Mi chiamo Giacomo Rabino, sono Missionario della Consolata e sono originario della città di Asti in Piemonte. Fra i ricordi della mia infanzia. Ho conosciuto i Missionari fin dalla mia più tenera infanzia: quando andavo all’asilo frequentavo una scuola dell’infanzia diretta dalle Missionarie della Consolata e così, ascoltandole che ci parlavano delle missioni dell’Africa ho sognato che un giorno anch’io sarei potuto essere Missionario della Consolata.

Ho frequentato la scuola elementare sempre ad Asti e ho maturato ancora un po’ la mia vocazione missionaria fino al giorno in cui decisi di entrare al seminario minore della Consolata per la formazione. Tutti gli studi li ho fatti a Torino fino alla mia ordinazione nel 1967. 

Dopo l’ordinazione ero stato inviato a Londra per imparare l’inglese e prepararmi così per la mia prima missione: il Tanzania dove ho lavorato per tre bellissimi anni. Ero molto felice nella parrocchia di Mdabulo nella diocesi di Iringa impegnato nell’animazione e formazione giovanile.

Ma poi dopo solo tre anni hanno pensato in me per la formazione e nel 1973, dopo un tempo di preparazione a Roma, ho raggiunto la Spagna dove alla fine rimasi ben 17 anni: come maestro dei novizi -prima a Zaragoza e poi a Valladolid-; poi come superiore provinciale e per concludere ancora una volta formatore nel teologico di Madrid.

Era il 1990 quando sono potuto tornare in Tanzania e ho lavorato ancora nella diocesi di Iringa. Mi sono trovato molto bene nella nuova missione ma poi, qualche anno dopo, mi hanno ancora invitato a lavorare in Europa, ancora una volta in formazione, e questa volta nel seminario teologico di Bravetta. 

Ho sempre obbedito a quello che hanno deciso i miei superiore e obbedendo mi ho potuto fare bene e serenamente il mio lavoro.

Attualmente lavoro nella parrocchia di Sadani con la missione particolare di seguire i giovani nelle scuole primarie e secondarie nel territorio parrocchiale. lavoro bene con i giovani e mi sento molto a mio agio condividere con loro un cammino di fede e crescita umana.

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In questo corso per missionari anziani ho portato con me il simbolo di una madonna con il bambino sulle braccia: è un regalo che avevo ricevuto in Spagna già un bel po’ di anni fa. Maria è stata colei che ha portato e cresciuto il Salvatore e l’ha consegnato all’umanità perché la salvi. È stata quindi la prima missionaria del Padre che ha portato Gesù al mondo. È lei che ci accompagna in missione dandoci la mano di fare conoscere il suo Figlio Gesù alla gente nella situazione in cui si trovano. Grazie al suo Sì la ricordiamo quotidianamente, come le donne che vedo pregare il rosario nella missione.

In questo corso abbiamo imparato ad affrontare gli anni della vecchiaia serenamente, dando quello che possiamo ancora dare ed accetando una situazione nella quale non possiamo più avere la stessa energia di qualche anno fa. È andato molto bene e sono felice della formazione ricevuta.

* P. Thomas Mushi è Missionario della Consolata, Studente di Diritto Canonico a Roma, e ha intervistato il P. Giacomo Rabino presente al corso dei missionari con 50 anni di ordinazione.

Sono padre Daniel Ruiz, compio non 50 ma 55 anni di ordinazione a dicembre di quest’anno. Sono venuto a Roma perché ero sicuro che questo corso mi sarebbe stato di grande aiuto per trovarmi con la mia realtà, la mia vecchiaia... e così è stato. Il prossimo mese di maggio compirò 78 anni e ho potuto scoprire che la vecchiaia non è, come dicono in swahili, un “mzigo mzito”, un peso noioso da portare, ma è un dono e un valore con il quale, anche se le forze mancano un po’, abbiamo ancora tanto da dare agli altri.

Tutto quello che abbiamo raccolto nella nostra vita è da comunicare agli altri, una saggezza che non va sprecata. 

Grazie mille per questo corso, è stato un grande regalo. Torno in Tanzania per continuare a comunicare ed annunciare ai fratelli e lo faccio con maggior fiducia in Colui che mi ha chiamato e continua a dare la vita per noi.

Il simbolo che ho portato è una tartaruga, perché la tartaruga? Perché in Kiswahili ci sono delle favole che hanno come protagonista Mzee Kobe, cioè l’anziano tartaruga. Questi è un animale simpatico, certamente lento, ma ci comunica la pazienza e la saggezza. 

