Dalla Sacra alla strada

  • Mag 30, 2024
  • Pubblicato in Notizie

Nel giorno di San Francesco d’Assisi abbiamo visitato la comunità di Rivoli dove ci sono tre dei nostri missionari: P. Claudio Fattor, P. Gianfranco Testa e P. Mario Dotta. Rivoli è un luogo molto importante per la storia della nostra congregazione: in questa casa il Beato Giuseppe Allamano ha soggiornato e lui stesso racconta come l’ha avuta. “Mons. Demichelis che aveva fondato un collegio di maestre -racconta lo stesso Allamano a un gruppo di studenti- un giorno mi fa chiamare e chiede di andarlo a vedere. Era molto malato ma aveva qualcosa da dirmi che non riusciva ad esprimere. Allora la serva tira fuori un foglio e me lo dà, dicendo che il malato aveva detto di consegnarlo a me personalmente. Io lo guardo e vedo che era il suo testamento; lo apro e vedo che mi lascia erede di tutte le sue sostanze. Sono rimasto stupito e non sapevo come spiegare quella cosa. Così mi ha lasciato la casa della Consolatina e questa di Rivoli. Voi che siete giovani ricordatevi di queste cose”. Fu a Rivoli che il fondatore redasse le nostre prime costituzioni che hanno guidato il nostro istituto; oggi, l'ufficio che il fondatore usava, è stato trasformato in una cappella.

Più tardi, la sera, siamo andati a Messa nella parrocchia di Maria Regina Delle Missioni, una parrocchia da anni diretta dai Missionari della Consolata dove padre Pietro Morreti è parroco e padre Gigi Anataloni vice parroco. Ci siamo uniti ai parrocchiani per un momento di preghiera che, nella festa di San Francesco d’Assisi, era orientata attorno a temi di carattere ambientale. Alcuni di noi hanno anche avuto modo di condividere con i parrocchiani la loro esperienza missionaria.

La Sacra di San Michele.

La Sacra di San Michele è un imponente complesso architettonico religioso di epoca romanica che è stata fondata intorno all’anno mille e dal 1994 è il monumento simbolo della Regione Piemonte. Nata come abbazia benedettina, è uno dei più antichi luoghi di culto dedicati all’Arcangelo Michele; i padri Rosminiani ne sono gli attuali custodi.

Dal XII al XV secolo visse il periodo del suo Massimo splendore storico, divenendo uno dei principali centri della spiritualità benedettina in Italia. Nel XIX secolo vi fu insediata la Congregazione dei padri Rosminiani. Nel 2015, il sito è stato uno dei vincitori del concorso fotografico Mondiale. Nel 2016 il museo del complesso monumentale abbaziale è stato visitato da oltre 100.000 persone.

La parte settentrionale del complesso, oggi in rovina, fu costruita nel XII secolo come “Nuovo monastero”, per il quale furono aggiunte tutte le strutture per la vita di molte decine di monaci: celle, biblioteca, cucine, refettorio, Officine. Dalle basi di quello che probabilmente era l’antico Castrum di epoca romana, l’abate Ermengardo, che resse il monastero dal 1099 al 1131, fece realizzare questa opera ardita, partendo dall’impressionante basamento di 6 metri che dalla base a picco raggiunge la vetta.

Il monastero subì un parziale decadimento nel 1629, a causa del passaggio delle truppe francesi del generale Nicolas de Catinat. Un successive degrado avvenne durante l’Assedio di Torino del 1706. Di questa parte, infatti, rimangono oggi solo dei ruderi, affacciati verso la Val Susa: si doveva trattare di un edificio di ben cinque piani, la cui imponenza è manifestata da muraglioni, archi e pilastri, ad oggi ancora parzialmente visibili.

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Con la comunità IMC di Rivoli Torinese

L’incontro con Luca Minuto. I giovani non sono in Chiesa: io vado a trovarli dove sono.

Luca Minuto è un sacerdote che va in giro in bicicletta per incontrare spacciatori, prostitute e disperati. Da dieci anni lui si occupa di questa particolare pastorale sulla strada e ha una spiccata attenzione per i poveri. Con 41 anni lui si considera un sacerdote di strada. “Faccio più catechesi qui che in chiesa” dice ridendo. “Muoversi in bicicletta fa bene e così sto più vicino alla gente. Tratto sempre di fermarmi da chi ha bisogno”. Vice parroco nella chiesa di Madonna di Campagna, si dedica a cercare le anime perse che annegano nelle paludi della vita. Per essere vicino e amico dei ragazzi di strada, ci spiega, ci vuole tempo: lui ha impiegato più di un anno per conoscere qualcosa di questa umanità sofferente.

