Da qualche giorno sto visitando le comunità dell’Angola e con p. Bernard stavo visitando una comunità della quale abbiamo assunto da tre anni la responsabilità pastorale. 

Quando esce per visitare i villaggi il padre Bernard porta sempre in macchina un certo numero di attrezzi; la situazione delle strade è tale, specie nel periodo delle piogge, che la prudenza non è mai troppa e quindi bisogna viaggiare equipaggiati per affrontare le situazioni di emergenza che non sono così infrequenti. Anche questa mattina li aveva o li avrebbe dovuti avere.

Poi purtroppo abbiamo scoperto che erano spariti quando con la macchina siamo rimasti bloccati in una pista che le piogge abbondanti di questi giorni avevano trasformato in una specie di torrente fangoso e oggettivamente difficile da transitare.

Tre ruote erano rimaste letteralmente separate dal suolo e invece il differenziale si stava sommergendo nel fango di un dosso troppo elevato per la nostra macchina. Per circa quattro ore abbiamo cercato di lottare con mezzi di fortuna e poi, quando abbiamo visto che non ce l'avremmo potuta fare da soli, abbiamo chiamato alcuni giovani per aiutarci a scavare. Loro l’hanno fatto con così tanto impegno che, sfortuna nostra, hanno forato una gomma!

– Non importa, abbiamo la ruota di scorta... ma senz'aria

Per quel giorno finiva la speranza di ripartire; era quasi notte e quindi abbiamo dormito in macchina con l'acqua che scorreva tutto sotto. 

Il giorno dopo, la mattina presto e di buona lena, siamo tornati al villaggio in cerca dell’unico trattore esistente nella zona e di proprietà del villaggio stesso. Scopriamo che questo non si può muovere senza il permesso del capo villaggio e l’assistenza dell’autista autorizzato. Trovare entrambi non è stata una impresa facile ma, con qualche sforzo, riusciamo ad ottenere permesso, autista e trattore. Con la loro assistenza trasciniamo fuori del fango il nostro veicolo e il primo passo è fatto.

A questo punto c'è da sistemare una delle due gomme: ci proviamo con la ruota di scorta che doveva essere solo sgonfia. Gonfiare una ruota in un villaggio senza elettricità, un garage e un meccanico specializzato... non è impresa facile. Per fortuna la missione ha un compressore e una generatore necessario oer farlo funzionare ma... accidenti, nel compressore manca l'olio! Oggi le sorprese non finiscono mai!

Lo cerchiamo nell'unico negozio di un somalo... e, che fortuna la nostra, ce l'ha e lo possiamo comprare. Quindi non resta se non accendere il generatore, far partire il compressore e gonfiare la ruota ma... il generatore non parte, non fa nemmeno una piega. Forse da troppo tempo non ha ricevuto attenzioni e una manutenzione adeguata.

Si fa avanti un anziano della comunità: lui ha un generatore funzionante, ma senza combustibile. Anche questo è un problema qui a Luacano, perché per approvvigionarsi bisogna raggiungere la città che dista 220 Km e l’unico mezzo per arrivarci è il treno.  Dopo non poche preghiere e insistenze riusciamo a trovare qualcuno che ce ne da un po’ e con il prezioso combustibile il generatore si avvia, il compressore funziona ma... la nostra ruota di scorta non si gonfia. Era l’ultimo dei possibili inconvenienti che ci mancava! Anche quella, come l’altra, è bucata; di ruote forate non ne abbiamo una ma due. 

Ricorrendo all’inventiva e ai soliti mezzi di emergenza riusciamo miracolosamente a turare la falla... e allora davvero siamo pronti per partire. Con 24 ore di ritardo sulla tabella di marcia, dopo una notte passata all’addiaccio e una giornata trafelata e laboriosa finalmente riusciamo a partire.

Non so se lo dicono con la pretesa di animarci ma alcuni giovani ci ricordano che è ancora andata bene: il compianto vescovo mons. Tirso era rimasto infangato e bloccato tre giorni di seguito.

A Luacano, quando piove, è sempre tutto molto complicato: i missionari non riescono a raggiungere i villaggi più lontani e tante comunità restano senza eucaristia anche per sei o sette mesi.

Luacano, che dista circa 1300 km dalla capitale Luanda, si trova nella diocesi di Luena: da anni sta soffrendo queste situazioni gravi di abbandono e non solo religioso. Il motivo principale è la guerra civile che si è protratta per anni: dal 1968 ogni tanto arrivava qualche sacerdote, saltuariamente riusciva ad arrivare anche il vescovo.

Da tre anni ci sono i Missionari della Consolata e secondo p. Bernard, che è il parroco, abbiamo a che fare con un territorio dove la comunità cattolica sta solo dando i primi passi: ci sono 15 adulti battezzati e una cinquantina di bambini e ragazzi e poi ben 16 chiese pentecostali.

Quante fatiche i missionari devono affrontare! Ma vale la pena soffrire per causa del vangelo. Lo ricordava lo stesso Gesù: "sono venuto perché abbiano vita e ne abbiano in abbondanza". Ci consola il sapere che in altre zone dove la chiesa è cresciuta i missionari hanno affrontato sfide anche peggiori. Speriamo di farcela anche qua; come diceva un vecchio missionario in Tanzania “punda afe mzigo ufike” cioè che l’asino muoia ma il carico arrivi, cioè la buona notizia, il vangelo.

Con zelo e testimonianza i missionari si danno da fare iniziando con la formazione cristiana senza trascurare la promozione umana. Sono solo i primi passi ma un giorno anche la chiesa che è a Luacano fiorirà.

* Padre Godfrey Msumange è consigliere generale per l'Africa

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La strada intransitabile "protagonista" di questo racconto

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