla Vergine di Guadalupe, essere messicano e guadalupano è qualcosa di speciale.

Da quando sono stato ordinato sacerdote (13/02/2021) mi sono reso conto di avere due Vergini, una messicana e una italiana, la Guadalupe e la Consolata. Avere due donne è una benedizione, avere due madri è meglio, avere due insegnanti ti fa camminare meglio.

Due donne, una indigena (Guadalupe-Coatlaxopeuh) e una piemontese europea (Consolata). Il Beato Giuseppe Allamano ci ha trasmesso la sua speciale spiritualità mariana, il suo amore per Maria, chiarendo che la sua opera è “della Consolata”. La nostra spiritualità detta in due parole significa precisamente portare a tutti i popoli la vera Consolazione che è Gesù che Maria ci offre e ci addita nell’immagine.

Lo stesso vale per la Guadalupe, dice nel codice Nicamopochua: “Desidero molto e desidero fortemente che il mio Eremo sia eretto in questo luogo. In esso mostrerò e darò tutto: il mio AMORE, la mia COMPASSIONE, il mio AIUTO e la mia DIFESA. Lì ascolterò i loro lamenti, rimedierò e curerò tutte le loro miserie, dispiaceri e dolori”.

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La metodologia di Nostra Signora di Guadalupe è la stessa della Consolata: portare al mondo la vera Consolazione, Gesù Cristo. Amore, compassione, aiuto e difesa sono quattro parole nelle quali si concretizza quella che noi potremmo chiamare Consolazione. Ascoltare i loro lamenti, rimediare e curare tutte le loro miserie, le loro pene e i loro dolori.

Questo è il grido di consolazione di cui il Messico ha bisogno e noi missionari della Consolata rispondiamo alla chiamata di Nostra Signora di Guadalupe da undici anni. Seguendo la metodologia Guadalupana stiamo rispondendo ai popoli nativi e ai nostri fratelli e le nostre sorelle migranti. È una chiamata che richiede una risposta da parte della delegazione. Hanno bisogno di amore, compassione, aiuto e difesa.

*  Padre Elmer Peláez Epitacio, IMC, missionario a Torino, Italia.

I Missionari della Consolata della Regione Argentina si riuniscono dal 28 al 31 maggio presso la Villa Marista di Luján, nella provincia di Buenos Aires, per riflettere profondamente sul cammino della missione e per pianificare i prossimi sei anni.

Per illuminare i lavori dell'XI Conferenza è stato scelto il motto: “Mossi dallo Spirito” (Atti 8, 26-40).20240529Argentina6

Padre James Macharia ha condiviso il simbolismo che accompagna l'incontro, nel quale si rappresenta la Regione Argentina con dei fiori bisognosi di cure. Mentre portiamo il Vangelo alle genti, specialmente nelle periferie del Paese, abbracciamo la ricchezza dell'interculturalità animati dall’ispirazione del nostro Fondatore, il Beato Allamano, e dalla guida di Nostra Madre Consolata. L’espressione “Alzati e vai” riassume l'atteggiamento del missionario.

Il Superiore regionale, padre Marcos Im Sang Hun, ha aperto la Conferenza illustrando la situazione attuale della Regione e stabilendo le regole del lavoro. “Chiediamo le vostre preghiere per noi e per il bene dell'umanità”, ha detto il Superiore in un video messaggio.

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Partecipano nell’assemblea il padre James Lengarin, Superiore Generale, il Consigliere Generale per l'America, padre Juan Pablo De los Ríos, 19 sacerdoti residenti nella Regione, sette seminaristi della Comunità Apostolica Formativa (CAF) Cura Brochero, la Missionaria della Consolata Suor Rubi Sánchez e i laici responsabili delle due collegi della IMC in Argentina: l'ingegnere Diana Sosa e il maestro Lucio Tortosa.

Nel suo discorso di apertura, padre Juan Pablo ha sottolineato che questo incontro “è un momento opportuno per disegnare e progettare il futuro, partendo da come è nata la missione in Argentina”. Il Consigliere generale ha spiegato che attualmente “c'è un grande cambiamento nell'Istituto e molti dei giovani missionari che arrivano alle missioni provengono dall'Africa. Questa è la nuova realtà che dobbiamo abbracciare. Anche se abbiamo molte cose buone, ci sono anche aspetti che dobbiamo migliorare. Non possiamo fare missione come all'inizio; abbiamo bisogno di creatività e di una nuova prospettiva per andare avanti con la nostra missione ad gentes”.