Lunedí 26 settembre

Continua il nostro cammino di “Immersione nel Carisma” per conoscere di più il nostro Istituto e la figura del Beato Giuseppe Allamano che ha cominciato la storia della nostra famiglia missionaria. Il 26 settembre abbiamo visitato, nel paese di Castelnuovo Don Bosco che ha dato i natali a Giuseppe Allamano, il cimitero dove riposano i parenti del nostro fondatore: presso quella tomba, padre Efrem Baldasso ci ha parlato della famiglia del fondatore e dei legami che univano l'Allamano con i suoi parenti e i suoi compaesani. Nei pressi della tomba famigliare è di fatto sepolta una figura importante nella vita dell’Allamano: Benedetta Savio che era stata la sua maestra. 

Dopo siamo partiti alla volta di Albugnano per visitare l’Abbazia di Vezzolano che è tra i gioielli medievali del Piemonte. La bellissima costruzione, datata intorno all’anno mille, è sicuramente tra i più importanti monumenti medievali della regione e, fino alla rivoluzione francese, vedeva la presenza di monaci agostiniani. Da lì in poi, dopo essere stata abbandonata, il titolo di abate è toccato in modo onorifico ai parroci di Albugnano e quindi anche al nostro padre Efrem che per tre anni ha retto questa parrocchia.

La fondazione di questa abbazia ha a che vedere con una leggenda legata alla figura di Carlo Magno: nell’anno 773 l’imperatore si trovava nella zona di Vezzolano e un giorno, mentre stava cacciando, gli apparvero davanti tre scheletri usciti da una tomba. L’imperatore, spaventato da questa visione, fu aiutato da un eremita della zona che lo invitò, per rasserenarsi, a pregare la Vergine Maria. Avendo trovato sollievo in quella preghiera, Carlo Magno decise di costruire proprio in quella località una chiesa abbaziale.

Un'altra meta della nostra visita è stato il paese di Piovà Massaia dove il parroco don Claudio Berardi ci ha parlato della figura del Cardinale Massaia: a lui è legata molto la missionarietà di Giuseppe Allamano e il suo impegno iniziale di fondare un istituto che portasse avanti il lavoro di evangelizzazione in Etiopia sulle orme del Massaia. 

Il nome stesso del paese di Piovà, ci ha ricordato don Claudio, porta il nome di questo suo straordinario cittadino nato in questo luogo nel 1809. Dopo aver frequentato il seminario del Collegio Reale di Asti, divenne frate cappuccino in giovane età: l'8 settembre 1826 presso Madonna di Campagna fece la sua professione religiosa e assunse il nome di Guglielmo, in onore del fratello maggiore, che era parroco. Fu ordinato sacerdote nel 1832.

Nel 1846 il Massaia fu nominato vicario apostolico per l’Etiopia da papa Gregorio XVI. Partito immediatamente dopo la nomina, impiegò quattro anni per risalire il Nilo, attraversare il deserto e raggiungere la sua missione dove rimase per ben 35 anni. Gli anni di apostolato del Massaia non furono facili: sperimentò incomprensioni, solitudine ed abbandono.

Non lontano da Piovà c’è il paese di Passerano che è anche importante nella vita di Giuseppe Allamano. Come studente di teologia veniva spesso ad aiutare uno zio che era parroco in questo municipio e quando questi mancò i fedeli della parrocchia, che conoscevano l'Allamano per il suo servizio e la sua vicinanza, scrissero al vescovo chiedendo che fosse lui a prendere il posto dello zio parroco. Sappiamo che questa richiesta non fu esaudita dal momento che Giuseppe Allamano era già stato scelto dal vescovo come rettore del convitto ecclesiastico di Torino.

Martedí 27 settembre

Questa mattina, accompagnati dal padre Pietro Trabucco, abbiamo visitato la casa natale di Giuseppe Cafasso, zio materno del nostro fondatore.

Padre Pietro ha sottolineato che ai giovani sacerdoti il Cafasso diceva che per riuscire ad essere buoni sacerdoti bisognava avere innanzi tutto retta intenzione, santità di vita e preghiera, accompagnate evidentemente da una solida preparazione dottrinale e tecnica.

Lui ha sempre offerto ai sacerdoti il meglio della sua ricchezza spirituale e saggezza pastorale e l’ha fatto per mezzo degli esercizi spirituali, che predicava secondo il classico schema ignaziano.

Come buon confessore, accorrevano a lui sacerdoti, come don Giovanni Bosco, e laici d'ogni ceto sociale: nobili, come marchesa Giulia di Barolo, ma anche gente semplice. 

Giuseppe Cafasso morì a Torino il 23 giugno 1860; sollecitato da molti è proprio il nipote canonico Allamano a interessarsi per avviare il processo di beatificazione e canonizzazione. 

La nostra visita si conclude poi nella chiesa di Sant'Andrea dove l'Allamano venne battezzato, ricevette la prima comunione e celebrò la prima S. Messa dopo l'ordinazione sull'altare della madonna Addolorata. 

