Attorno alla Parola - XXVII C

Pubblicato in Domenica Missionaria
{mosimage}Quando neonati siamo stati portati alla chiesa, il sacerdote ci ha rivolto una domanda: che cosa chiedi alla Chiesa? E i nostri padrini, a nome nostro, hanno risposto: la fede. La fede che cosa ti dà? La vita eterna. Oggi la liturgia vuol invitarci a riflettere sul grande dono della fede.

Giunti al termine del grande viaggio verso Gerusalemme, prima di affrontare la prova della passione e della morte di Gesù, Luca pone sulle labbra degli apostoli una domanda: Signore, accresci la nostra fede. La risposta di Gesù è talmente incisiva che tutti e tre li evangelisti sinottici la riportano, pur nella varietà delle narrazioni.

La domanda nasce nel contesto prodigioso di due miracoli: il miracolo commovente e comprensibile della guarigione del giovane epilettico e il miracolo assurdo e incomprensibile del fico sterile. È bene quindi soffermarci su questi due miracoli per ben capire la domanda.


Il miracolo del giovane handicappato, Raffaello lo ritrae nella sua prestigiosa tela della trasfigurazione. Gesù è infatti appena sceso dal monte Tabor ove si era trasfigurato ed ecco la folla è percorsa da un brivido. Uno della folla si fa incontro a Gesù e gettandosi in ginocchio lo supplica: Ti ho portato mio figlio lunatico, l’unico che io abbia. Ma se tu puoi, muoviti a pietà di noi, vieni in nostro aiuto. Alla presenza del grande taumaturgo, il giovinetto fu preso da crisi parossistica e stramazzò a terra dibattendosi e schiumando. E Gesù prontamente rispose al padre: “Se tu puoi?.. ma tutto è possibile a chi ha la fede”. E il padre subito gridò: “Ho fede, Signore. Soccorri alla mia mancanza di fede sufficiente”.

Si noti la straordinaria risposta del padre che sovente è anche la nostra. Signore voglio avere fiducia in te, ma non ho la forza. C’è qualcosa in me che frena. Allora, Signore, fa tu, come se io fossi tutto fiducia e speranza in te. Rendi possibile ed efficace la mia preghiera a dispetto del mio sottofondo di incertezza.

E Gesù, preso per mano il giovinetto fatto cadavere, lo rese a suo padre. “Tutto è possibile per chi ha fede”.

Il secondo miracolo assurdo e incomprensibile: il fico inaridito. Gesù, uscito da Betania, ebbe fame. Si avvicinò a un fico, ma trovò solo foglie. Allora lo maledisse: “Nessuno mangerà mai più frutti da te”. E il fico si seccò.

Assurda la pretesa di Gesù di vedere dei frutti. Infatti non era ancora la stagione. Incomprensibile una maledizione data non a un uomo colpevole, ma ad un fico irragionevole. Ed è l’unico miracolo fatto in Gerusalemme, l’unica maledizione fatta da Gesù. Ma era un gesto simbolico, un ammonimento rivolto ai giudei che non avevano creduto in lui, tradendo le benedizioni del Signore.

Lasciata la folla e raccoltisi in casa, i discepoli si trovano a quattr’occhi con Gesù. Sono frustrati per la loro incapacità a guarire l’epilettico e sono impressionati per la fulminea potenza sterilizzatrice sul fico. Desiderosi di condividere la forza misteriosa di Gesù, gli domandano: “Signore, aumenta la nostra fede”.

La risposta di Gesù sconcerta e suona come un rimprovero: ma se non avete nemmeno un pizzico di fede…; se ne aveste quanto la capocchia di uno spillo, sradichereste anche un fico o un gelso, che in Palestina hanno radici profonde, e lo piantereste in mare aperto.

Immagini paradossali, espressioni forti. La risposta di Gesù è metaforica e iperbolica, un linguaggio esagerato che Gesù usa per mettere in evidenza la forza della fede, della fiducia in Dio, che non trova ostacoli quando si tratta di trasformare gli animi. È una fede, ci dice Luca, senza esitazioni.

La fede si mostra nelle concrete situazioni della vita, quando l’uomo non sa più che pesci pigliare e non vede alcuna via d’uscita. Pensate alla fede di San Giuseppe quando si è trovato di fronte alla sua Maria incinta e, preoccupato, si domandava che fare.

Una fede che non è una tecnica per catturare la potenza di Dio e piegarla alle nostre esigenze. Ma una fede che è totale disponibilità al compimento dei suoi progetti salvifici. Saper dire Amen di fronte agli avvenimenti quotidiani. Specifica il vocabolario Zigarelli: c’è l’amen familiare che dice rassegnazione, fatalismo, “pazienza, accettiamo”, e c’è l’amen della fede che è accettazione piena della volontà di Dio. Mai disperarsi, siamo nelle mani di Dio, Dio ci è papà.

In un’intervista televisiva alla famiglia di Ilaria, una bambina paralizzata, don Mazzi domandò: “Che messaggio volete dare a coloro che vi hanno aiutato?”, e il papà rispose: “Abbiate fede”.

Quando Elisabetta incontra Maria, piena di Spirito Santo esclama: Beata te perché hai creduto alla Parola di Dio. Maria aiuti anche noi a credere.
Ultima modifica il Sabato, 07 Febbraio 2015 21:54
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