Padre Juan Pablo ha anche sottolineato che “ci sono eredità che non cambieranno mai, soprattutto i valori del Fondatore. Dobbiamo superare i confini e incoraggiare la Chiesa con grande entusiasmo, guardando a nuove proposte. La creatività è fondamentale in un mondo in continuo cambiamento. L'approccio principale alla nuova realtà è quello di rompere gli schemi con coraggio e audacia. La Chiesa sinodale ci invita a camminare insieme, con una grande chiamata a vivere e ad annunciare.

Il Superiore Generale, padre James Lengarin ha sottolineato che “il nostro ad gentes è ascoltare, costruire la missione con la gente nel cuore”. Ha anche riconosciuto e ringraziato la Regione IMC Argentina per il suo contributo al consolidamento del nuovo modello di formazione basato su piccole comunità formative e ha espresso l'augurio che “la Conferenza sia un momento sereno e che la Provvidenza apra i nostri occhi e i nostri cuori per essere attenti a tutta l'umanità”.

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"La creatività è fondamentale in un mondo in continuo cambiamento." Padre Juan Pablo de los Ríos

Presenza IMC in Argentina

Il primo missionario della Consolata, padre Mario Viola, arrivò a Buenos Aires il 30 settembre 1946, dove stavano arrivando molti emigranti italiani, e fra questi alcuni devoti della Consolata e benefattori delle nostre missioni. Pochi mesi dopo arrivarono altri missionari e nel 1947 ci stabilimmo nella diocesi di Rosario.

Successivamente, l'Istituto ha esteso la sua presenza ad altre diocesi e ai territori del Chaco e di Formosa, considerati campi di attività specificatamente missionaria.

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"Il nostro ad gentes è ascoltare, costruire la missione con la gente nel cuore". Padre James Lengarin

Attualmente, 23 Missionari della Consolata (con una età media di 63 anni) lavorano in Argentina distribuiti in cinque parrocchie: Medalla Milagrosa a Jujuy, San Miguel Arcángel a Yuto, Nuestra Señora de la Misericordia a Mendoza, Nuestra Señora de Andacollo a San Juan e Cura Brochero a Merlo. Quest'ultima parrocchia è anche la sede della Comunità Apostolica Formativa (CAF) con sette studenti di teologia provenienti da diversi paesi. Nella Regione si sviluppano anche attività di Animazione Missionaria Giovanile e Vocazionale (AMGV) e sono attivi gruppi di Laici Missionari della Consolata.

La Casa Regionale e l'infermeria si trovano a Buenos Aires, nel quartiere di Flores. Fanno parte anche del nostro impegno due collegi: Nuestra Señora de la Consolata a Mendoza e l'Istituto Paolo VI, a San Francisco, Córdoba.

* Padre Donald Mwenesa, IMC, missionario a Mendoza e Diana Sosa, missionaria laica dedicata all'educazione.

Le celebrazioni del centenario della presenza dei Missionari della Consolata in Mozambico sono state aperte ufficialmente questa domenica 26 maggio 2024 da una solenne Eucaristia celebrata nella parrocchia di Nostra Signora dell'Assunzione nel quartiere Liberdade (Matola), nella regione metropolitana di Maputo.

Il primo arrivo dei Missionari della Consolata in Mozambico, è stato nella provincia di Tete, il 15 aprile 1925.

La Messa, nella Solennità della Santissima Trinità è stata presieduta dall'arcivescovo di Nampula e presidente della Conferenza Episcopale del Mozambico, mons. Inácio Saure, IMC, e concelebrata dal vescovo ausiliare di Maputo, mons. Osório Citora Afonso, IMC, che ha tenuto l'omelia. Il nuovo vescovo della Consolata ha sottolineato il mandato di Gesù: “Andate, dunque, e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt 28,19).

Parlando della Santissima Trinità, il vescovo ha ricordato che "Dio è famiglia (Padre, Figlio e Spirito Santo), ed è anche comunità". Pertanto, "la celebrazione del Centenario della presenza dell'Istituto nel Paese deve aiutarci a concretizzare il fatto che la missione è comunione".