La ragione di questo segno che mi sono portato viene da lontano, da quando sono arrivato in Tanzania la prima volta. Avevo trovato p. Giovanni Barra al quale avevo chiesto di consigliarmi qualcosa di importante per la mia nuova missione in quel paese. Lui mi ha risposto con un indovinello che diceva così: “chi non ce l’ha l’acquista e chi ce l’ha la perde... che cos’è?”. Ci avevo pensato un po’ e dopo mi ero arreso. E allora lui mi ha risposto in questo modo: “la pazienza figliolo! Se non ce l’hai la acquisterai, e se ce l’hai la perderai!”.

È la frase che non mi dimentico mai... io in realtà mi sembra di averne ma è pur sempre vero che ogni tanto la perdo e allora la devo riacquistare. È un valore per me e per quelli che convivono con me e da lì il simbolo che ho portato per “presentarmi” in questo corso: la tartaruga, la saggezza di Mzee Kobe.

Ai missionari giovani consiglierei prima di tutto d’avere un forte senso di appartenenza. Loro hanno lasciato le loro famiglie ma non le hanno abbandonate: continuano ad amarle come prima. Pero adesso hanno una nuova famiglia: la famiglia dei missionari della Consolata, la nostra congregazione, il nostro istituto. È qui che ci dobbiamo donare tutto, “hali na mali”:  cuore e anima. 

I giovani devono rendersi conto che se siamo fragili se non abbiamo la fede salda, la missione sarà dura. Quindi fede in Gesù che ci chiama e ci invia, prima veri cristiani e poi missionari. 

* P. Thomas Mushi è Missionario della Consolata, Studente di Diritto Canonico a Roma, e ha intervistato il P. Daniel Ruiz presente al corso dei missionari con 50 anni di ordinazione.

Il consiglio Continentale Europeo si è ritrovato a Madrid per l'ultima riunione del 2015. E' un momento
particolare di discernimento e programmazione delle attività che porteranno i missionari del continente verso il
prossimo Capitolo Generale.
Prima di dare il via alla riflessione e all'analisi del lavoro svolto in questi ultimi mesi dai missionari nel
Continente e procedere a redigere la sintesi continentale del Progetto Missionario, si è voluto però iniziare con
un momento insieme particolarmente significativo. Ieri, 14 dicembre, memoria di San Giovanni della Croce, ci siamo
recati a Segovia, a circa un'ora di macchina dalla capitale, per pregare nel convento da lui fondato e dove sono
custodite le spoglie del grande santo che fu, insieme a Santa Teresa d'Avila, riformatore dell'ordine Carmelitano.
Abbiamo concelebrato l'Eucaristia insieme alla piccola comunità carmelitana, alcune decine di fedeli e Sua
Eccellenza César Augusto Franco Martínez, vescovo di Segovia, che ha presieduto la celebrazione.
Abbiamo affidato a San Giovanni della Croce il nostro lavoro di questi giorni e tutto il cammino di
rivitalizzazione che l'Istituto chiede da tempo e cerca con fatica di costruire, giorno dopo giorno, per rendere
la sua missione più efficace e al passo con i tempi.

Realizou-se de 1 a 15 de Abril a visita canónica levada a cabo pelos Padres Stefano Camerlengo e Ugo Pozzoli, Superior Geral e Conselheiro Continental, os quais tiveram a oportunidade de visitar as várias comunidades de Espanha acompanhados pelo superior regional, Padre José Martin.

Nesta visita canónica, Padre Stefano, teve a oportunidade de ver de perto as diferentes realidades onde estamos inseridos e, ao mesmo tempo, teve o ensejo de falar pessoalmente com cada um dos membros da região. Denotando, de uma forma geral, uma serenidade em todos os membros e que estavam empenhados em contribuir cada vez mais para corresponderem aos desafios da missão hoje, mais concretamente na realidade espanhola e a nível de Instituto.

No que diz respeito ao Instituto insistiu no caminho da continentalidade como um facto de futuro tendo em conta que muitos outros Institutos já o tenham aplicado. Por outro lado, apresentou-se a questão dos anciãos e dos doentes, bem como a utilização dos meios de comunicação social.

No que concerne à região de Espanha ficaram várias perguntas de alerta para uma renovação continua do nosso ser Ad Gentes, não somente voltados para dentro, ou seja, restringindo-nos às diferentes actividades que são uma opção da região, mas também, a repensar como a mesma pode ser significativa numa expressão de continentalidade.

Insistiu-se muito em sermos missionários a partir do encontro com o povo. Isto implica dizer que o missionário da Consolata hoje deve ter uma grande sensibilidade social, eclesial e, sobretudo, de comunhão de forças. Somente assim, poderá responder às exigências actuais da missão, sem esquecer que esta está em contínuo discernimento devido a que mesma está sempre em movimento.

 De uma forma resumida, estas foram as linhas gerais desta visita canónica à Região de Espanha.

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