Mercoledì 28 settembre

Il nostro viaggio nel Piemonte di Giuseppe Allamano conclude con la celebrazione dell’eucaristia nel Santuario della Madonna delle Grazie, retto da padre Orazio Anselmi che ci ha raccontato la storia di questo importante luogo di culto. Abbiamo anche avuto l’occasione di un breve incontro con Mons. Marco Prastaro, vescovo di Asti, che ci ha raccontato le gioie e le sfide della diocesi nella quale ci siamo mossi in questi giorni.

Il festival della missione

Dal 29 di settembre fino al 2 di ottobre, abbiamo poi avuto la gioia di partecipare al Festival della Missione a Milano. Promosso da Fondazione Missio e dalla Conferenza degli Istituti Missionari Italiani, si è svolto in varie parti della città di Milano. Anche noi abbiamo potuto dare il nostro apporto con alcune testimonianze fatte negli "aperitivi missionari" che volevano portare la missione anche negli spazi non facili né scontati della "movida" milanese.

*Missionari della Consolata che partecipano al corso di Immersione nel carisma.

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Il gruppo dell'immersione presente a Milano nel Festival della Missione

Ogni persona è un mondo da scoprire, una storia piena di aneddoti ed esperienze, di sogni e utopie che danno movimento, di vantaggi e limiti, di relazioni e contraddizioni. Avvicinarsi alla vita dei santi fino a pochi decenni fa era avvicinarci a persone che erano presentate come angeli, esseri irraggiungibili e virtuosi, senza peccati e senza difficoltà.

Fare l'esperienza del viaggio al luogo in cui sono vissuti questi santi e venerabili, uomini e donne, è un'occasione per scoprire quanto siano vicini alle nostre lotte quotidiane, alla nostra umanità, ai nostri dolori e sofferenze. È per incoraggiarci a percorrere la via della santità.

I Missionari della Consolata del gruppo dell´Immersione nel Carisma, come tutti nel loro percorso formativo in seminario, hanno letto e ascoltato altri missionari parlare del Beato Giuseppe Allamano, ma in questa esperienza, abbiamo avuto il privilegio di visitare i "luoghi della memoria" in cui è nata la nostra famiglia missionaria, visitare gli spazi che frequentava Giuseppe Allamano, conoscere le radici di cui si è nutrito il Fondatore, per individuare i modelli di vita che ha assunto e che ha proposto ai suoi missionari per la sequela di Gesù.

Dopo alcuni giorni ricchi di testimonianze, luoghi ed esperienze, passando dall'intelligenza logica a quella del cuore, condividiamo cinque servizi o azioni che il Beato Giuseppe Allamano ha svolto, sicuramente non gli unici, ma quelli che alcuni dei suoi figli percepiscono quando hanno la possibilità di interiorizzare la sua vita e la sua storia.

1. Rettore di Santuari: rettore per 46 anni del Santuario della Consolata, in quegli anni svolse un profondo processo di ristrutturazione, facendone un centro spirituale per la città e l’Archidiocesi di Torino, che ha come patrona la Madonna della Consolata. Fu anche rettore del Santuario di Sant´Ignazio, centro di esercizi spirituali. 

2. Formatore di Sacerdoti: il suo ministero sacerdotale è un'eredità per la formazione dei nuovi sacerdoti diocesani nel Convitto, servizio in cui lo zio San Giuseppe Cafasso diventa riferimento e modello. Sono decenni di accompagnamento, dialogo e direzione spirituale con i nuovi sacerdoti, in cui gli è stata data la possibilità di conoscerli e guidarli alla scoperta del loro ministero e servizio pastorale alla Chiesa.

3. Fondatore di una Famiglia Missionaria: sebbene abbia attribuito sempre alla Consolata la fondazione dei Missionari e Missionarie della Consolata, divenne uno dei pilastri ispiratori di questi due Istituti al servizio della missione ad gentes; nei quali la sua vicinanza e umanità li hanno portati a riconoscerlo come padre e maestro.

4. Promotore della rivista La Consolata: sebbene il suo direttore fosse don Giacomo Camisassa, la sua influenza e il suo sostegno come rettore del Santuario furono significativi per la sua fondazione nel 1899. Una pubblicazione che raggiunse non solo la regione Piemonte ma anche diversi paesi nel mondo in cui gli italiani erano emigrati. La considerò sempre uno spazio per comunicare la missione e cercare risorse che sostenessero il compito evangelizzatore e di promozione umana svolta dai missionari e dalle missionarie della Consolata.

5. Canonico: il suo impegno al servizio della diocesi è stato apprezzato dal vescovo Gastaldi che come riconoscenza e segno di fiducia lo promosse canonico della cattedrale. Questo servizio gli permise di svolgere al meglio il suo compito di formatore di sacerdoti e restauratore del santuario. A lui i vescovi di Torino si rivolgevano al momento di destinare i giovani sacerdoti al termine della loro esperienza nel convitto.

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