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La Messa è stata presieduta da mons. Inácio Saure e concelebrata da mons. Osório Citora Afonso, e da un gruppo di sacerdoti

Hanno concelebrato l’Eucaristia quasi tutti i sacerdoti Missionari della Consolata che operano in Mozambico e Angola e che, nella settimana dal 20 al 25 maggio, hanno partecipato alla loro decima Conferenza Regionale. Erano presenti anche un gruppo di Suore Missionarie della Consolata, membri di altre comunità religiose, i seminaristi del seminario filosofico e propedeutico di Matola e un gran numero di parrocchiani.

Messaggi e ringraziamenti

Prima della benedizione finale, c'è stato tempo per alcuni messaggi. L'animatrice della parrocchia ha ringraziato i Missionari della Consolata per l’evangelizzazione realizzata in Mozambico e per l'impatto socio-economico sulle comunità in cui sono presenti con i loro progetti.

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Il rappresentante del sindaco di Matola ha chiesto ai missionari di continuare la missione con entusiasmo, non solo il Mozambico, ma nel mondo intero.

Da parte sua, il vice Superiore Generale, padre Michelangelo Piovano, ha ringraziato tutti i presenti per aver “accolto i Missionari della Consolata in questa gloriosa terra e ha auspicato che questo centenario rinnovi la consolazione in tutto il territorio del Mozambico".

Il Superiore Regionale, padre Pedro Elias Sisto, ha sottolineato che "il Centenario è un'occasione per ringraziare Dio e rinnovare la nostra fede". Tutti insieme, "con l'immagine pellegrina della Madonna Consolata –che visiterà tutte le presenze IMC durante l'anno–, consoliamo tutti. Il Centenario non è solo per i missionari, ma per tutti e per ciascuno", ha spiegato padre Sisto.

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La celebrazione è stata animata dal coro parrocchiale con canti in portoghese e in altre lingue locali.

Alla fine della celebrazione, dopo la benedizione finale, c’è stato un momento di festa e ricreazione.

Programma del Centenario

La celebrazione del Centenario è stata organizzata nelle varie riunioni zonali dove è stato scelto il motto dell’evento: "Missionari della Consolata, 100 anni di missione in Mozambico".

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L'immagine della Consolata, che si trova a Massangulo, nella regione del Niassa, sarà portata in pellegrinaggio nei luoghi dove lavorano i missionari con il seguente calendario:

Fra giugno a settembre l'immagine visiterà la zona di Tete; in ottobre e novembre sarà a Maputo; da dicembre 2024 fino a febbraio 2025, la Consolata sarà nella zona di Inhambane e infine, da marzo a giugno 2025,l’immagine farà un pellegrinaggio nelle comunità del nord nella Provincia del Niassa.

Le celebrazioni del Centenario si concluderanno con un pellegrinaggio e una Eucaristia nella Festa della Consolata, il 20 giugno 2025, presso il Santuario di Massangulo, nella diocesi di Lichinga, dove è conservata una delle prime immagini della Consolata arrivate in Mozambico.

Oltre alle “capulane” (tessuto tipico della cultura locale ndt.) e alle magliette, è stato preparato anche un libretto con preghiere, riflessioni e canti da utilizzare durante il pellegrinaggio della Madonna.

Diverse parrocchie insieme ai seminaristi hanno composto l'Inno del Centenario, che dice: "100 anni sono passati al servizio della Chiesa, 100 anni sono passati al servizio dei nostri fratelli e sorelle, 100 anni sono passati evangelizzando. È il giubileo! Gioisci Mozambico, terra feconda, al suono di tamburi e trombe. Che la fiamma del Vangelo arda sempre. È un giubileo!"

Questo Giubileo Centenario, che coincide con il grande Giubileo 2025 convocato dal papa Francesco per tutta la Chiesa, è una bella occasione per celebrare, fare memoria, ringraziare e rinnovare l'impegno di annunciare la Buona Novella del Vangelo di Gesù.

* Padre Andrew Kasumba, IMC, missionario in Mozambico.

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Il vice Superiore Generale, padre Michelangelo Piovano

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Mons. Osório Citora Afonso, vescovo ausiliare dell'arcidiocesi di Maputo

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 Dopo la celebrazione c’è stato un momento di festa

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Foto: Comunità  Santa Ana Mastrong, Matola

La XIII Conferenza Regionale dei missionari della Consolata in Colombia, Ecuador e Perù, incontro che si tiene ogni sei anni, si è svolta dal 20 al 25 maggio 2024 presso il Centro di Missione e Culture "Giuseppe Allamano" di Bogotá.

È stata una settimana di ricerca e discernimento nello Spirito e si è conclusa con una visita a Tunja, presso la tomba di mons. Luis Augusto Castro Quiroga, Missionario della Consolata mancato nel 2022 a Bogotà.

I partecipanti all'incontro hanno lavorato con una metodologia sinodale che ha riunito il gruppo di 61 missionari nell'aula generale e lo ha diviso in tre tavole di lavoro, guidati dall'Instrumentum Laboris, un documento elaborato da tutti nei tre mesi precedenti e approvato per l'occasione.

La Conferenza e ha visto la partecipazione del Superiore Generale, il padre keniota James Lengarin, del Consigliere Generale per l’America, il padre colombiano Juan Pablo de los Ríos, rappresentanza delle Suore missionarie della Consolata, Suor Angélica, il laico missionario della Consolata, Pedro Cortez, e i due vescovi missionari della Consolata in Colombia, mons. Francisco Javier Múnera Correa, arcivescovo di Cartagena e Joaquín Umberto Pinzón, del Vicariato di Leguízamo - Solano.

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 Lavorano nella Colombia, Ecuador e Peru,  83 missionari (2 vescovi, 1 fratelli, 66 sacerdoti e 14 studenti di teologia)

Quadro contestuale

Lo scenario della Conferenza è stato inquadrato da tre grandi contesti: due dei quali disegnati dal cardinale Luis José Rueda Aparicio, arcivescovo di Bogotá, primate della Chiesa in Colombia e presidente della Conferenza episcopale, e l'altro dalla Liturgia della settimana:

Il contesto dello stato. I tre assi politici nello scenario latinoamericano

1.1. Il progetto governativo “Pace totale”: come Chiesa lo accompagniamo con un atteggiamento profetico, paziente e fiducioso, generando fraternità, fiducia e speranza; promuovendo il dialogo e facilitando l'incontro. Siamo la componente spirituale.

1.2. La situazione ambientale: attenti all’ecologia integrale che si prende cura dell'essere umano e della Casa Comune, consapevoli che tutto è interconnesso.

1.3. Le riforme sociali: la solidarietà con gli esclusi e gli scartati– che richiedono un cambiamento, una conversione di mentalità, di stile e di pratiche politiche e sociali.

Il contesto della chiesa. I tre assi di evangelizzazione

2.1. La Sinodalità non come strategia, ma come conversione nello Spirito che implica dialogo, ascolto e silenzio; uno stile di vita di vicinanza, compassione e tenerezza come quello del nostro Dio.

2.2. La solidarietà come un nuovo stile di vita che cerca riforme sociali nello spirito e nella pratica della misericordia.

2.3. La missione come Chiesa in uscita, partendo da un circolo interno verde costituito dal 15% dei 50 milioni di colombiani credenti e praticanti e da lì uscendo verso un cerchio giallo di coloro che sono lontani o appartengono ad altre fedi, fino a raggiungere il cerchio rosso dei non credenti.

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Padre Juan Pablo de los Ríos durante una delle celebrazioni della Conferenza

Il contesto liturgico

3.1. La festa di Pentecoste che ha indicato lo Spirito Santo, l'altro Consolatore, come il protagonista della settimana sarà.

3.2. La promulgazione del Decreto del Dicastero vaticano per le Cause dei Santi, con l'approvazione del miracolo attribuito al Beato Giuseppe Allamano a favore dell'indigeno Sorino Yanomami, nello Stato di Roraima, in piena foresta amazzonica brasiliana. Indicando che lo "spirito donato dal Fondatore", come lui stesso ha detto, continua ad agire tra noi.

3.3. La festa della Santissima Trinità che indica che la migliore comunità si costruisce, a immagine del Dio Trinità, con la partecipazione di persone diverse e la comunione tra uguali.

Ispirarci in Maria missionaria

La Conferenza Regionale, come momento di gioia missionaria, è stata avviata il lunedì successivo alla festa di Pentecoste, nel giorno dedicato da Papa Francesco a Maria, Madre della Chiesa, come la chiamavano i Padri conciliari e San Paolo VI.

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Il Superiore Generale, padre James Lengarin

I lavori hanno cominciato precisamente con una solenne Eucaristia nella parrocchia Madre delle Missioni, dedicata alla nostra tenera Madre Consolata e, inspirati dall'omelia del cardinale Luis José Rueda e abbiamo concluso la Conferenza con tre direttrici chiave: Comunità, Missione e Speranza, che costituiscono un'unica realtà che sarà registrata nel Documento finale da presentare alla Direzione Generale per l'approvazione e poi a tutti i missionari della Regione per la sua attuazione, sotto la guida del Superiore Regionale, padre Venazio Mwangi e del suo Consiglio.

Maria Consolata - secondo Giuseppe Allamano nostra Fondatrice - costruisce comunità e ci riunisce perché non siamo soli. Ci accoglie come un buon samaritano, ci ascolta, ci guarisce con l'olio della consolazione e ci rallegra con il vino della speranza, ci accompagna. Ci invita a superare l'egoismo, la chiusura, l'individualismo, per poter vivere in comunità e portare avanti la missione come una squadra, con "spirito di corpo", come ci ha indicato padre Jair Idrobo, quando con la sua illuminazione ci ha richiamato alle nostre radici. Questo spirito ci invita ad accogliere le conclusioni su "una sola comunità” e cercare di metterle in pratica nei nostri contesti di missione.

Maria ha accompagnato suo Figlio in ogni fase della sua vita, lo ha portato nel suo grembo e con lei ha imparato a vivere, a pregare e a lavorare. Con lui si è messa in cammino verso la montagna, verso l'anziana Elisabetta, per servirlo, per aiutarlo a far nascere una nuova vita, mentre suscitava gioia nel suo cuore e nel figlio del suo grembo. Ella stessa proclamava la grandezza di quel Dio che guarda gli umili, rende fecondi gli sterili, fa nascere la vita e restituisce giustizia ai poveri, per pura misericordia.

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A Maria –che ha accompagnato la vita missionaria di suo Figlio, a partire da Cana di Galilea, quando lo spinse a trasformare l'acqua in vino, anticipando la sua ora, affinché la festa della vita potesse continuare ed era con Lui e con i discepoli sul Calvario, presso la croce, al culmine della sua missione– chiediamo di continuare ad accompagnare la nostra missione nel Caquetá e nel Putumayo; ai confini con l'Ecuador e il Perù; nelle regioni del Cauca e del Valle; nelle grandi città e in mezzo all'Amazzonia; con gli indigeni e gli afrodiscendenti; con i giovani e i migranti; nell'animazione dei giovani e delle Chiese locali; nella promozione e formazione vocazionale.

A Lei chiediamo di accompagnarci nella gioia della festa e nei calvari di questa geografia che abitiamo e serviamo, come ci ha proposto padre Fernando Flórez, quando ci ha chiesto, nella sua illuminazione, se eravamo contenti di quello che siamo e facciamo.

Cercheremo di ispirarci in Maria missionaria quando svolgeremo gli impegni che abbiamo approvato nella parte del documento conclusivo dal titolo "una missione".

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La Sinodalità come conversione nello Spirito che implica dialogo, ascolto e silenzio

Oggi è un tempo di speranza in questo mondo ferito, smarrito, confuso, che cammina nelle tenebre. Papa Francesco, nella sua Bolla di indizione del Giubileo 2025, ci ricorda che "la speranza non delude" (Rom 5,5). Ci invita a vivere come "pellegrini della speranza", a parlarne, ad annunciarla con atteggiamenti e a concretizzarla in segni.

Nel caso nostro seminiamo speranza con segni concreti, tra i popoli indigeni, in Amazzonia, tra gli afrodiscendenti, nelle città e nelle loro diverse periferie, tra i giovani; ci facciamo promotori di un patto di speranza quando cerchiamo di avvicinare le generazioni e ci impegniamo per la pace, il perdono e la riconciliazione, il rispetto della vita, i diritti umani, la giustizia sociale e l'ecologia integrale.

* Padre Salvador Medina, IMC, Centro Missione e Culture di Bogotá.

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